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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
DIARI
10 luglio 2007
Le fragole del due novembre

Se a Parigi sembra di essere in ottobre, in BnF siamo direttamente al Giorno dei Morti. Freddo, cupo, gente con la sciarpa che cammina velocemente negli ancor più gelidi corridoi che costeggiano le sale di lettura e si sfregano le mani per riscaldarsi e pensando, chissà, che al paese proprio fa caldo e la gente va al mare.
Ad ogni modo, fuori fa troppo freddo perché la gente decida di usufruire delle due ore d'aria gentilmente concesse dal direttore della biblioteca ai ricercatori, soprattutto considerando le asticelle burocratiche che cercano di impedire l'esercizio di questo elementare diritto octroyé. Per questo motivo diventa una impresa trovare un posto dove sedersi nei café delle quattro torri. Qui li chiamano café ma, a parte quello des Temps, i café des Lettres, des Lois e des Nombres sono tre stanze con altrettanti distributori di caffé e snack, molto, molto peggiori dell'area macchinette in via Balbi 2 a Genova, se non altro perché qui non c'è City né Metro. Di solito la gente si porta da mangiare da casa, anche in considerazione dei costi proibitivi del café des Temps, l'unico dotato di un personale in carne ed ossa, che esiste solo per gli uomini di mezza età che ritengono indegno prepararsi qualcosa in precedenza o che, più semplicemente, non pensano al fatto che anche tra i libri puo' venire fame. Ad esempio davanti a me poco fa c'era un tipo un po' stempiato che, visto che era finita la quiche di verdure che voleva, ha pensato che un equivalente potesse essere la piemontaise au jambon, vale a dire un pentolino di plastica pieno di maionese in cui erano affogate cose la cui natura non voglio appurare. Non contento si è fatto dare anche un sacchetto di patate fritte che usava come cucchiaio. Disgustoso.
Ma la cosa per cui vi ho scritto questo post è un'altra. Vicino a me si è appena seduta una signora di una cinquantina d'anni, con faccia e modi scontati di una prof di italiano delle medie, una tinta un po' troppo brillante e un sorriso gentile. Ha appena preso un caffé e lo posa sul tavolino. Poi apre la borsa e tira fuori una coppa di fragole succulente e una tavoletta di cioccolato di dimensioni mai viste. E inizia a mangiare. Sarà uno scempio nutritivo, ma l'ho trovato un gesto incantevole di una persona che si vuole bene.

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