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Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
28 settembre 2009
Itinerari imprevedibili
Il viaggio in treno di oggi è durato tre puntate di Transeuropéenne su France Inter, la prima puntata stagionale di Uomini e Profeti, qualche pagina di Saga, due puntate di Fringe e qualche minuto di sonno, interrotto dalle risa sguaiate di uno di Latina sceso a Pisa e che era in crisi con la famiglia della sua fidanzata ("Loro stanno cercando di dividerci" diceva al cellulare, con un certo senso della soap) e dai risolini di una madre anziana e figlio bambino svizzerotedeschi che sono scesi a Grosseto.

La gente percorre itinerari davvero imprevedibili.
4 agosto 2009
La ggeografia

L'intercity 516 dovrebbe arrivare da Salerno e ripartire da Roma Termini alle 9.46, ma lo farà soltanto alle 10.46. Salgo già estenuato nella carrozza 6 e noto con dolore i miei compagni di scompartimento: un giovane genovese con pancia e tette, poverino, nonché coda di cavallo, Settimana Enigmistica compilata a fatica, iPod nelle orecchie e saliva gocciolante dal labbro inferiore quando dorme. Una signora siciliana, spaventata all'idea di perdere la fermata di Pisa, che da Civitavecchia in avanti telefonerà ossessivamente a chissà chi per farsi dire esattamente quante fermate mancano a Pisa. Una nonna salernitana, con vene varicose e una pancia inimmaginabile, con due nipotini, la femmina decenne con camicia blu (e i bottoni soffrivano a contenere la ciccia) e Antò, che di anni ne avrà otto ma che fa tanto casino da sembrare un supplizio. Mentre mi siedo e cerco di essere invisibile, con l'iPod e le cuffie nuove che trasmette i Bright Eyes, con questo libro sulle ginocchia che non riesce a convincermi, i due bambini si scambiano vorticosamente posto, cantano in vernacolo, si fanno foto col cellulare e rispondono al posto della nonna al cellulare.

Con lentezza estrema il treno raggiunge la stazione di Massa Centro e io sento già che casa si avvicina.


Antò: Nonna, in che regione si trova Massa?

Nonna: Eh... si trova nel Centro... vedi che c'è scritto? Comunque chiedilo a tua sorella!

Sorella: Non lo so, io ho studiato l'Europa!

Antò: Ma l'Italia non è in Europa?

Nonna: Eh... che ne so...

Sorella: Eh ma io ho studiato l'Europa!

Antò: Ma sì che è in Europa! L'Italia è in Europa, l'Europa è nel Mondo, il Mondo è 'n miezzo ai preti


Io non ho idea di cosa volesse dire, il pupo, so che ho alzato il volume dell'iPod.



trenitalia

20 dicembre 2008
Alta velocità e le dita dei piedi di Messner

Credo che questo sia il post più scomodo che in questi cinque anni vi ho scritto. Non scomodo nel senso che darebbe a questo termine Marzullo parlando del testo di «Babbo Natale non c'è» di Giggi D'Alessio ma nel senso di uno che sta seduto sui gradini di moquettina lisa di un treno Alta Velocità tra Firenze Santa Maria Novella e Roma Termini, con i piedi gelati dagli spifferi, il mac sulle cosce accavallate e una certa disistima per le Ferrovie dello Stato. Oggi pomeriggio ero a Firenze a parlare della mia tesi con la mia splendida professoressa che ha - oltre a un posto da associata - pure l'iPod. Discutiamo della mia tesi, dei prossimi 63 giorni, del futuro della ricerca in Italia, dei francesi (male, dei francesi) e poi mi lascia a leggere un libro sulle enumerazioni in una stanza anni Settanta ineunti dell'Università degli Studi di Firenze in piazza Brunelleschi che non riconoscevo perché io a Brunelleschi se fossi sindaco intitolerei una piazza un po' più dignitosa. Ad ogni modo, finita la lettura, fotocopiate le pagine che mi interessavano, inizio a trotterellare come un turista con un trolley roboante e uno zaino assai pesante verso Firenze Santa Maria Novella (è festa / per lui che va / per lei che resta). Vado alle macchinette faccio il biglietto intercity ché l'Alta Velocità costa troppo e scopro, dopo aver pagato, che posso anche pulirmici il culo, perché alle 16.08 - ora in cui è stato stampato il biglietto - il treno che mi avrebbe dovuto portare a Rifredi era già partito. Odiando le Ferrovie provo a cambiare la prenotazione alle macchinette, ma non si può, vado all'assistenza clienti che mi dice di andare in biglietteria dove c'è una coda sconfinata, arrivo alle 16.42, in tempo - credo io- per farmi fare un biglietto per l'intercity dele 16.49 ma invece è pieno e quindi posso scegliere tra l'Alta Velocità delle 17.33 che arriva alle 19.10 oppure l'intercity delle 17.55 che arriva alle 20.40. Io non ho voglia di arrivare alle nove meno venti e quindi dico Sticazzi e pago i sedici (SEDICI) euro di differenza per un biglietto "Però guardi che sono esauriti i posti a sedere" mi dice il bigliettaro che non ne può niente, mi dà il biglietto e mi fa incazzare. Ecco perché son per terra al freddo e al ge-e-elo. Visto che mi piace darmi un tono, sto lavorando. Cioè, stavo lavorando prima di iniziare a scrivere il post. Visto che son solo, in 'sto pianerottolo moquettato, mi son comportato come a casa mia o sulla mia scrivania e ho cosparso una porzione di pavimento con fotocopie di articoli in francese perché la gente mi consideri strano ma stimabile. Attualmente ho ottenuto due occhiate interrogative da un partenopeofono e una lunga sosta di un signore d'età che mi guardava come si guarda uno scavo per la metropolitana. Nel frattempo non sento le dita dei piedi, mi fa male la schiena e sento un odore di mortadella che non so da dove possa provenire e che forse mi sto sognando.


Tra mezzora, però, arrivo e stasera vado a magnà a li castelli. Ci sentiamo da lì, forse.







Nel frattempo ho mangiato a li castelli e son pieno come un uovo pieno. Domani vado a Napoli. E sarà la mia prima volta.

30 settembre 2008
Derthona ovvero: Autolinee urbane in interregionale

Ci sono quattro ragazze che salgono a Pavia e scenderanno a Voghera. Si siedono davanti a me: una pesante, una invidiosa, una idiota, una normale.


Invidiosa: Ma cosa hai fatto? ti sei messa il rimmel?

Normale: Oddio perché? mi è colato?

Invidiosa: No, ma hai le ciglia così strane...


L'idiota arriva dal bagno e non trova le amiche, poi le trova e ride. Ridono tutte.


Idiota: Oh, che paura, cavolo! sono andata in bagno, no? Mi sono chiusa perché ho fatto la pipì, poi mi sono asciugata e faccio per uscire e non si apre! Dio guarda una paura! avevo già in mano il telefono per chiamare...

Pesante: Sì ma chi chiamavi, scusa?

Idiota: beh, voi... una di voi così cercavate un controllore un qualcosa... poi ho girato la rotella e sono uscita....


E ridono, nel frattempo l'invidiosa mi dà degli impercettibili e molto fastidiosi calcetti al piede.


Normale: fammi vedere le unghie?


Esibisce dieci unghie lunghe, squadrate con ghirigori neri su sfondo bianco vagamente henée.


Invidiosa: Nooo... guarda ora le rifaccio... ho visto delle unghie in vetrina troppo belle... c'erano dei fiori bianchi sopra e poi tutto un filino verde fino alla base dell'unghia...

Normale: Dai... ma sono tutte tue le unghie?

Invidiosa: Sì, tranne questa qui che non reggeva...


Penso a torturatori nazisti che strappano le unghie ai partigiani, penso a quanto è stronzo Spike Lee e immagino che non c'entri nulla con le lunghie dell'Inivdiosa. Poi la pesante le mostra un foglio in cui ha stampato tutti gli orari dei regionali Pavia - Voghera, riempiendola di ammirazione.


A Voghera scende chiunque, resto io, una che cambierà treno a Novi Ligure per andare chissà dove e che il 9 inizia ad andare in un laboratorio per la tesi di laurea "Di ambito clinico, preferisco" dice alla mamma al telefono. Starà una ventina di giorni "dietro a una dottoressa" e poi sceglieranno l'argomento. Sta leggendo con attenzione Il dottor Jeckyll e mr Hyde in edizione San Paolo - Famiglia Cristiana.


Tortona, stazione di Tortona. Mio cugino ci si è trasferito, sassi dal cavalcavia, un gruppo di ragazzi hippoppeggia su una panchina di pietra, tra cui un adolescente nero con cappellino di traverso che salta e dice cose molto black e penso che se Tortona fosse tra - che ne so - Chicago e Milwaukee sarebbe tutto meno straniante, forse, o forse è solo una nostra idea. E mi dico che magari negli stati uniti c'è pure una città che si chiama Derthona, non sarebbe mica strano. Derthona, West Virginia, mi piacerebbe, o Dethona, Alabama. Mi riprometto di guardare su wikipedia appena tornato a casa. E' salita una ragazza profumata di Hip Hop, nel senso degli orologi che andavano di moda quando ero bambino io e che io volevo ma che avevo solo taroccato e non profumava ma puzzava di gomma, mentre la mia amica Laura, in campagna, ne aveva uno verde acqua che profumava di questa ragazza che è salita qui a Tortona e penso che Gianluca Nicoletti dice che questo mondo ha ucciso e mortificato l'olfatto ma che se uno lo sa usare e non si scandalizza può ancora capire tante cose, col naso.

18 giugno 2008
Senza fine

Quando i periodi volgono male, volgono male. Non se ne esce e capitano episodi, anche piccoli, che confermano che i periodi di merda lo sono a livello cosmico. Non so se esistono davvero ragioni, se sfiga chiama sfiga, se sia l'atteggiamento che uno ha, se sia il fukù, la fine del mondo, Marte in trigono con le zanzare e Rutelli, non lo so. Però capita e quando capita non si può che aspettare che passi. E sperare che passi, ovviamente.

Arrivo in stazione alle 15.08 e il primo treno parte alle 15.10, dannazione. Devo aspettare quello delle 16, mi sa. Faccio il biglietto alla macchinetta e vedo che il treno è ancora fermo al binario, mi avvicino al capotreno che mi dice, in calabrese, mi pare, "Se vuole salire, deve pagare otto euro". Io faccio un gesto della mano, lo stesso che fa AdH nella miniatura del mio manoscritto G, dico "E allora buon viaggio" e aspetto quello dopo, con lui e un suo amico alto e col 47 di scarpe.

Arrivo alle 15.45 e cerco la mia carrozza 5. Che non c'è perché le carrozze sono tutte trecentoqualcosa. Uh, un Cisalpino, mi dico (quel Cisalpino, tra l'altro). Uh, averlo saputo mettevo su i punti sulla Cisalpinocard (anche se alla fine è una fregatura, sapete? si vincono solo orsacchiotti e tavolette di cioccolato...). Mi dico, ci sarà un errore. Poi il suo amico alto e col 47 di scarpe mi dice "Ma guarda che questo è un biglietto per il treno delle 15.10". A quel punto, mentre lui ride perché è stronzo, io cerco il capotreno. Intercetto in prima classe un tipo vestito da capotreno, con la valigia da capotreno e la targhetta da capotreno che mi dice, in calabrese, mi pare, di rivolgermi al capotreno. Dove posso trovarlo? Da qualche parte, mi dice. Lo trovo a terra, dopo aver evitato un paio di impiegate del Cisalpino Catering Service, e lui mi risponde, in bergamasco, mi pare, che devo pagare otto euro e che gli dispiace. Io oppongo un minimo di resistenza, dicendogli che me l'hanno fatto a ridosso della partenza e che io volevo il primo treno utile, mica il primo treno e basta! Ma lui dice "Mi spiace, otto euro". Uff. Poi lui nota che il biglietto è stato stampato alle 15.11, cioè un minuto dopo la partenza del treno. Posto davanti a questo fatto, il capotreno dice, in bergamasco, mi pare, "Vabbè... non dovevano farglielo questo biglietto... non è mica normale...". E poi aggiunge "Vabbé, si metta là infondo... tanto ci sono io". Risalgo sul treno, saluto lui e il suo amico alto che ha il 47 con la manina (in senso inverso a quella della miniatura del ms G) e parto. Ora sono sul treno, sono le 16.49 e aspetto il capotreno bergamasco. Tutti parlano dell'Italia e ci sono pure dei reduci della partita di ieri, visto che 'sto treno arriva da Zurich. Dite che c'è il lieto fine o passerà un controllore cattivo?



aggiornamento delle 18:43, da casa: Il controllore bergamasco, passando, mi ha detto "Tu eri quello che me l'ha fatto vedere giù?". Volevo rispondere "E lo sono ancora!", ma poi ho solo detto "Sì", sospirando. Quindi mi ha bucato il biglietto fintamente distratto. E ha fatto pagare 12 euro di supplemento a quella seduta davanti a me. Schadenfreude.

12 giugno 2008
Banchine pisane

Sulla banchina del binario sette, alla stazione di Pisa. Torno a casa dopo un mese e mezzo e addosso ho un carico di sudore e pensieri e una blanda tachicardia. Oggi ho bevuto troppo caffè, blando pure lui ma pur sempre caffè. Non c'è nessuno, ai miei lati piove e c'è odore di treno bagnato, che non è un buon odore. Dio quanti pensieri. Piccione più zozzo e sudato di me pigola sul treno per Pontremoli delle 20:11. Ora ho solo una immensa voglia di farmi una doccia, lavarmi via sudore e pensieri e dormire. Quanta voglia di dormire che ho.

Se nei prossimi giorni fa bello voglio andare al mare.

Banchine pisane

Per evitare il bombardamento di sms di domani: sto bene, solo la malinconia delle piogge di un'estate che sta per cominciare che chissà com'è mi ricordano le piogge dell'autunno che arriva. L'incontro con la professoressa è andato molto bene, i dolcetti sono stati molto apprezzati e l'aggettivo più spesso associato ai dolcetti è stato "raffinatissimi". Che poi è quello che mi piace dicano di me. Che mi piacerebbe dicessero di me, forse.


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permalink | inviato da suibhne il 12/6/2008 alle 19:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
7 marzo 2008
Appena prima di partire...

Ok, tra poco parto e torno italiano. Non che sia proprio il momento giusto, obiettivamente... Ad ogni modo, ci si risente da Genova, stasera cambio il geotag e vi racconto come è andato il viaggio, senza prenotazione del posto e con troppe valige (non pesanti, ma troppe per un plantigrado con solo due mani...).

Credo leggerò Houellebecq, Internazionale e Vanity Fair... Ci vediamo a Milano Centrale tra le 15:35 e le 16, come al solito...

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