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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
30 ottobre 2009
Basta, emigro

Come vi sarete accorti, il cannocchiale è moribondo. Per questo mi tocca trasferirmi, emigrare altrove.

Dopo quasi sei anni (sei!), suinhne lascia il cannocchio e continua a raccontarvi le sue cretinate qui. Beh, ora se volete seguirmi sapete dove sono. 

A dopo.

28 luglio 2009
Il linguaggio. Diconodimé #4
«Sono sempre stato sconcertato dalla superficialità con cui usi le parole.»

J.P., due settimane dopo, il 28 luglio 2009, a mezzanotte e un po', sulle scale della chiesa del Gesù

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29 giugno 2009
Modello di richiesta graduatorie di III fascia. Ovvero: Ogni lasciata è persa

Il rapido ritorno alla vita, dopo due mesi di sfibrante organizzazione di un Village di due settimane e di una manifestazione di 200 mila persone (lui dice 300 mila, in realtà...), mi ha già condotto all'odio per le scartoffie e per i tecnicismi ministeriali.

Sto compilando, infatti, mentre scrivo questo post e sorseggio il primo caffè della giornata, il "modello di richiesta graduatorie di III fascia per gli aa. ss. 2009/2010 e 2010/2011 - Riservato agli aspiranti privi di abilitazione che chiedono l'inclusione sia per insegnamenti per i quali erano già iscritti in graduatoria nel precedente biennio 2007/2009 che per i nuovi insegnamenti", cioè quello che io chiamerei "modulo per le supplenze". Il modello A/2, che è quello che devo compilare io, consta di 14 pagine volte a farmi autocertificare che non ho i titoli per insegnare italiano e latino ai giovani virgulti della patria ma che è ne ho altri e che quindi posso essere inserito in una terza fascia da cui il preside pesca nei casi di moria di supplenti di I o II fascia. 

Compilare questo modulo è evidentemente è un lavoro inutile per almeno due motivi:


1) quando vi racconto che sto preparando un concorso, un esame, una cosa qualsiasi, il concorso, l'esame o la cosa qualsiasi si volgono irrimediabilmente in fallimento (da cui se ne desume che qualcuno di voi - o l'intero cannocchiale, chi lo sa - porta sfiga);

2) tra meno di due mesi a quest'ora sarò definitivamente emigrato.


Il punto 1 è confermato dal punto 2, visto che nulla vi ho detto della domanda che mi porta a cercare, in questi giorni, un monolocale carino a un migliaio di chilometri di distanza da dove mi trovo ora.


Ad ogni modo, questo inutile lavoro di compilazione moduli, ancorché frustrante, ha il vantaggio di mettere a posto la coscienza e farti pensare di aver fatto di tutto per non restare a spasso.


Non vi ho ancora raccontato i dettagli dell'espatrio, tra l'altro... Facciamo che ora vado al mio liceo e consegno i fogli, poi passo all'IKEA a riportare i mobili della libreria del Village (che finiranno diritti diritti nell'angolo delle occasioni, lo dico per i feticisti che vogliono comprare il divanetto che Arisa sporcò di fard, il tavolo su cui Dolcenerà trovò la bresaola preparata dalle manine di un abile cuoco o la poltroncina dove posò il suo culo il sottoscritto) e poi vi racconto, va bene?

Ogni lasciata è persa

29 marzo 2009
Una banda di idioti. Diconodimé #4

«il tuo blog mi gasa parecchio perche' in qualche modo mi ricorda un libro di john kennedy toole che s'intitola "una banda di idioti". assolutissimamente non perche' sembrate una banda di idioti, precisiamo! e' un libro divertentissimo, leggilo se ti capita! io continuo a leggere qui!»

Todosetransforma, 28/1/2009 alle 15:30, in commento a questo...
27 marzo 2009
Marx. Diconodimé #3
«sei un marxista»

27.03.09, 14.54 - G. M., storico della lingua che discuterà la tesi dopo di me, in chat su facebook, dopo una mia estenuante, accorata e addolorata disamina del perché non riesco più a impegnarmi.

4 marzo 2009
Davanti ai cannoli. Diconodimé #2.
«Tu sei goloso, eh?»

sen. A. R., in un ristorante del centro storico di Genova, dopo un'iniziativa sul lavoro, mentre io guardavo speranzoso il piatto di dolciumi che gli avevano portato, aprile 2006.
2 marzo 2009
Diconodimé #1
«Tu sei un bastardo, ma fai tanta tenerezza!»

P. P., Genova, davanti a un caffè, attorno a mezzogiorno, il 2 marzo 2009

Visto che si sta diffondendo l'abitudine di definirmi, ho deciso di rendervi partecipi di quel che dice di me la gente. Nasce una nuova rubrica, a cui ho aggiunto qualche definizione passata... Se volete contribuire potete scrivere qui, ovviamente...

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7 gennaio 2009
Il deficiente nella neve. Post drammatico con finale oscuro.

Non so quale atavismo scatti in casa mia, ma quando nevischia qui si accende il panico. Forse la diffidenza di due persone cresciute in una città di mare per 'sta roba fredda e bianca che copre le strade e non capisci chi gliel'abbia chiesto. La neve, in casa mia, son autobus che non vanno, impicci, ghiaccio e salacate per terra. Per questo stasera mio padre, sotto forma di mia madre apprensiva, ha cercato di farmi desistere dall'uscire e - soprattutto - dal prendere la macchina. "Guarda che si blocca tutto, eh?" "Guarda che poi non riesci a tornare a casa! ma cosa esci a fare?" "Hanno dato l'allerta 1!" (che nessuno ha mai capito se l'allerta 1 è il più grave o il meno grave). Io non è che ne avessi una voglia estrema, devo dire. Però ho deciso di uscire come fossi un exemplum io stesso: si può uscire di casa anche quando nevica, come credi che facciano in Alaska? "Le tue battute cretine te le puoi tenere per te" dice mia madre ed io esco.


Beviamo qualcosa in un posto dove il cellulare non prende. Esco e la città è innevatella, sul cellulare ho tre messaggi: due avvisi della segreteria e mia madre che dice "Chiamami subito. Qui c'è una burrasca di neve non venire su perché non ci riesci". C'è bisogno di un poco di esegesi: io abito un po' in altura ed è vero che nel caso di ingenti nevicate diventa inaccessibile alla auto. Io però mi guardo intorno e vedo fioccherelli che cadono gentili, la chiamo e faccio un po' lo stupido, poi sento che si innervosisce, povera donna, e faccio ancora un po' lo stupido e poi torno normale per dirle di non preoccuparsi, che avrei messo l'auto nel box un po' più a valle "E come credi di fare a fare la rampetta?" "Ma guarda che la rampetta è coperta" bluffo io, tranquillizzandola. Io sono un po' smagato, lo sapete, e ignoro a quale rampetta si possa riferire. Lo scopriremo tra poche righe, vedrete.


Accompagno Jack, poi la collega paraparigina e la macchina inizia a slittare un po' per i fatti suoi cosa non carina affatto ma visto che lei mi dice "Vai piano vai piano vai piano vai piano vai piano ecco, vedi? devi andare piano come quelli lì vai piano vai piano" non ci son grandi problemi. Mi rifiuto di salire per la sua strada (che avrebbe previsto di salire su un rampone, altro che rampetta) e la saluto "Mandami un messaggio" Ridacchio "Se non mi ricordo è perché mi son addormentato prima". Lo manderò, quel messaggio.


Faccio via Isonzo, corso Gastaldi. Non giro dall'Ospedale perché, mi dico, la strada che dovrei fare vicino all'obitorio è troppo ripida e ha troppi tornanti, metti che la macchina slitti? allora faccio il ponte di Terralba, via Torti, via Donghi e son quasi arrivato e mi sento molto furbo e molto intelligente. Trovo il telecomando e facilmente riesco ad aprire il cancello "Non devo neanche scendere dall'auto" mi viene quasi voglia di provare a salire verso la mia strada ma desisto. E' la prima cosa intelligente che faccio dall'inizio di questo post, sappiatelo.

supero il cancello, faccio centocinquanta metri e noto che nessuno ci è passato da chissà quanto. Il mantello di neve è intatto come uno se lo immagina in un campo, perché i semi riposino e si ricrei il miracolo della vita. Però questo è asfalto e mi ricordo cosa è la rampetta e non è coperta.


La rampetta è una salita di forse quindici metri ma sembra un chilometro, molto ripida e coperta di neve. Io inizio a salire in prima molto, molto lentamente. Faccio qualche metro e la macchina inizia a fare fatica, do di acceleratore e slitta, mi fermo. Provo ad insistere, ma sento solo un immenso rombo e la macchina sta ferma. Ok, mi dico come se il mondo fosse facile, scendo e vedo cosa posso fare. In retro fino al piano, davanti a una Punto bianca sotto un bianco mantello. Guardo la rampa e penso "Potrei provare a togliere un po' di neve coi piedi". L'ho pensato davvero. E ho anche iniziato a farlo, in corrispondenza di quello che avrebbero dovuto essere le ruote: spazzo un pochino ma alla fine mi rendo conto che non è che questo possa servire a granché. Riprovo a salire wrrrrrrrrrooooooooooooooom faccio qualche metro in più, sarò a sei, cinque metri dalla salvezza e non vado più avanti. Non ci riesco. Per ora non recrimino sul tempo, sulla mia cocciutaggine, sulla rampetta e penso solo a risolvere il problema e di questo, a posteriori, andrei fiero se non fosse che non ho idee intelligenti per risolvere il problema. Tiro il freno a mano perché, mi dico, sono arrivato fino a 'sto punto mica posso tornare indietro! Il freno a mano tirato pare non servire granché, la macchina si muove impercettibilmente verso il basso. Tiro meglio, a due mani, e la macchina si ferma. Scendo e guardo cosa posso fare: magari davanti alle ruote c'è qualche ostacolo che... La macchina comincia a scendere e a prendere velocità.


Questo è un secondo, signori, ma è lungo come tutta la serata: la macchina scende verso la panda bianca, vedo l'impatto e so che sarà una di quelle cose di me che si racconteranno in eterno, so che mi verrà recriminata per sempre, anche se dovessi salvare il mondo ci sarà qualcuno che mi dirà "Potevi stare a casa quella sera" e la cosa peggiore è che avrà ragione. Mi lancio dietro la macchina e provo a fermarla per la portiera, per il portapacchi. Ovviamente va più forte di me, io cado, il braccio davanti alla ruota, lo levo in tempo, afferro quel che riesco ad afferrare, la macchina scende so che sta per scontrarsi con la panda, mi vedo anche morto investito, nel tentativo disperato di evitare lo scontro, la macchina slitta e si ferma. A venti centimetri dall'impatto. Perché i metri erano troppo pochi perché avesse un accelerazione sufficiente all'impatto, perché sarà qualche legge fisica, per l'attrito delle mie mani su ovunque, perché non era destino, perché sono il protagonista di questa sitcom fatto sta che si ferma. E mi salva.


Non posso mettermi a riflettere e a godermi la grazia di dio, a pensare a un ex voto. Ho una macchina davanti a una rampetta coperta di neve (eccettuate le impronte che un deficiente nella neve ha pensato potessero essere utili) e devo potare la macchina in cima alla rampetta. Se non facesse freddo e se non fossi qui bloccato come un idiota perché sono idiota sembrerebbe uno di quegli indovinelli che si fanno e la cui soluzione è sempre talmente ovvia da sembrare assurda quando la scopri. Le catene. Nel bagagliaio ci sono le catene, mettiamole. Chiamo a casa per dire che son vivo, metto le catene, faccio la rampetta e tornerò vincitore. Ma come cazzo si mettono le catene?


Leggo le istruzioni, mi inginocchio nella neve, sotto la neve e cerco di «agganciare i due capi» dietro la ruota. Le mani son sempre più un ricordo, completamente anestetizzate altro che piedi di Messner su un eurostar. Deve esserci, sotto in non sentire nulla, anche l'attrito dei due palmi sulla macchina e ora che hanno riassunto una temperatura ambiente (vi anticipo la conclusione: ho ancora le mani) vi confermo che sì, fanno molto molto male, putellate di spilli. La neve cade, io mi industrio per un po', sento che mi fa male pure un ginocchio ma non ricordo perché. Niente, non riesco a legarle cristosanto. Tengo un po' le mani tra le cosce, poi rientro in macchina e rileggo le istruzioni, suona il cellulare mio padre dice "Ma neanche in prima ci riesci?" e allora ci riprovo. 


Lento lento. Slitta e si blocca. Scende un po' indietro, con un discreto sangue freddo gioco in un modo inspiegabile sui pedali e oh, alla fine arrivo in cima. Sono ancora vivo, sono un idiota, la macchina ormai è salva, potrei finire il post. 


Vado nel box, parcheggio e decido di tornare sulla rampetta a controllare se ho lasciato indietro che ne so, il cappello, una mano, un pezzo di paraurti o l'anima ma no. Sto per incamminarmi sorridente verso il letto perché tutto è bene quel che finisce bene se non fosse che c'è qualcosa di strano nella retina, mi rigiro a controllare e negli ultimi due metri c'è il segno di tre pneumatici. 


Tre


Prima era bianco, son passato io, i segni di pneumatici sono tre. Lo sapevo, c'è una Forza Oscura, una Presenza Soprannaturale, un Marronconiglio (a proposito, leggete qui...) che mi aiuta nei momenti del bisogno come capita sempre, in realtà, ai supereroi, ai burattini di legno e forse anche ai deficienti nella neve.

30 dicembre 2008
Suibhibliotecario

Ecco, io non so che faccia ho, ma probabilmente viene avvertita come una faccia molto sapiente oppure strana. Sono nella civica biblioteca che tanto odio, stranamente silenziosa perché hey, è il 30 dicembre e il 30 dicembre la gente organizza il veglione e non sta a scrivere di necrologi di ottocento anni fa. Sono seduto ad un tavolo, oggi ho gli occhiali, un maglione viola e una sciarpa perché fa freddo e scrivo sul mac che «sono facilmente individuabili per chi ascoltava la poesia e, tutto sommato, anche per noi moderni, grazie alla miniere del Nécrologe. Tutti i testim...» Scusa, mi dice una ragazzina con il piumino, mi puoi mica aiutare? Io, che vi ricordo ho velleità superomistiche o deliri di onnipotenza, secondo lui, rispondo Certo dimmi pure. Sto cercando un libro... Oggesù, non sa la collocazione e pensa che il mio computer sia connesso alla rete? e non riesco a trovarlo... Inizio a fare la faccia strana, credo, e dico E che libro è? Un anno sull'altopiano, dice, di... Lussu... Sì, Emilio Lussu, dico io per farle capire che lo so e perché voglio farle credere di aver chiesto alla persona giusta, Ma ce l'hai la collocazione? Sì, sì... 940.4... però non lo trovo, mi puoi aiutare a cercarlo? Io non so perché lo chieda a me, in questa biblioteca tutto sommato abbastanza piena. Non so se saranno gli occhiali, il maglione viola, l'aria sapiente, saccente o dolente, non so se sembri un bibliotecario o se sembro soltanto una persona buona, fatto sta che l'ha chiesto a me. Mi alzo, guardo nello scaffale e, come il solito, i libri son malmessi. Due secondi, otto, dieci secondi e lo trovo, glielo do e mi dice Grazie! avevo chiesto anche al bancone ma non son stati d'aiuto!


Fatta la mia buona azione quotidiana, la allontano, mi siedo e guardo il ragazzetto che studia diritto commerciale e che mi guarda interrogativo. "Che gente che c'è a 'sto mondo" gli dico e lui distoglie lo sguardo.


Aggiornamento di due ore dopo: Trotterello per la sala alla ricerca di Lingua, testo, enigma che non troverò perché non c'è e un'altra ragazzina mi ferma: Scusi... Dimmi... Per trovare Lussu? Giusto cielo, ma che cazzo ho oggi che mi scambiano per bibliotecario e quale cazzo di professoressa ha dato come compito delle vacanze Lussu?

22 novembre 2008
Borgate violente, sequestri di persona e un eroe

Stamattina, che era notte, uscivo con lei da un albergo molto elegante di Parigi. Era troppo tardi per prender altro che un taxi, quindi ci infiliamo nella prima grandissima auto blu davanti al portone, un signore in livrea ci apre la portiera, saliamo e aspettiamo non si sa bene cosa prima di partire. L'autista mette in moto e con accento slavo ma in perfetto italiano ci chiede l'indirizzo. Io non me lo ricordo, lì per lì, ma poi mi sforzo e gli dico rue des Grenuilles 12. Attraversiamo raccordi anulari e boulevard péripheriques in una Parigi che mi sembra Roma. Nel frattempo seduta davanti c'è anche Isab. che chiacchiera con il tassista che si dimostra molto simpatico e che parla anche genovese, sempre con leggera inflessione. Parcheggia al ciglio dell'immensa autostrada e ci accompagna in quella che credo fosse casa mia, dove vivevano anche lei e Isab., scendiamo una stradina fangosa nel buio della notte e vediamo il sentiero illuminato dalle luci del casolare in cui vivo. Davanti alla porta tiro fuori i soldi per pagarlo, gli chiedo quant'è e lui tira fuori dalla tasca una busta di plastica trasparente. "Che buffo, ha il tassametro portatile!" e invece tira fuori una pistola e me la punta in faccia "Dammi tutti i soldi". Io credo a uno scherzo, impugno la canna e cerco di disarmarlo, ridacchiando, ma quando mi rendo conto che uno scherzo non è preferisco non insistere. In realtà non vuole i soldi, ci fa entrare in casa e ci sequestra per non so quanto tempo. Una notte, non so bene come e perché ma prima è giorno e vediamo in lontananza una signora vecchia vestita di nero, come lo stereotipo sardo-calabrese, scendiamo in cantina e c'è l'orrore: corpi appesi con ganci da macellaio a un cancello, insanguinati e Robert De Niro che li mangia, mentre il nostro sequestratore insegue con un gancio un bambino per mangiarselo. Io sono tranquillo, lei è scomparsa mentre Isab è al piano di sopra. Poi mi trovo in una stanza del casolare e, non so come, ho appena disarmato il sequestratore. Con tranquillità mi connetto a internet per chiamare la polizia ma vengo disarmato a mia volta, il sequestratore mi punta la pistola in faccia, poi la gira verso di sé e si spara due colpi alla guancia e allo zigomo. Solo due piccole ferite circolari, lui non è morto allora prendo il cellulare, grido a lei e a Isab. che siamo liberi e prendo il cellulare, esco fuori dal casolare e chiamo il 113. Poi mi viene in mente che siamo a Parigi e chiamo prima il 911 e poi il 112 a cui mi risponde, però, una voce registrata in tedesco. Esce il sequestratore, sanguinante ma in forma, e mi insegue. Io e loro scappiamo su per una strada, arriviamo davanti a un gruppo di ausiliari del traffico c'è una colluttazione tra me e il sequestratore, alla fine lui è disteso per terra e io con un piede sul suo collo, gli punto la pistola in faccia. Si avvicina un ausiliare che parla romano, gli dico di arrestarlo e di fare qualcosa. Lui mi dice "Guardi, signore, io vedo che è lei a puntare una pistola contro al signore che è pure ferito". Penso al fatto che non ho prove ma mi metto a strillare che è mio diritto che la polizia lo fermi e che se non scrive un verbale con quello che dico lo denuncerò. Lui pare convinto.

Siamo con lei da qualche parte, è passato del tempo, arriva una macchina da cui scendono Sara e Facciab. Gli dico "Tu non sai cosa mi è successo!", lui fa una battuta cretina.


A parlarne sembra un incubo eppure mentre mi rigiravo nel letto, sotto coperte rese inutili dal sole caldissimo che mi picchia addosso a mezzogiorno, in 'sta stanza di dormiglione, non avevo minimamente paura. Ero un po' come i personaggi dei telefilm che evadono dai carceri con gravità e concentrazione, come i protagonisti dei film che saltano di tetto in tetto, inseguono macchine e sparano senza dimostrare il benché minimo cedimento emotivo. Sono eroico, mi sa, almeno nei sogni.


Certo che non mi sarei mai aspettato certe cose, da Robert De Niro...

politica interna
3 novembre 2008
Duemilacinquantasei. Settantasette e Centoventi. Ovvero: Merda

Nel 2056 avrò settasette anni. Come Furio Colombo e Caterina Valente, Rupert Murdoch e Alda Merini, Isabel Peron e Wilma de Angelis, Camillo Ruini e Vujadin Boskov, Olympia Dukakis e Marta Marzotto, Raul Castro ed Emilio Fede, Monica Vitti e Mino Martinazzoli, il cardinale leghista Maggiolini e il vescovo sudafricano Desmond Tutu, Lamberto Dini e Moira Orfei, Giorgio Forattini e Robert Duvall, Gianni Meccia e Lucia Bosè, Bruno Contrada e Martin Landau,  come Sandra Mondaini e Michail Gorbachev.


Lui invece, a quanto pare, ne avrà 120. Sono nato nel momento sbagliato, ne sono sempre più convinto.

28 ottobre 2008
Visitors. La Santa Sede e un bambino.

Poco fa ho narcisisticamente controllato le ultime quindici visite al mio blog e ho fatto una scoperta esaltante:



holy seee



Caspita, mi dico, mi leggono dal Vaticano! non soltanto dalla Città del Vaticano ma proprio dalla Santa Sede! Proprio dall'ufficio di B XVI mi leggono, mi visitano, mi guardano! Molto, molto emozionato (e un po' imbarazzato per la rubrica Benedetto Benedetto!) ho controllato le chiavi di ricerca con cui oggi sono finiti sul mio blog per individuare cosa cercasse il Cardinale Curiale quando è finito su Suibhne.


E ho fatto una scoperta ancor più inquietante...




bambino

10 maggio 2008
A ciascuno il suo governo

Oggi ho fatto una scoperta assai interessante. Non importa, infatti, se hai vinto o no le elezioni: ciascuno può farsi il proprio governo. Mica male, eh? Ci pensavo prima, mentre lavavo l'insalata, e ho deciso che pure io voglio il mio governo. Vi do lettura della lista dei ministri del:


I Governo Suibhne


Interni, Hillary Clinton, visto che ho l'impressione che a novembre non farà il lavoro che si merita ho pensato di darle una via d'uscita. E poi... fate conto che sono le tre di notte e i vostri bambini stanno dormendo tranquilli nei loro letti... ma nel mondo succede qualcosa... chi volete che risponda al telefono del Viminale? Franco Frattini? Roberto Maroni? suvvia...


Esteri, Massimo D'Alema, non è ministro da un giorno è ri-scoppia il Libano...


Difesa, Lady Oscar, perché è una donna che sa il fatto suo e conosce l'esercito... certo, deve fare un po' di aggiornamento sulle nuove guerre asimmetriche, ma è una donna che impara... 


Giustizia, Emma Bonino, questo è un regalo a Di Pietro, soprattutto


Economia, Lui, che se no si offende


Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, che almeno è bravo


Agricoltura, Il Gigante della Valfrutta, ero tentato di metterlo all'Innovazione, per vedere i faccia a faccia con Brunetta, però poi ho scelto la competenza


Infrastrutture, Cristoforo Colombo, perché sono decenni che si parla di autostrade del mare e invece si fanno e disfano progetti di ponti sullo stretto, perché sono di Genova e da che mondo è mondo il presidente del consiglio privilegia la propria città


Ambiente, Carlo Petrini, è un rischio, devo dire, perché non vorrei che si trovasse a litigare con Cristoforo Colombo... però confido di trovare una posizione condivisa, dai... 


Lavoro, Lui, se no si offende pure lui,


Cultura, Jack Lang, perché le cose grandiose e un po' fanfarone mi piacciono, lo sapete, e chi più di lui?


Scuola e Università, Andrea Ranieri, perché gli hanno già troppe volte preferito degli incompetenti... io scelgo gente brava, capito?


Riforme e federalismo, Thomas Jefferson, perché ha una certa esperienza nel settore, lui, e voglio vederlo a Porta a Porta che discute di federalismo con Bossi e Chiamparino...


Politiche comunitarie, Catherine Spaak, perché è belga, ha un accento delizioso e perché da che mondo e mondo nessun governo è bello senza un parente di un ex governante


Rapporti col parlamento, Mariella Venditti, sono vent'anni che tiene egregiamente i rapporti tra gli spettatori di Telekabul e il Parlamento Italiano, ora finalmente potrà riposarsi e farsi intervistare da Roberto Toppetta


Semplificazione, Giuseppe Garibaldi, perché ci vuole uno con piglio garibaldino e perché voglio molto male a Roberto Calderoli


Innovazione, Steve Jobs, perché da quando è successo questo la mia vita è migliore e voglio che lo sia anche la vostra


Affari regionali, Nichi Vendola, perché è un posto da ex governatori di regione non confermati ma abbastanza bravi... non vorrei portargli sfiga, dico solo che è il caso che si porti avanti


Politiche giovanili, Elisa, che è una giovane vera e perché parla inglese, come (quasi) tutti i giovani veri


Pari opportunità, Carmen Montón Giménez, uno dei perché lo leggete abbondantemente qui


Attuazione del programma, Arturo Brachetti, perché non si capisce che debba fare il ministro dell'attuazione del programma, non si capisce che debba fare il ministro ombra dell'attuazione del programma, tanto vale che nel mio governo almeno faccia cose buffe e si cambi spesso di abito, no?


Su 21 ministri 7 donne e quattro morti. Ho fatto meglio di Berlusconi e di Veltroni ma, mi sento di dire, di ogni governo repubblicano. E voi siete soddisfatti? avete ancora tempo per proporvi come viceministri, quelli li sceglierò nei prossimi giorni...

24 gennaio 2008
Radiosveglia dannata. Differenze mattutine tra Desmond e Suibhne
Se la tua radiosveglia suona, senti un'intro che ti pare di conoscere e poi una voce che detesti ti dice che Stare insieme atté / è stata una partia / vabbene hai vinto tu / ma tutto il resto è vita ti chiedi, nell'ordine, 1) Venditti? in Svizzera? capisco Jovanotti, Celentano e Ramazzotti, ma Venditti? 2) come cazzo può andare male questa giornata, se inizia cosî? 3) ma perchè Desmond deve svegliarsi con Mama Cass che canta Make your own kind of music e io con Venditti che canta Ci vorrebbe 'namico? 4) quanto manca ancora all'inizio di Lost IV Season, dannazione?
20 febbraio 2005
Analogie e identità tra Suibhne e Superman

Io da bambino amavo Superman, il film intendo. Mi piaceva molto più di Batman, che all’epoca era solo un telefilm, ma si sa, io ero un bambino felice e ai bambini felici come me e Richard Donner (sarà un caso che sia nato il mio giorno? Che i bambini nati il 24 aprile siano felici per definizione? Non lo so…) piace Superman, mentre ai bambini tristi e malmenati come Tim Burton e Max Pezzali piace Batman. Poi con gli anni i miei gusti sono cambiati e ora mi stanno sulle palle sia Batman che Superman.



Comunque già oggi pomeriggio mi sono beato della scelta di palinsesto di Italia Uno e mi sono rivisto Superman. Anche la musica mi piace, tanto che me la sono appena scaricata da WinMx. Da pargolo, come molti di voi immagino, giocavo a Superman e mi sentivo anche molto Superman. Innanzitutto io, come Clark Kent, ho gli occhiali. È vero, i suoi sono più mondaini, ma solo perché lui era alla moda ed era negli anni Ottanta (anzi, un po’ prima visto che il film è del ’78). E comunque da bambino anche io avevo gli occhiali mondaini, purtroppo. Poi anche io volevo fare il giornalista, cercavo di bloccare i taxi con le ginocchia (mia mamma non era d’accordo), fingevo di vedere attraverso i vestiti (infatti è per fingere meglio che volevo comprare i famosi occhiali a raggi X), dicevo frasi ad effetto e poi mi stava da dio il blu. 


D’accordo, non volavo ma correvo abbastanza veloce. E d'accordo, non mettevo gli slip sui pantaloni. Almeno che io ricordi.



Però anche io ho salvato la Hoover Dam e la popolazione dell'Arizona.





Visto che ero sicuro non ci avreste creduto, adduco prova documentaria.




Notate lo sguardo sicuro e arcigno di chi sa di essere chiamato a un compito troppo duro, il cipiglio e la vocazione al martirio di chi sa che deve salvare il mondo? Beh, forse non lo notate. Ma in fondo, in quella foto ero ancora Clark Kent!


Look up in the sky. It's a bird, it's a plane, it's Superman!


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28 gennaio 2004
L'ego e un bruxismo trepidante (eh!?)

Rapidissima domanda prima di andare a letto stravolto da una nottata di tesi: Ieri mi hanno detto che ho un ego grande come un cocomero. Ora, non avendo mai visto io un ego, secondo voi vuol dire che sono egoista o che non ho affatto fiducia in me? Attendo risposte trepidando (ma anche dormendo e, forse russando… ah, vi confesso che sono soggetto a bruxismo… si dirà "bruxando"? in genovese si direbbe ma avrebbe un altro significato…)


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