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L'odore del corallo

Bisogna che non accetti più le offerte dell'Ovale, che non le rubi più il cavo ethernet e che non connetta più il mio mac alla rete. Bisogna che la smetta di ascoltare Vinicius de Moraes mentre cerco di farla finita con le crociate, cosa che farebbero bene a fare anche i cattolici ma quello è un altro discorso. Bisogna che non perda tempo a leggere i blog in giro per il cannocchiale, splinder o altre piattaforme e bisogna che finisca di leggere 'ste dieci paginette che mi devo autocorreggere entro domani.

Però voglio dirvi 'sta cosa perché non ci dormo la notte. Voi avete presente che bellezza aprire un Einaudi nuovo? Uno dei Supercoralli, intendo, quelli rilegati con la copertina rigida grigetta, la sovracopertina bianca, con la foto e le scritte in nero. Si apre e ti invade quel profumo di finestra aperta, la mandorla ti pizzica là dietro agli occhi e non la smetteresti più di tirare su col in naso, appoggiato sul taglio oppure tuffato alla radice della pagina, dove le pagine sono cucite, a stordirsi dell'odore della colla e della carta.


Non mi ricordo il mio primo Supercorallo, ma sono quasi certo che fosse Se una notte d'inverno un viaggiatore ed era il settembre del 1993. Non ricordo neanche se l'ho comprato da Di Stefano, che una volta era una libreria celebre a Genova, con gli scaffali di legno e ben poco pratica e che oggi ha lasciato il posto a un megastore di trucchi, belletti e profumi, o da Feltrinelli, che aveva appena aperto in via XX. Ricordo che quell'odore era buonissimo. Ricordo anche il mio penultimo Supercorallo, Le Benevole, e ricordo di aver scoperto con l'orrore della balia che annusava Jean-Baptiste Grenouille, che non aveva odore. Colpa del fatto che era un libro usato, mi son detto, comprato da un remainder milanese, condotto via aerea a Parigi, consegnatomi su una terrasse del Marais, condotto in un microstudio del Père Lachaise e poi in treno a Londra, in treno a Bruxelles e in aereo prima a Londra e poi a Genova. Chi gira troppo, mi son detto, assume l'odore dei mezzi di trasporto e perde il suo.


Poi ieri apro il mio ultimo Supercorallo e non capisco subito il disagio. Non è l'atmosfera postbellica o preapocalittica, né il bambino che soffre il freddo, il cielo che non si vede, così diverso dal mio ieri, o il carrello trascinato nella cenere. Il mio nuovo Supercorallo ha un cattivo odore, da libro di scuola, da colla scadente, da carta impoverita. Credo che Einaudi abbia deciso di risparmiare e di straziarmi il cuore.





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Lui si accovacciò e raccolse una manciata di sassi, li annusò e li lasciò ricadere tintinnando. Rotondi, levigati e lisci come biglie o pillole di pietra venate e screziate. Dischetti neri e schegge di quarzo lucido, resi luminosi dalla nebbiolina che si alzava dal fiume. Il bambino fece qualche passo avanti, si accovacciò e immerse le mani nell'acqua scura.

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Immagine di La strada

Cormac McCarthy

La strada

Pubblicato il 21/10/2008 alle 16.10 nella rubrica Sottolineature.

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