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Non sento più le spalle

Incurante del torcicollo, della pioggia che mi aveva aveva scolato (aveva scolato me, due colleghi, calendari, un simbolo di una manifestazione nazionale eccetera), dell'incontro-scontro tra una rabbina riformata (la prima rabbina d'Italia, che da giovane si era travestita da uomo per entrare in sinagoga, come Yentl) e una ebrea femminista ma ortodossa, incurante di tutto questo son tornato in palestra.


In un'altra palestra, miei cari, che quella di prima non mi soddisfaceva. Nella palestra dove mi avevano quasi convinto a iscrivermi due anni e mezzo (e otto secoli) fa. In effetti la palestra è molto elegante, ci sono solo giovani, ci sono dei personal trainer che ti scrutano e ti stimolano, c'è profumo di bagnoschiuma e non di sudore, quando corri sul tapis roulant - moderno e pieno di funzioni bruciagrassi o titilla cuore! - hai davanti degli schermi televisivi che trasmettono video alla moda. O meglio, li avrei visti se mi fossi messo le lenti a contatto o se mi fossi tenuto gli occhiali, cosa che ho pensato bene di non fare, con la conclusione che la  palestra mi è parsa un po' annebbiata, che ogni tanto mi sembrava che qualcuno mi guardasse da lontano ma senza capire se volesse l'attrezzo che stavo usando, si chiedesse perché non lo saluto o mi volesse picchiare. Ho soltanto intercettato lo sguardo di un ragazzetto pigro che deve avermi individuato - chissà perché - come lavativo e cercava una alleanza antibrunettiana di fannulloni, continuava a sbuffare e a fare facce come per dire "Eh, ma che stanchezza eh?". 


Solo che sono molto determinato, io, e non l'ho degnato di un cenno. 




Papa can you hear me?

Papa can you see me?

Papa can you find me in the night?

Pubblicato il 21/4/2009 alle 0.49 nella rubrica Diario.

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