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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
13 ottobre 2009
Crunch. Crunch. Crunch.

Non c'è niente, davverno niente, di più fastidioso dei rumorini insignificanti in un silenzio completo. La carta di una caramella al cinema, i colpi di tosse a teatro, il tamburellare di un piede a un funerale... oppure il masticare crunchante e vigoroso delle M&M's di questo Tintin cresciuto che mi sta seduto davanti, in BnF. E non ne mangia una, ovviamente! Una caterva, ma una per volta così da dilatare il rumore, spalmarlo per minuti. E non pare accorgersi del fatto che tutti lo stanno fissando. Beh, tutti... io più degli altri, forse...

Alzo il volume di iTunes...

9 settembre 2009
Nei bassifondi di Parigi. François Villon.
Mai vista tanta gente in una biblioteca municipale. O meglio: mai visto tanta gente in una biblioteca municipale che gira tra gli scaffali, consulta, ricerca e si informa e senza utilizzarla come aula studio. Ne consegue che c'è abbastanza silenzio, qui alla Bibliothèque Municipale François Villon, à Belleville. Abbastanza, non troppo perché non ho mai visto così tanti bambini piccoli in una biblioteca municipale e, si sa, i bambini piccoli ogni tanto frignano. E poi c'è una bibliotecaria, una sola, che parla a voce alta.

I pochi tavoli sono al piano interrato, mentre la sezione jeunesse è al primo piano. Mi siedo vicino a un ragazzo askhenazita che sta leggendo un manuale di ornitologia e se ne andrà quasi subito, davanti a me un ragazzo coi capelli troppo fini ricopia su un blocco le istruzioni di un manuale per ottenere uno stage.

La biblioteca François Villon è un luogo familiare e strano, che mi ricorda - ben più grande, in verità - le biblioteche di quando ero bambino, con tanti libri un po' vecchiotti negli scaffali bianchi, i tavoli da scuola e le sedie di legno, un sacco di gente e qualche computer, il wifi gratis offerto dal comune di Parigi e dalla regione Île-de-France, in collaborazione con Orange, cioè France Telecom, cioè - se ben ho capito - sempre lo Stato. Davanti a me, una signora verde pisello fruga nella sezione Arte, dalle parti di Max Ernst. Mi guardo in giro, ci sono cinque portatili di cui tre mac (due macbook e un mcbook air, addirittura!) che rendono Cupertino assai vicina a Belleville di quanto fossi solito ritenere. Accanto al ragazzo coi capelli fini si siede una signora, con un impudico manuale di ginecologia. Si alza perplessa e torna con Santé au féminin, immagino abbia qualche problemino là sotto e rileggo la morfologia dell'articolo determinativo in piccardo. Poca gente che studia, confronto alla mia esperienza, qualche ragazza cerca DVD, qualche signore legge il giornale o consulta le enciclopedie, una rotondetta che non ha pudore a presentarsi con un top di pizzo rosa scartabella tra i dizionari.

Mentre sbadiglio e penso che è una fortuna aver scoperto che la BnF era chiusa prima di arrivare là in fondo, e che è vero quel che diceva Madame X (Vada nelle biblioteche municipali! son così sorprendenti!) si avvicina un signore con pochi denti, e quei pochi un po' marci, che mi sorride molto, si scusa millanta volte e mi chiede di aiutarlo a connettersi col wifi. Io lo aiuto, perché mi piace aiutare la gente, cosa che secondo un test su facebook vuol dire che assomiglio a Jack Shepard. Il signore si scusa ancora e mi ringrazia ancora, mentre mi siedo entra il meno probabile utente di una biblioteca, vestito con una giacca di pelle rossa, una bandana, che tintinna mentre cammina e che porta in mano un monopattino, sì, un monopattino.

Non riesco a definire un odore, in questa biblioteca, e la cosa mi sorprende un po'. Vorrei farmi dare le chiavi del bagno, ma il signore di prima dice che non riesce a connettersi, lo aiuto - lui ha un odore, che è l'aglio temo... - ma il suo computer non riesce a connettersi, ne sono desolato, ottengo le chiavi del bagno e - quando esco - vi scrivo un post.
13 agosto 2009
Antivigilia di ferragosto, con polacchi smaialanti e sputazzate in un microfono

Città vuota, come in una ovvia canzone di Mina. Per le strade solo turisti (avvistati oggi: numerosissima famiglia mediorientale che occupa militarmente il chiostro di Sant'Andrea per fotografarsi in ogni modo possibile, gruppi di donne nordeuropee rossocrinite con immensi zaini che scalano l'erto centro, famiglie numerose che vengono dalla Francia (solo i bimbi francesi sono queruli e strillanti come quelli italiani), coppia di giapponesi silenti che sorride anche se non sa decifrare la cartina, triade polacca che smaiala mangiando calzoni davanti alla cattedrale che se li vedesse Walesa altro che Madonna che canta all'Assunzione!) e immigrati, oltre a qualche rara orda di giovanotti che non è al mare e preferisce strillare. 


Dove sono tutti, mi chiedo? Dove? In vacanza perché tra due giorni è Ferragosto? In casa a vedere repliche di programmi invernali?


No, son tutti quanti alla Berio, l'intera città sta là dentro tanto che trovare un posto è arduo assai. Ma perché questi studiano? non potrebbero lasciarmi nel deserto totale a scrivere la recensione che sto scrivendo, dicendo noi come fossi il papa, che io mi pare superbo? Trovo un posto - circondato da giuristi - tra lo scaffale di cucina e hobby (casella arancione del Trivial, se fosse questo il caso, Dewey 600 e qualcosa, tra Il grande libro del giardino  e Zuppe, Risotti, Polente) e quello di finanza e Bill Gates, con a sinistra tutta la letteratura italiana che c'è.


Gli utenti d'agosto son educati, però, non parlano quasi mai, son vestiti in modo sobrio (di solito qui si viene a sfilare) e danno all'edificio un vago sapore di biblioteca vera e propria. Ci penso mentre mi mangio il mio grappolo d'uva sgranato nel mio tupperware, fingendo di leggere un libro in giardino, mentre si sentono uccellini che cinguettano e l'afa dà tregua. Non sembra quasi la solita Berio, quella che mi fece scrivere un message in a bottle e dove mi scambiarono per sapiente (o bibliotecario). I bibliotecari, però, son sempre gli stessi, c'è sempre il solito lavoratore socialmente utile e c'è sempre la solita signora a leggere gli annunci del tipo "Si fa presente alla gentile clientela che il prestito libri è sospeso alle ore 18.30". Chissà perché scelgono lei... All'inizio credevo fosse un disco, ma il fatto che ogni volta il panico la blocchi su una parola diversa mi fa dedurre che no, è proprio una donna eletta alla lettura. Chissà perché scelgono lei, che non ha una voce particolarmente bella e che sputa regolarmente nel microfono. Chissà perché non le dicono di stare, almeno, un po' distante...

7 agosto 2009
Riportando a casa tre anni di fotocopie. Congedo.

Tre anni di fotocopie sono immensamente pesanti. Stamattina son andato in dpt, che è chiuso anche se i dipendenti ci sono e non si capisce perché non tengano la porta aperta e si limitino a giocare a solitario col computer in attesa dell'ora di uscita. Sono salito al piano di sopra, deserto: non c'era Panzone, non c'era Stronzetto, non c'era l'Ovale, nessuno, nessuno, nessuno. Solo tre anni di fotocopie, un paio di libri che avevo lasciato sedimentare su uno scaffale. Riempio lo zaino e fatico a farci stare tutto, perché tre anni sono lunghi, sapete? Che poi io dico "tre" ma tutto sommato sono di più, son quattro, quasi cinque... Mi sembra di essere uno di quei personaggi da telefilm americano, che lascia l'azienda perché è stato licenziato oppure va in pensione, si trasferisce o chissà che, e riempie una scatola di cartone con tutti i suoi oggetti: la foto della moglie, il mug con la frase simpatica in cui teneva tutte le matite appuntite, i passatempi moto perpetuo...


Signore, signori, questo è il congedo dal dpt, definitivo probabilmente. Le prossime acide irritazioni verranno dalla BnF, probabilmente, o da qualche sezione della Sorbonne. State pur tranquilli che ci saranno, ci sono già state...

25 marzo 2009
Centotredicesimo assente

Mi serve, signori, il centotredicesimo numero della rivista Le Moyen Âge, uscito nel 2007, e mi serve prima della discussione come mi ha intimato una mail professorale di pochi giorni fa. Qui in dpt non ci sarà, mi sono detto, e invece sbagliavo perché secondo il catalogo quella rivista ha collocazione Per 8. Se non fosse che a fine 2006 è stato sospeso l'abbonamento. All'universitaria non c'è, mi sono detto, e invece sbagliavo perché secondo il catalogo quella rivista ha collocazione Per 2688. Solo che non mi fido e allora chiamo per sapere se c'è il numero che mi serve. La signora che mi risponde si sincera che chiami da Genova e dunque mi dice "Mi aspetti in linea, vado a vedere in magazzino che faccio prima che controllare sul computer!". Aspetto, aspetto, aspetto come a Casablanca finché torna e mi dice che pare non esserci ma che ricontrollerà. Lo dice con la gentilezza che vorremmo sempre e che mi riconcilia un po' col mondo, vuole il mio numero di cellulare e non credo sia per secondi fini. Mi alzo, mi siedo dietro 'sto mac, mi chiedo se esista qualche prodotto per pulirlo, visto che bianco  non lo è ahimé più e mi squilla il telefono. E' la signora della biblioteca che mi dice che ahimé hanno solo i numeri fino al 2000. 

E' sempre così e non basta lui, che smanetta nell'opac di Milano alla ricerca di una versione elettronica, e pare che neppure Lach-Man mi venga in aiuto, in questi giorni di tensioni e ansie. Mi toccherà aspettare di essere a Siena, il primo aprile, una settimana prima della discussione.


E se anche lì manca quel numero? e se il numero c'è ma è in consultazione? e se e se? E poi il primo d'aprile, suvvia...




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19 marzo 2009
Il Novissimo e Roccacannuccia

A venti giorni dalla discussione sono ancora in uno stato semi-vacanziero. Il "semi" è dovuto al fatto che sì, dormo (ancora) di più, perdo (ancora) più tempo, vado (ancora) più in giro e non ho (ancora!) pensato a come organizzare il discorso in francese alla discussione, prima dello stillicidio di domande (mi aspetto, ad esempio, bombardamenti dalla Svizzera). A fronte di questo, però, penso al futuro con fiducia vacanziera e sto ambendo a posti in due continenti e quattro paesi, per ora, il che dà l'idea di un ampio ventaglio di chances anche se voi sapete benissimo che è solo una impressione. Ad ogni modo, per rifinire domande e progetti continuo a frequentare le biblioteche e a fare quello che in 'sto momento della mia vita - ve ne accorgerete anche per la mollezza di questo blog, da un po' di tempo a questa parte - non ho più voglia di fare, cioè scrivere. Peggio ancora, in lingue che maneggio con troppo rispetto per risultare efficace. Ad ogni modo, oggi sono all'Universitaria, il mio Nemico Numero  Uno non mi ha trattato male e questa è già una notizia. Mi son seduto tra la folla di studenti silenti (i ciellini là in fondo, non ne conosco più neanche uno il che significa che sono passati tanti anni da quando ci facevamo reciprocamente la lotta, un ex brigatista che ha pagato il suo debito là davanti, qualche italianista sparso per la sala, i soliti due o tre pazzi) e scribacchio 'sto progetto che salverahahahah il mondo.


Come ben sapranno i bibliotecari e gli utenti di biblioteca i libri più facilmente irreperibili, quelli più a lungo presi in ostaggio dagli Incompetenti sono i vocabolari in quest'ordine: 1) italiano (ho visto gente studiare storia con un vocabolario davanti, non ho visto quasi mai nessuno consultarlo veramente...), 2) inglese, 3) latino (ma solo in determinati periodi dell'anno o in determinate biblioteche), 4) francese e altre lingue. A me serviva un vocabolario di categoria 4 ma ne ho trovato soltanto uno un po' vecchiotto. Poco male, mi sono arrangiato perché tanto i veri problemi son sempre e solo quelli sintattici. Però ho anche notato come è cambiato il modo di fare vocabolari e mi son sorpreso a scartabellare in su e in giù (volume acefalo per caduta meccanica di una carta e lacune sparse, tra l'altro) per vedere che parole non ci sono. Non c'è, ad esempio, pionieristico, ma c'è pioniere, che fa ovviamente pionnier. Penna è ancora unicamente plume e tra innocentista, partisan de l'innocence, innocènza, innocence, da una parte, e innocuamente, inoffensivement, innocuità, innocuité c'è anche Innocenzo, Innocent e meno male perché non sapevo come chiamare Lotario di Segni. 


C'è anche, ed è l'occasione di questo post, Roccacannuccia. Io non avevo la più pallida idea che si usasse "Roccacannuccia" per indicare un paese immaginario, né ovviamente che in francese la stessa cosa si dicesse Landerneau. Che voi sappiate si usa ancora o è un relitto Sixties, come le cravatte sottili o i revival estivi, le zebre a pois e i balli del mattone? Esiste anche l'espressione è di Roccacannuccia a indicare "persona gretta", che andrebbe tradotto in c'est un vilain crasseux.


Chissà se qualcuno, negli ultimi quarantacinque anni, ha cercato Roccacannuccia sul Novissimo Vocabolario che odora di ultimo piano, o di aula scolastica il primo giorno di scuola.

14 febbraio 2009
Confettura e letame

Non so se sia la mia soglia di tolleranza che si sia alzata, la disperazione degli ultimi giorni prima della rilegatura e della consegna e il conseguente prolungamento del mio attention span, però mi pare che nell'odiosa biblioteca comunale in questo periodo si sopravviva. Certo, c'è sempre un paio di assunzioni obbligatorie che berciano e qualche ragazzino che vocia, ma siamo a livelli tollerabili e ringrazio l'Università italiana che prevede esami proprio in 'sto periodo e rende silenziosi gli studenti.


Rivisto capitolo 1 e capitolo 2. Tra poco termino l'introduzione, salto la revisione del capitolo 3 (è il primo che ho scritto e da sempre è quello che odio di più e che non mi riesce a persuadere) e passo alla redazione delle ultime cose. Quindi revisione di capitolo 4, 5, 6. Quindi il 3, le conclusioni e il riassunto en français su cui perderò mezzo pomeriggio scarso, non di più.

Devo dire che, rispetto a qui, l'attenzione è più alta anche in fase di scrittura e mi sono già accorto che nella frase precedente ho scritto «Analizzando le composizioni composte...». Cerco un sinonimo word per composte, visto che non ho voglia di pensare, e mi si apre un mondo.


Secondo word "composte" è sinonimo di conserve di frutta, marmellate, confetture, terricciati, fertilizzanti e concimi. Mi son ritrovato in campagna, all'ombra di un albero come in una pastourelle, seduto con un libro di poesia medievale come in una canzone di Battiato che cita Bondie Dietaiuti, vicino a una tovaglia a scacchi rossi e bianchi come in un film sugli italoamericani, che mangio pane e confettura e me la godo come fossi Julie Andrews o uno dei figli del barone von Trapp sentendo l'olezzo del concime come in campagna.


Vabbé, cercherò un sinonimo di composizioni. Unioni, combinazioni, assemblaggi, mescolanze, composti, leghe, amalgami, miscugli, sistemi di elementi, ordinamenti.  Mi si apre un mondo tra gli anni Sessanta, la lutte ouvrière, Pietro Germi e Gianmaria Volonté. Oltre alla prof. di chimica del liceo che ebbe un esaurimento nervoso e rovesciò i tavoli addosso agli studenti, anche se io non c'ero e l'ho sempre e solo sentito raccontare.


Va bene, penso a un sinonimo, contento Bill Gates?

10 febbraio 2009
In corsa...

Non che abbia finito tutto, no davvero. Però quasi. E mi restano poche ore a Parigi, quindi tra poco scappo, vi avverto. Lascio la sala X, dove ho scoperto che ci si può connettere con il proprio portatile (l'avevo già scoperto, ma ho sempre evitato di informarmi su come fare, se no perdo tempo e anche ieri mi facevano notare che era un bene che non avessi il wifi a casa - a casa sua, en effet - perché così almeno ero obbligato a lavorare...) lascio la sala V, dove son stato in questi giorni, e la BnF. La prossima volta che tornerò avrò finito, saro dr. e tutto quel che questo vuol dire, cioè niente.


Tra poco scappo a prendere una RER C, scendo a St Michel e cerco di trovare ancora una libreria aperta, poi a casa, metto un po' a posto e lavoro ancora un po'. 


Lo scorso fine settimana, non ve l'ho detto, son stato a Dijon, in Borgogna, a vedere una cripta dell'XI secolo (il mondo dovrebbe essere romanico, se fosse romanico sarebbe più freddo ma migliore), il palazzo dove stavano i duchi di Borgogna (che non si sa mai, il PRIN e tutto il resto...), a rilassarmi un po' e a cercare di capire delle cose, che non è che si capiscano mai ma almeno uno, per approssimazioni successive, si fa un'idea.


Ma ora vado, signori, signore, lettori e lettrici. Domani mattina volo verso Malpensa, poi autobus, poi treno, poi mi riposo. 


Venerdì (o forse sabato) inizio la revisione. Ci siamo quasi, ci siamo...




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4 febbraio 2009
Il coroner becchino

Tanto per farvelo sapere: sono vivo, mi pare di essere partito ieri da Parigi - e come mi facevano notare, in effetti è quasi ieri... - e ho già passato una intera giornata produttiva (ma non abbastanza) in BnF.
La spianata tra le torri della biblioteca è sempre più scivolosa, ma non sono caduto.
Ho reincontrato un sacco di gente e ho mangiato una insalata ma mi sono dimenticato la mia demie baguette solita.
Ho avuto un oscuro presagio a cui non voglio dare retta e ho visto il CSI, il Six Feet Under, insomma il coroner becchino dei piccioni di Parigi.

Prossime prossimamente...




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30 dicembre 2008
Suibhibliotecario

Ecco, io non so che faccia ho, ma probabilmente viene avvertita come una faccia molto sapiente oppure strana. Sono nella civica biblioteca che tanto odio, stranamente silenziosa perché hey, è il 30 dicembre e il 30 dicembre la gente organizza il veglione e non sta a scrivere di necrologi di ottocento anni fa. Sono seduto ad un tavolo, oggi ho gli occhiali, un maglione viola e una sciarpa perché fa freddo e scrivo sul mac che «sono facilmente individuabili per chi ascoltava la poesia e, tutto sommato, anche per noi moderni, grazie alla miniere del Nécrologe. Tutti i testim...» Scusa, mi dice una ragazzina con il piumino, mi puoi mica aiutare? Io, che vi ricordo ho velleità superomistiche o deliri di onnipotenza, secondo lui, rispondo Certo dimmi pure. Sto cercando un libro... Oggesù, non sa la collocazione e pensa che il mio computer sia connesso alla rete? e non riesco a trovarlo... Inizio a fare la faccia strana, credo, e dico E che libro è? Un anno sull'altopiano, dice, di... Lussu... Sì, Emilio Lussu, dico io per farle capire che lo so e perché voglio farle credere di aver chiesto alla persona giusta, Ma ce l'hai la collocazione? Sì, sì... 940.4... però non lo trovo, mi puoi aiutare a cercarlo? Io non so perché lo chieda a me, in questa biblioteca tutto sommato abbastanza piena. Non so se saranno gli occhiali, il maglione viola, l'aria sapiente, saccente o dolente, non so se sembri un bibliotecario o se sembro soltanto una persona buona, fatto sta che l'ha chiesto a me. Mi alzo, guardo nello scaffale e, come il solito, i libri son malmessi. Due secondi, otto, dieci secondi e lo trovo, glielo do e mi dice Grazie! avevo chiesto anche al bancone ma non son stati d'aiuto!


Fatta la mia buona azione quotidiana, la allontano, mi siedo e guardo il ragazzetto che studia diritto commerciale e che mi guarda interrogativo. "Che gente che c'è a 'sto mondo" gli dico e lui distoglie lo sguardo.


Aggiornamento di due ore dopo: Trotterello per la sala alla ricerca di Lingua, testo, enigma che non troverò perché non c'è e un'altra ragazzina mi ferma: Scusi... Dimmi... Per trovare Lussu? Giusto cielo, ma che cazzo ho oggi che mi scambiano per bibliotecario e quale cazzo di professoressa ha dato come compito delle vacanze Lussu?

14 novembre 2008
La vendetta

Oggi pomeriggio ho tentato la gabola, la truffa ai danni dello Stato, l'azione smaliziata e contro le regole che ha reso celebre l'Italia e l'Italianità. Oggi pomeriggio non avevo voglia di arrivare fino in università e ho scelto l'odiosa biblioteca comunale, quella rumorosa proprio tanto. Però, mi son detto, potrei fregare tutti e andare nella sezione conservazione! La sezione conservazione è l'equivalente ligustico della salle Y, ricordate? le differenze, inutile dirlo, sono molteplici: si muore di caldo e non di freddo, l'arredamento è molto più bello qui e c'è un sacco di legno ovunque, che fa sapienza, Nord Europa e civiltà. Una cosa, invece, è identica: entrarci è difficilissimo. Se là c'era la cattiva insegnante di danza di Saranno Famosi, qui ci sono tante dipendenti incompetenti che però hanno ordini tassativi: NON si possono portare testi propri (se no ci vengono gli studenti), NON si possono portare borse (e mi pare pure giusto), si deve scoraggiare SEMPRE l'accesso a TUTTI, verificando più volte che la persona sia motivata e non abbia proprio altro da fare. 


Io ormai ho una esperienza in bibliotecari e so come comportarmi, mi dico, e riuscirò a entrare anche se non mi serve nulla conservato in sala conservazione. Salgo al quinto piano, apro la porta e già avevo messo su faccia e abbigliamento da giovane ricercatore che ha poco tempo da perdere con bibliotecarie incapaci: trench nero, camicia + maglione, saccenza e frasi secche, precise e senza alcuna possibilità di replica. "Buongiorno, dovrei consultare i cataloghi dei manoscritt...". "Il catalogo è là" dice tremebonda la prima bibliotecaria (perché la sala è vuota e le bibliotecarie sono due, mentre sotto le sale straboccano e i bibliotecari sono uno su 100 lettori). "No, non i manoscritti della biblioteca" dico alzando gli occhi senza occhiali al soffitto "il - e prendo la rincorsa - Catalogue des manuscrits des Bilbliothèques de France" nasalizzando più che posso, arrotando più di Mireille Matthieu, dando colpi di glottide a fine di parola, cercando di stordirla. E ci riesco, perché sgrana gli occhi e dice "Dovrebbe..." "Sì, lo so - interrompo io - mi dà la chiave per lo stipetto? ecco il documento..." Mi dà tutto quel che richiedo, con rispetto mai visto e una cortesia che apprezzo, accompagnandoli con il solito foglietto da compilare non si sa mai perché, in cui le dico che sono maschio, laureato e che consulto libri di letteratura, storia dell'arte e generali. Esco, metto trench, borsa e cose varie nello stipetto, chiudo, rientro e lei mi dice "I cataloghi delle biblioteche di francia sono quelli verdi là in fondo" Che tenera, penso, li ha cercati per fare bella figura! "Sì, lo so, grazie" dico, sempre più nel personaggio. Prendo il volume terzo del catalogo dell'Arsenal (a me non piace l'Arsenal, non mi ricordo se vi ho mai spiegato perché ma credo di sì) e lo spaparanzo là davanti tanto per dissimulare. Gli metto vicino un Codici miniati fiamminghi e olandesi che non guarderò neppure e mi metto, finalmente, in silenzio, a leggere per la millesima volta 'sti Vers de la mort di 'sto chierico artesiano. 


Alla seconda strofa la Vendetta dello Stato. Tu non puoi stare qui ma ci stai lo stesso? io lo so e ti punisco: entra una signora roca e fastidiosa: "Per le visite guidate si sta qui?" "Eh sì" dice la seconda impiegata "tra un po' viene il mio collega e iniziate". Le signore roche, come ben sapete, non stanno mai zitte e molestano, tanto tanto tanto. Per questo parla con la bibliotecaria, in attesa dell'uomo, e inanella una quantità di domande cretine mai viste:


Ma si possono prendere in prestito i libri?

Ah ma ci sono solo io? ma perché, è poco interessante?

Posso lasciare il cappotto? ma non è che scompare qualcosa? allora lo lascio? ma se poi la signora si distrae e me lo rubano?

Sono un'insegnante, vorrei portarci anche la classe...


Ecco, un'insegnante, porca puttana. Adesso è arrivato pure il Collega e inizia la visita guidata, le mostra manoscritti e incunaboli e già alla prima teca fa un sacco di errori. Io mi sento un reietto, chiedo scusa allo Stato, mi metto le cuffie e ascolto La versione dell'acqua [di cui poi vi parlerò].


Scusate, aggiungo alcune domande della professoressa:

Ah ma costavano così tanto le illustrazioni (che sarebbero le miniature)? ma che spreco...

Le è suonato il telefono e dice "No no, mi dica pure" lasciando l'Uomo da solo davanti alla teca e strillando per cinque minuti "Le posso dare la risposta lunedì? ma fino al 2010-2011?". Strilla talmente tanto che le dicono di abbassare la voce, cosa che qui i bilbiotecari non fanno mai, anzi.

Però sa rispondere alla domanda "Cosa è un manoscritto?". "Un libro scritto a mano", dice "Eh, non tutti ci arrivano" dice l'Uomo.

8 novembre 2008
Le locataire in biblioteca ovvero: Berio acustica

Stare nella biblioteca che più odio, faccia al muro come i traditori, mi dà la possibilità di riflettere sulla nostra condizione di esseri umani privilegiati, sani (malgré le dent) e in forze (malgré ma faiblesse antibiotique). Se fossi cieco, infatti, come un vincitore di Sanremo o la sposa di uno schifani, dovrei capire il mondo attraverso i suoni e non potrei, come faccio, raccontarvi come son cenciose e masticanti le ragazzette sedute attorno a me o quanto siano lampadati e abbiano narici immense i bamboccetti seduti al loro fianco. Potrei soltanto dirvi, come sto per fare, che in 'sta biblioteca sembra di stare allo stadio. Si sente un costante rumore atmosferico, di quelli che trovi anche in mp3 e che simulano la presenza di una gigantesca folla. Si sente rullare di voci e risate squillanti di donne, si sentono frasi di bibliotecarie incapaci "Ha bisogno di qualcosa, signora?", si sentono fruscii di voci postadolescenziali e clarinettate di signore mature, si sentono tacchi, quanti tacchi perché tutti 'sti tacchi? si sente anche che la maggior parte delle persone usa battere un piede molto più dell'altro quando cammina TOC toc TOC toc. E poi ci sono istanti di quiete, come questo. Fino alla strisciata di sedia alla scrocchiata di nocche ai Grazzarrivederci.


Secondo voi sto diventando pazzo?

11 settembre 2008
Accerchiato

Accerchiato, sono accerchiato stamattina. Ne ho uno a destra, uno a sinistra, due alle spalle. Sono più accerchiato della Russia, mie cari, ma siccome io sono molto più a modo non rado al suolo nessuno. Secentisti da tutte le parti, quindi, a nordsudovestest (e forse quel che cerco neanche c'è. Ieri sera si parlava di pre-revival anni 90 e di Max Pezzali). Ovviamente nessuno usa un computer, Timmy scrive su foglietti di carta, il Cagnolino legge fotocopie che tiene in una cartellina fuxia, Panzone ha il solito walkman e Stronzetto sta là in fondo e non so che faccia. Io mi son messo le cuffie nelle orecchie e ho aperto Last.fm regalandomi qualche secondo per decidere cosa cercare. Voi cosa mi consigliate? alla fine ho deciso di sentire "Artisti simili a..." Postal Service. La prima canzone è stata This place is a prison. Quanto è vero, quanto è vero!


Cosa mi consigliate, allora? cosa ascolto?

25 agosto 2008
Monolingue
Una dei peggiori problemi della scuola italiana non è tanto che le lingue si insegnano male, è che spesso si insegnano a degli idioti che prendono poi i vocabolari monolingue inglese nella biblioteca dove disgraziatamente devo andare io e si incazzano perché non sono scritti in italiano, insozzando la proprietà pubblica.

dizionario monolingue, idioti, biblioteca berio
feat. bo-bo

E poi si dice monolingue, caro il mio correttore a matita, non monolingua... monolingua è una persona con una lingua sola, cioè praticamente tutti quelli che conosco...
18 agosto 2008
Messaggio in bottiglia

E' con sgomento e raccapriccio che vi scrivo queste note. Mi piacerebbe scriverle a mano, con il mio sangue se necessario, su un foglio di carta da accartocciare, infilare in una bottiglia di vetro (verde, ovviamente) e di buttarla in mare, nella speranza che raggiunga voi o qualcuno che ha a cuore il benessere del mondo e che corra qui a salvarmi. Ma non sono al mare, non ho fogli da spiegazzare e il sangue mi fa impressione, quindi vi scrivo su in file di testo che diventerà post tra qualche ora, non appena sarò in salvo. Se sarò in salvo.

Sono in biblioteca, diamine, e non è la BnF, non è la KBR, non è l'Universitaria e neppure il Dipartimento. Sono nell'odiosa biblioteca comunale Berio che pare radunare, a metà agosto, i peggiori nemici dei dottorandi vale a dire gli insipienti e i rumorosi e - soprattutto - il peggiore ircocervo ammazzadottorando: il bibliotecario insipiente e rumoroso


Certo, in BnF sei inibito, perché se starnutisci o solo tiri su col naso vieni investito dalla violenza degli sguardi dei ricercatori, ma qui si passa ogni limite. Attualmente alla destra ho un tipo che studia diritto e che spero non mi stia leggendo perché è in ottima posizione per farsi i cazzi miei e io lo farei, se fossi in lui. Il ragazzo, che ho già visto millanta volte ma non so dove, sta ascoltando musica troppo alta da un lettore mp3, davanti a me c'è un tipetto cn una lavagnetta, vi giuro UNA LAVAGNETTA su cui scrive con un pennarello che puzza e buca l'ozono, ogni tanto cancella e dice "eh no, l'integrale non è così". Attualmente sta discutendo di integrali con una sgallettata e lui ha anche tre bracciali del Doria e uno scudetto della medesima squadraccia. Come se non bastasse: vicino a me c'era una ragazza silenziosa se non altro perché aveva posato sul tavolo le fotocopie e poi era andata in giardino a mostrare il piacevole deretano. Però sapete cosa capita in questi momenti, no? arriva una cicciona, vecchia e tinta che parla ad altissima voce con un bibliotecario che vede il posto vacante e glielo offre pur di farla tacere, spostando fotocopie e casco da motociclista in un angolino del tavolo. Ora la signora - vestito sformato a fiori su base nera, capelli raccolti da disordinate forcine, una bocca piegata in giù, occhiali troppo vezzosi e soprattutto VOCIANTE - si è seduta vicino a me, puzza di fiato puzzolente e legge il Manuale del Condomino e un manuale di Diritto Immobiliare o come si chiama. Io me la immagino che si prepara per l'assemblea di condominio, io me la immagino che arriverà con gli appunti mal presi e tormenterà l'amministratore e i condomini di buona volontà al grido di "Volete farmi spendere altri soldi!?!". Io spero di restare sempre molto povero e non dover mai andare a una assemblea di condominio.


Io odio che ad agosto sia tutto chiuso, odio che le Università siano deserte o facciano orari ridicoli, odio un sacco di cose quando cerco di iniziare uno degli ultimi capitoli della tesi e quello davanti a me ticchetta con a penna e quell'altro scrive formule su una lavagnetta e poi la pulisce scricchiolando e poi parla con la tipa seduta vicino e ride e ride. E odio quella che si è seduta al posto della vecchia condomina: se non sai come si mettono gli accenti sui monosillabi (no, non si scrive fà) è inutile che tu legga Kierkegaard.




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1 agosto 2008
Lo scrivano fiorentino

Quando ero bambino e passavo l'estate in campagna, il primo agosto era un giorno tremendo: con gli altri bambini cominciavamo a dirci, con una certa gravità, che le vacanze stavano per finire, confrontavamo quante pagine del libro delle vacanze avevamo ancora da fare (io non ne ho mai finito uno) e ci preparavamo mentalmente al funereo Ferragosto, giorno di grigliata, bruschette e giochi vari che sanciva il vero e proprio inizio della fine. Ricordo anche che c'era chi iniziava a pensare a cosa avrebbe voluto per Natale.

Oggi è il primo agosto 2008, il cielo è grigiastro e io ho un sonno tremendo, qui in BnF. Dopo l'ennesima strofa in cui Huon de Saint Quentin si lamentava di come fosse scellerato il papa a lasciare che il Saladino si prendesse Damietta, ho deciso che potevo levare gli occhiali, appoggiare la testa sul tavolo e riposarmi qualche istante.

Mi sono addormentato, come il piccolo scrivano fiorentino, e ho iniziato un sogno strano, in cui cadevo e fluttuavo ma sapevo di non doverlo fare. Poi ad un tratto Brian Molko ha iniziato a gridare nelle mie cuffie che era un Pure Morning e mi sono svegliato.

Ma ve lo immaginate la faccia di Johnny Dorelli se il padre dello scrivano fiorentino fosse stato interpretato da Brian Molko? Per non parlare del capo struttura di Rai Uno...


Lo scrivano fiorentino
nel profondo della notte
scrive sotto il lumicino
cento e mille e piu' fascette

25 luglio 2008
Grondare. Pcium.

Il naso può colare psicosomaticamente? Vi spiego, io sono un po' raffreddato causa aria condizionata bastarda, tempo altalenante (oggi fa caldo, ieri pure, due giorni fa si moriva di freddo) e causa il fatto che ogni tanto io son raffreddato punto e basta. Tra l'altro oggi ho pure il torcicollo che in francese si chiama, senza alcun senso del ridicolo, torticolis, e che è un'altra di quelle cose che ogni tanto ho. Come anche le afte ma lasciamo stare. Ad ogni modo, vi spiego perché psicosomatico: il naso mi cola quando leggo 'sti cataloghi di biblioteche di duchi borgognoni o 'sti grundriss allora mi alzo, corro in bagno per rubare carta igienica o al café du temps per rubare delle serviettes (ho finito i fazzoletti di carta, dannazione... l'altro ieri a furia di tirare su col naso una signora francese me ne ha buttato - esasperata e pietosa - un pacchetto intero) e come per magia il naso non gronda più. Che il mio corpo voglia dirmi Esci, che ci fai in biblioteca a fine luglio? Oppure è solo il fatto che tenere la testa china agevola lo scorrimento del muco verso l'esterno del corpo?

Mentre mi pongo queste domande e aspetto le vostre risposte, salgo alle loges per vedere due microfiches e avremo la risposta, visto che lo schermo dove si leggono mi obbliga a tenere la testa dritta.

Pcium.

21 luglio 2008
Desolation Row

Ritorno in BnF perché qui la festa nazionale era la settimana scorsa. L'impressione è da estate inoltrata, anche se fuori siamo sotto i venti gradi e il vento imperversa. In effetti in biblioteca ci saranno, a dir tanto, venti persone e se conoscete le dimensioni del luogo potete immaginare l'horror vacui. Non so dove siano tutti, se davvero in vacanza, in Belgio a festeggiare, a dormire dopo una domenica sera scoppiettante, all'inaugurazione di quella idiozia che è Paris Plage, fatto sta che non c'è nessuno e anche i bibliotecari sono diversi dal solito.

Ora percorrerò il desolato corridoio che mi porta a prendere un caffè, nella speranza di trovarci il Brutto, la Normale e pure la Giusta.

O magari oggi è il giorno in cui il marronconiglio mi parlerà, visto che saremo da soli...




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18 luglio 2008
China di Bruxelles, ovvero KBR e anni Settanta

Sto per riconsegnare il manoscritto e un po' mi dispiace. Mi ci sono affezionato, a questo copista pasticcione che sbaglia a numerare i componimenti che scrive e che gratta via con una lametta Gillette le stanghette rosse di troppo che ha messo. Anche io, come il mio copista pasticcione, facevo un sacco di errori quando disegnavo a china, alle superiori, e i fogli che consegnavo alla professoressa piccola, con capelli color topo e che - dicevamo - portava una sfiga tremenda, beh, i fogli che le consegnavo erano tormentati da avvallamenti e solchi provocati proprio dalle lamette Gillette che compravo solo per questo scopo. Poca barba ora, figuratevi dieci, quindici anni fa. 

E quindi saluto i bibliotecari mal vestiti, scostanti, precisi ed efficienti (il che significa KBR - BnF 3 - 1, visto che i BnF sono ben vestiti, odiosi, imprecisi e incapaci), sia quello con il petto in fuori che assomiglia all'ex pro Rettore, sia quello che sembra un rexista della prima ora ma che forse è solo fiammingo. Saluto il conservatore che è molto più affabile dal vivo che per mail (no, lui devo ancora salutarlo ma sono le cose che odio fare e rimando per scrivere a voi), saluto la caffetteria in radica anni '70, le scale marmorizzate, l'odore di INPS prima delle riforme ringiovanenti, l'atmosfera Ansaldo per cui ti aspetti da un momento all'altro che dall'ascensore le cui porte stentano a chiudersi ("E' come la formazione del governo" diceva ieri un signore anziano che confermava il post che avevo appena scritto) esca un geom. o un rag. se non una sig.na con gli occhiali che cerca di farsi sposare da un avvocato ma che resterà zitella. Saluto i cassettini di legno dello schedario, saluto quel mobiletto art nouveau che sta là dietro la colonna e non si capisce chi ce l'abbia messo e perché. saluto, con vera gioia, però, la demente catalogazione dei libri di questa biblioteca e saluto anche i moduli in fiammingo. Saluto, ed è la fine, il cielo grigio. Tra un po' esco di qui e devo scegliere come impiegare le mie ultime ore bruxelloises


Stasera alle dieci e mezza torno a casa, che è a Paris ancora per tre settimane.

7 luglio 2008
Manoscritti, acqua santa e le rughe sulla fronte

La maggior parte di voi pensa che un microfilm sia una piccola pellicola segreta, nascosta in statuette finto azteche, nel tacco di un agente segreto, in un falcone maltese o nel rossetto di una spia russa. Pensate che siano cose desuete, che esistono solo nei vecchi film di spionaggio perché oggi ci sono i chip, i byte e le schede di memoria che contengono molti più dati di un microfilm e lo fanno in molto meno spazio e con maggior precisione. In realtà i microfilm sono ancora vivi e vegeti e sono croce e delizia di filologi e studiosi vari che non possono accedere alla fonte originale (sia manoscritto lontano, manoscritto fragile, libro antico o anche soltanto preclusa per bastardaggine bibliotecaria) che diventano ciechi e tristi cercando di leggere da uno schermo opaco un testo sgranato. Per quanto si metta a fuoco, infatti, il microfilm si vede male, è una legge di natura credo. Con la comparsa del digitale e dei file pdf (o anche solo immagine) si sperava che le cose cambiassero ma ovviamente no: per quale motivo una biblioteca dovrebbe spendere soldi per mettere su file dei libri che sono già stati sottoposti allo stress della fotografia microfilmatrice? quindi si mettono su file soltanto testi non microfilmati e agli filologi e studiosi vari non resta che sforzare gli occhi, diventare sempre più ciechi e incrementare le rughe sulla fronte.


Ad ogni modo, se avete una vaga idea di cosa sia un microfilm, non immaginate neppure l'esistenza delle microfiche, vero? Notate che ho messo il corsivo, il termine va letto alla francese e non stiamo assolutamente parlando di vagine nane, vulve pigmee e, aggiungo, neppure di microscopici pezzetti di plastica con cui puntare al casinò. La microfiche è un negativo fotografico, in pratica. Ricordate quando esistevano ancora le macchine fotografiche, si portava il rullino al fotografo che, tre giorni dopo, vi consegnava le vostre 36 foto (se non ne avevate bruciato una dozzina tirando fuori il rullino dalla macchina, ovviamente) e i negativi? ecco, le microfiche sono fatte esattamente come quei negativi, vanno posti su una lastra di vetro che ha una specie di manubrio. Sotto il vetro c'è una fonte di luce e sopra un obiettivo che proietta, ingrandita, l'immagine del negativo su uno schermo. L'immagine è sempre sgranata e illeggibile, ma la presenza del manubrio e lo sviuuuuuu che si può fare nello spostarla sul carrellino del lettore microfiche lo rende molto più divertente del pericolosissimo microfilm. Ad ogni modo, oggi ero all'IRHT che consultavo cose, quando ho avuto bisogno della riproduzione del ms 844 della Bibliotheque nationale. Xena me l'ha portato quasi istantaneamente (era molto gentile, oggi), ho aperto la scatoletta di cartone e ... caspita, mi sono ritrovato all'asilo dalle suore nel 1983. Perché il ms 844, beh... quantomeno la sua riproduzione, profuma di acqua santa? mi sono guardato in giro, non ci sono santi e c'è solo una giapponese che parla un francese disperante e che ha gli occhi strettissimi, ma non credo sia colpa del microfilm.

3 luglio 2008
Rispondere alle mail. Talk like an Egyptian.

Molti di voi lo sanno (molti per esperienza diretta): mi pesa enormemente rispondere alle mail e anche scriverne di mia iniziativa. Non so se sia pigrizia o bastardaggine, ma appena ricevo una mail mi dico immancabilmente: 1) OK, rispondo 2) vabbé prima guardo le altre mail e poi rispondo 3) ma anche se rispondo dopo cosa cambia? 4) azz... mi sono dimenticato di rispondere, lo farò quando torno a casa 5) vabbé ma ormai è passato troppo tempo, cosa rispondo a fare? Sempre così, immancabilmente. Lei lo sa e infatti se mi scrive inizia le mail con "Se non risopondi a questa mail sei uno stronzo", procede con altre minacce e poi di solito ottiene risposta. Ad ogni modo, chi mi ha recentemente incontrato si ricorderà che da qualche giorno vado dicendo uff... devo scrivere una mail all'assistente di quel professore. Chi ha letto l'inizio del post può anche immaginare che io non l'abbia ancora fatto. Solo che poco fa lo vedo camminare in BnF, questo assistente, e mi dico: ok, giuro che stasera gli scrivo la mail.
Poi vado a controllare la mail e lui mi si siede vicino dicendo: Ma tu non sei un dottorando e bla e bla? Sì, sì ci siamo visti in qualche convegno... Ma sei tu quello che mi doveva contattare? Eh sì, solo che poi... Va bene, per farvela breve seduti ai computer, parlando di profilo like an Egyptian, abbiamo risolto e non devo più scrivergli una mail.
Vedete che chi la dura la vince?




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30 maggio 2008
Asiani e Tricia Tanaka (o Takanawa)

Dopo essermi chiesto da per un’oretta buona il motivo per cui in sala W, alla BnF, ci fossero così tanti asiatici, dopo essermi sentito un po’ Almirante un po’ Brice Hortefeux, mentre ingannavo il tempo cercando di capire se il tipo accasciato davanti a me, di cui si vedevano solo le mani, fosse asiatico o europeo valutando il colore della pelle (Risposta mia: è europeo, le mani sono da bianco sfaccendato ma invece è giapponese, ha gli occhi da giapponese, gli occhiali tendenza e la pettinatura da Tokio Hotel, che non sono giapponesi ma non importa), ho scoperto che la sala W non ospita solo la storia dell’arte e i transfughi dalla sala V, littérature française, piena e straboccante, ma ha anche una sezione di littératures orientales. Ora, per quale motivo il dio della BnF abbia stabilito che la successione alfabet-tassonom-culturale fosse: U Letterature straniere, V Letteratura francese, W Storia dell’arte e letterature orientali, per quale motivo – insomma – il dio della BnF abbia previsto un cordone sanitario di libri su Cimabue, Caravaggio e Magritte lo ignoro.

Però poco fa una specie di Tricia Tanaka bibliotecara (o più probabilmente una Tricia Takanawa), ineffabile come una maschera di cera, mi ha dato i libri sbattendoli sul tavolo, alla mia richiesta di un antivol me l’ha sbattuto sul tavolo senza emettere un suono, ha scritto sul suo quadernino il mio cognome e poi il mio nome al posto del numero di tessera, ha quindi escamato Putain!, cancellato il mio nome con un tratto deciso, mi ha guardato con odio e ha scritto il numero giusto. Secondo me Tricia Takanawa lavorava nell’ufficio del dio della BnF, prima, e il dio, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa, ha previsto un cordone sanitario di storici dell’arte (che sono sempre o leziosi o deliziosi, sempre sempre) tra i suoi compatrioti e i perfidi asiani. Sì, mi pare l’unica possibilità razionale.


Oggi finisce la quarta serie di Lost, a proposito…

23 maggio 2008
Xena e il grasso

Oggi, ed è la seconda volta questa settimana, sono stato all’IRHT, che è una sorta di bibliotecuccia dell’Istituto nazionale sulla storia dei testi, in un hôtel particulier très agréable - come dice la mia prof française - dalle parti di Iéna. Quella Parigi che mi inibisce perché è così ricca che non mi ci sento poi così a mio agio, anche se vi ricordo che sono stato invitato al Sénat francese e quant’altro. Ad ogni modo, l’Istituto è utile perché hanno i microfilm di tutti i manoscritti dell’universo (tranne del mio ms B, ma lasciamo stare) e perché hanno dei fichier molto utili dove trovi riferimenti bibliografici e poi vabbé, un sacco di altre cose di cui non vi interessa nulla anche se dovrebbe. L’altro giorno c’era una simpatica signora elegante e intellettuale, con gli occhiali e i capelli corti, che mi ha fatto compilare due formulaires e mi ha illustrato come ottenere quello che volevo. Il tutto gentilmente, ripeto, perché i bibliotecari (e affini) sono sempre molto felici quando ti vedono compilare moduli. Oggi sono tornato e non c’era più lei, ma una sorta di Xena, ma più vecchia, più corpulenta e meno femminile. A dire la verità l’avevo già incontrata la volta scorsa, la Xena, perché mi aveva redarguito con un ps ps ps ps perché stavo guardando la mail sui computer dell’Istituto. Antipatica. Ad ogni modo, le compilo i due moduli per richiedere i due microfilm, ma nel frattempo lei sparisce e ritorna con calma dopo essersi bevuta un caffè. Secondo me mi ha riconosciuto e ha pensato “Questo è lo scemo della mail” perché mi guardava come se fossi cretino. Mentre aspettavo che lei facesse il suo lavoro ho deciso di controllare un po’ di dati nel fichier (ma come diavolo si chiama in italiano? Schedario? Catalogo? Ma li chiamo così capite a che mi riferisco? Schedario, forse… sì, la fiche è una scheda, quindi il fichier dovrebbe essere lo schedario… quello a cassetti, intendo… quello che avrei se avessi una agenzia investigativa…). Sapete, non sono altissimo ma se anche lo fossi non mi servirebbe a nulla per guardare che dice l’IRHT sul ms KBR 9XXX-XX, visto che è nel cassettino più in alto del mondo. Prendo la scala, salgo e apro il cassetto. Provo a tirarlo fuori ma non esce. “Saranno fissi i cassetti, in ‘sto paese…” e inizio a prendere appunti in cima a una sedia, appoggiandomi a un cassettino di metallo. Sento Xena che passa, sento che si ferma e sento che dice “Ma non crede che sarebbe più comodo se lo tirasse giù?” e io provo a dire che non esce e lei mi dice “Tiri… tiri… ancora… ora alzi… ecco, vede?”. “Ah, grazie…. In effetti ora sarà molto più comodo” non mi degna di una pernacchia e se ne va.


Per farvela breve, ho consultato e ho rimesso a posto il cassetto. Poi son venuto qui a scrivere e mentre scrivevo ahahrhaeraehrauhreuahrauheuiarhuhsar! Cazzo, il mio mac si sta sporcando di nero! E che è? Il grasso con cui quella grande stronza di Xena aveva evidentemente appena unto i carrelli dei cassetti dello schedario. Ora sto cercando, con saliva e fazzolettini scottex, di rendere di nuovo candido il mio povero ordi portable.

20 maggio 2008
Gli insetti della carta, Suibhne e i manoscritti

Questo post sarà postato stasera, con l’orario di adesso, ma già che son qui, in attesa, vi comunico… sono nella sala manoscritti occidentali (che si dice occidentaux e non occidental come dico sempre io) della Biblioteca Nazionale di Francia, sito Richelieu. La sala è come ve la immaginate: pavimenti di legno, banchi di legno intarsiato, piano di lavoro in pelle rossa, silenzio (ma meno del previsto), facce serie e seriose, un catalogo di minuscoli cassettini in legno, che nessuno usa visto che ci sono anche i computer per la consultazione informatica, tre sorveglianti, una all’ingresso, gentile, che ti dà un quadrato di plastica verde, spesso e duro, di 10 centimeti di lato su cui è stampigliato il numero di posto dove andarti a sedere, una infondo, che prende le tue richieste, scritte su minuti foglietti copiativi, come quando da bambino andavo alla De Amicis, ma solo a matita perché “Seul le crayon est autorisé” dicono scritte ovunque, come sugli autobus c’è scritto “Non parlare al conducente”, poi cambia la tua plaque verte con una plaque orange, uno al centro, che viene definito conservateur e che dovrebbe essere tecnicamente uno stronzo, a cui comunichi le richieste impossibili, cioè gli dici che oh, ti serve vedere il manoscritto tal dei tali, compili (a matita!) un formulaire ben più lungo e dettagliato (Nome? Cognome? Indirizzo? Telefono? Mail? Titoli accademici? Soggetto della tesi? Direttore della tesi? Perché vuoi vedere il manoscritto, eh? Vuoi mica il microfilm?) che poi comunicherà al President. Perché tutte le biblioteche del mondo hanno un direttore, ma la Bibliothèque Nationale de France ha un President, che io immagino ancora più circonfuso di luce celeste che il Megadirettoregenerale della ditta di Fantozzi. Lo vedo là, regale (perché in Francia i presidenti sono reali, ve ne sarete accorti, e la rivoluzione e tutte quelle cose là sono tutte balle) mentre il tizio che di solito ti porta i microfilm gli porge il mio foglio, scritto a matita, sì, ma chissà con quanti errori ortografici… io le ho controllate tutte le s dei plurali, ma magari che ne so… ho sbagliato le desinenze verbali che questi stronzi qui mica fanno le riforme ortografiche che risolvono l’esistenza… il rapporto conflittuale tra dottorando e bibliotecario è noto, ci si detesta cordialmente, nella maggior parte dei casi e soprattutto in Italia, però ci si sente più o meno paritari. Il rapporto con i conservatori è del tutto differente, dalle loro scelte più o meno capricciose dipendono i destini di giovani ricercatori. Si raccontano leggende, sui conservatori capricciosi. Si racconta di quello che doveva vedere un manoscritto per la tesi di dottorato e non glielo volevano dare “Sticazzi” dice quello, e consulta solo il microfilm. Finisce la tesi, sta per consegnarla, poi il conservatore capriccioso gli fa vedere il manoscritto e tadan! lo sventurato scopre cose che il microfilm non può mostrare (che ne so… i colori delle rubriche, la fascicolazione…) e la tesi salta. Nelle versioni più drammatiche lui abbandona il dottorato e si fa frate, in altre si limita a fare un tour de force fino alla consegna, in altre ancora viene morso da un insetto della carta (si evince quindi che il codice non fosse pergamenaceo) e diventa un supereroe filologo contro le forze del male, che percorre il continente insegnando ai dottorandi a usare la macchina per i microfilm, evitando di fare saltare il negativo, mettendo dalla parte giusta la microfiche, combattendo contro i conservatori cattivi.

Ecco, io lo so che adesso il Presidente sta ridendo satanico e sta sbarrando la casella " incommunicable" sulla mia richiesta, gridando “Su être va il circonflesso, merdaccia!”. Ma so anche che c’è il supereroe filologo, che non ha ancora nome, ma che non può che chiamarsi LachMan: mi difenderà, manderà le sue mosche ammaestrate a scagazzare sulla e di être così che gli sembri un circonflesso e lo induca a barrare la casella “original autorisé”.

È un’ora e venti che aspetto che mi comunichino qualcosa e a ogni carrellino di metallo che passa ho un microbrivido. Perché qui i manoscritti li porta in giro una signora nera (ho il sospetto che sia quella che faceva la stronza in salle Y l’anno scorso e che è stata punita da LachMan che l’ha fatta declassare a portacarrello) con un carrello di metallo degli anni ’80, che sembra una barella per autopsie. Poco fa, invece, si è presentata la conservatrice che sta al centro della sala e che mi ha dato il foglietto bianco. Io non ho capito bene e devo avere fatto una faccia da scemo perché mi dice “C’est vous qui avez démandé bien le XXX?” e io dico “Oui, oui, merci…”.

Original autorisé, e una firma in un alfabeto sconosciuto, che deve essere l’alfabeto del pianeta dei Presidenti di Biblioteca. Grazie LachMan!

7 maggio 2008
Conigliette in biblioteca

Ora, lungi da me giudicare. Lo sapete. Pero'... come posso valutare, diciamo, il fatto che un ragazzo all'inizio della sua ventina stia consultando una intera annata di Playboy nella sala di epigrafia della Bibliothèque nationale de France, site Mitterrand? Ma che ci dovrà mai fare? E soprattutto, come mai la BnF è abbonata a Playboy? Ma Mitterrand e Jack Lang lo sapevano? Suppongo di si'.

Tra l'altro, i libri e le riviste consultate non si possono mica portare in bagno...


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DIARI
30 aprile 2008
E tutto il mondo è paese

Rapido dalla BnF, un anno dopo. Esattamente un anno dopo, tra l'altro. Mi faccio rinnovare la tessera (quest'anno, incuranti dei risultati delle elezioni italiane, la carta è rossa), scendo, mi siedo al posto V. 102 (se c'è qualche lettore in BnF sa dove trovarmi, se vuole), noto che il mio vicino di posto ha il mio stesso mac e il mio stesso portamac e che probabilmente è italiano (scopriro' poco dopo che effettivamente lo è), vedo poco distante il mio nemico dello scorso anno (declassato a inutile caccoletta quando ho sentito il suo insulso intervento a un convegno), vedo la vecchia troia cinese e vado a prendere un caffè.
Entro, un anno dopo, nel Café des Lettres, lontano millanta chilometri da Zurigo e millemila dal dipartimento e mi sento chiamare. Una italianista del Dipartimento. Una delle meno offensive, certo, una delle meno ottuse, forse. Ma è la prima cosa che incontro a Parigi: una italianista di Genova.
Fuori piove e non so se prendere 'sto incontro come un buono o un cattivo (oh, che tentazione di vederlo cattivo) auspicio...
Pero' sta spuntando il sole, sono a Parigi e le persone che erano con l'italianista sembravano simpatiche... ma si': buon auspicio.


Credo.

31 marzo 2008
Chiave e serratura
Silenzio e pace, in Dipartimento, fino a poco fa quando è arrivato Stronzetto. Non so per quale motivo armeggiasse qui dietro, spostando riviste e aprendo e chiudendo le ante scorrevoli dell'armadio di metallo. Poi il rumore si è fatto insistente e il cicchiciacc clitteclac stava iniziando a rompere veramente quando un babooom trac baboom mi ha fatto voltare la testa. "Qualcuno sa come si chiude qui?", dice puzzante fumo e con una inascoltabile cadenza da Liguria interna. Mi alzo con la mia espressione Io sarò pure destinato a salvare il mondo, ma tu sei veramente cretino e guardo dov'è il problema.

Stronzetto pretendeva di far girare la chiave fuori dalla serratura. Non si accorgeva che, girando la chiave nel cilindro, il ferro non poteva uscire perché non era nella sua sede, continuava a girare e a sforzare come se i solidi fossero penetrabili, se solo spingi forte forte. Non l'ho neppure guardato in faccia, ho fatto scorrere l'anta fino alla sua sede naturale e ho, con la punta delle dita, fatto girato la chiave e chiuso l'armadio. "Oh, non ci avevo pensato!" Eeeh, faccio io sconsolato.

La settimana scorsa ho sognato per due notti di seguito che dovevo discutere la tesi di dottorato e andava malissimo. Ecco, se dovesse capitare sul serio mi resterà la soddisfazione di sapere almeno chiudere una serratura.

Che poi perché Stronzetto, uscendo lievemente rosso per andare dalla Plurigravida, si sarà portato via il mazzo di chiavi dell'armadio con le riviste? humm...
4 marzo 2008
Bircher Müesli for breakfast

Tra le poche cose che mi mancheranno di Zurigo c’è di sicuro il Bircher Müesli. Voi lo sapete, ho una particolare forma di autismo che mi porta a nutrirmi, in ogni posto in cui vado, principalmente di una cosa e in Svizzera, superata rapidamente la fase rösti mi sono fissato con il Bircher Müesli e ogni giorno ne mangio una confezione. Ultimamente ho deciso che sì, il Bircher Müesli classico è buono, ma quello alle bacche rosse mi piace di più, e quello della Emmi mi piace di più delle altre marche taroccate, si fottano quei venti centesimi di franco che risparmierei, tsk…

Con Bircher Müesli, lo dico per i cruccofobi e per la ben più rara categoria degli elvetofobi (rara perché a nessuno viene neppure in mente la Svizzera, figuriamoci odiarla!), si intende un miscuglietto di “Yogurt con frutta, cereali e panna”, come dice la versione ticinese degli ingredienti del vasetto che sto mangiando ora. Le dosi, ve lo dico come se fossi Wilma de Angelis e voi foste casalinghe, sono 40% yogurt, 35% frutta, 7% fiocchi di cereali , 5% panna. Non credo tornino i conti, il resto si tratta di zucchero, addensanti vari, succo i limone et al. Di questa particolare versione di Bircher Müesli adoro le granulosissime more (presenti per il 10%), succose e mmm così dolci! La mela e l’ananas mi risultano scontate, mentre le fragole beh sapete che le adoro sempre e comunque. Ad ogni modo, dite che in Italia avrò mai la voglia di mettermi ad assemblare cose per avere, alla fine, solo uno yogurt condito? Già, lo escludo anche io… ma d’altra parte è sempre così, è da luglio che non mangio Camembert.

Ah, ieri si è messo a piovere e ho comprato un altro cappello perché quello marrone e troppo grande era stato dimenticato a casa. 12 franchi, 7 euro circa, è nero e vi direi che mi sta benissimo, ma poi mi dicono che sono egocentrico e allora aspetterò che lo diciate voi la prossima volta che ci si incontra…

Bircher Müesli for breakfast

DIARI
25 febbraio 2008
Rotoli. Brusco ritorno alla realtà italiana
Oggi riflettevo su quanto si fa preso ad abituarsi alle comodità. Dopo qualche mese di Svizzera si assumono degli automatismi che, purtroppo, in Italia possono creare problemi. Prendete me, oggi, in Biblioteca Universitaria. Dopo aver prodotto cultura ho sentito uno stimolo. Poco male, mi dico, i bagni - con rispetto parlando - esistono all'uopo! Scendo al piano terra, entro in un bagno un po' sporchino ma che vabbé e faccio quello che va fatto perché se non lo si fa poi è il caso di fare intervenire la dolce Euchessina, le perle di Guttalax e quant'altro. Faccio quel che devo fare, poi allungo la mano alla ricerca della... deve essere lì... no, caspita... che ci fa questo rotolo esausto per terra? ci sarà sicuramente il rotolo sostitutivo...

Ovviamente no. Non avranno i bidet, 'sti svizzeri, ma almeno la carta igienica al cesso, cazzo, ce l'hanno...

Non ditemi niente, non ditemi niente...



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31 gennaio 2008
Il miele e la follia
Credo di averle ufficialmente viste tutte. Visto che non riesco sempre a connettermi dalla mia postazione privata in biblioteca, spesso vado ai computer pubblici che stanno tra le postazioni degli studenti. Sarebbero riservati alla ricerca bibliografica, ma ce ne sono talmente tanti che ognuno può farci quel che vuole. Altre volte, invece, mi metto in qualche postazione internet per studenti e mi connetto con il cavo ethernet. Questo è il preambolo, tanto per farvi capire i movimenti delle prossime righe.

Ieri, a metà pomeriggio, volevo controllare la posta e sono andato per due volte al computer per studenti messo a livello interrato, come la mia biblioteca. Alla mia sinistra c'era una ragazza che studiava diritto, alla mia destra una anziana signora con una marea di fogli e un libro in inglese appoggiato in verticale sul tavolo. La seconda volta la signora mi si rivolge in svizzero, le dico wie bitte? E mi dice che il computer le serve e che posso andare anche al piano di sopra. Le dico OK, la detesto e me ne torno alla mia postazione.

Oggi avevo più cose da fare e quindi ho preso il mio ethernet e sono andato sempre al piano interrato, nella stanza accanto dove c'è una presa per collegarsi. Mi siedo e vedo che lì vicino c'è la signora di ieri, con un cappotto ocra appoggiato sul tavolo che sta cucendo. Sì, cuce un cappotto con ago e filo in una biblioteca di filologia romanza. Inizio a far quel che devo, con le cuffie nelle orecchie, e lei inizia con una tiritera di un paio di minuti in svizzero e non capisco subito che si rivolge a me, anche perché fa finta di niente e continua a parlare cucendo. Le dico Ich hab leider nichts verstanden e lei inizia in italiano:

Ecco... lei vieni qui con passo decisivo... anche ieri lei è arrivato dove c'ero io... non guarda neanche se ci sono altri posti e viene subito dove ci sono... allora non vorrei che lei avesse idee e venisse perché ci sono io... come mai si mette qui?

Io sgrano gli occhi e non ci credo... beh, perché ieri volevo controllare la posta e oggi ho il computer e voglio connettermi a questa presa...

sì ma lei lo ha sempre il laptop... non è che l'ha comprato oggi... io penso che lei viene per me... ma io le devo dire che non è il caso... qui non c'è miele per lei, deve cercarlo altrove...

Non sapendo che dire, ho abbassato la testa sullo schermo e non ho più detto niente. Sono ancora sconvolto, mi sento in parte cretino e in parte mi vergogno per lei. Vi rendete conto della gente che gira per le biblioteche? Autobus e biblioteche sono luoghi di follia estrema, bisogna capire se sono i pazzi ad andare in autobus in biblioteca oppure se viaggiare in autobus per andare in biblioteca rende pazzi.

Nel secondo caso sono spacciato.

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permalink | inviato da suibhne il 31/1/2008 alle 14:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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