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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
20 settembre 2009
Il bel pubblico dei santi e la bellezza delle novene
Salto sul 67, al capolinea festivo, mi siedo sullo strapontin e mi rimetto a leggere questo, irritandomi quasi subito perché vicino a me si siede una orribile Beghina che non sopporta l'idea di invecchiare, che è zitella e che ce l'ha con gli emiliani - a quanto diceva dieci anni fa su quello stesso autobus - perché "Quando c'era Mussolini erano tutti fascisti e dopo, quando faceva comodo, tutti comunisti!". Secondo mia madre, la Beghina in questione porta sfiga ed è per questo che fremo di irrazionalità quando mi si siede vicino.

Due fermate dopo sale una Sconosciuta con accento irpino, mentre la beghina è inconfondibilmente calabrofona. La Sconosciuta parla di una nipote che ha deciso di studiare a Benevento e che non è voluta venire a studiare a Genova, dalla nativa Ariano. Poi ci racconta (alla Beghina, a me e a voi) dove è stata nel pomeriggio:

S: Sono stata a messa da Santarrita... Prima sono stata un po' da mia cognata, ma poi son andata a messa...
B: Che brava... ha fatto bene...
S: Io sono tanto devota a Santarrita, ma anche a Padre Pio, sa? io ci son stata...
B: Uh, guardi! La mia vicina, poverina, me lo dice sempre: Se vai da Padre Pio me lo porti uno di quei braccialetti in legno con le immagini del Santo? Ma io le dico: Figuarati se ci vado! Ci son già stata!
S: Eh sì, ma è così bello... Son stata a Pietralcina, dove l'hanno battezzato, dove abitava e dove tornava a rifugiarsi e poi anche a San Giovanni Rotondo... sa, da Ariano non è tanto lontano...
B: Eh, già... è così bello!
S: Sì sì! Siamo andati con le macchine. C'eravamo io, mio marito, i miei suoceri, mia figlia, mia sorella con il marito, mia nipote e gli zii.
B: Eh sì! E' così bello, guardi... Lo sa che ora lo levano da dove è? Lo tengono fuori, lo espongono come il Padre Santo, credo... E' perché il pubblico possa vederlo sempre!
S: Ah, ho capito!
B: Tra l'altro, il 23 settembre è la sua festa... Giovanni Paolo II l'ha beatificato a maggio ma il 23 settembre è nato al cielo! Infatti ora fanno le messe speciali e le novene, è così bello!
S: Eh immagino! Chissà che bello! E' un santo così straordinario!
B: Ma poi l'importante non è tanto andarci... E'...
S: E' non comportarsi male!
B: Eh no! Quello è giustissimo ma non basta mica! Bisogna fare il bene!
4 agosto 2009
La ggeografia

L'intercity 516 dovrebbe arrivare da Salerno e ripartire da Roma Termini alle 9.46, ma lo farà soltanto alle 10.46. Salgo già estenuato nella carrozza 6 e noto con dolore i miei compagni di scompartimento: un giovane genovese con pancia e tette, poverino, nonché coda di cavallo, Settimana Enigmistica compilata a fatica, iPod nelle orecchie e saliva gocciolante dal labbro inferiore quando dorme. Una signora siciliana, spaventata all'idea di perdere la fermata di Pisa, che da Civitavecchia in avanti telefonerà ossessivamente a chissà chi per farsi dire esattamente quante fermate mancano a Pisa. Una nonna salernitana, con vene varicose e una pancia inimmaginabile, con due nipotini, la femmina decenne con camicia blu (e i bottoni soffrivano a contenere la ciccia) e Antò, che di anni ne avrà otto ma che fa tanto casino da sembrare un supplizio. Mentre mi siedo e cerco di essere invisibile, con l'iPod e le cuffie nuove che trasmette i Bright Eyes, con questo libro sulle ginocchia che non riesce a convincermi, i due bambini si scambiano vorticosamente posto, cantano in vernacolo, si fanno foto col cellulare e rispondono al posto della nonna al cellulare.

Con lentezza estrema il treno raggiunge la stazione di Massa Centro e io sento già che casa si avvicina.


Antò: Nonna, in che regione si trova Massa?

Nonna: Eh... si trova nel Centro... vedi che c'è scritto? Comunque chiedilo a tua sorella!

Sorella: Non lo so, io ho studiato l'Europa!

Antò: Ma l'Italia non è in Europa?

Nonna: Eh... che ne so...

Sorella: Eh ma io ho studiato l'Europa!

Antò: Ma sì che è in Europa! L'Italia è in Europa, l'Europa è nel Mondo, il Mondo è 'n miezzo ai preti


Io non ho idea di cosa volesse dire, il pupo, so che ho alzato il volume dell'iPod.



trenitalia

19 maggio 2009
Non fa più fermate

Nessuno sul 604, stasera, preso al volo un secondo prima della partenza, dopo una corsetta per salita del Prione una discesa saltellante e un toc toc al vetro. Solo una ragazza con gli occhi rossi che un po' ha pianto e con un plug all'orecchio che divaricava il lobo. Non ha fatto neppure una fermata e l'autista pareva perplesso. Rallentava poco prima delle soste programmate, non sentendo nessun tlin e non vedendo nessuno sotto l'insegna arancione proseguiva. Mando qualche messaggio, penso che sono in mezzo a un progetto che mi piace e mi fa incazzare, penso che son stanco e che procedo a fasi ravvicinate, in 'sto periodo, di nervosismo, profonda irritazione ed euforia. Penso che mi manca. 

Penso che voglio rinventarmi un futuro, penso che non ho voglia di farlo, penso che l'Università per me è finita per sempre.

Sento il tlin, perché anche la ragazza col lobo slabbrato e gli occhi rossi scende alla mia fermata. L'autista si ferma e pare contento.


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26 febbraio 2009
A volte non muoiono mai

Il 18 è pieno, mi son appena tagliato i capelli e la gente mi spintona forse proprio per l'invidia. Tra il puzzo di tabacco e quello di ascelle, testimone dell'arrivo della primavera, tra ragazzine alte un metro che si chiamano Amore, tra anziane vocianti ci sono due uomini, tarda quarantina, inizio cinquantina, di quelli che hanno lavorato tanto e quindi la gente dice che non si portano bene gli anni. Ce n'è uno, seduto, con gli occhiali da sole a goccia, una giubotto in finta pelle rosso e bianco, e ce n'è uno in piedi, capelli grigiastri, appeso all'apposito sostegno. Il primo ha il volto scavato e le labbra tese, sta raccontando una storia triste al secondo, che dovrebbe essere un suo amico e, come vedrete presto, non solo non è in grado di dire le cose che andrebbero dire, ma ha un particolare talento a dire le cose peggiori.


I. Si chiamava  Vincenza ma la chiamavamo Enzina. Guarda, eravamo davvero molto vicini, era mia cugina ma era come se eravamo fratelli. Quando aveva un problema mi chiamava e mi diceva Mauri, vieni un po' da me? e passavamo insieme le ore... Poi quando stava male... guarda l'ho vista l'ultima volta poco prima di Natale, è morta a gennaio... Siamo andati a trovarla in ospedale tutti gli zii coi cugini.. Io le ho fatto uno scherzo, mi son nascosto e lei ha chiesto, poverina non risuciva a parlare, Ma Mauri non è venuto? Allora sono uscito e si è proprio illuminata, le stava per venire un infarto


II. Che scherzo di merda


I.  Che malattia... era a letto che non poteva muoversi da un anno e mezzo, non muoveva le gambe e le braccia, aveva una telescrivente per comunicare... Allora l'ho abbracciata e ho sentito come se mi abbracciasse anche lei, erano cinque anni che era malata...


II. A volte non muoiono mai...


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28 gennaio 2009
Due pazzi alla fermata

Credo di essere vittima di Scherzi a parte. Aspetto da un momento all'altro l'ingresso di Marco Balestri che applaude e dice che sono ospite di Scherzi a parte per poter dire, ridendo, «Lo sapevo! che stronzi!» ed essere ricoperto da un Bip. Oppure aspetto che Nanni Loy, Davide Mengacci o Gerri Scotti mi dicano di sorridere, che son su Candid Camera.

Alla fermata dell'autobus, in cima a via XX, un signore chiede a ogni autobus che si ferma «Scusi va a ...» e pronuncia il nome di un posto che non sento. Ogni autista, con la bonomia del dipendente pubblico e del genovese, montate l'una sull'altra in una immensa secchezza scortese, rutta qualche cosa e il poveraccio resta sul marciapiede, come un Jon Voight, ma senza assomigliargli neppure nel tallone taccuto. Mi guarda come Belle il cucciolone delicato e allora gli chiedo, con la bonomia di un suibhne che vuole che la gente lo ami, dove debba andare. A Principe. Entro 19 minuti deve prendere un treno per Milano. Non ce la farà mai. Però io voglio che ci riesca e gli dico di andare a prendere la metro, che son solo poche fermate.

 

«No, no... non l'ho mai presa... non son capace... Ma non posso prendere quel 44?» 

«Eh no va dall'altra parte...» 

«Ah... e che autobus devo prendere?» 

«Guardi, va bene solo il 30, da qui... ma perché non vuole prendere la metro?»

«No, non son capace... ma tu devi prendere la metro?» 

«No» dico secco perché alla fine son di Genova pure io e non è che sto qui a perdere tempo, eh?

«E dai... accompagnami! ti prego! su...»

Incredulo, ad occhi strabuzzanti gli dico «Non mi pare proprio il caso»


Lui mi saluta con la mano e corre a prendere il 44. Bah.


Qualche istante dopo, mentre baheggio, si avvicina un tipo, rayban neri, berretto grigio e piumino bordeaux du marché

«Mettiti i guanti che fa freddo».

Io lo ignoro, come faccio sempre con gli idioti e chi fa promozioni in supermercati e stazioni, ma lui insiste 

«Fa freddo, capito? è meglio se te li metti i guanti!» che in effetti tenevo in mano.

«Ma no, guardi... Facciamo che preferisco così»

«Eh, io invece me li metto, così non prendo freddo! capito?»

«Sì sì, bravo...»


Poi si sposta ad importunare una ragazza ma, essendo italiano, nessuno pare preoccuparsi.


Forse è meglio se ricomincio ad ascoltare l'iPod, sapete?

22 ottobre 2008
La droga è brutta e non piace alle mamme. Autolinee urbane in focacceria.

Esco verso le cinque dal Dpt con una certa fame e una borsa un po' troppo pesante. Per fare l'europeo e per evitare di sciancarmi con il computer su una spalla scendo via Fontane e vado a prendere la metro in Darsena. Prima però entro nella focacceria davanti a Porta dei Vacca e mi metto in coda per un pezzettino di focaccia, davanti a me in fila una ragazza giovane, incappucciata, con la felpa, la pelle giallastra, gli occhi cerchiati e l'espressione di una uscita dalla Bahnhof-Zoo. La Focacciaja la serve, poi taglia il mio pezzo di focaccia e mi dice:


Certo che certa gente... era drogata, hai visto? io glielo dico sempre a mia figlia, faccio come mia mamma... ma gliel'ho detto eh... io capisco uno che è malato uno che si droga... guarda, glielo dico sempre a mia figlia: Se scopro che ti droghi apro la porta e te ne esci e te ne torni solo quando sei guarita... che lei mi dice Figurati, a me mi hanno offerto anche le sigarette ma ho sempre detto di no... bah, speriamo... gliel'ho detto: Luana, non ti presentare neanche a casa... ma io pure alle sigarette dico di no


Si gira e vede per strada una anziana signora che guarda dentro la vetrina, la una pelle gialla e il teschio quasi a vista, sormontanto da una cofana sarahpalin troppo grande


Ommioddio! ma l'hai vista quella? che è Halloween!? quasi quasi glielo dico se viene il 31, la metto lì che risparmio i festoni ehehehe Comunque una volta le ho trovato un accendino nella borsa e l'ho chiamata Luana cosa è questo? che mia figlia c'ha diciassette anni, l'età è quella... lei mi dice Mamma figurati, è di una mia amica io l'ho solo portato in giro. Io gliel'ho detto come me l'ha detto mia mamma - Un euro - se c'hai una malattia mortale io sto con te fino alla fine ma se ti droghi! Perché se uno si vuole così male... no?


Io dico, Già, pago un euro ed esco.




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30 settembre 2008
Derthona ovvero: Autolinee urbane in interregionale

Ci sono quattro ragazze che salgono a Pavia e scenderanno a Voghera. Si siedono davanti a me: una pesante, una invidiosa, una idiota, una normale.


Invidiosa: Ma cosa hai fatto? ti sei messa il rimmel?

Normale: Oddio perché? mi è colato?

Invidiosa: No, ma hai le ciglia così strane...


L'idiota arriva dal bagno e non trova le amiche, poi le trova e ride. Ridono tutte.


Idiota: Oh, che paura, cavolo! sono andata in bagno, no? Mi sono chiusa perché ho fatto la pipì, poi mi sono asciugata e faccio per uscire e non si apre! Dio guarda una paura! avevo già in mano il telefono per chiamare...

Pesante: Sì ma chi chiamavi, scusa?

Idiota: beh, voi... una di voi così cercavate un controllore un qualcosa... poi ho girato la rotella e sono uscita....


E ridono, nel frattempo l'invidiosa mi dà degli impercettibili e molto fastidiosi calcetti al piede.


Normale: fammi vedere le unghie?


Esibisce dieci unghie lunghe, squadrate con ghirigori neri su sfondo bianco vagamente henée.


Invidiosa: Nooo... guarda ora le rifaccio... ho visto delle unghie in vetrina troppo belle... c'erano dei fiori bianchi sopra e poi tutto un filino verde fino alla base dell'unghia...

Normale: Dai... ma sono tutte tue le unghie?

Invidiosa: Sì, tranne questa qui che non reggeva...


Penso a torturatori nazisti che strappano le unghie ai partigiani, penso a quanto è stronzo Spike Lee e immagino che non c'entri nulla con le lunghie dell'Inivdiosa. Poi la pesante le mostra un foglio in cui ha stampato tutti gli orari dei regionali Pavia - Voghera, riempiendola di ammirazione.


A Voghera scende chiunque, resto io, una che cambierà treno a Novi Ligure per andare chissà dove e che il 9 inizia ad andare in un laboratorio per la tesi di laurea "Di ambito clinico, preferisco" dice alla mamma al telefono. Starà una ventina di giorni "dietro a una dottoressa" e poi sceglieranno l'argomento. Sta leggendo con attenzione Il dottor Jeckyll e mr Hyde in edizione San Paolo - Famiglia Cristiana.


Tortona, stazione di Tortona. Mio cugino ci si è trasferito, sassi dal cavalcavia, un gruppo di ragazzi hippoppeggia su una panchina di pietra, tra cui un adolescente nero con cappellino di traverso che salta e dice cose molto black e penso che se Tortona fosse tra - che ne so - Chicago e Milwaukee sarebbe tutto meno straniante, forse, o forse è solo una nostra idea. E mi dico che magari negli stati uniti c'è pure una città che si chiama Derthona, non sarebbe mica strano. Derthona, West Virginia, mi piacerebbe, o Dethona, Alabama. Mi riprometto di guardare su wikipedia appena tornato a casa. E' salita una ragazza profumata di Hip Hop, nel senso degli orologi che andavano di moda quando ero bambino io e che io volevo ma che avevo solo taroccato e non profumava ma puzzava di gomma, mentre la mia amica Laura, in campagna, ne aveva uno verde acqua che profumava di questa ragazza che è salita qui a Tortona e penso che Gianluca Nicoletti dice che questo mondo ha ucciso e mortificato l'olfatto ma che se uno lo sa usare e non si scandalizza può ancora capire tante cose, col naso.

17 luglio 2008
Luoghi comuni

Piglio al volo il mio autobus e mi siedo. Alla fermata successiva sale un tipo, i quelli che sono a metà della loro trentina, sono molto mal vestiti e molto poco curati, di quelli che hanno sempre troppi pacchi e che si vede che vogliono attaccar bottone. Io faccio il disinteressato e, fortunatamente, si mette a tormentare un altro:


Ma non è possibile, guardi... Questi stanno a parlare di cose che non interessano a nessuno, di riforme... Invece di parlare dei problemi della gente! Del lavoro che non c'è, degli affitti che aumentano, del potere d'acquisto, tutto costa sempre di più... e quelli che fanno? discutono, litigano, negoziano... e quelli del Nord che si lamentano di tutto e che non gli va mai bene niente... ma che si separino allora! che si separino, per vivere così! I politici... Quanto prendono, ventimila euro al mese? e per fare cosa? Ma lo sa che il nostro è il paese con il maggior numero di ministri in Europa? ci ridono tutti dietro, guardi, ci ridono dietro... Lei di dove è? Del Sud anche lei? Beh, non c'è lavoro, vero? Ah, è della Mons! è bello là...


Mons? In quel momento mi rendo conto di non essere su un autobus in una qualsiasi città italiana ma su un tram a Bruxelles e mi dico che i luoghi comuni sono così comuni, a volte, da far spavento.

12 marzo 2008
La distruzione di un amore

Felice dei miei acquisti alla fiera del libro, con la testa china su Gurevic e Moretti e Galimberti nel sacchetto, con gli occhi fissi sulle pagine perché l’autobus è troppo pieno e voglio conservare il mio posto a sedere, sento là in fondo una voce giovane con un’inflessione che può essere dell’estremo ponente ligure ma anche di qualche zona del Piemonte. Lui parla con la ragazza al telefono e avrà una ventina d’anni, lo deduco dalla voce perché non lo vedrò mai:

Ciao amore… no, sono stato con gli altri… inizio a legare con qualcuno, sì… con la Sara, ad esempio, e anche con Antonio… no si chiama Alberto… no, ma guarda sono proprio felice faccio le cose che mi piacciono… sì…oggi ero là, mi sono seduto vicino alla Alice e abbiamo chiacchierato, sì… inizio ad averci più confidenza, mi trovo bene… te l’ho detto, soprattutto con la Sara, Alberto e con l’Alice… la prendo in giro, le dico sciocchezze e ridiamo... sì è divertente… oh, devi venire qui perché si sta troppo bene, mi diverto un sacco… e poi mi dicono che ti vogliono conoscere… Alberto m'ha detto “Oh, però la tua ragazza non me l’hai mica fatta ancora conoscere”… ma certo, gli ho fatto vedere le foto sul cellulare… mi ha detto “Bravo…” sì, dice che sei carina… credeva che eri più grande ma io gliel’ho detto “no, il mio amore è ancora piccina… però ci raggiunge presto”… secondo me devi venire qui, non so tipo a giugno o luglio così ti faccio conoscere gli altri che stanno qui perché c’hanno un tirocinio non so bene cosa… ma no amore… no, che c’entra… è che mi sto cominciando a trovare bene, dovresti essere… ma no, certo che non c’è niente di paragonabile a come sto da voi! Ma certo, lì ho te, poi gli altri…no, stai tranquilla… è che qui sto bene, mi diverto… oggi ho chiacchierato un sacco con la Sara, dovresti conoscerla… è simpaticisissima, ci sto proprio bene insieme… sì, abbiamo confidenza… ma no… ma no amore, non è niente di che non ti preoccupare… no, tu sei molto meglio figurati! Ma perché non vuoi venire qui a conoscerli? Ormai io devo stare qui e ci sto bene…

Lui è giovane, verrà da un paesino sperduto nell’entroterra e Lei è ancora più giovane, andrà ancora a scuola o magari è la commessa della panetteria, del Bennet o del negozio di articoli da regalo nella piazza del paese. Lui stava bene a casa ma ora è in città, studia, forse, o lavora. Conosce gente nuova, si sta allontanando e Lei se ne accorge ben prima di Lui. Solo che non sa o non vuole reagire, o forse sente che si allontana ma non lo sa ancora. Chissà, secondo me a Lui piace un po’ l’Alice o la Sara, ma non se l'è ancora detto ed è ancora innamorato di Lei. Ma finirà, si vedranno ogni tanto nel week end, andranno a mangiare la pizza con i loro amici ma Lui si annoierà ogni volta un po’ di più, con Lei starà ancora bene, ma Lei si dimostrerà sempre un po’ più rigida. Poi Lei a giugno non verrà, Lui si incazzerà e inizierà a riflettere. Ad agosto non andranno in vacanza, con una scusa qualsiasi, e a settembre si lasceranno. Lei avrà molti rimpianti, Lui anche. Ma una sera andrà a mangiare una pizza con l’Alice o con la Sara, mentre lei sarà al pub con Marco e poi…

[Autolinea urbana 67, via Giovanni Torti, 11 marzo 2008, ore 18.45]

DIARI
24 dicembre 2007
La signora Scrooge il dì della vigilia

Vigilia di Natale anche sulle autolinee urbane genovesi. Non si nota molto la differenza tra tempo d'Avvento e tempo ordinario, obiettivamente, se non per la quantità di pacchetti che strabordano dai sacchetti che portano i troppo numerosi passeggeri. Dopo essere salito di corsa su un 84 (corsa inutile, perché l'autobus sarebbe rimasto cinque minuti fermo prima di portarmi a comprare la farinata) aguzzo l'orecchio perché sento due persone, un signore di una quarantina inoltrata, corpulento e con barba brizzolata, e una signora, quarantenne anche lei, cappotto cammello e acidità da Scrooge nella voce, che stavano insieme e si apprestavano a partire per una vacanzina tra Natale e Capodanno:


Lui: Potremmo comprarci un trolley grande... per mettere tutta la roba insieme... un trolley...

Sig.ra Scrooge: ...da fidanzati? No

Lui: Beh, ok... però magari era meglio ma... ok... allora potremmo prenderne uno non tanto grande per metterci i regali, le cose che abbiamo comprato... i libri che hai preso tu... dividiamo la spesa....

Sig.ra Scrooge: No. E poi io non ho preso libri, solo due piccole guide. Ho preso un ombrellino e un ditale per mia mamma. Un po' troppo per un trolley.

Lui: Ok... allora lo prendo io...

Sig.ra Scrooge: Ecco, è meglio.          

                                                                     Amore.


Con questa discussione di due innamorati che si apprestano a dividere un pezzo di vita ma non un trolley, vi auguro buon Natale. Domani sera, come tradizione, saprete che è successo al pranzo di Natale. Quest'anno c'è una nuova generazione, visto che mio cugino ha sfornato una bambina, e questo potrebbe render penoso il tutto. Se siete tra i groupies che prediligono il mio tono melanconico non perdetevelo.




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DIARI
4 ottobre 2007
Amarcord Mururoa. Un autobus di undici anni fa

Oggi pomeriggio, mentre parlavo del tempo e di cose andate, mi è venuta in mente, distintamente come fosse ieri, una discussione sentita da due anziane signore in un freddo febbraio del 1996. Poi stasera, parlando del tempo e di cose andate, mi è venuta in mente la pizzeria dove andavamo con tutta la famiglia quando ero bambino, compreso il dolce che prendevo e la birra che beveva mio padre. Adesso non so cosa scrivervi, se dell’autobus e della pizzeria. Poi vabbé, io lo so che a voi piacciono gli autobus e vabbé, voi lo sapete che amo essere amato e quindi beccatevi le due vecchie.

Era un autunno o un inverno freddo freddo, di quelli più freddi del secolo ma freddi come il solito, erano le sette e ventisette ed io stavo seduto, incazzato e imbronciato come un sedicenne con capelli indomabili, su un freddo sedile al capolinea del 46. Preparatevi alla sintesi parastorica: c’era il governo Dini, anche se ancora per poco perché in aprile Prodi avrebbe vinto le elezioni e per la prima volta nella storia d’Italia la sinistra sarebbe andata al governo, Jovanotti era considerato un cantante impegnato, Ligabue sarebbe rimasto ancora qualche mese solo il nome di un pittore, gli Oasis erano la grande promessa della musica universale mentre Ron stava per vincere Sanremo assieme a Tosca in una edizione in odor di risultato truccato (l’ultima della Seconda Era Baudo), Roberto Benigni era ancora solo un comico e Beppe Grillo pure. In America c’era Clinton, in Inghilterra Tony Blair era giovane e promettente, in Germania c’era ancora Kohl ma già si avvertiva che era fuori posto, mentre il neopresidente francese Jacques Chirac aveva deciso di ricominciare il programma nucleare francese ed erano iniziati gli esperimenti e le esplosioni sull’atollo di Mururoa, Polinesia francese. Cosa che ora Kouchner vuole bombardare l’Iran per molto meno, ma vabbé, all’epoca la cosa aveva fatto grande scalpore e aveva acceso l’indignazione della comunità internazionale. Le foto le trovate qui, se siete troppo giovani e non ricordate né le proteste e l’indignazione di tutta Europa, né la Nannini che espugna Palazzo Farnese, né gli adesivi che tutti avevano sulla Smemo. Non so che faccia avessero le due signore perché erano alle mie spalle, ma c’era un silenzio di autobus di prima mattina e ricordo tutto, come fosse ieri. Soprattutto l’incipit, che è lo stesso di sempre:

 

A: O l’è proppio freido

B: Eh sci… ti gh’e raxon… ma no l’ea cosci l’anno passou…

A: No no… l’è vea… ti o se… o sejà Mururoa…

B: Mururoa?

A: Sci sci… ti te o ricordi o ’46? Doppo Hiroshima o l’ea pexo!

Ricordo che il pensiero che fosse colpa di Chirac se mi pioveva in testa da quel finestrino bloccato mi divertì molto e di certo risi tra me e me. Anche se avevo sedici anni e a quell’età facevo di tutto per sembrare intenso e incazzato.




P.S. Mi si perdoni la grafia approssimativa del genovese, di cui ho una competenza esclusivamente orale. Per i foresti aggiungo che pexo vuol dire "uguale", che la o si legge [u] e che la x vale, ovviamente, fricativa postalveolare sonora. Che poi è come dire j di jour in francese.



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DIARI
2 ottobre 2007
Ivan e Momo. Racconto epico in un autobus

I ragazzini, si sa, hanno i brufoli oppure li stanno per avere. Non lo dico perché oggi mi sono spuntati due brufoli e mi ha preso il panico da ricaduta da pitiriasi e neppure perché oggi avevo questi due brufoli e questa polo a righe che mi faceva sembrare un ragazzinissimo. Lo dico perché oggi, sull’autobus, ho sentito due tredici-quattordicenni, uno coi brufoli e uno no, che parlavano di Davide e Golia o, meglio, di Momo e Ivan.

Brufoloso: Oh, stasera ci vieni che facciamo una partitella?

Non ancora brufoloso: ma dove?

Br: Dal Fassi [sottointeso –como non –ino]

Non anc: ah ok… mi diverto troppo dal Fassi… ma lo sai che l’altra volta si son menati?

Br: ma chi?

Non anc: Ivan

Br: ma chi è Ivan?

Non anc: Minchia, Ivan!

Br: ma chi?

Non anc: Minchia, quello peloso

Br: non lo so…

Non anc: Minchia, la scimmia!

Br: boh

Non anc: Minchia quello grosso che sta in piazza

Br: ma lo conosco?

Non anc: Minchia, quello che s’è rasato tutti i capelli dietro!

Br: Ah sì… ma con chi?

Non anc: Momo

Br: Minchia Momo (ridacchia) e chi ha vinto?

Non anc: Non so, erano squadre miste…

Br: Ma no a calcio, chi ha buscato?

Non anc: Ivan

Br: Ivan?

Non anc:: Sì sì… Momo gli ha dato un calcio con i tacchetti che gli è rimasto in faccia

Br: Minchia… ha buscato…

Non anc: Minchia e poi Momo ha iniziato a dire “Piazza Donghi di mmerda” e mio fratello si è incazzato e gli ha detto “Oh!?” e gli ha dato due cinghiate… minchia…

Br: Minchia, Momo le busca da tuo fratello!

Autolinea urbana 67/, via Berghini, ore 18:58

A parte che io Momo me lo immagino un chiwawa di bambino e Ivan un molosso pubescente e che quindi la storia assume una sua epicità, vorrei dire per la cronaca che piazza Donghi (che in realtà è solo la fine di via Donghi e non ha nome di piazza) è indubbiamente un posto di merda. E giuro che ogni minchia nel testo è stata effettivamente pronunciata.

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DIARI
16 settembre 2007
Ospedali e notti bianche

Una delle rubriche che amate di più è Autolinee urbane. Lo so perché è un periodo che tutti mi chiedono perché non scrivo più quello che succede sugli autobus e vi capisco. Il problema è che trovo che viaggiare con l’iPod nelle orecchie mi renda assai più fascinoso che quando sto a orecchie nude. Certo, lo svantaggio è che non sento più gente improbabile e anche voi ne pagate le conseguenze. Però ieri, mentre scendevo verso il centro su un 18 assai pieno di gente che come me andava alla Notte Bianca, sopra Damien Rice che mi sussurrava nelle orecchie di quel topo nel grano (o era una sexyssima Diana Krall?), sento una signora con la carnagione, gli abiti e i capelli arancioni che trilla. Quando signore strane trillano io non posso nascondere la mia natura impicciona e allora ho, con distratto gesto dell'unghia, abbassato al minimo il volume dell'iPod e mi sono messo ad ascoltare, fingendomi assorto. L'ho fatto per voi, eh:

Trillante: Oh! Che bello vederla stasera! Anche lei è uscita per la Notte Bianca?
Silente: No. Sto tornando dall’ospedale, hanno ricoverato mio marito.
Trillante: ah… mi dispiace… però la vedo bene! La silente abbozza Beh, è sempre così quando si torna da un mese di vacanza! Si è più belli!
Silente: No. Non sono partita. Sono stata all’ospedale tutto agosto.

La Trillante non trilla più. Devo ricordarmene, quando voglio zittire gente molesta...

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permalink | inviato da suibhne il 16/9/2007 alle 20:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
9 giugno 2007
L'assurda longevità della perpetua, ovvero Corpus Domnis

Attraverso via Thaon di Revel e mi sembra che sull’autobus in attesa alla fermata ci sia un posto libero. Che bello, penso, mi siedo e leggo un po’ i libri che mi son comprato! Invece salgo e noto che il posto che sembrava libero è in realtà occupato da un mazzo immenso di gigli, fiori bianchi e verde di riempimento, proprietà di una signora sessantenne che si sventola vorticosamente con un ventaglio dicendo uh muoio, muoio. Vi anticipo, purtroppo la signora resterà in vita, almeno fino a quando scenderò dall’autobus venti minuti dopo. Noto sorpreso che nessuno polemizza con la vecchia, malgrado il 67 sia stracolmo. Superata la fine di via Donghi come sempre l’autobus inizia a svuotarsi, sale una sessantenne con occhiali dorati e due bambini molesti che però escono subito di scena. La signora rivolge gli occhiali dorati ai fiori e inizia:

Occhiali d’oro: Uh, che belli! E' il fiore di sant'Antonio? Guarda alternativamente me e la Signora dal ventaglio, io volto la testa e la SdV non emette suono
OdO: Li porta in chiesa?
SdV: No, li porto dalla chiesa.
Ah, se li è rubati, penso io trionfante
OdO: dalla chiesa?
SdV: sì, c’era un matrimonio e la fioraia me li ha regalati
OdO: Ah! Che chiesa era?
SdV: Santo Stefano
OdO: Ah, quella dove si è sposata mia figlia! La basilica!
SdV:Sì sì… mia figlia è lì da dieci anni e io ogni tanto vado a darle una mano
OdO: Eh, mio genero è molto amico del parroco… don Carlo… si telefonano anche… io invece sono andata a vedere il… il Corps… dal Corpus Dominis No signora, dominus è un semplicissimo maschile della seconda, fa –i la processione… bella!
SdV: Eh, io sono stata in chiesa tutto il giorno, da stamattina ad ora…
OdO: Che bravo don Carlo… poi conoscevo anche quella che l’aiutava… la…
SdV: La perpetua!
OdO: Sì, come si chiamava? Sarà anziana
SdV: Eh eh eh, altro che! La signora Maria! Ora è dai suoi, ha 91 anni!
OdO: Ah ecco…

Poi purtroppo devo scendere, visto che mia madre aveva già infornato la pizza. Però restano alcune considerazioni che vorrei condividere con voi, soprattutto nella speranza che risolviate i miei dubbi:

1) che vuol dire che la figlia sta a Santo Stefano da dieci anni?

2) Il fedele medio non riesce neppure a memorizzare Corpus Domini, come può davvero venire in mente di ripristinare il latino nelle liturgie?

3) Soprattutto: che cazzo vuol dire che la signora Maria a 91 anni è tornata dai suoi? Che è morta? Ma allora perché la signora col ventaglio dice ha 91 anni? Quanti anni dovrebbero avere i suoi genitori?

Ad ogni modo, anche io sono passato per il centro e ho beccato la processione del Corpus Domini. Fatta la tara di preti, suore, scout e bambini che devono fare la comunione ci saranno state duecento persone, di cui 180 sopra i settanta. Questo un po’ mi ha confortato, assieme al fatto che hanno spostato la processione al sabato, visto che domani c’è la partita. Ogni tanto si hanno chiare le priorità anche in questo paese.

don Zainetto

Domani alle due e mezza ritorno chez moi, lunedì mattina incontro il tecnico Noos. Pensatemi.




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20 marzo 2007
La vedova allegra e le nuove famiglie

Esco di casa piuttosto presto, voglio arrivare in Dipartimento entro le due e mezza e mettermi a lavorare almeno fino alle cinque. Scendo le scalette e salgo sull'autobus al capolinea, un po' troppo vuoto per essere sul punto di partire. Infatti l'autista scende e, a una vecchietta con giaccavento viola, risponde che sarebbe partito nove minuti dopo, alle 14:09. "Cazzo!" penso. In realtà mi stavo disperando per niente perché la biblioteca era chiusa per le discussioni delle tesi, ma non lo sapevo ancora.

Vecchia in viola: Ma chiuda le porte dell'autobus eh! Se no rimango chiusa fuori!
Autista: Scusi?
Vecchia in viola: Ma no, mi scusi... era solo una battuta... poi avrebbe riaperto, mica poteva lasciarmi qui... no? Mi scusi, ma ho fatto una battuta...
Autista: Ma niente, si immagini...
Vecchia in viola: Una battuta un po' così... ma sa, era per sdrammatizzare... sa, è morto mio marito!
Austita: Ops...

Ops? ma si risponde ops? e soprattutto, vecchia in viola: sdrammatizzi la morte di un marito con una battuta del genere? Non ci sono più le famiglie di una volta, anche se Buttiglione non l'ha ancora capito...




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1 febbraio 2007
Un altro (irrispettoso) matrimonio

La mattina, in questo torrido gennaio, viene da pensare che gli allarmi sul riscaldamento del pianeta siano sciocchezze, perché fa proprio freddo. Mi accomodo su un sedile di plastica gelida, avvoltolato nella sciarpa, iPod nelle orecchie e inizio a sonnecchiare. Poi l'autobus sussulta, mi sveglio e mi tocca ascoltare le due signore in piedi davanti a me. Tengo gli occhi chiusi, ad ogni modo, perché sarò stronzo ma la mattina non lascio il posto a nessuno:

Signora A Oh ciao
Signora B Ciao!
Signora A
Come va?
Signora B Eh, solito… si tira avanti…
Signora A E tuo figlio?
Signora  B Eh, si è sposato non ti ricordi? Te l’avevo detto…
Signora A Anche il mio si sposa! A luglio…
Signora B ‘sti figli… non hanno rispetto…
Signora A Beh, convive già da un po’...
Signora B sì, ma non hanno rispetto… anche il mio si è sposato d’estate! Ma non ci pensano?
Signora A Eh?
Signora B Ma sì, guarda che il problema ce l’hai anche tu… la madre dello sposo è obbligata a mettersi le calze pesanti, 8 denari! Capito? Con il caldo che fa! Non hanno proprio rispetto…
Signora A Eh, sì...

[Autolinea urbana 46, via Donghi, 31.01.07, ore 8.15]




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29 dicembre 2006
Fuga dalla scuola media

Sul 67 stasera faceva un caldo dannato e il mio nuovo cappotto Koan grigio, iper-imbottito (penso già a Zurigo) e con collo di gatto (secondo una diagnosi di ieri sera, mentre io propendo per "collo di pelo finto") non faceva che peggiorare la situazione. Tra l'altro da qualche giorno sono obbligato - per il motivo che sapete - a portare una sciarpa nera di pile che evita attriti indesiderati, mi rende estremamente affascinante ma genera ancora più caldo. In queste situazioni non ho mai voglia di fare sedere le vecchie ed è per questo che ho iniziato a fingere di leggere l'Espresso che, tra l'altro, ha lei in copertina e regala un Adelphi, casa editrice di cui sono notoriamente e banalmente innamorato. Mentre tenevo gli occhi fissi sulle pagine del settimanale e cercavo di togliermi SENZA ALZARMI DAL SEDILE il cappotto (se per disgrazia incontri gli occhi di una vecchia non si può più sfuggire e bisogna alzarsi) ho lievemente perso l'equilibrio e - per salvare l'ultimo regalo di Natale che ho comprato oggi - ho dovuto curvare la testa e ho incontrato la Bambina del Secondo Piano. Poco male, perché era seduta e non l'avrei fatta sedere comunque.
Ad ogni modo, la Bambina del Secondo Piano (d'ora in poi BaSPi) non è più bambina da qualche anno. In realtà non so quanti anni abbia ma credo sia in quella fase tremenda che si suole definire Scuola Media. Nella fase terminale, fortunatamente per lei. Avete presente il periodo in cui sei incazzato col mondo, ti vergogni a farti vedere in giro con i tuoi, racconti di esperienze mai vissute per non sembrare meno figo degli altri? Quel periodo in cui una semplice frase detta una sola volta, una felpa un po' troppo scolorita, una confidenza fatta alla persona sbagliata possono trascinarti all'inferno. Ecco, BaSPi è pienamente in quella fase anche se sta cercando di emanciparsi. Fino a settembre era, poverina, mostruosa. Con troppi capelli troppo lunghi e le spalle un po' curve. Io lo so, lei si sente terribilmente a disagio perché sua madre è molto più bella di lei, più magra e decisamente più elegante. La madre non fa nulla per farla sentire inadeguata, anzi. Sono sicuro che è stata lei a portarla dal parrucchiere che l'ha sfoltita e resa un po' più ragazzina. Solo che è una bella mamma giovane e lei è una ragazzina un po' racchia, non se ne esce. Oggi ho notato che ha cambiato di nuovo pettinatura ma ha ancora un po' di angosce. Era con la zia, non che io conosca sua zia ma l'ha presentata così a una sua amica (d'ora in poi Amica) che è salita in piazza Martinez e che - tra un messaggino e un altro - si degnava di interloquire con lei. Amica era con un gruppo di amici piuttosto numeroso che ho già notato un'altra volta. C'è un Leader tredicenne a dire il vero piuttosto intelligente e simpatico, anche se ovviamente vessatore e un po' bulletto. E' un ottimo imitatore, ottimi tempi comici ma ho l'impressione che butterà via il suo talento. Ci sono tre o quattro fanciulle adoranti (credo che Leader stia con una ma non mi sorprenderei se fosse un po' più intraprendente) e un Bersaglio che viene usato come clown triste e, appunto, bersagliato. Ad ogni modo, Amica è chiaramente una star, fa la figa, ha la pancia di fuori (BaSPi non se la può permettere e ha sempre pantaloni a vita molto, molto alta) ma vuole mostrarsi gentile con BaSPi, non fosse altro per la tradizionale ipocrisia delle compagne di classe. Amica e i suoi amici sono andati ai baracconi (che poi è come dire il luna park, da 'ste parti) e hanno fatto un sacco di giochi paurosissimi. BaSPi dice che c'è andata anche lei, che non le piacciono molto i giochi paurosissimi e forse va anche il due gennaio. "Con una mia amica!" aggiunge, come a scusarsi, prima che Amica possa pensare che lei va in giro solo con i genitori. La mia impressione, invece, è che andranno lei, la sorellina, la mamma figa e il padre, che fa il vigile urbano e che - secondo mia sorella - tradisce la moglie. "L'ho visto un sacco di volte in terrazzo che parlava furtivamente al cellulare". Io la gente che si inventa i fatti degli altri non l'ho mai capita.
Amica, com'è chiaro, non la considera affatto e anche i tentativi di sembrare interessante e di essere, chissà, invitata ai baracconi col gruppo dei fighi credo siano avvertiti solo dal sottoscritto che, nel frattempo, ricominciavo a sfogliare l'Espresso che non si sa mai. Certo, BaSPi, che se dici frasi tipo "Certo che la casa degli specchi è proprio un labirinto!" non sei sulla strada giusta.
Però BaSPi mi è simpatica, sorride e non si è mai azzardata a darmi del lei. Secondo me ce la farà, vincerà la pinguedine, il culo grosso, il viso banalotto e la totale assenza di personalità.
Chissà che scuola farà BaSPi l'anno prossimo. Uno psicopedagogico, se le va bene e non la costringono a fare Ragioneria. Chissà che fine farà, quando si sentirà emancipata dalla madre, quando troverà un'amica con cui chiacchierare del tipo affascinante dell'ultimo piano che tiene un blog assai seguito e che solo momentaneamente è ricoperto di pustole rosse e porta una sciarpa di pile nera.

Ma la porterò via
non l'abbandonerò
la renderò partecipe
di tutto ciò che ho...


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permalink | inviato da il 29/12/2006 alle 0:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
22 novembre 2006
La vedova allegra

La signora ha i capelli di quel rosso che ormai è invalso tra le signore nei primi Sessanta che si tingono e ci tengono a fartelo sapere. Non ha labbra (o le ha molto sottili), le mancano i denti di sotto – pare – ma non è evidente. Ha un giubbino di pelle e dei pantaloni, rughe sottili e occhi giovani. Le mani, che non ingannano, dicono sessantacinque anni. Forse settanta, chi lo sa. Non è trascurata, pare allegra e in pace col mondo. Anche se ha degli strani zoccoli del dottor Schot blu, in tinta col resto del vestiario.

Cosa vuole… mi sono rassegnata! Dopo due volte che restavo vedova che potevo fare? li ammazzo tutti! Il mio primo marito, il padre di mia figlia – la figlia fa la geometra, diceva poco prima – è morto subito, dopo tre anni. E mia figlia aveva solo un mese. E io dopo un mese e mezzo ero già con un’altra persona e poi ci siamo sposati. Ma mica per… è che bisognava che andassi avanti, avevo bisogno di soldi! Ma una brava persona, eh! Davvero una brava persona. Poi è morto. Adesso si figuri se mi sposo. No, convivo con un uomo ma sposarmi… tanto muoiono tutti!

Autolinea urbana 13, corso Aurelio Saffi h. 18:05




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DIARI
15 ottobre 2006
Le ragazze che ridono e Marco Masini. Di nuovo sull'autobus, un cameo e un ritorno

Sono stati giorni complicati, questi, e oggi pomeriggio sono uscito con l’obiettivo di comprarmi un cappotto per coccolarmi, tirarmi su il morale e indulgere nell’euforia pre-parisienne con circa due mesi e mezzo d’anticipo. A Parigi, è chiaro, non posso andare senza scorta di libri snob, sciarpe, maglioni a collo alto e un cappotto. Purtroppo, però, ho concluso due cose 1) non so comprare le cose da solo, senza una consulenza di sorta 2) i cappotti hanno prezzi impressionanti. Da questo deriva che ora non ho un cappotto ma, in compenso, ho svaligiato nuovamente Feltrinelli. Vi prometto che entro stasera aggiornerò il “Sto leggendo…” qui a fianco, sono mesi che non lo faccio e potreste pensare che sia un tipo sostanzialmente lento…


Tornando a casa con un sacchetto di carta traboccante Bompiani in offerta, (Archeologia del sapere e Storia della morte), Taschen in offerta (Il design dalla A alla Z) e un Bruno Mondatori a prezzo intero (Filosofia del design, 12 euro) salgo di corsa sul 67. I giorni festivi non parte dove dovrebbe, cioè da Brignole, ma da piazza Martinez, luogo famoso soprattutto per essere stato bazzicato, negli anni, da Giorgio Caproni, Donato BilanciaOrlando Portento. Sic transit, miei cari, gloria mundi, ma non divaghiamo. L’autobus è pieno e noto subito che sarà molto arduo procedere nella lettura della Biblioteca della piscina. Mi posiziono – in piedi – nel luogo più adatto ma capisco subito che è meglio stare a guardare e ad ascoltare. Seduta davanti a me c’è una signora calabrese e corpulenta, nerovestita, con un figlio anch’egli corpulento, vestito con quegli imbarazzanti completi-pantaloncinicorti-maglietta che non si capisce perché le madri impongono ai figli ottenni. Se non fosse che il figlio in questione di anni ne ha almeno sei di più. La signora Nerovestita si lamenta ed è normale perché sugli autobus ci si lamenta. Solo che stavolta ha ragione, poveraccia. Sulla sua testa pende la chiusura di uno sportello dentro cui è visibile una bombola con la scritta LIQUIDO PNEUMATICO e considera la cosa piuttosto insicura. L’autista ne conviene, ma alza le spalle perché non ha la chiave adatta a chiudere l’anta e quindi pace, mette in moto e aspetta. “Ha capito come siamo ridotti?” mi dice Nerovestita, io abbozzo un sorriso e basta, perché dietro di me avvengono cose più interessanti. Colpo di scena: con un “Amoreeeeeee vieniiiiiii” torna nel blog una squilibrata che abbiamo già conosciuto. Insiste perché il compagno – alto, occhiali a specchio tipo Funari, brutto e sporco, con orecchie incrostate di non voglio saper cosa e calvo – si sieda al posto di un povero Jimmy Carter che, ottuagenario e con una giacca scamosciata, li guarda un po’ atterrito per poi alzarsi, sollevando le proteste indignate dell’autobus. “Ma come! Fate alzare un anziano!” Jimmy diventa rosso perché è onesto e schivo e non vuole certo sobillare una rivolta ma finisce per accettare il posto di un uomo più anziano e malridotto di lui ma campione di indignazione piuttosto di farlo stare zitto. Chiameremmo questo secondo vecchio Travaglio, se non fosse che sta uscendo definitivamente di scena.



Alla fermata successiva sale un gruppetto di ragazzine che ride in modo effettivamente un tantino irritante. Il nostro uomo Specchiato inizia a strillare “Galline! Siete galline!” le risate aumentano “Bisognerebbe darvi del becchime” bah, penso io… “Anzi vi do il bisteccone!” chiosa lui. Trovo la sua frase profondamente inelegante e decisamente disgustosa. Non tanto per il contenuto, che pure fa schifo, ma per l’inutile accrescitivo… è avvilente. Ad ogni modo le ragazze smettono di ridere e prendono posizione nel sedile davanti all’uomo. Oddio, penso, scoppierà un casino! e mi avvicino gongolante.



Le due ragazzine sono molto graziose, sedute una in braccio all’altra come si fa a 14 anni, e canticchiano non capisco bene cosa. Lo Specchiato le aggredisce:



“Alle quattro di notte mi sveglio sudato UH sotto il sole abbagliante di un televisore UH sono stanco di me e vado a letto vestito UH non ci son cachet per quest'altro dolore UH
anche lei è una stronza anche lei non ha pace prende tutto perché non lo sa cosa vuole e la mia gelosia che diventa feroce è soltanto una scusa per farmi del male è pauraaaaaaaaa d’amareeeeeeeeee pauraaaaaaaaa d’amareeeeeeeee” le ragazze strabuzzano gli occhi, nell’autobus regna lo sgomento, io capisco subito l’intertesto ma non colgo il nesso. Sta cantando in un modo lievemente monocorde, tutto d’un fiato “Vi piace Masini? Perché a me piace! Siete andate al concerto? Io ci sono andato” la ragazza più sveglia delle due gli dà corda e inizia il juke box che inanella, una dopo l’altra, Malinconia, Bella Stronza (su richiesta della fanciulla), Perché lo fai e un’altra che non ho riconosciuto. Le ragazze ridono fino alle lacrime, io mi trattengo a malapena, le vecchiette ridono anche loro, l’autobus è investito da una ilarità generale, anche la signora che già conoscemmo sorride beata. Siamo tanto allegri, su quel 67 alle sette di sera, che sembriamo usciti da una pubblicità di deodoranti per ascelle.


Scendo chiedendomi se è il caso di sentirmi in colpa per le risate. No, direi di no.

Viva la libertà
di pigliare la vita così come viene
e andare dove va
perchè un uomo da solo si vuole più bene,
viva la libertà
ogni giorno che passa diventa più dura
e quello che non si ha
ci fa sempre paura ma questa è la libertà!

Cantano i ragazzi che non sanno cosa fare
mentre aspettano la vita come un treno verso il mare
con la loro giovinezza disperata di allegria...
Cantano i ragazzi gli anni di blue jeans
fatti di vacanze belle come un film
con quell'impazienza di buttarsi via
che avevamo tutti nella nostra compagnia

11 luglio 2006
La rosa e la kimilsungia, ovvero: Sinistre parte II

Suibhne scocciato e in ritardo: Uh ciao! come stai?
Giovane del PdCI: Bene, tu?
Suibhne: beh, insomma... dovevo andare a una grigliata in spiaggia ma con 'sto tempo mi sa che si convertirà in una spaghettata, non so...
Giovane del PdCI: Eh sì... come va il Partito?
Suibhne: Bah, va... è già qualcosa... tra elezioni e referendum ormai si va avanti nella bonaccia...
Giovane del PdCI: Eh, anche noi...
Suibhne: La settimana prossima parto per il campeggio della IUSY, i giovani dell'Internazionale Socialista... almeno fino a che non ci cacciano a pedate!
Giovane del PdCI lui - che soffre l'isolamento internazionale del suo partito che non sta in Sinistra Europea ed è relegato in un partito europeo fatto di residuati - si illumina: Anche da noi c'è stato l'anno scorso... cioè, noi facciamo il campeggio nazionale in Toscana poi esiste il Festival Mondiale della Gioventù Comunista...
Suibhne sorpreso ma con evidente interesse antiquario: Il Festival Mondiale della Gioventù? come negli anni Cinquanta?
Giovane del PdCI: Sì... l'avevano interrotto per qualche anno poi dal '96 hanno ricominciato... l'anno scorso l'abbiamo fatto a Caracas...
Suibhne: Io l'ultimo di cui ho avuto notizia era a Pyongyang.
Giovane del PdCI: Eh... tra l'altro ora stanno cominciando una campagna di stampa contro la Corea del Nord che...
Suibhne: No.

[Autolinea urbana 46, via Donghi, 08/07/06, 19:05]



Com' è nato il fiore Kimilsungia?
Un giorno dell' aprile 1965 il Grande Leader Compagno KIM IL SUNG, in Indonesia, visitava il giardino botanico Bogor accompagnato dal Presidente indonesiano Sukarno. Là vide un nuovo fiore creato da un botanico indonesiano alcune decadi prima; si espresse entusiasticamente sulla bellezza eccezionale del fiore.
Vedendo il Presidente KIM IL SUNG così compiaciuto da questo fiore particolarmente bello e raro il Presidente Sukarno decise di chiamare il fiore Kimilsungia, in onore al popolo indonesiano che amava e rispettava unanimemente il Leader coreano.
Per i seguenti dieci anni i figli ed i nipoti dei botanici si dedicarono completamente alla coltivazione della Kimilsungia, anche se le circostanze ambientali fossero spesso difficili, raggiungendo l' optimum nella coltivazione. Presentarono il fiore al Presidente KIM IL SUNG nell' aprile 1975.
Così il fiore prese il nome del Grande Uomo.

(tratto dal pregevole sito della Sezione Italiana della KFA, l'Associazione di amicizia verso la Repubblica Popolare Democratica di Corea del Nord)




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1 giugno 2006
In viaggio con Satana

Atomo opaco di male (ragazzetta bassa e senza collo,grassoccia e di circa tredici anni): Minchia, ma come cazzo frena questo autista? Dove l’ha trovata la patente? Nei ovetti Kinder? [La presenza del “minchia” in posizione incipitale è uno dei più notevoli esempi dell’influsso dell’immigrazione dal Sud nella parlata del genovesato (NdR)]
Satana: C’hai troppo ragione…
Atomo: Oh, ma secondo te a Zio gli piaccio?
Satana: non lo so, a te ti piace?
Atomo: abbozza Minchia l’altra volta ho parlato con Valentino…
Satana: Minchia che brutto Valentino…. Beeeeee… sai che dice la De Gregori? “Quanto è brutto Valentino!”
Atomo [evidentemente indispettita, secondo me a lei piace Zio ma solo Valentino ci potrebbe stare] Sarà bella lei… [arriva un SMS] Oh, la Carlotta è stata investita ed è all’ospedale con la testa rotta!
Satana: la Carlotta?
Atomo: E vai! Son troppo contenta!
Satana: E con tutti quei capelli come fanno? poverina
Atomo: no io son troppo contenta… ma sai chi è la Carlotta? Quella del Bar!
Satana: Ah, cazzo… allora sì… Dovrebbe già essere morta!
Atomo: cazzo... l'hanno investita sulle strisce!
Satana: minchia, allora ti credo che non si è fatta niente, non c'ha il cervello! Oh, la prof d’inglese c’ha troppo l’alito che puzza!

[Autolinea urbana 67/, via Donghi, ore 17:15]

Questa ennesima operetta morale vuole anche essere un contributo allo studio di Zarathustra sull’adolescenza del XXI secolo.




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17 maggio 2006
Come mai i quindici anni

Salire sull’autobus alle sette di sera, dopo essersi picchiati con i neghittosi bibliotecari dell’Universitaria, aver portato in giro per la città una borsa troppo pesante, aver lavorato a una bibliografia che pare ogni giorno più sconfinata, aver partecipato a due riunioni simultanee e aver percorso via San Lorenzo a passo di carica, è una cosa che solleva. In questa stagione, chissà perché, a quest’ora l’autobus non è pieno e si trova comodamente posto, al capolinea di Brignole. Mi appollaio a metà del veicolo, dando le spalle a una coppietta giovane giovane che ridacchia e sedendomi davanti a una signora con un cerotto sul naso. A una prima occhiata non ci sono persone moleste e posso rilassarmi davvero. Appoggio la testa al finestrino e guardo fuori. La luce, a quest’ora, è stupenda e rende scintillante e arancione la val Bisagno.
La coppia dietro di me forse non è una coppia. A ben valutare sembra una coppia che si sta formando. Forse è uno dei primi appuntamenti, forse stanno solo rendendosi conto che saranno una coppia, forse se ne accorge solo lui, che infatti ride molto di più e fa lo scemo. Avranno quattordici, quindici anni ma lui vorrebbe dimostrarne di più: si è fatto crescere sul mento una specie di ciuffo di peli. Anche io l’avevo fatto, al liceo, con scarsissimi risultati. Fortunatamente non esistono – quasi – prove fotografiche del misfatto. Sono in fase di avvicinamento, probabilmente, e lei – si sente dal tono della voce tra l’euforico e il lusingato – lo sa benissimo. Fra poco arriverà a casa e telefonerà a una sua amica. Anzi, non è escluso che le abbia appena mandato un messaggino col cellulare per dirle che quel loro compagno di classe in fin dei conti è un grande. Lui no, arrivato a casa non chiamerà nessuno. Però sono allegri e ascoltano con le cuffie lo stesso I-Pod. Lei è stonatissima e canta, lui è stonatissimo e canta con lei: Le notti non finiscono, all’alba nella via, le porto a casa insieme a me, ne faccio melodia Mi ricordo che era la canzone preferita di un mio compagno di classe, in seconda o in terza liceo. Si parla del 1995-96, credo… e poi mi trovo a scrivere, chilometri di lettere, sperando di vederti ancora qui. Un successo esagerato, in quegli anni non si cantava altro. Io ero già snob e negavo che mi piacesse perché Max Pezzali saltellava ancora con quello coi capelli rossi ed era comunque quello che cantava “Tappetini nuovi, Arbre Magique”. Come può essere bella una canzone che parla di Arbre Magique e come può essere bravo un cantante che la canta? E poi all’improvviso sei arrivata tu, non so chi l’ha deciso, m’hai preso sempre più, una quotidiana guerra con la razionalità ma va bene purché serva per farmi uscire. Lei sbaglia le parole e trascende un po’ il senso perché dice “una quotidiana guerra, una razionalità”, ma ha quattordici anni e le posso concedere l’insensatezza. D’altra parte questa canzone è uscita quando lei aveva quattro o cinque anni e non si ricorda certo quando era in classifica. Loro la cantano come un classico, come io e tutti gli altri in quell’estate potevamo cantare ad esempio “La leva calcistica della classe '68” Come mai, ma chi sarai, per fare questo a me, notti intere ad aspettarti, ad aspettare te Da allora questa canzone l’avrò sentita chissà quante decine di volte dimmi come mai ma chi sarai per farmi stare qui, qui seduto in una stanza pregando per un sì ma non mi ero mai accorto che mi ricordasse quella ragazza bionda che non so più che fine abbia fatto, quell’estate e quel roveto con le more. Gli amici se sapessero… Edmondo Berselli ha scritto che gli 883 stanno agli anni ’90 come Gianni Morandi o Edoardo Vianello stanno agli anni ’60: appena inizia una loro canzone si ricostruisce quell’atmosfera, quell’Italia, quei passatempi, perfino quei programmi televisivi e quelle canzoni ben più belle delle loro. Quando io fingevo di non ascoltare Come mai o Ti sento vivere (la canzone che si sono messi a cantare dopo) Max Pezzali aveva 27 anni, cioè la mia età di adesso, ma si sintonizzava perfettamente con me e i miei coetanei, anche quelli fighi che facevano finta di non ascoltarlo perché non andava su MTv (che all’epoca era in inglese, non trasmetteva da Genova ed era un’altra cosa). Oggi, che Max Pezzali ha 39 anni, due quattordicenni si innamorano mentre stanno cantando una sfilza di sue canzoni. Io ne ho 27 e ripenso alle more. Berselli secondo me ha sbagliato: gli 883 non si sintonizzano con gli anni Novanta, si sintonizzano con i tuoi quindici anni.

Anche se non hai mai visto dei Roy Rogers e hai la più pallida idea di chi sia Ralf Malf.


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12 gennaio 2006
Le ragazzine

Vi dico già che no, il tono non è da vae vobis qui ridetis e neppure da "ridi ridi che la mamma ha fatto i gnocchi" (ma si dirà in tutta Italia?).
Però ieri osservavo due tredici-quattordicenni sull'autobus. Ben vestite, ovviamente, truccate troppo come le ragazze che iniziano a truccarsi, del tutto simili alle loro coetanee di quando ero loro coetaneo, con i doverosi cambi d'abito. Ecco, la domanda nasce dal fatto che non sono mai stato una ragazza, probabilmente ma... perché le ragazzine sull'autobus ridono sempre? di cosa ridono, di chi ridono, per dirci cosa?

Ti lascerò
Vivere
Tilascerò
Ridere
Ti lascerò, ti lascerò
E lascerò ai tuoi sorrisi la voglia di scoppiare
ed il tuo orgoglio lo lascerò sfogare...




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28 dicembre 2005
'sti giovani sull'autobus

Alle 19:02 il 67 si è bloccato alla fermata S. Agata, vanificando il risparmio di tempo ottenuto grazie allo scatto di corsa che mi ha permesso di prendere al volo un treno a Principe. È capitato in modo naturale, l’autista si è fermato la gente è scesa, l’autista ha richiuso la porta, il motore si è spento e non è più partito. Poco male, mi dico, prenderò un 46. Le festività, malgrado tutto, mi fanno prendere la vita con più filosofia. E poi ho le ultime 50 pagine di Ninnananna, continuo tra me e me. Non passano cinque minuti che l’autobus passa, salgo dalla porta posteriore e c’è addirittura un posto libero, che provvedo a occupare immantinente. Sempre perché ho 50 pagine di Ninnananna da leggere.

Alla fermata successiva vedo una vecchietta vestita come la befana, con le ginocchia arcuate all’esterno come Irma P. Hall in Ladykillers, che sale faticosamente sul mezzo. Chiudo Palahniuk e faccio per alzarmi quando una voce squillante fa:

 

Donna squillante: Venga signora! Si sieda!

Vecchina: Ma no… ha tanti pacchi…

Donna squillante: Ma si immagini, signora! Si sieda!

 

Io, molto contento, riprendo a leggere le ultime 50 pagine di Ninnananna.

 

Donna impellicciata: è ammirevole… signorina, lei è ammirevole… i giovani d’oggi non lasciano mai il posto per le vecchie!

Vecchina: è vero… infatti io non lo chiedo neppure più perché so che tanto…

Donna di cui vedo solo la nuca: pensi che una volta io avevo un bambino in braccio e mi ha fatto sedere solo un anziano!

Donna impellicciata: eh lo so… è così!

Donna-nuca: eh, che superficialità! Questi giovani…

Donna squillante evidentemente imbarazzata: beh… grazie… [risata squillante come le dame dei film degli anni Trenta]

Donna impellicciata: ma sì! Non è tanto per il gesto di lasciare il posto… è il modino in cui l’ha fatto! [trattengo un conato di vomito]

Donna-nuca: i giovani… non c’è pericolo… questi ragazzetti… maleducati! E poi non lasciano sedere!

Donna impellicciata: eh…. Stanno lì, seduti… e ridono… no signora, lei è davvero gentile

Donna squillante: beh, grazie… comunque io non sono di qui, sono di Milano e anche là se non si alzano delle ragazze [sì sì, dice ragazze!] della mia età i ragazzini non fanno sedere [si noti la differenza che la Squillante fa tra ragazze e ragazzini… deve essere per questo che la indovino zitella]

Donna-nuca: stanno là tutti insieme… che magari presi uno per uno sono bravi ragazzi (deve avere un nipote) però lei signorina si vede che è educata

Donna squillante: eh, anche a Milano ‘sti ragazzi… non è tanto che non fanno sedere che quello più o meno…

Donna impellicciata: no! È che sono maleducati! Lei è stata davvero gentile, tanto a modo…

Donna squillante: grazie… ma sì comunque sti ragazzini di 12 – 13 anni… non è tanto che non fanno sedere è che continuano a dire PORCA PUTTANA e poi CAZZO CAZZO CAZZO e CAZZO di qui e CAZZO di lì…

Donna impellicciata e donna-nuca si zittiscono. Anche la Vecchina tace. Alla fermata di via Donghi, Donna-Squillante scende senza emettere alcun suono.

 

[Autolinea urbana 67 ore 19:25]



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18 dicembre 2005
I valori, quelli veri

Romano scapigliato, pessima padronanza della lingua nazionale, circa trentacinque anni: Hai visto quel cretino di Di Canio? Per farse vede dai suoi tifosi, per conquistalli... l'artra vorta j'hanno fatto diecimila euri de contravvenzione... stavolta me pare che je danno pure de ppiù..
Scugnizzo napulitano, diciassette anni, studia alberghiero a Napoli, sta salendo a Lucca per trovare la mamma, l'anno prossimo studierà in Toscana anche se - mi dice - "Avrò qualche problema perché non capisco il dialetto...": Eh...
Romano: Che 'mbecille... io lo prenderei c'a machina der tempo e lo porto a quando lo facevano per davero il saluto fascista... tutti a menaje, sur braccio su le gambe... tu credi che lo farebbe di nuovo il saluto fascista?
Scugnizzo: No, non lo farebbe...
Romano: Ma te ce sei mai stato a Roma?
Scugnizzo: No...
Romano: E vienice... devi annà a vede le Fosse Ardeatine... così vedi come si finisce coi saluti fascisti...
Scugnizzo: Sì, sì.. ma se vengo a Roma voglio vedere l'Olimpico!

Campiglia Marittima, 17 dicembre 2005, Intercity 542 Boccanegra 




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23 novembre 2005
Bonolis compagno di vecchiaia

Una decina di anni fa il pubescente Suibhne si trovava su un 46 che scendeva per via Donghi. Non era molto affollato ma ero in piedi, aggrappato poco agevolmente a un sostegno. Poco distante da me l’ex portinaia del palazzo in cui è cresciuta mia mamma, rossa di capelli e scarsa di materia grigia (d’ora in avanti Portinaia) mi scrutava con le sopracciglia aggrottate. Mi si avvicina minacciosa e mi dice “Ciao!”. Notando il mio saluto imbarazzato ma certa di non aver fatto una gaffe mi dice “Ma tu non sei amico di mio nipote?” Io, all’epoca, ero già molto irritabile e ho risposto “Beh, se sapessi chi è suo nipote potrei risponderle…” Forse le parole non sono state proprio questo, ma il tono tra il seccato e lo scostante sì. Dopo una curva e un paio di fermate di tentativi di spiegazioni (No, guardami bene… come potrei giocare a basket… no, neppure minibasket… No, non frequento neppure l’ACR… non più almeno) abbiamo concluso che non ero amico di suo nipote.


Per non darle soddisfazione e farle temere di aver raggiunto la demenza senile, non le ho rivelato che mi conosceva di vista proprio in virtù del fatto che qualche volta mi aveva incontrato con mia mamma.


Ma mai sottovalutare le vecchie tignose con tintura rossa che da giovane facevano la portinaia. Dopo almeno altre tre fermate la vecchia mi si avvicina trionfante e strilla: “Ecco! Ecco perché mi sembrava di conoscerti! Tu assomigli a Bonolis!” e chiede conferma a tutte le vecchie vicine, che convengono compiaciute facendomi sprofondare in un abisso di imbarazzo e rossore. Credo che ora la vecchia sia morta e mi vergogno di non provare dolore.



2005, via Brigate Bisagno, su autobus 13. Sono seduto contromano e parlo al telefono con il responsabile organizzazione della Khakassia e poi con la ministra delle comunicazioni khakasse. Davanti a me una bambina coi codini, altezzosa e saccente come spero sarà mia figlia quando nascerà tra tanti anni, mi osserva, tira la manica della mamma e mi indica, come spero mia figlia quando nascerà tra tanti anni non faccia mai, e dice “Guarda! Quello assomiglia a Bonolis!”


Dite che non me ne sono accorgo ma sto invecchiando con Bonolis?




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24 ottobre 2005
Sinistre ovvero Della Pluralità

Sull'autobus, oggi pomeriggio, ho incontrato il giovane del PdCI che era al seggio con me alle primarie. Ne è scaturito un dibattito sulle radici cristiane dell'Europa, sulle colpe di Berlusconi nel degrado del paese, sul maschilismo dell'Italia e del Partito Comunista e su molte altre facezie. Giusto per testimonianza, ecco lo stralcio finale prima di salutarlo per infilarmi nell'ascensore della vergogna:

Io: Ma come siete messi con questa lista Arcobaleno?
Lui: Beh, faremo una assemblea programmatica… perché noi vogliamo costruire un partito come la Links (sic!) tedesca…
Io: Lasciami dire che senza Rifondazione non c’è molto spazio…
Lui: No, no… però Rifondazione non è più un partito comunista!
Io: Infatti, è per questo che non prende il 2% come tutti i partiti comunisti dei paesi civili
Lui:…
Io: Ma poi sai, dipende anche con che sistema elettorale si vota… certo, con la soglia al 2%…
Lui: Beh, io sono più per il proporzionale… perché le masse si possano esprimere meglio…
Io: Sì, certo… però un proporzionale fatto come questo è demenziale… I sistemi elettorali sono pochi, se si vuole fare un proporzionale, che lo si faccia alla tedesca, con un bello sbarramento al 5%…
Lui: Eh, ma sai dov’è il problema? E’ una soglia alta, attualmente ancora tanti partiti non arrivano al 5%…
Io: Appunto.

[Autolinea 67, via Berghini, ore 17:58]




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5 ottobre 2005
I diciottenni e Giacomo Leopardi

I primi giorni di freddo, sull’autobus, si riconoscono dall’odore. Il nylon bagnato degli ombrelli, la gomma delle mantelline dei bambini, la naftalina dei cappotti appena tirati fuori dalle vecchiette. Sull’ormai celebre 67, al capolinea, due diciottenni discutono dell’inizio della scuola





Diciottenne A: Abbiamo iniziato Manzoni… il libro di Promessi Sposi è grande così… (gesto eloquente delle dita)

Diciottenne B (il cui padre si è sposato in seconde nozze con una donna “brutta, antipatica e pure ignorante, perché è ignorante”): Noi invece Leopardi…

Diciottenne A: Che palle Leopardi!

Diciottenne B: Sì, che palle… Però le sue poesie, se le leggi, sono belle…
[Autolinea urbana 67, viale Thaon di Revel, ore 19:25]





Sta tutto lì, cari professori: se le leggi




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1 luglio 2005
I diminutivi

Dopo dieci minuti di attesa arriva finalmente il bus notturno 604. Lo guida una giovane autista, carina e disinvolta, che parcheggia con evidente disappunto di noi utenti che vorremmo partire subito. Si alza quindi in piedi e si rivolge a noi, con fare ammiccante di chi vuole farci capire di essere delusa quanto noi:


Scusatemi ma dobbiamo aspettare le venti e quarantacinque... anche a me piacerebbe partire ma ci sono 'sti problemini... con il frescolino di stasera si sta anche bene, ma sapete che me ne vorrei andare subito a casetta anche io... ma non preoccupatevi, tra un quarto d'orina partiamo!

[Autolinea urbana 604, ore 20.30 Piazza Dante]

Vada per i problemini il frescolino e la casetta. Ma il quarto d'orina no, assolutamente no. Il quarto può essere di vino o di latte. Ma d'orina, vi prego, no.




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3 maggio 2005
Operetta morale: il Dalai Lama

Squilibrata: dopo aver calpestato potentemente l’esile piede di una signora sudamericana, capello grigio raccolto – ça va sans dire! – in crocchia: uuuuuuuuuh! Le ho fatto male signora? Uuuuh! Mi dispiace! Le ho fatto male? È che ho questi scarponi qui, che le devo mettere perché mi fanno male i piedi! Indica delle scarpe da ginnastica bianche e rosa delle più normali...


Signora agée: zitta, fa di no con la testa e sorride come il Dalai Lama


Squilibrata: Mi capita sempre con queste scarpacce qui, calpesto sempre i piedi a tutti! Però poi mi perdonano tutti, sa?


Signora agée: zitta, sorride senza fare più no, come il Dalai Lama


Squilibrata: Comunque io mi chiamo Marcella, piacere… lei?


Signora agée: Maria


Squilibrata: Piacere, signora Maria… mi dia un bacio! Si scambiano due baci, ma la signora agée è visibilmente imbarazzata, benché continui a sorridere come il Dalai Lama. Di dove è lei, signora Maria?


Signora agée: sommessamente, con un sorriso da Dalai Lama Ecuador


Squilibrata: Uuuuuuuuh! Credevo che fosse calabrese o siciliana! Davvero? Ecuador? incredula Ma ha tanto dei bei tratti! Beh, si vede che ha lavorato tanto!


Singora agée: finalmente con un tono di voce udibile Ho settant’anni…


La signora Marcella bacia la signora Maria, scendono dall'autobus e si danno appuntamento a presto

[Autolinea urbana 28, stazione Brignole


E questa ultima risposta mi lascia con una leopardiana sensazione di vago e di indefinito… Perché - diciamocelo - non è affatto pertinente. Io, al proposito, ho formulato due ipotesi...

Ipotesi A: in realtà la signora Maria voleva dire "Lavoro da settant’anni, da quando sono nata!"

Ipotesi B: “La prego, signora, ho settant’anni… mi lasci quietare, le ho già detto che non mi ha fatto male!”

Signor Gerry sono sicuro, dico B, si era scazzata, e accendiamo!




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