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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
DIARI
7 dicembre 2007
Dopo l'ultimo tram

Di notte a Zurigo per le strade girano solo i taxi, eccezion fatta per qualche rara jeep e qualche poco più frequente biposto dei ricchi. Perché bisognerebbe girare di notte a Zurigo, in effetti, visto che domani è giorno festivo e visto che è tutto, tutto già chiuso? Passa qualcuno in bicicletta (ma come faranno a guidare sotto questa pioggia, con questo asfalto così scivoloso, incuranti delle rotaie dei tram?), ci sono degli autisti ZVV che smontano dal turno e ci sono io, che ho perso l'ultimo tram e che sono appena sceso al capolinea notturno del 46, vale a dire troppo lontano da dove mi serve, a Hardplatz. Provo a vedere se l'8 passa ancora ma niente, l'ultimo è partito da quattro dannatissimi minuti e si sa, non è certo una città in cui sperare in ritardi così ingenti. Su quel 46 ero salito 13 minuti prima, in una strada deserta ai confini di Zurigo, dove i tram non vanno avanti più ma l'aria è tutto fuorché popolare. L'autobus più deserto della mia vita, signori, e non perché non ho neanche scorto l'autista e di conseguenza poteva essere uno zoombie o chissà quale essere diabolico sgorgato da un pozzo di fuoco nella notte di san Nicola. In quell'autobus deserto, che percorreva una strada deserta, con la pioggia che cadeva e nessuno, nessunissimo in nessuna, nessunissima direzione, quell'autista annunciava al microfono le stazioni e lo faceva solo per me. Chissà se lo faceva anche prima che salissi.

Ad ogni modo, che si fa? Il taxi non te lo puoi certo permettere, da questo buco di culo in cui sei finito alla tua stanzetta, calda, asciutta e col parquet, e quindi si cammina. Anche se piove e sei molto grato a lei che ti ha convinto a comprare un cappello più solido, ché tua coppoletta abituale sotto questa pioggia leggera ma continua si sarebbe inzuppata peggio di una macina del mulino bianco nel latte del mattino. È bello, tutto sommato, perché non fa freddo e della pioggia quasi non mi accorgo, almeno fino a quando ricopre le lenti degli occhiali di troppe gocce per distinguere la strada. E non mi perdo neppure, io che mi perdo ovunque, perché seguo i binari dei tram e – a costo di allungare la strada – non mi permetto che una deviazione quando sono arcisicuro di non sbagliarmi. Finisco anche in una zona vagamente a luci rosse, una trentina di metri lineari scampati all'asettica normalità zurighese, dove un'insegna promette zozzerie e dove una nigeriana con la giacca a vento e sotto un ombrello tenta di abordarmi, poverina. Scopro che è l'unica città del mondo dove, camminando di notte sotto la pioggia dopo aver perso l'ultimo autobus (mi è capitato ovunque, purtroppo, da Genova a New York a Parigi a Berlino a Ginevra a chissadove) non mi sento minimamente insicuro e la cosa un po' mi scazza, come tutto quello che non dipende dalla mia volontà. Arrivo in Banhofstrasse e lì sto tranquillo perché da qui in avanti la strada la conosco a memoria.  Bürkliplatz e sento le spalle che si stanno inumidendo e inizio a pensare che la giaccavento impermeabile dopo quaranta minuti di pioggia perda il suo aggettivo. Passano solo taxi, di notte a Zurigo, tranne questa biposto guidata da una ragazza con la pelliccia che si ferma e mi lascia attraversare. Sul ponte, il Circo alla sinistra, il lago alla destra, vedo passare un taxi e alzo un braccio, come fossi a New York, e lui si ferma perché è così che si fermano i taxi anche se io i taxi non li prendo mai. Come in tutti i paesi ad immigrazione sostenuta in cui le licenze non sono un modo per limitare la concorrenza, il tassista è africano e mi porta in Hofackestrasse senza allungare di un metro, facendo la strada esatta che laS ha fatto l'altro giorno accompagnandomi in macchina, una strada molto più breve di quella che avrei fatto io seguendo i binari del tram. Arrivo davanti a casa, salgo in camera e mi scrollo di dosso la pellicola d'acqua che mi ricopre.

Domani dormo un po' di più. Ancora un po' di più, intendo.


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permalink | inviato da suibhne il 7/12/2007 alle 15:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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