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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
politica interna
17 febbraio 2009
Nanneddu meu, il mondo va così

Nanneddu meu, su mundu er gai:
a sicut erat non torrat mai.
Semus in tempus de tirannia
infamidade e carestia.
Como sos populos cascan che cane
gridende forte: "Cherimos pane".
Famidos nois semos pappande
pane e castanza, terra cun lande.


Nanneddu mio, il mondo va così: come era non torna più. Siamo in tempi di tirannia, di infamia e carestia. La gente, ora, cade come cani, gridando forte “Vogliamo il pane”. E noi, affamati, stiamo mangiando pane e castagne, terra con ghiande.



Terra ch'a fangu torrat su poveru
senz'alimentu, senza ricoveru.
Semos sididos in sas funtanas
pretende s'abba parimos ranas.
Peus sa famene chi forte sonat
sa janna a tottus e non perdonat.
Avocadeddos laureados
busciacca boida, ispiantados.


Terra con fango, il povero è senza cibo e senza un ricovero. Siamo assetati e chiedendo acqua alle fontane, sembriamo delle rane. La fame suona con forza a ogni porta e non perdona. Avvocatini, laureati, tasche vuote, senza soldi.



In sas campagnas pappana mura
che capras lanzas in sa cresura.
Cand'est famida s'avvocazia
cheret chi penset in beccaria.
Mancu pro sognu su quisitu
es de cumbincher tantu appetitu.
Sos tristos corvos a chie los lassas
pienos de tirrias e malas trassas.


Chi vive in campagna mangia more come le capre in mezzo ai rovi. Quando hanno fame, gli avvocati bisogna che pensino a trovare cibo. Manco per sogno, il loro scopo è di placare tanto appetito. A chi lasciare i tristi corvi, pieni di brutti vizi.



Canaglia infame piena de braga
cheret s'iscetru, cheret sa daga.
Ma no bi torran a sos antigos
tempos d'infamia e de intrigos.
Pretan a Roma, mannu est s'ostaculu:
ferru est s'ispada, linna est su bacculu.
S'intulzu apostulu de su segnore
si finghet santu, ite impostore.


Canaglia infame, piena di boria, vuole lo scettro, vuole il comando ma non riesce a tornare ai vecchi tempi di infamia e intrighi. Intrigano a Roma, sono grandi gli ostacoli: ferro è la spada, legno il bastone. Lo stupido apostolo del signore si finge santo ma è un impostore.



Sos corvos suos tristos molestos
sun sa discordia de sos onestos.
Maccos famidos, ladros, baccanu
faghimos: nemos alzet sa manu.
Adiosu Nanne: tenedi contu,
faghe su surdu, bettadi a tontu.
Ca tantu, l'ides, su mundu er gai:
a sicut erat no torrat mai.


I corvi suoi, tristi e molesti, sono la disgrazia degli uomini onesti. Matti, affamati, facciamo rumore: nessuno alzi la mano. Addio, Nanni, fai attenzione: fai sempre il tonto perché tanto, lo vedi, il mondo è così: e come era non torna più.




La traduzione è mia, quindi un po' merdosa. Però il senso lo capirete: siamo spacciati ancora un po' di più.

18 giugno 2006
Vittorio Emanuele, figlio di un assassino. Veterocanzone #3
Addio Lugano bella...

Ma tu che ci discacci con una vil menzogna
repubblica borghese un dì ne avrai vergogna
noi oggi ti accusiamo in faccia all'avvenir.

Vittorio Emanuele, figlio di un assassino
Evviva Gaetano Bresci che uccise Umberto I
E’ questa la vendetta che gli anarchici san far
E’ questa la vendetta che gli anarchici san far

Questa settimana la veterocanzone non poteva che essere dedicata al sig. Vittorio Emanuele di Savoia.

N.B. Per i monarchici che si sentissero offesi dalla veterocanzone: vi è andata bene! Stavo per postare "A morte la casa Savoia" che finisce in un

"A morte la casa Savoia
bagnata in un'orda di sangue
si sveglia il popolo che langue!

O ladri del nostro sudore
nel mondo siam tutti fratelli
noi siamo le schiere ribelli
sorgiamo che giunta è la fin

a morte il re e il principin"

Spero apprezzerete il tentativo di pacificazione nazionale.




permalink | inviato da il 18/6/2006 alle 23:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
28 maggio 2006
NO. Terza veterocanzone della domenica

Continua la rassegna di veterocanzoni ritornate moderne nella Repubblica Popolare Italiana. Questa, ve ne accorgerete, è meno vetero del previsto:

E al referendum rispondiamo “NO!”
E al referendum rispondiamo “NO!”
Voglion dividere i lavoratori,
son truffatori a cui diremo “NO!”

E al referendum rispondiamo “NO!”
E al referendum rispondiamo “NO!”
Voglion portarci indietro di
vent’anni,
ma ai loro inganni rispondiamo “NO!”

E al referendum rispondiamo “NO!”
E al referendum rispondiamo “NO!”
Son
cose vecchie sanno un po' di muffa,
ed è una truffa a cui diremo “NO!”

E al referendum rispondiamo “NO!”
E al referendum rispondiamo “NO!”
Sono 
i fascisti che ce l’han proposto,
ma ad ogni costo rispondiamo “NO!”

E al referendum rispondiamo “NO!”
E al referendum rispondiamo “NO!”
Contro chi vuole farci andare a destra,
la via maestra è risponder “NO!”

E agli Andreotti rispondiamo “NO!”
E agli Andreotti rispondiamo “NO!”
I petrolieri li hanno già corrotti,
agli Andreotti rispondiamo “NO!”

Gabrio Lombardi rispondiamo “NO!”
Gabrio Lombardi rispondiamo “NO!”
è troppo amico di chi ci ha i miliardi,
Gabrio Lombardi rispondiamo “NO!”

E ad 
Almirante rispondiamo “NO!”
E ad Almirante rispondiamo “NO!”
Ieri era il 
boia ed oggi è il mandante,
ad Almirante rispondiamo “NO!”

Su quella scheda scriveremo “NO”
Su quella scheda scriveremo “NO”
Contro le bombe di Ventura e Freda,
su quella scheda scriveremo “NO”

12 maggio noi diremo “NO!”
12 maggio noi diremo “NO!”
Basta buon senso e un poco di coraggio,
al 12 maggio per risponder “NO”


In realtà è il 25 e il 26 di giugno. Ma tanto è brutto tempo, che senso ha andare al mare?




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21 maggio 2006
Chi non vuol chinar la testa..., veterocanzone della domenica #2
"Scrive la Gazzetta "Non c'è pace sociale"
e che gli operai son sempre a scioperare
"Fabbriche occupate, scuole picchettate
qui non si produce più"

I giornali dei padroni
gridan "rossi sovversivi"
ci vuol ordine
c'è troppa libertà.

"Ci vuole repressione, ordine sociale
bisogna eliminare la lotta sindacale"
"Ci vuole l'uomo forte con la dittatura
e il manganel bisogna usar".

Ma questo è l'ordine fascista
non si può chinar la testa
chi non vuol chinar la testa è comunista.

Ordine vuol dire combattere i fascisti
ordine vuol dire no alla violenza
ordine vuol dire la lotta di classe
e alla destra dire no.

E se non vuoi chinar la testa
fatti aggiungere alla lista
chi non vuol chinar la testa è comunista.

Ordine vuol dire poter lavorare
ordine vuol dire non dovere emigrare
ordine vuol dire aver la dignità
di non partire e di star qua.

E se non vuoi chinar la testa
fatti aggiungere alla lista
chi non vuol chinar la testa è comunista.

Ordine vuol dire combattere la mafia
ordine vuol dire no allo sfruttamento
ordine vuol dire lotta per la terra
e agli agrari dire no.

E se non vuoi chinar la testa
fatti aggiungere alla lista
chi non vuol chinar la testa è comunista"


«Gli Stati Uniti sanno che adesso avranno interlocutori amici dell'America ma meno ossequiosi su scelte che non ritengono giuste»

Massimo D'Alema, 21 maggio 2006

Continua la rubrica domenicale "Veterocanzoni", florilegio di canzoni antiche rese attuali dal governo della Repubblica Popolare Italiana.




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12 maggio 2006
Su, comunisti della capitale...

Su, comunisti della capitale,
è giunto alfine il dì della riscossa,
quando alzeremo sopra al Quirinale
bandiera rossa.


Pare che i deputati del centrosinistra (senza trattino, è evidente) cantassero questa strofa (e neppure troppo sommessamente) attardandosi nel catafalco per il tempo di scrivere NAPOLITANO. Veltroni, sindaco di Roma, pare intonasse - di risposta, dal Campidoglio -

Questa città  ribelle e mai domata
dalle rovine e dai bombardamenti;
la guardia rossa suona l'adunata:
tutti presenti.

Mentre a Mastella era riservata

Vent'anni e più di tirannia fascista,
col carcere, il confino ed il bastone,
non hanno menomato al comunista
la convinzione.

Confindustrialmente convinto anche Lamberto Dini, secondo cui

La convinzione di una nuova era
che al mondo porterà  la redenzione
e porta scritto sulla sua bandiera:
rivoluzione.


In odor di ministero degli Interni, Rutelli sosteneva che:

E se la polizia 'n ce lascia pèrde,
e se la polizia 'n ce lascia in pace,
risponderemo sulle barricate
piombo con piombo.


Sentita l'ultima quartina, va detto, Romano Prodi ha definitivamente depennato il presidente della Margherita dalla casella Viminale per collocarlo altrove (loin, très loin...).
Non appena Bertinotti ha proclamato il compagno Giorgio Napolitano undicesimo Presidente della Repubblica Popolare Italiana, il ministro dell'Economia in pectore ha telefonato al neoeletto per complimentarsi e ci ha tenuto ad intonare l'ultima strofa, l'excipit lievemente jettatorio:

E se cadremo in un fulgor di gloria,
schiacciando borghesia e capitalismo,
neI sangue sorgerà  la nuova storia
del comunismo.




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