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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
16 febbraio 2009
Orrore. Puro.
Seduto alla scrivania, alla mia sinistra una pila di libri sul teatro, un cumulo di fotocopie, alla mia destra un succo di frutta alla pera, un bicchiere di plastica con un residuo di caffè, una bottiglietta di acqua San Benedetto naturale oligominerale appena iniziata. I piedi freddi. Panzone se n'è appena andato, Stronzetto è lì a capo chino a spargere inquietudine. Ho i piedi freddi, che non c'è S. che tiene il riscaldamento a palla. Nelle orecchie le cuffie che spargono Fragile Forest degli Yuppie Flu, che non so ben chi siano ma che rende la situazione un po' inquietante. Là fuori è grigio, c'è un silenzio finalmente di tomba. E dico tomba mica a caso.

Ad un tratto sento uno strano ansimare. Tipo uno che ha il naso tappato ed è obbligato a respirare con la bocca. Oppure tipo uno che sta per morire soffocato dal proprio vomito o perché un criminale gli sta infilando in gola calzini sporchi. Quest'ultimo dettagli è perché io sarei pulp se solo mi lasciassi un po' più andare e se non lo trovassi ormai privo di gusto e demodé. Ad ogni modo, l'ansimo si fa sempre più insistente e capisco che proviene dalle mie spalle. Non è l'Ovale, che oggi non c'è. E comunque alle mie spalle c'è una libreria e un muro. Mi giro. Dallo sportellino che mette in comunicazione la nostra sala con l'ufficio del principe del male e della plurigravida spunta una faccina. C'è una bambina vestita di rosa, capelli lunghi, biondi che scendono sulla faccia e fuori dallo sportello, appesa dietro di me. E ansima. Mi guarda con gli occhi di una invasata e ansima. Come se fosse una bambina di un film horror. Dopo l'infarto, la rianimazione («Lo stiamo perdendo, lo stiamo perdendo!» «Uno - due - tre - libera!») e lo sgomento, capisco: è la figlia della Plurigravida che non si capisce perché non è a scuola. Ma io dico, si può andare in giro così a spaventare i bravi ragazzi? non ce l'ha una madre che le dice di non sporgersi, che la testa pesa più del sedere, che io ho da fare e che sono facilmente impressionabile? E poi: perché non la portano da un medico? ma si rendono conto di come respira? se fossi il dottore di un film western scuoterei la testa e mi toglierei il cappello, se fossi il protagonista di un film horror inizierei a scappare, se fossi me chiuderei lo sportellino sulla faccia della pupa...

Ma non lo faccio, diamine, non lo faccio. E quella ansima ancora.
18 dicembre 2008
Il suono che più non si sa

Ultimi minuti del 2008 in questa biblioteca silenziosissima come mai è stata. Son solo, eccetto Panzone che, sarà che è gentile, sarà che è Natale, inizio ad apprezzare. Continuo a non parlargli e a ostentare il mio disinteresse per il fatto solo che sia in vita, però sotto sotto lo apprezzo e forse lui se ne accorge. Si è pure fatto la barba e non è più cavourriano. In questo silenzio di sapienza e solitudine, con soltanto qualche macchinario che romba giù nel cantiere, sto per chiudere il computer, darmi due gocce di collirio, radunare fotocopie e libri da spulciare e render tesi durante le vacanze. 


Poi sento vvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvuvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvrrvvvvvvvvu. Avete presente il suono, no? ecco io sì ma non ricordo cosa sia. Il suono è familiare ma per quanto mi sforzi non ne vengo a capo. Dove avrò sentito sto suono circolare e uniforme come il moto che si studia il terza liceo? E' un suono che risale a anni fa ma è un suono che conosco bene e soprattutto, da dove verrà fuori? Localizzo rapidamente l'origine, seguo il filo nero delle cuffie di Panzone e finiscono in un walkman. Ma certo! il rumore che fanno le audiocassette [ormai Word segna errore, quando scrivi questa parola, che ormai cassette son tornate ad esser solo quelle della frutta] quando devi schiacciare FFW per poi poterle girare e ascoltare il lato B dall'inizio! oppure quando lo schiacci per risentire l'inizio di una canzone che ti è piaciuta. Il FFW a scatti era colonna sonora dei pomeriggi in cui si trascrivevano i testi delle canzoni, ricordate? Inizia la canzone, senti una frase, stoppi, scrivi la frase, se non hai capito bene la frase apri lo sportello, giri la cassetta, schiacci FFW per poco, riapri lo sportello, rigiri la cassetta, riascolti la frase. Io non so quando ho abbandonato l'ultimo walkman, ma mi sa che si parla di una decina di anni fa.


E di una lingua che più non si sa.

31 agosto 2008
Due ooooh! e il mondo piccolo

Ieri sera ho cambiato lo sfondo del mio nuovo cellulare touch screen con fantasie alla Haring: ho sostituito l'angelo rosso svolazzante su sfondo verde con due figure che si rimpallano un mondo su sfondo rosso. Come a dire: come è piccolo il mondo ed è in mano nostra.


Che sia in mano nostra non so, ma è piccolo e ogni giorno sembra più piccolo. Poco fa il mio nuovo, splendido cellulare touch screen vibra e suona, compare un 328 che non conosco e rispondo con voce compita e seria. Primo ooooh!: è uno che avevo conosciuto otto anni fa in Svezia, lui è romano ma viveva a Parigi dove si era appena diplomato al Liceo scientifico, stava con una spendida ragazza francese figlia di un critico cinematografico che viveva nel 4ème e che ho visto per l'ultima volta nel 2000, ero andato a trovarlo a Parigi in settembre. Ora che ci penso, l'avevo visto anche a Roma nell'aprile dell'anno dopo, per un paio di ore. Si trova in zone liguri, dice, con la stessa ragazza e stanno parlando di me (secondo oooooh!) con il loro ospite che risulta essere una persona che mi conosce... 


"Ah Suibhne? - pare abbia detto l'ospite - Lo conosco benissimo!". Ora, lui è un ordinario, è il capo degli italianisti e non mi conosce benissimo, altrimenti mi amerebbe. Mentre dicevo "oooh" e "ma dai!" al telefono la mia mente si è messa in rapido movimento: esistono contatti che possano portare il Nemico, attraverso questo mio amico di un tempo, al mio blog? Deduco subito di no, ma resto in allerta. Domani, ad ogni modo, ci incontreremo dopo tanti anni. Che peccato che non ci sia la Carrà a piangere.



Ma lo sapete che a dicembre questo blog compie già cinque anni?

DIARI
30 aprile 2008
E tutto il mondo è paese

Rapido dalla BnF, un anno dopo. Esattamente un anno dopo, tra l'altro. Mi faccio rinnovare la tessera (quest'anno, incuranti dei risultati delle elezioni italiane, la carta è rossa), scendo, mi siedo al posto V. 102 (se c'è qualche lettore in BnF sa dove trovarmi, se vuole), noto che il mio vicino di posto ha il mio stesso mac e il mio stesso portamac e che probabilmente è italiano (scopriro' poco dopo che effettivamente lo è), vedo poco distante il mio nemico dello scorso anno (declassato a inutile caccoletta quando ho sentito il suo insulso intervento a un convegno), vedo la vecchia troia cinese e vado a prendere un caffè.
Entro, un anno dopo, nel Café des Lettres, lontano millanta chilometri da Zurigo e millemila dal dipartimento e mi sento chiamare. Una italianista del Dipartimento. Una delle meno offensive, certo, una delle meno ottuse, forse. Ma è la prima cosa che incontro a Parigi: una italianista di Genova.
Fuori piove e non so se prendere 'sto incontro come un buono o un cattivo (oh, che tentazione di vederlo cattivo) auspicio...
Pero' sta spuntando il sole, sono a Parigi e le persone che erano con l'italianista sembravano simpatiche... ma si': buon auspicio.


Credo.

DIARI
18 settembre 2007
Horror religioso. Le ultime dal Dipartimento
L'incubo non ha fine. Oltre a tutti i drammi che ha vissuto questo dipartimento, oltre alle angherie contro i filologi romanzi, oltre alla dabbenaggine, alla guerra, adesso Panzone ha deciso che il suo walkman a cassetta con le cuffie in metallo e spugnetta arancione non bastava più. Ha deciso di uscire dagli anni '80 ineunti e gettarsi a testa bassa (cosa da non fare, se sei Panzone, perché si vede il doppio mento) nel XXI secolo: si è appena connesso al computer la cui password anche voi sapete e sta sparando a palla in tutta la stanza dottorandi una roba settecentesca per archi e leziosità. Il tutto mentre io cerco di decifrare 'sto lebbroso provenzale che sgozza un bambino e stupra una vergine. Cerco conforto al piano di sotto, tra gli studenti, nella speranza di sembrare a loro un giovanissimo ricercatore e ai passanti un giovane studente. Mentre sbircio tra i libri che ben conosco vedo una figura nera che si muove alle mie spalle, mi volto e aaaaaaaaaaaaaaarharhrharahgh c'è un prete vestito da prete, giovane e coi capelli rossi che mi fissa. Il problema è che aaaaaaaaaaaaaaarharhrharahgh l'ho fatto veramente e qualcosa mi dice che lui si sia un po' offeso. Ad esempio il fatto che abbia scosso la testa e si sia seduto a guardare delle fotocopie. E a fissarmi. Però vi giuro, non volevo. E non so neppure perché mi sia spaventato, a parte il fatto che un prete vestito da prete, coi capelli rossi che ti fissa e sembra padre Carras con la parrucca di Pennywise fa davvero paura.

Tra ventisette giorni sono a Zurigo, dove notoriamente sono calvinisti.

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23 gennaio 2007
Bizzarro! Prosegue l'identità tra Suibhne e Superman

Riassunto: essendo stato io un bambino felice, adoravo Superman e Batman mi stava piuttosto indifferente. Oltre ai film, che adoravo, ricordo che esisteva anche un cartone animato il cui Superman e alcuni amici (Wonder Woman, Capitan America e quella gente lì) combatteva contro i cattivi per salvare la terra e alla fine di ogni episodio – pensate un po’ – ci riusciva. Il ricordo è un po’ vago, devo dire, ma credo fosse una serie anni ’60-’70, trasmesso da qualche canale sfigato a un’ora poco rilevante. Ad ogni modo, ricordo che in una puntata il nemico stronzo di Superman, Lex Luthor, lo aveva clonato con il fine di creare l’anti-Superman. In effetti il risultato dell’operazione, che veniva ben prima della pecora Dolly, era sorprendente: un sosia, con una mascella lievemente più pronunciata, la S capovolta e, ma non tutto poteva andare per il verso giusto, albino. Beh, l’assenza di pigmenti non era l’unico inconveniente, visto che Luthor lo aveva battezzato Bizzarro. Vabbé, da uno che si chiama Lex non ci si può aspettare granché. Era il solito topos dell’eroe e dell’antieroe che sono le due facce di una medaglia, un po’ come De Niro e Pacino in Heat, un po’ come tutta la letteratura occidentale. Ad ogni modo, veniamo al punto.


Voi ricorderete l’identità tra Suibhne e Superman, avrete bene a mente quando ho salvato la Hoover Damm. Bene, ho scoperto un’altra identità che conferma la prima e getta su tutta la mia esistenza l’aura del predestinato. Brrrrrrr…


Ricordate Stronzetto (quiqui e qui)? Bene, ho scoperto che si chiama come me. E soprattutto che le prime cinque cifre del suo numero di cellulare sono uguali alle mie mentre la sua sesta è la mia settima. Terribile! Anche io ho il mio Bizzarro, che poi è Stronzetto! Tra l’altro sono entrambi bianchicci! Stronzetto è l’anti-Suibhne, Stronzetto è il mio negativo! Terrificante, eh? Secondo me il giorno che dovessimo darci la mano esploderemmo. C’è di buono che, restando in metafora, alla fine lo butto giù per le scale e salvo il Dipartimento. Riconquistando definitivamente la scrivania, tra l’altro.

P.S. Qualcuno di voi si chiederà come faccio a sapere il numero di telefono di Stronzetto. Non è colpa mia se mi ruba la scrivania e parlando al mio telefono interno dà il suo numero di cellulare a una tizia della segreteria... Non sono io che origlio, è lui che parla a voce alta dove non dovrebbe!

DIARI
18 gennaio 2007
Prime due vittorie, con coda pornografica

Rapidissimo, dal Dipartimento. Stamattina sono arrivato piuttosto tardi e, considerando le avvisaglie dei giorni scorsi, ero certo di trovare la mia postazione occupata. Invece no, c'erano tutti e tre gli invasori ma avevano occupato solo il tavolone, lasciando per il vostro eroe la scrivania. Credo si possa definire una vittoria.
Altra vittoria della giornata è stata la conquista della password dei dottorandi indigeni per accedere al computer da cui vi sto scrivendo. E' stato abbastanza facile, mi hanno chiesto "La password è *****, vero?". Questo significa che ogni tanto posso mandarvi degli aggiornamenti sulla guerra direttamente dal fronte. E vuol anche dire che ho iniziato a spulciare la cronologia di Explorer. Secondo voi chi è andato su Pornotube, Stronzetto, Ananas o Barbasfiga? io ho un sospetto molto, molto fondato...


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DIARI
17 gennaio 2007
Invasioni

Signori, l’invasione si fa preoccupante. Come temevo Stronzetto, che si dimostra sempre più silenzioso, presuntuoso e scostante, non era che l’avanguardia di una invasione italianista volta a ridurre le nostre posizioni fisiche dopo aver ridotto quelle accademiche. Da ieri il dipartimento è infestato da:


  • l’orribile, bianchissima e smorfiosissima vincitrice del concorso di dottorato quando io lo persi (d’ora in avanti: l’Orribile), vestita sempre in modo un po’ estremo (paccottiglia di bigiotteria al collo, alle orecchie, alle mani, alla vita), occhiaie nascoste da trucco sbagliato, aria sofferta di chi vuole farti credere di conoscere il mondo ma abita da Alessandria non essendone mai uscita

  • una specie di Barbapapà, con gli occhiali, la TUTA (dio stramaledica chi crede che la tuta sia un indumento), lo zainetto finto Invicta (che zaino potrebbe avere un italianista se non un’Invicta? E che zaino potrebbe avere un italianista incompetente se non un Invicta taroccato). Si distingue subito per livore e frequenza di sbuffo che immagino sia causata dalla sua inadeguatezza alla vita. D’ora in avanti sarà chiamato Barbapapà, o Barbasfiga devo ancora decidere…

  • un ragazzo normale, grazioso, alto, coi capelli lunghi raccolti ad ananas e con quella faccia “Che ci faccio qui” che conferisce normalità a una persona che fa una cosa che normale non è (d’ora in avanti Ananas). Lo odio istantaneamente, come è evidente dalla descrizione. Poi vabbè, mi avvicino alla sua postazione per scoprire di che si occupa, nella speranza di poter dire “Metastasio!? Ma si può leggere Metastasio nel 2007!? Ma che tristezza!” mentre invece riesco a leggere soltanto “un errore di R significa che…”. Cazzo, è filologo. Poi scopro che si occupa di Duecento e Trecento e allora lo riammetto nel campo dei simpatici. Cercherò di metterlo contro gli Italianisti officianti.

  • Esiste anche un cane al guinzaglio dell’Orribile, che si occupa di Seicento, che non credo sappia parlare e che credo viva nella celebrazione dell’Orribile stessa. Che è un po’ come quelli che hanno in camera i poster di Ron, fanno un po’ tristezza. Però questo tipo è talmente trasparente che non so neppure come chiamarlo. Lo chiamerò Triste, quasi quasi… ma ci penserò

Ora, la situazione come immaginerete è allarmante. Il posto, in realtà, c’è per tutti, visto che le scrivanie sono due ma esiste un tavolo piuttosto ampio per supplire. È una questione di principio e di salvezza della disciplina, quello che pongo io. Bisogna alzarsi presto e presidiare il territorio, tenere le posizioni e non concedere centimetri a nessuno, tranne forse all’Ananas che comunque studia il Trecento, fa il filologo ed è allievo di uno che se lo merita. Bisognerà portarlo dalla nostra parte in virtù della fratellanza romanza e resistere, resistere, resistere.


Vedete a cosa mi attacco per darmi la forza di svegliarmi a un’ora decente la mattina?


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DIARI
11 gennaio 2007
Tutti i miei nemici e la Reconquista

Ve ne sarete accorti, sono piuttosto benvoluto e non ho molti nemici. Vabbè, qualcuno ogni tanto mi trova un difetto ma io sono magnanimo e perdono. Eppure esiste chi, per quanto strano possa apparire, mi odia e chi fa di tutto per distruggermi psicologicamente, fisicamente e moralmente. Chissà com’è, tutti i miei nemici sono collegati in qualche modo al mondo dei libri.


Il mio terzopeggiornemico è in realtà una nemica, una bibliotecaria della Berio che mi detesta e mi fa sentire inadeguato, il mio secondopeggiornemico è il commesso di Feltrinelli e il mio primopeggiornemico è un bastardissimo bibliotecario dell’Universitaria che mi tratta come l’inserviente di Scrubs, vessandomi e obbligandomi a trafile mai viste per lasciare la borsa nell’armadietto. Stronzi.


Non sono tanti, direte. Eppure oggi la loro Asse del Male si è estesa. Stamattina salgo bel bello su per le scale che mi portano nel privé del dipartimento, dove gli studenti non hanno accesso e dove si può perdere tempo a chiacchierare di sciocchezze senza sentirsi in dovere di mostrarsi seri con i laureandi, e mi trovo improvvisamente in Profondo Rosso. Spero l’abbiate visto, in caso contrario saltate direttamente al prossimo paragrafo se no vi rovino il colpo di scena. Vedo qualcosa di strano e mi accorgo che c’è una faccia dove non dovrebbe esserci, che esiste un corpo dove dovrebbe esserci il vuoto, noto che c’è uno sconosciuto alla mia scrivania!
Uno sconosciuto alla mia scrivania... Certo, il termine “mia” è un tantino sbagliato, visto che ci sono due scrivanie per i dottorandi in generale, ma su è evidente che una scrivania va a me e una all’altra dottorandafilologaromanza! Chi è mai questo!?
Il tipo mi guarda lievemente imbarazzato, io lo squadro senza sorridere. Implume, collana di metallo, felpa, occhialetti. Sfigato, secondo me, anche se a prima vista non sembrerebbe, forse. Sarà un nuovo dottorando che viene usato da qualche italianista settecentista del cazzo per rubarci le postazioni e impedirci di usare la nostra visione europea per interpretare il mondo, confinandoci tra gli asfittici confini italiani, all'interno di una disciplina vecchia, studiata con strumenti vecchi da persone vecchie dentro e fuori. Sta usando un computer che non mi ero mai accorto fosse attaccato a una torre, il che significa che conosce un password che noi filologiromanzi non conosciamo, il bastardo. Devo dire che il suo sguardo era lievemente intimorito e ha anche chiesto “Disturbo se sto qui?”. Ovviamente ho detto no ma intendevo “Farai una brutta fine”.


Ho passato il pomeriggio ad escogitare, mentre fingevo di ascoltare un gruppo di poeti in circoscrizione (poi vi racconterò), un metodo per distruggerlo da sottoporre ai colleghi filologoromanzi contro l’italianistica. Per prima cosa dovremo presidiare il territorio, arrivare presto in dipartimento e lasciarlo tardi, mangiando alla scrivania. Perché è evidente: il primo che arriva si cucca la postazione e può fare lo spaccone. Poi cercherò di farlo sentire inadeguato, userò molti dizionari, userò le pronunce più affettate e userò i termini più desueti, per il latino mi affiderò alla restituta e cercherò, assieme all’altra dottoranda filologoromanza e alla vampissima assegnista filologoromanza di farlo sentire una cacchina totalmente di troppo. A quel punto, quando avrà i nervi debilitati, inizierò con i “Di cosa ti occupi, esattamente?” e gli riserverò la mia faccia più nonpossocrederci assieme a un “Beh, dai… sono comunque cose… interessanti…”.

Affilerò le mie armi e ce la faremo, riconquisteremo le nostre scrivanie e cacceremo via dal nostro territorio gli italianisti. Chiamatemi Santiago Matamoros, signori.



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