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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
DIARI
6 novembre 2007
WC - The Big Job ovvero: I cessi quassù

Lo so che non sta bene, ma oggi vorrei parlarvi di cessi. Houn certo interesse per i bagni, trovo molto affascinante che fino a poco tempofa in ogni città ci fossero diversi dispositivi per tirare la catena che il piùdelle volte prescindevano dalla catena tout court. Ultimamente, in realtà,l’intero globo si sta adeguando al doppio pulsantesalva-acqua-quindi-salva-pianeta-fatto-per-tre-quarti(oeranoquattroquintiodueterzi?)-d’acqua,il pulsante piccolo per il little job, il pulsante grande per il big job, perquanto grande può essere un job del genere. Ma questa è un’altra storia e vivoglio parlare dei bagni di quassù.

I più fedeli di voi e le groupies che seguono anche le miefoto su flickr (e magari anche la mia libreria su anobii o le canzoni che ascoltosu last.fm e mi hanno aggiunto su facebooknon ci crederete ma esistono disiffatti/e groupies) si ricorderanno questa foto, presa in un bagno dellaSorbonne. La conclusione era ovvia: tutti i cessi di tutte le università sonozozzi, puzzano un po’ e sono pieni di scritte. Era così quello di Balbi 4, chequando ero matricola era l’unico bagno di tutta la facoltà e che puzzavaincredibilmente, non aveva mai carta igienica ed era pieno di scritte, per lopiù politiche. Il bagno della Crippa di Balbi 6, invece, aveva scritte un po’più sordide e c’era anche un pometto scritto da un tipo che ricordava cosaaveva fatto con una ragazza sugli scogli di qualche posto in Riviera. Assairomantico, non trovate? Qualche anno fa era uscito, per Stampa Alternativa alcosto di 1000 lire (che sarebbero 52 centesimi, per le groopies più giovani),un fascicoletto dal titolo “Parole in ritirata”, o qualcosa del genere. Ad ognimodo, sto divagando ancora.

Mi ero fatto una certa idea dei bagni che avrei trovato quial RoSe, quando sono arrivato un mese fa: saranno probabilmente più puliti deinostri, ci sarà la carta igienica e il sapone ma di certo qualche scritta equalche odore sgradevole ci sarà. Perfino quelli della BnF avevano qualchescritta e qualche neon lampeggiante!

Una cosa da imparare subito, quando si è quassù, è didimenticarsi che lo stereotipo sia solo stereotipo: i bagni di questodipartimento sono LUCCICANTI. Vi giuro, sono molto molto più puliti di quellidi casa mia e di ogni casa in cui sono stato nella mia vita. Non c’è una gocciad’acqua per terra, nessun odore sgradevole (nessuno! Neppure dopo i big jobs,come faranno non lo so!), specchi senza il minimo alone, gran copie di cartaigienica (uno nel sito e tre sempre a disposizione), sapone profumatissimo. C’èun pissoir (d’altra parte Duchamp girava da ‘ste parti) e due bagni proprementdits e qui nasce il primo problema, perché anche a Città Quassù ci sonoproblemi. Le pareti di divisione e la porta dei due bagni sono trasparenti. OK,opacizzate ma trasparenti. Nel senso che – nel silenzio da Salle Yche c’è ovunque – senti il tintin della cintura slacciata, il vrit dellacerniera abbassata (o il spaspaspàt dei bottoni che si aprono), il blosch deijeans che si abbassano e vedi un’ombra, una specie di Fantomas, che si siede.Capita anche, se sei tu ad essere seduto, di assistere a tutto questo da pochicentimetri, notare l’ombra che ti si siede affianco e vedere che gira la testadalla tua parte come per dire “Cazzo, c’è qualcuno di là”, che poi è la cosache stai dicendo tu. Ora, a me questo non crea problemi. Però c’è gente che nonriesce a liberarsi dai pesi più incombenti se non si sente in una tana alriparo da orecchie e occhi indiscreti. Come facciano questi a vivere nelleuniversità schwizzere per me è e resterà un mistero. Ad ogni modo, i bagni sonosempre lindi, così come ogni cosa in questo RoSe: l’ascensore è di vetro e nonsi vede una ditata, per terra non c’è un grano di polvere e non credo chesappiano, qui, cosa sono quelle matasse grigioblù che si trovano negli angolidi qualsiasi edificio pubblico (e di qualche casa). Il merito deve essere delpool di donne di ovunque tranne che schwizzere che dalla mattina alla sera sonosempre in giro vestite da inservienti di Scrubs con ramazza, straccio e saccoimmenso della spazzatura. Si aggirano come pesci pulitori, piano per piano, eimmagino siano pagate miliardi di franchi al mese. Ecco, tutto questo è unpreambolo a quello che vi voglio dire ora.

Dopo la lezione di herr Professor sono tornato in bibliotecaper prendere un paio di cose prima di andare a mangiare (erano le 11:51,signori…) e ho notato che due uomini chiudevano la porta del bagno maschile conuna specie di cordone perimetrale da Polizia di Stato, arancione fosforescente ebianco. “Uh, c’è stato un omicidio!” mi dico, nella speranza di poter prima opoi fare il Cary Grant in un film di Hitchcock, ma poi vedo che i due non sonovestiti da coroner né da agenti della scientifica, ma – appunto – da Scrubs. Idue uomini, mi spiega N., stanno transennando il bagno perché devono pulirlo.Di più? mi dico. Sì, mi rispondo. Perché sono tre ore che cerco di entrare inquel paradiso dell’evacuazione ma non ci riesco, quei due son in ginocchio astrofinare. Poco fa stavano usando una macchina mai vista che secondo me servea smerigliare il pavimento nell’ipotesi esista un germe minatore che è riuscitoa farsi una tana sotto un paio di millimetri di pavimento.

Ora, voi capirete per quale motivo sono qui, in biblioteca,a gambe incrociate e invece di lavorare scrivo un post.




permalink | inviato da suibhne il 6/11/2007 alle 16:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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