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Il latte e la percezione della partenza

Il latte mi è un po' indigesto, ormai. Io dico che è normale, visto che nessun animale adulto è fatto per bere latte e che è una fissa occidentale, che gli esseri umani non sono fatti per digerirlo, come ricorda lui, ma mi sa che sia uno dei molteplici segni dei trent'anni. Come il rapporto difficile che ormai ho con i peperoni. Ad ogni modo, ogni tanto mi viene voglia di bere un bicchiere di latte freddo, così è capitato quattro giorni fa, così è capitato stamattina. Apro il frigo, verso mezzo bicchiere di latte, lo assaggio e puà! Acido! Già, quattro giorni dopo l'apertura è giusto che sia acido. Mi dico, vabbé: mettiamo una bottiglia di latte in frigo che magari mi viene voglia di berla nei pro...


Ed è qui che ho avuto la vera, assoluta, definitiva percezione che nei prossimi giorni, nei prossimi mesi, per chissà quanto tempo non sarò qui. Che sto partendo e che questa volta non si prefigura un ritorno. Che mi sto per iscrivere all'AIRE e che magari tra qualche anno tornerò come Pallaro. Che mi arrederò una casa che diventerà mia, che conoscerò persone che diventeranno le mie quotidianità. Che comprerò il latte altrove, non da PAM. E speriamo che in Francia ci sia il latte microfiltrato, che dura giorni, più giorni di questo.

Pubblicato il 24/8/2009 alle 12.16 nella rubrica Diario.

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