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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
25 aprile 2009
Sutta a chi tucca

Sciù pe' i munti e zu inte-e valli,
in mezo a e rocche e inte buscagge
a u criu de "Sutta a chi tucca!"
ì sciurtiva il partigen.
A u criu de "Sutta a chi tucca!"
ì sciurtiva il partigen.

Cun 'e bumbe e cui cutelli,
cue pistole e cui muschettuin
faxeivan rende i cunti
a e spie e ai traditui!
Faxeivan rende i cunti
a e spie e ai traditui!

Quando u partigian u sciurtiva
da-a so' tanna cumme in lu
u fascista da-a puia muiva
e u scapava u traditu.
U fascista da-a puia u muiva
e u scapava u traditu.

Quando u partigian u caseiva
i cumpagni nu cianseivan, nu,
ma tosto faxevian case
atritanti traditui.
Ma tosto faxevian case
atritanti traditui.

Sutta a chi tucca


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CULTURA
28 novembre 2008
A lui, che odia i viaggi e che ha cent'anni

«
Odio i viaggi e gli esploratori, ed ecco che mi accingo a raccontare le mie spedizioni. Ma quanto tempo per decidermi! Sono passati quindici anni da quando ho lasciato per l'ultima volta il Brasile e durante tutto questo tempo ho progettato spesso di metter mano a questo libro; ogni volta una specie di vergogna e di disgusto me l'ha impedito. Suvvia! Occorre proprio narrare per disteso tanti particolari insipidi e avvenimenti insignificanti? Nella professione dell'etnografo non c'è posto per l'avventura: questa non costituisce che un impaccio; incide sul lavoro effettivo col peso di settimane o mesi perduti in cammino, di ore oziose mentre l'informatore se ne va per i fatti suoi; della fame, della fatica, a volte della malattia, e, sempre, di quelle mille corvées che logorano le giornate in pura perdita e riducono la pericola vita nel cuore della foreste vergine una specie di servizio militare. Che occorrano tanti sforzi e inutili spese per raggiungere l'oggetto dei nostri studi, non dà alcun valore a ciè che si dovrebbe considerare piuttosto come l'aspetto negativo del nostro mestiere. La verità che andiamo a cercare così lontano valgono soltanto se spogliate da queste scorie.

»

Immagine di Tristi tropici

Claude Lévi-Strauss
Tristi Tropici


Oggi Claude Lévi-Strauss, de l'Academie Française, come si suol dire, compie cento anni e noi, che amiamo i viaggi e che quindi non saremo mai come lui, lo ringraziamo.

Di lui abbiamo parlato già qui, qui e soprattutto qui.

claude lévi-strauss, brasile, lucinda

politica interna
21 settembre 2006
Far breccia, ovvero Del venti di settembre...
Notiziona: questo articolo di Fassino va bene. E' giusta pure la data!


Un ringraziamento speciale a un grande ammiratore e devoto lettore di PF, che mi ha segnalato l'articolo




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25 aprile 2006
Il grande faro della Libertà

"Faccia conoscere il Governo ai giovani in che cosa consistevano le spedizioni fasciste; la loro barbara opera di distruzione, i loro crimini.

Sappiamo come fu ucciso Ferrero: pugnalato, legato ad un autocarro e trascinato per le vie di Torino, mentre le camicie nere sghignazzavano di fronte a questo giovane corpo straziato e la camera del lavoro di Torino era tutto un rogo. Bisogna far conoscere come sono stati assassinati Piccinini, Di Vagno, MatteottiConsolo e Pilati, assassinato dinanzi alla moglie e ai figli che in ginocchio imploravano pietà dagli sgherri fascisti; come sono stati coliti a morte Giovanni Amendola e Piero Gobetti; come fu ucciso un mite e puro sacerdote di Cristo: Don Minzoni; la morte straziante di Gastone Sozzi ucciso lentamente con clisteri di tintura di iodio, la fine di Maurizio Giglio, cui furono strappate ad una ad una le unghie dei piedi con il vano proposito che denunciasse i suoi compagni.

Fate sapere come nell’aprile del 1945 lanciando appelli alla radio di Milano abbiano scagliato contro di noi i giovani, mentre essi, gettate via le fastose divise in orbace, il volto più feroce, ma livido di paura con il testa il loro “duce” travestitosi da soldato nazista, pensavano solo a fuggire…

Fate conoscere ai giovani che il fascismo era l’antidemocrazia; che ha portato alla rovina la patria.

Fate conoscere la lotta sostenuta con tanta fermezza dall’antifascismo e l’eroismo della Resistenza. Si facciano conoscere nelle scuole le Lettere dei condannati a morte della Resistenza, libro oggi proibito dai provveditori agli studi. Onorevoli colleghi, permettete che ve ne legga alcuni brani. Dopo ci sentiremo tutti migliori, e poi credo che questa breve lettura si addica alla presente vigilia del decennale della Resistenza. Scriveva don Aldo Mei: “Muoio vittima dell’odio che tiranneggia nel mondo. Muoio perché trionfi la carità cristiana”. Scriveva ciò alcune ore prima di essere fucilato, il 14 agosto 1944. scriveva l’operaio Giambone: “Tra poche ore non sarò più, ma sta pur certa che sarò calmo e tranquillo di fronte al plotone di esecuzione, come lo sono attualmente”. Trancredi Galimberti (medaglia d’oro della Resistenza): “Ho agito a fin di bene e per un’idea. Per questo sono sereno e dovete esserlo anche voi.”

E questa lettera brevissima di una medaglia d’oro alla Resistenza, di una donna, di una popolana, Irma Marchiani di 30 anni, che scriveva alla sorella: “Mia adorata Pally, sono gli ultimi istanti della mia vita. Dico a te: saluta e bacia tutti quelli che mi ricordano. Credimi: non ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro nome. Ho sentito il richiamo della patria per la quale ho combattuto. Ora sono qui: tra poche ore non sarò più, ma sono sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinché la libertà trionfasse”.

E un’ultima lettera voglio leggere: quella di un giovane di 18 anni, medaglia d’oro della Resistenza, Giordano Cavestro: “Cari compagni, ora tocca a noi andare a aragiungere gli altri gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d’Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l’idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare due vittime possibili. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio. Sui nostri corpi si farà il grande faro della libertà.”

Questa, signori, è la Resistenza, che sta di sopra delle denigrazioni di un branco di miserabili, di cui ogni italiano degno di questo nome si sente orgoglioso.

Ecco perché noi anziani guardiamo fiduciosi ai giovani e quindi al domani del popolo italiano. Ad essi vogliamo consegnare intatto il patrimonio politico e morale della Resistenza, perché lo custodiscano e non vada disperso, alle loro valide mani affidiamo la bandiera della libertà e della giustizia, perché la portino sempre più avanti e sempre più in alto.



Viva la Resistenza!"


Sandro Pertini, Camera dei Deputati, aprile 1955




Sandro Pertini
 nel comizio dopo la Liberazione in Piazza del Duomo a Milano




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14 giugno 2005
Album di famiglia #6: Giordano Bruno



Giordano Bruno
(Nola 1548 - Roma 1600)

"Il procedere che usa adesso la Chiesa non è quello che usavano gli Apostoli perché quei con le predicationi e con gli essempij di buona vita convertivano la gente, ma chi oggi non vuole essere Catholico bisogna che provi il castigo e la pena perché si usa la forza e non l'amore"




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1 maggio 2005
Album di famiglia #5: Il riscatto del lavoro


Il Lavoro

1° Maggio



Su fratelli, su compagne,
 su, venite in fitta schiera:
sulla libera bandiera
splende il sol dell'avvenir.

Nelle pene e nell'insulto
ci stringemmo in mutuo patto,
la gran causa del riscatto
niun di noi vorrà tradir.

Il riscatto del lavoro
dei suoi figli opra sarà:
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.


Filippo Turati, Inno dei lavoratori, 1886




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26 aprile 2005
Album di famiglia #4: La Resistenza


25 aprile 1945




Kim si soffia nei baffi: - Questo non è un esercito, vedi, da dir loro: questo è il dovere. Non puoi parlare di dovere qui, non puoi parlare di ideali: patria, libertà, comunismo. Non ne vogliono sentir parlare di ideali, gli ideali son buoni tutti ad averli, anche dall’altra parte ne hanno di ideali. Vedi cosa succede quando quel cuoco estremista comincia le sue prediche? Gli gridano contro, lo prendono a botte.Non hanno bisogno di ideali, di miti, di evviva da gridare. Qui si combatte e si muore così, senza gridare evviva. […] Vedi, a quest’ora i distaccamenti cominciano a salire verso le postazioni, in silenzio. Domani ci saranno dei morti, dei feriti. Loro lo sanno. Cosa li spinge a questa vita, cosa li spinge a combattere, dimmi?

Vedi, ci sono i contadini, gli abitanti di queste montagne, per loro è già più facile. I tedeschi bruciano i paesi, portano via le mucche. È la prima guerra umana, la loro, la difesa della patria, i contadini hanno una patria. Così li vedi con noialtri, vecchi e giovani, con i loro fucilacci e le cacciatore di fustagno, paesi interi che prendono le armi; noi difendiamo la loro patria, loro sono con noi. E la patria diventa un ideale sul serio per loro, li trascende, diventa la stessa cosa della lotta: loro sacrificano anche le case, anche le mucche pur di continuare a combattere. Per altri contadini invece la patria rimane una cosa egoistica: casa, mucche, raccolto. E per conservare tutto diventano spie, fascisti; interi paesi nostri nemici…

Poi, gli operai. Gli operai hanno una loro storia di salari, di scioperi, di lavoro e lotta a gomito a gomito. Sono una classe, gli operai. Sanno che c’è del meglio nella vita e che si deve lottare per questo meglio. Hanno una patria anche loro, una patria ancora da conquistare, e combattono qui per conquistarla. Ci sono gli stabilimenti giù nelle città, che saranno loro; vedono già le scritte rosse sui capannoni e bandiere alzate sulle ciminiere. Ma non ci sono sentimentalismi in loro. Capiscono la realtà e il modo di cambiarla.

Poi c’è qualche intellettuale o studente, ma pochi, qua e là, con delle idee in testa, vaghe e spesso storte. Hanno una patria fatta di parole, o tutt’al più di qualche libro. Ma combattendo troveranno che le parole non hanno più nessun significato, e scopriranno nuove cose nella lotta degli uomini e combatteranno così senza farsi domande, finché non cercheranno delle nuove parole e ritroveranno le antiche, ma cambiate, con significati inaspettati.

Poi chi c’è ancora? Dei prigionieri stranieri, scappati dai campi di concentramento e venuti con noi; quelli combattono per una patria vera e propria, una patria lontana che vogliono raggiungere e che è patria appunto perché è lontana. Ma capisci che questa è tutta una lotta di simboli, che uno per uccidere un tedesco deve pensare non a quel tedesco ma a un altro, con un giocco di trasposizioni da slogare il cervello, in cui ogni cosa o persona diventa un’ombra cinese, un mito? […] c’è qualcosa comune a tutti, un furore. Il distaccamento del Dritto: ladruncoli, carabinieri, militi, borsaneristi, girovaghi. Gente che s’accomoda nelle piaghe della società e s’arrangia in mezzo alle storture, che non ha niente da difendere e niente da cambiare. […] Un’idea rivoluzionaria in loro non può nascere, legati come sono alla ruota che li macina. Oppure nascerà storta, figlia della rabbia, dell’umiliazione, come negli sproloqui del cuoco estremista. Perché combattono allora? Non hanno nessuna patria, né vera né inventata. Eppure tu sai che c’è coraggio, che c’è furore anche in loro. È l’offesa della loro vita, il buio della loro strada, il sudicio della loro casa, le parole oscene imparate fin da bambini, la fatica di dover essere cattivi.

E basta un nulla, un passo falso, un impennamento dell’anima e ci ritrova dall’altra parte, come Pelle, dalla brigata nera, a sparare con lo stesso furore, con lo stesso odio, contro gli uni o contro gli altri, fa lo stesso



Ferriera mugola nella barba: - Quindi, lo spirito dei nostri… e quello della brigata nera… la stessa cosa?…



- La stessa cosa, intendi cosa voglio dire, la stessa cosa… - Kim s’è fermato e indica con un dito coem se tenesse il segno leggendo; - la stessa cosa ma tutto il contrario. Perché qui si è nel giusto, là nello sbagliato. Qua si risolve qualcosa, là ci si ribadisce la catena. Quel peso di male che grava sugli uomini del Dritto, quel peso che grava su tutti noi, su me, su te, quel furore antico che è in tutti noi, e che si sfoga in spari, in nemici uccisi, è lo stesso che fa sparare i fascisti, che li porta a uccidere con la stessa speranza di purificazione, di riscatto. Ma allora c’è la storia. C’è che noi, nella storia, stiamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m’intendi? uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un'umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L’altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell’odio, finchè dopo venti o cento e mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi.

Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei veri significati ufficiali. […] Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l’uomo contro l’uomo. […]

Di Ferriera, nel buio, si vedono l’azzurro degli occhi e il biondo della barba: scuote il capo. […] – Pare impossibile – dice – pare impossibile che con tante balle in testa tu sappia fare il commissario come si deve e parlare agli uomini con tanta chiarezza.



Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno




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21 febbraio 2005
Grândola vila morena: a Revoluçao dos cravos. Album di famiglia #3

Grândola vila morena,
terra da fraternidade
o povo é quem mais ordena
dentro de ti, ó cidade...





Revoluçao dos cravos
25 abril 1974



LISBONA – 25 aprile 1974, ore 00:29 La principale radio portoghese, Radio Renascenca, trasmette la canzone di José “Zeca” Afonso, Grandola Vila Morena, vietata dal regime; è la célebre senha, il celebre segnale che dà il via alla Revoluçao dos cravos, la rivoluzione dei garofani, che riporterà la democrazia in Portogallo.




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27 gennaio 2005
Il giorno della memoria. Album di famiglia #2

"Per ora, noi ci troviamo [...] nella fase dell'esame di coscienza. Ogni volta che le nostre anguste società, in continua crisi di crescenza, prendono a dubitare di se stesse, esse si domandano se abbiano avuto ragione di interrogare il loro passato, oppure l'abbiano interrogato bene. [...] In pieno dramma, mi fu dato di coglierne un'eco assoltuamente spontanea. Eravamo nel giugno 1940, proprio il giorno, se ben ricordo, dell'ingresso dei Tedeschi a Parigi. Nel giardino normanno in cui il nostro Stato Maggiore, privo di truppe, si cullava nell'ozio, noi rimuginavamo le cause del disastro. "Dobbiamo dunque credere che la storia ci ha ingannati?", mormorò uno di noi. Così l'angoscia dell'uomo maturo coincideva, con un accento più amaro, con l'ingenua curiosità del giovinetto. Bisogna rispondere all'una e all'altra."

Marc Bloch, Apologia della storia, Einaudi, Torino (1969: 25)


Marc Bloch
(Lione 1886 - Saint-Didier-de-Formans 1944)

Historien et homme d'oeuvre, costretto a lasciare l'Università dal governo collaborazionista francese perché di origine ebraica, membro della Resistenza francese, catturato nel 1944 e ucciso dalla Gestapo.



Inoltre, nel nostro album di famiglia fanno parte anche: R. UNIVERSITÀ DI BARI – Prof. Foà Bruno, ordinario di economia corporativa; R. UNIVERSITÀ DI BOLOGNA – Prof. Del Vecchia Gustavo, ordinario di economia politica corporativa – Prof. Ascarelli Tullio, ordinario di diritto commerciale – Prof. Volterra Edoardo, ordinario di istituzioni di diritto romano – Prof. Supino Giulio, ordinario di costruzioni idrauliche – Prof. Mondolfo Rodolfo, ordinario di storia della filosofia – Prof. Camis Mario, ordinario di fisiologia umana – Prof. Pincherle Maurizio, ordinario di clinica pediatrica – Prof. Levi B e p p o, ordinario di analisi matematica – Prof. Hom D’Arturo Guido, ordinario di astronomia – Prof. Segre Beniamino, ordinario di geometria analitica – Pro f . Foà Emanuele, ordinario di fisica tecnica. R. UNIVERSITÀ DI CAGLIARI – Prof. Viterbo Camillo, straordinario di diritto commerciale – Prof. Levi Teodoro, straordinario di archeologia e storia dell’arte antica – Prof. Pincherle Alberto straordinario di storia delle religioni . R. UNIVERSITÀ DI FIRENZE – Prof. Cammeo Federico, ordinario di diritto amministrativo – Prof. Finzi Enrico, ordinario di istruzioni di diritto privato – Prof. De Semo Pacifico Giorgio, ordinario di diritto commerciale – Prof. Limentani Lodovico, ordinario di filosofia morale – Prof. Momigliano Attilio, ordinario di letteratura italiana – Prof. Ravà Renzo, straordinario di legislazione del lavoro – Dott. Di Capua Bergamini Clara, aiuto di chimica analitica – Dott. Bonaventura Enzo, assistente di psicologia sperimentale. R. UNIVERSITÀ DI GENOVA – Prof. Luzzatto Ruggero, ordinario di diritto civile – Prof. Levi Nino, ordinario di diritto e procedura penale – Prof. Lombroso Ugo, ordinario di fisiologia umana – Prof. Volta detto Dalla Volta Amedeo, ordinario di medicina legale – Prof. Rabbeno Angelo, ordinario di farmacologia – Prof. Bachi Roberto, ordinario di statistica metodologica ed economica – Dott. Bedarida Mario Alberto, assistente di analisi infinitesimale . R. UNIVERSITÀ DI MILANO – Prof. Mortara Giorgio, ordinario di statistica – Prof. Falco Mario, ordinario di diritto ecclesiastico – Prof. Donati Mario, ordinario di clinica chirurgica generale, ecc. – Prof. Foà Carlo, ordinario di filosofia umana – Prof. D’Ancona Paolo, ordinario di storia dell’arte medioevale e moderna – Prof. Terracini Aron Benvenuto, ordinario di glottologia – Prof. Levi Mario Attilio, straordinario di storia romana – Prof. Ascoli Guido, ordinario di analisi matematica – Prof. Ascoli Alberto, ordinario di patologia generale ed anatomia patologica – Prof. Supino Felice, incaricato di ruolo nella Facoltà di agraria – Dott. Schreiber Bruno, aiuto di zoologia – Dott. Luzzato Gina, aiuto di botanica. R. UNIVERSITÀ DI MODENA – Prof. Finzi Marcello, ordinario di diritto e procedura penale – Prof. Donati Benvenuto, ordinario di filosofia del diritto – Prof. Ravenna Ettore, ordinario di anatomia e istologia patologica – Prof. Padoa Leone Maurizio, ordinario di chimica generale e inorganica – Dott. Levi Angelina, aiuto di materia medica. R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI – Prof. Forti Ugo, ordinario di diritto amministrativo – Prof. Levi D’Ancona Ezio, ordinario di filologia romanza – Prof. Foà Anna, ordinaria di bachicoltura e apicoltura – Franco Marc o, ordinario di economia politica corporativa – Prof. Ravà Adolfo, ordinario di filosofia del diritto – Prof. Donati. R. UNIVERSITÀ DI PADOVA – Prof. Donato, ordinario di diritto costituzionale – Prof. Terni Tullio, ordinario di anatomia umana normale – Prof. Rossi Bruno, ordinario di fisica sperimentale. R. UNIVERSITÀ DI PALERMO – Prof. Ascoli Maurizio, ordinario di clinica medica – Camillo, ordinario di fisiologia umana – Prof. Segré Emilio, straordinario di fisica sperimentale – Prof. Dina Alberto, ordinario generale e terapia medica – Prof . Artom, ordinario di elettrotecnica – Prof. Fubini Mario, straordinario di letteratura italiana. R. UNIVERSITÀ DI PARMA – Prof. Levi Alessandro, ordinario di filosofia e di diritto – Prof. Melli Guido, straordinario di patologia speciale medica, ecc. R. UNIVERSITÀ DI PAVIA – Prof. Zemorani Vittorio, ordinario di clinica pediatrica – Prof. Lattes Leone, ordinario di medicina legale – Prof. Maroni Arturo, ordinario di geometria analitica – Prof. Leo Giorgio Renato, ordinario di chimica generale – Prof. Levi Adolfo, ordinario di storia della filosofia. R. UNIVERSITÀ DI PERUGIA – Prof. Finzi Cesare, ordinario di chimica farmaceutica – Prof. Todesco Giorgio, straordinario di fisica – Prof. De Rossi Gino, ordinario di microbiologia agraria. R. UNIVERSITÀ DI PISA – Prof. Franco Emilio Enrico, ordinario di anatomia e istiologia patologica – Prof. Racah Giulio straordinario di fisica teorica – Prof . Ravenna Ciro, ordinario di chimica agraria. R. UNIVERSITÀ DI ROMA – Prof. Del Vecchio Giorgio, ordinario di filosofia di diritto – Prof. Almagià Roberto, ordinario di geografia politica ed economica – Prof. Bachi Riccardo, ordinario di economia politica corporativa – Prof. Della Seta Alessandro, ordinario di etruscologia – Prof. Cassuto Umberto, ordinario di ebraico, lingue semitiche comparate – Prof. Enriques Federico, ordinario di geometria superiore – Prof. Levi Civita Tullio, ordinario di meccanica razionale – Dott. Monari Nella – assistente di fisica. R. UNIVERSITÀ DI SASSARI – Prof. Ottolenghi Michelangelo, straordinario di anatomia degli animali domestici. R. UNIVERSITÀ DI SIENA – Prof. Irdeschi Guido, straordinario di diritto civile. R. UNIVERSITÀ DI TORINO – Prof. Vitta Cino, ordinario di diritto amministrativo – Prof. Ottolenghi Giuseppe Samuele ordinario di diritto internazionale – Prof. De Benedetti Zaccaria Santorre, ordinario di filologia romanza – Prof. Falco Giorgio, ordinario di storia medioevale – Prof. Momigliano Arnaldo, straordinario di storia romana, ecc. – Prof. Terracini Alessandro, ordinario di geometria analitica – Prof. Herlitzka Amedeo, ordinario di fisiologia romana – Prof. Levi Giuseppe, ordinario di anatomia umana normale – Prof. Fermi Gino, ordinario di geometria analitica – Dott. Jona Luciano, assistente di tecnica commerciale, industriale, ecc. R. UNIVERSITÀ DI TRIESTE – Prof. Segrè Angelo, ordinario di storia economica – Prof. Fubini Renzo, ordinario di economia politica corporativa – Prof. Del Vecchio Ettore, ordinario di matematica generale e finanziaria – Prof. Pugliese Mario, straordinario di scienza delle finanze e diritto finanziario. R. POLITECNICO DI MILANO – Prof. Levi Mario Giacomo, ordinario di chimica industriale. R. POLITECNICO DI TORINO – Prof. Fubini Ghiron Guido, ordinario di analisi matematica. R. ISTIT. SUP. DI ECONOMIA E COMMERCIO DI VENEZIA – Prof. Luzzatto Gino, ordinario di storia economica. R. OSSERVATORIO ASTROFISICO DI CATANIA – Prof. Bemporad Azeglio, direttore. R. OSSERVATORIO ASTRONOMICO DI PINO TORINESE – Dott. Giulio Bemporad, astronomo di prima classe. R. ISTIT. SUP. NAVALE DI NAPOLI – Prof. Graziani Alessandro, ordinario di diritto marittimo. R. UNIVERSITÀ DI FERRARA – Prof. Sereni Angelo, straordinario di diritto internazionale. che "con provvedimenti del Ministro dell’Educazione Nazionale in data del 30 novembre 1938-XVII" sono stati "dispensat[i] dal servizio dal 14 dicembre 1938-XVII" in applicazione delle leggi razziali antiebraiche del novembre 1938. Meditate che questo è stato...




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20 gennaio 2005
Album di famiglia # 1

Oggi inizio una nuova rubrica. Per sintetizzare: L'Ulivo non si chiama più Grande Alleanza Democratica, né Gad né Alleanza ma Unione per la Democrazia. Uniti nell'Ulivo, invece, non si chiama più Fed ma dovrebbe chiamarsi Ulivo. Nel frattempo Rutelli dice che Socialdemocrazia e Egualitarismo sono parole da buttare, Fassino dice che il Riformismo all'estero si chiama Socialdemocrazia e che l'anomalia è italiana, D'Alema dice che i DS hanno nel socialismo europeo "non un tratto accessorio ma il cuore stesso della nostra identità" e, rivolto a Rutelli, dice che la pazienza (anche quella di Fassino, benché sembri strano) ha un limite. Prodi, invece, dice che i DS non si devono innervosire perché la Quercia fa le ghiande e dà da mangiare agli animali.


Allora ho pensato che bisognerebbe mettersi a pensare all'album di famiglia da cui questa autolesionista sinistra italiana dovrebbe partire, visto che di futuro non si parla e il presente è quello che è, e visto che la più grande questione sembra essere quella dell'identità.

Comincia oggi il mio personale album di famiglia, per quello che serve, e non può che cominciare con l'inizio:



Filippo Turati
(Canzo, CO 1857 - Parigi 1932)




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