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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
15 luglio 2008
Thalys e Manneken Pis

Soltanto una cosa volevo, stamattina, quando sono arrivato di corsa alla Gare du Nord, ho ritirato il biglietto per il mio Thalys prima classe e mi sono catapultato sul binario 9: volevo un caffè. Prima classe, mi dico, mi offriranno un caffè!

Salgo e mi siedo al mio posto, tutti uomini d'affari (non so che facciano nella vita ma sono vestiti come uomini d'affari e fanno quello che fanno gli uomini d'affari nella mia idea di mondo, leggono giornali dalle pagine arancioni e sfogliano fogli pinzati in alto a sinistra) e una signora asiatica ma entierement francisizée.

Leggo le Soir per sapere com'è che è caduto il governo, deduco che neppure questo paese ce la farà mai e fremo per la notizia che da oggi in edicola venderanno Saga Belgica: l'histoire complète de notre querelle communautaire, vale a dire come si è scavato il fosso tra la comunità vallona e fiamminga. Ah, le Soir parla dell'Abruzzo, di Del Turco, di Di Pietro e di Berlusconi, ironizzando sottilmente. Vabbé, io sto sempre qui e aspetto il mio caffè, sfogliando anche il Thalyscope che, tra le riviste omaggio, è la peggiore che mi sia capitato di leggere ma ha il vantaggio di essere scritta in quattro lingue e quindi mi diverto a cercare di decifrare il fiammingo. Che è una lingua davvero brutta, a quanto pare dallo speaker del Thalys.


Dopo qualche istante passa quella che da ora sarà la Cameriera, perché non voglio neanche darle un nome. Lei mi offre, nell'ordine, delle salviette rinfrescanti (ma perché sempre salviette rinfrescanti, su navi, aerei e treni!? costano così poco?) e un taxi. Visto che non capisco perché mi dovrebbe offrire un taxi appena salito su un treno e visto che la Cameriera ha un accento strano, che immagino sarà l'accento belga, ammesso che ne esista solo uno - cosa che la mia Routard, e il mio buon senso, escludono - faccio una faccia stranita e rispondo "Non!" senza neppure un grazie. Ecco, se devo individuare un momento in cui si è scavato il solco tra me e lei è questo, il mio "non" maleducato. Io lo so che lei ha ragione, ma come faccio sempre in questi casi me la tiro un po' e fingo che non sia successo niente, finendo per fare delle gaffe imbarazzanti.


Poco dopo, infatti, la Cameriera torna e mi chiede se desidero mangiare. Io rispondo di no, perché mia nonna mi ha insegnato che la prima volta si rifiuta sempre e - soprattutto - perché temevo che fosse a pagamento. Poi mi accorgo che tutti mangiano a quattro palmenti e mi incupisco. Che fare? beh, aspetto che torni davanti a me e le dico "Mi scusi, ho cambiato idea... credo che mangerò qualcosa". Ecco, se devo individuare un momento in cui il solco tra me e lei è diventato un fossato è questo. Lei mi guarda un po' stranita e dice "Ma vuole solo qualcosa o prende il vassoio?". Con finta nonchalance dico "Bah, il vassoio può andare bene" e lei me lo sbatte sotto il naso. Il vassoio si compone di: un involtino di non so che sostanza che ha carote all'interno, tre fette di carne fredda al sesamo, per la verità piuttosto buona, un riso al basilico per il quale avrei fatto un po' più di attenzione alla cottura, una salsina azzurrina e piccantina che mi piace molto e 30 grammi di un bleau strano che non mi ha fatto impazzire. Mi accorgo quando ingollo l'ultimo tocchetto di pane che diamine! non c'è il macaron che gli altri hanno avuto. Mi lamenterei ma, vedete, non mi pare il caso. Appoggio la schiena e attendo, come da copione, il caffè.


La Cameriera non si fa attendere, devo dire e mi chiede "Vuole del caffè?" io le rispondo "Sì, grazie", sorrido pure! e lei si gira dall'altra parte e va avanti. Senza versarmi neppure una gocciolina di caffè. Ecco, se devo individuare un momento in cui il fossato tra me è lei è diventata la fossa delle Marianne è questo e io, ufficialmente, la odio. Poi è ripassata e mi ha offerto il thé. A quel punto ho capito che dire sì non serve a niente e ho brandito la tazza agitandogliela sotto il naso, lei ha versato il thé - il più annacquato che mai ho visto - ma scappa prima che possa prendere lo zucchero. Ecco, io la detesto, sto qui sul Thalys e voglio che voi lo sappiate.


La Cameriera è scomparsa, in compenso è appena passata una scosciata che mi ha offerto del cioccolato Côte d'Or. Alla mia finestra sfilano bandiere del Brabante, il tempo si è fatto decisamente merdique e direo che siamo entrati in Belgio. Anzi, cazzo, è proprio Bruxelles! scendo, va... Melk vuol dire Latte

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