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Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
politica estera
27 ottobre 2007
Reto va alla guerra

Voi lo sapete, io noto le cose. Sempre. E spesso ve lo dico, perché so che siete curiosi. Da quando sono a Züri ho notato molte cose bislacche, come ad esempio la densità sconcertante di negozi di arredamento per la casa e di sedie. E soprattutto la quantità anni ’40 di militari per le strade. Ragazzi che tornano dalle caserme, ragazzi che rientrano in caserma, ragazzi in licenza… una specie di grande musicarello in cui al posto di Gianni Morandi ci sono giovani che si chiamano Reto o Udo. L'altra sera parlavo con la Susi e ho scoperto perché.

Pare che qui ci sia il servizio militare obbligatorio e la cosa è abbastanza normale, anche se la Svizzera è neutrale per antonomasia. Solo che il servizio militare è una cosa un po' diversa da quello che esisteva da noi. Prima quattro mesi e mezzo di scuola reclute. Poi la quasi totalità (e la totalità di chi studia) inizia a fare la scuola caporale, vale a dire altri quattro mesi e mezzo di scuola reclute con in più le incombenze da caporale, più quattro mesi di scuola caporali. Caspita! direte. Già, caspita se non fosse che poi i migliori, che pare siano tanti, sono invitati caldamente a fare gli ufficiali e altri quattro mesi di scuola. A questo punto, prima di ottenere l’attestato di ufficiale, bisogna superare una simpatica prova di sopravvivenza che nanche all’Isola dei Famosi: tre giorni senza mangiare facendo non so quanti chilometri in bicicletta e poi, dopo esseri rifocillati, 100 chilometri di marcia. La cosa fa piuttosto paura, non trovate? Ma non è niente. Perché tutti questi ufficiali sono poi obbligati a fare un mese all’anno di militare fino a non ho ancor ben capito quando. Tutto questo, mi spiega la Susi, e tutto questo in un paese neutrale, le dico io. Al che mi spiega le strategie per la Svizzera in caso di attacco, perché ci sono, signori, e io sono qui a svelarle a voi, ai comandanti NATO e anche al lettore arabosaudita.

Vediamo cosa può succedere:

-         ipotesi 1: invasione da Nord e/o da Est, altrimenti detta “Metti che la Germania mi si incazza e non accetta più, come l’altra volta, che ricicliamo i suoi soldi sporchi senza fare tante domande”. In questo caso si lasciano le pianure del nord, leggasi Zurigo e Basilea, e ci si rifugia TUTTI sulle Alpi. "Il Gottardo è un colabrodo di tunnel, cunicoli e roccaforti" dice la Susi.

-         ipotesi 2: attacco nucleare, altrimenti detta “Metti che Bin Laden si dimentica le cifre del conto cifrato e noi continuiamo a fare gli svizzeri e non gli diciamo neppure il pin del bancomat”. In questo caso siamo abbondantemente tranquilli. Perché OGNI casa svizzera ha per legge un rifugio antiatomico. Il nostro, ad esempio, è in cantina. E, sempre per legge, ogni rifugio antiatomico deve avere 5 kg di farina, 5 kg di zucchero, 5 kg di non so cosa e  litri di olio. “, dico io smargiasso, ma quando sono finiti? Mica durano in eterno! Poi esci e muori di radiazioni e se non muori di radiazioni muori di radiazioni quando mangi anche solo una bietola!” Miei cari, le leggi svizzere non sono cretine. Cinque chili sono quelli sufficienti, è stato calcolato, affinché il governo federale riesca a rifornire il paese di riserve di cibo in quantità. E di etichette, che non ho capito cosa siano ma non ho voluto chiedere.

Le ipotesi di invasione dall’Italia o dalla Francia non sono state prese in considerazione, chissà poi perché. Mentre la Susi, che da ora in poi chiamerò laS, mi raccontava tutto questo devo aver sgranato un po’ troppo gli occhi perché lei mi ha spiegato che queste leggi sono state fatte negli anni ’60, "Io me la ricordo quando c’era la Guerra Fredda e Krushov sbatteva la scarpa sul tavolo e i missili erano puntati sull’Europa!". Pare che il marito dellaS fosse - oltre a un raffinato intellettuale - un ufficiale, molto militarista, molto anticomunista, molto antirusso e che conoscesse a menadito la consistenza militare degli eserciti di ogni paese del blocco di Varsavia. "E poi è sempre grazie ad un esercito così imponente che la Svizzera si è salvata nella Seconda Guerra Mondiale, mi dice laS, quando abbiamo schierato l’esercito alle frontiere e le abbiamo chiuse ermeticamente". Perché qui in Svizzera, fino a poco fa, si raccontavano davvero che Hitler non li aveva attaccati perché spaventato dal loro esercito e non perché gli serviva qualcuno che comprasse l’oro delle zecche dei paesi occupati, che gli garantisse valuta estera e che, sostanzialmente, non gli creasse problemi, lasciandogli anche sorvolare lo spazio aereo. E perché ci fosse qualche consigliere nazionale se non altro simpatizzante per la causa dell'Asse (guardate solo la faccia di Marcel Pilet-Golaz, quello che parlava di trattare con i dittatori, e leggetevi qualcosa su Giuseppe Motta). “Ma sono discorsi della sinistra, perché cosa poteva fare la Svizzera lì, piccola, da sola, contro Hitler?”.

È un paese incredibile, questo, non trovate? Tra l'altro esiste un servizio civile, ma non lo fa quasi nessuno, sempre fonte laS, perché a nessuno pesa l'idea di andare un mese all'anno a difendere la patria. E poi, sempre fonte laS, serve a desbelinare (termine mio) i figli di papà, gli snob e i nababbi. E tutto questo in un paese neutrale, plurilingue, plurireligioso e dove il campanile è quasi più importante che da noi.

Io non le ho detto che il militare non l'ho fatto e ne sono molto sollevato. Metti che ci buttano una bomba nucleare e mi vieta di entrare nel bunker?


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permalink | inviato da suibhne il 27/10/2007 alle 19:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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