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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
28 settembre 2009
Itinerari imprevedibili
Il viaggio in treno di oggi è durato tre puntate di Transeuropéenne su France Inter, la prima puntata stagionale di Uomini e Profeti, qualche pagina di Saga, due puntate di Fringe e qualche minuto di sonno, interrotto dalle risa sguaiate di uno di Latina sceso a Pisa e che era in crisi con la famiglia della sua fidanzata ("Loro stanno cercando di dividerci" diceva al cellulare, con un certo senso della soap) e dai risolini di una madre anziana e figlio bambino svizzerotedeschi che sono scesi a Grosseto.

La gente percorre itinerari davvero imprevedibili.
31 gennaio 2008
Il miele e la follia
Credo di averle ufficialmente viste tutte. Visto che non riesco sempre a connettermi dalla mia postazione privata in biblioteca, spesso vado ai computer pubblici che stanno tra le postazioni degli studenti. Sarebbero riservati alla ricerca bibliografica, ma ce ne sono talmente tanti che ognuno può farci quel che vuole. Altre volte, invece, mi metto in qualche postazione internet per studenti e mi connetto con il cavo ethernet. Questo è il preambolo, tanto per farvi capire i movimenti delle prossime righe.

Ieri, a metà pomeriggio, volevo controllare la posta e sono andato per due volte al computer per studenti messo a livello interrato, come la mia biblioteca. Alla mia sinistra c'era una ragazza che studiava diritto, alla mia destra una anziana signora con una marea di fogli e un libro in inglese appoggiato in verticale sul tavolo. La seconda volta la signora mi si rivolge in svizzero, le dico wie bitte? E mi dice che il computer le serve e che posso andare anche al piano di sopra. Le dico OK, la detesto e me ne torno alla mia postazione.

Oggi avevo più cose da fare e quindi ho preso il mio ethernet e sono andato sempre al piano interrato, nella stanza accanto dove c'è una presa per collegarsi. Mi siedo e vedo che lì vicino c'è la signora di ieri, con un cappotto ocra appoggiato sul tavolo che sta cucendo. Sì, cuce un cappotto con ago e filo in una biblioteca di filologia romanza. Inizio a far quel che devo, con le cuffie nelle orecchie, e lei inizia con una tiritera di un paio di minuti in svizzero e non capisco subito che si rivolge a me, anche perché fa finta di niente e continua a parlare cucendo. Le dico Ich hab leider nichts verstanden e lei inizia in italiano:

Ecco... lei vieni qui con passo decisivo... anche ieri lei è arrivato dove c'ero io... non guarda neanche se ci sono altri posti e viene subito dove ci sono... allora non vorrei che lei avesse idee e venisse perché ci sono io... come mai si mette qui?

Io sgrano gli occhi e non ci credo... beh, perché ieri volevo controllare la posta e oggi ho il computer e voglio connettermi a questa presa...

sì ma lei lo ha sempre il laptop... non è che l'ha comprato oggi... io penso che lei viene per me... ma io le devo dire che non è il caso... qui non c'è miele per lei, deve cercarlo altrove...

Non sapendo che dire, ho abbassato la testa sullo schermo e non ho più detto niente. Sono ancora sconvolto, mi sento in parte cretino e in parte mi vergogno per lei. Vi rendete conto della gente che gira per le biblioteche? Autobus e biblioteche sono luoghi di follia estrema, bisogna capire se sono i pazzi ad andare in autobus in biblioteca oppure se viaggiare in autobus per andare in biblioteca rende pazzi.

Nel secondo caso sono spacciato.

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permalink | inviato da suibhne il 31/1/2008 alle 14:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
DIARI
31 gennaio 2008
Un'oca, il sonetto e Fibonacci
Sto scrivendo un capitolo della tesi di dottorato che mi fa dannare. Non tanto perché sia difficile, quanto perché noiosissimo, pieno di particolari minuti e di ripetizioni inevitabili. Come spesso capita, quando si è colti dalla routine ci si lascia folgorare dalle note: si sposta l'occhio dal numerino apicale al pié di pagina e oooh si decide che il testo citato sarà fondamentale per dare nuova linfa, maggiore respiro e un punto di vista eclettico e originale al proprio lavoro. Illusione, dolce chimera, ovviamente, però è bello andarsi a cercare il libro (perché ovviamente a Zurigo si trovano tutti i libri di cui si può avere bisogno), scoprire che è un agile volumetto, respirare l'odore di acaro e cultura che promana dai libri rarissimamente consultati, sedersi nella propria sedia design, vicino alla macchia di caffé che non se n'è mai andata, e leggersi, come regalo, Nascita del sonetto. Metrica e matematica al tempo di Federico II di Wilhelm Pötters. Lo studioso prende per mano l'ignorante umanista e lo accompagna, senza risparmiargli qualche accusa di insipienza, per i sentieri della matematica e della geometria. Mentre Pötters mi spiegava che non è che Giacomo da Lentini abbia strizzato gli occhi, guardato il cielo, sorriso e composto una poesia di 14 endecasillabi, come preso da folgorazione, imprimendo il proprio marchio su tutta la poesia occidentale, ma seguiva precisi rapporti geometrici, tra cerchio e quadrato circoscritto, io strabuzzavo gli occhi e mi ricordavo le elementari.

Quando in quarta la maestra ci disse “Comprate un quadernone a quadretti che sabato iniziamo geometria” io sono andato con mia nonna a comprarne uno, con una grande oca che volava, su sfondo verdino e verdone. Descritto così fa cagare, ma vi assicuro che è stupendo. Poi ho fatto le medie e pure un liceo scientifico, ma per me la geometria è quel quadernone, quei quadrettini, quelle formule scritte in rosso e quelle tre stanghette poste a formare un p greco. Tutte le formule geometriche che ancora conosco (e che sono pochine, è vero) mi sembra di averle imparate in quei sabati mattina, con la matita in mano, la replay blu sul banco e la maestra che disegnava alla lavagna. Il tutto mentre fuori era brutto tempo e i caloriferi di ghisa riscaldavano l'aula. Fa strano, in una futuribile biblioteca di Zurigo, nel silenzio di vent'anni dopo, ripensare a quelle mattine con la focaccia sotto il banco o messa a scaldare sul calorifero. Soprattutto perché all'epoca non sapevo chi fossero Giacomo da Lentini, Fibonacci o Wilhelm Pötters e perché da grande non volevo fare il filologo romanzo ma il cavaliere o il premio Nobel.
Beh, per questo sono ancora in tempo però...
30 gennaio 2008
La soluzione per il torcicollo
Ieri pomeriggio, verso le cinque, ho deciso che avevo lavorato troppo. Allora ho infilato il mio mac nella borsa e me ne sono andato a fare un giro. Dovevo comprare il pane, il formaggio e della verdura ma ho deciso di regalarmi un paio d'ore. Sono andato da Manor a vedere se trovavo delle cuffie per l'iPod (non le ho trovate) poi nel reparto uomo ho cercato maglioni rossi, ma niente. Poi son stato da Jelmoli (niete da dichiarare), WE (dove stavo per provare un paio di pantaloni che costavano 20 franchi ma poi mi è stata antipatica la commessa e me ne sono andato, anche se forse domani ci torno), poi sono andato da una specie di discount del DVD, del CD e del libro di poco conto e, ricordandomi una chat con lui e il consiglio di un suo amico, ho comprato il primo cofanetto di Six Feet Under. Poi sono entrato in un altro negozio dove una ex sudamericana ormai inschwizzerita ha provato a vendermi un maglione rosso di lana per trecento franchi, 'sta stronza. Ho trovato una scusa, poi sono andato nella solita libreria e mi sono trattenuto dal comprare il libro su Bogart (ma lo compro domani, o forse dopo...) quindi alla Coop per comprare zucchini, pane, latte, sapone per le mani, yogurth in offerta (ho sbagliato il tipo, però, e invece di prendere quello alla fragola ho preso quello alle arance rosse e zenzero... buono, vi dirò...) poi da Orell Fussli e quindi sull'11 verso casa, dove mi sono fatto la pasta con le zucchine e ho guardato cinque episodi di Six Feet Under.
Quindi ho sentito che mi veniva un po' di male al collo e ho capito. La colpa è della maledetta borsa pesantissima che mi carica di tensione le braccia, le spalle e - quindi - il collo! Ecco perché! Urge riformulare l'annuncio di tempo fa: chi vuole proporsi per il ruolo di correttore di bozze, portaborse, schiavo di compagnia deve mandare foto, curriculum e lettera devozionale di motivazione a questo indirizzo mail. Ambosessi, alfabetizzati, tra i venti e i trentadue anni, automuniti, astenersi perditempo e agenzie.
24 gennaio 2008
Radiosveglia dannata. Differenze mattutine tra Desmond e Suibhne
Se la tua radiosveglia suona, senti un'intro che ti pare di conoscere e poi una voce che detesti ti dice che Stare insieme atté / è stata una partia / vabbene hai vinto tu / ma tutto il resto è vita ti chiedi, nell'ordine, 1) Venditti? in Svizzera? capisco Jovanotti, Celentano e Ramazzotti, ma Venditti? 2) come cazzo può andare male questa giornata, se inizia cosî? 3) ma perchè Desmond deve svegliarsi con Mama Cass che canta Make your own kind of music e io con Venditti che canta Ci vorrebbe 'namico? 4) quanto manca ancora all'inizio di Lost IV Season, dannazione?
DIARI
23 gennaio 2008
Il Vifenac sul collo
Ho di nuovo il torcicollo, capite? Non passa una settimana senza che zac mi colga. Di solito mi coglie la mattina appena sveglio, fatto che mi faceva accusare i cuscini che non consentivano alla mia colonna cervicale di riposare comme il faut, ma ieri mi ha preso in modo strano. Ero seduto qui in biblioteca e parlavo dei disastri dell'Italia quando ad un tratto ho sentito una fitta e mi sono accorto che non potevo girare la testa a sinistra né alzare il braccio sinistro, come fossi un profugo del Vietnam candidato alla nomination repubblicana per le presidenziali di novembre. Io non ho mai sentito parlare di torcicollo fulminante ma è quello che mi è capitato. Ho deciso di andare in farmacia e parlarne con qualcuno e, dopo essermi informato su come si dicesse torcicollo in tedesco, ho attraversato la strada, ho inspirato profondamente (ma non troppo, che fa male anche a respirare troppo) e ho affrontato la farmacista. Devo dire che l'inizio è stato un po' balbettante e la signora non ha capito, poi ho ripetuto con più calma indicando il mio collo e abbiamo iniziato un breve dialogo fatta di frasi sue e di monosillabi miei, tra il tedesco e lo schwizzero, che mi ha portato ad ottenere Vifenac gel per 10 franchi e 35 centesimi. Tornato in biblioteca, incurante della (poca) gente ho letto il bugiardino (God bless trilinguismo) e mi sono spalmato il collo di questo gel Schmerzstillend, entzündgshemmend e abschwellend seguendo scrupolosamente le dosi consigliate (1-2 polpastrelli di prodotto). Il Vifenac puzza troppo per non essere efficace ed è per questo che adesso, dopo la terza applicazione e a quasi ventiquattro ore dall'insorgere dei primi sintomi, sto meglio e posso quasi girarmi a sinistra senza sembrare Robocop o Pietro Folena.
Tutto sta a capire, a questo punto, come mai sono tormentato da questi dolori muscolari. C'è una tesi complottista che sostiene che sia tutta colpa dello stress. Sarebbe la tesi del mio medico di famiglia, se glielo chiedessi, ma lui è un ignorante e dice che tutto è causato dallo stress. Un'altra tesi parla di posizioni sbagliate durante il sonno, ma non mi convince mica. Secondo me è colpa del fatto che sto troppo seduto al computer, che tengo la testa troppo ferma e – soprattutto – che non appoggio abbastanza le braccia sul tavolo quando scrivo e, come insegnano le ricerche su Google, “questo carica di lavoro il collo e le spalle”. Come si risolve 'sta situazione? Dovrei ritornare in palestra, mi sa, visto che come sapete il nuoto mi fa cagare. Però in Schwizzera costa e poi tra poco torno in Italia e poi e poi...

Vabbé, per ora mi spalmo per la quarta volta il Vifenac gel. Tanto si sa, l'omo ha da puzzà...

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permalink | inviato da suibhne il 23/1/2008 alle 17:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
POLITICA
22 gennaio 2008
In Italia si sta male. Ulcera post prandiale
Caffetteria degli studenti al RoSe, si parla di varie cose con uno di quei bibliotecari gentili di cui vi parlavo, italiano, appena trentenne, ciarliero come quelli che vengono dal Granducato.

“Perché quando parli con gli stranieri e ti dicono Ah, che bella l'Italia! Il sole, il mare, il cibo! Tu lì per lì ti dici che sono superficiali. Poi quando sei all'estero ti accorgi che le uniche cose che ti mancano sono proprio quelle, perché tutto il resto all'estero è meglio... Quando ho qualche momento di nostalgia è quello che mi manca, il mangiare o il lungomare, non dico mai Quanto mi manca quel treno o Quanto mi manca l'ufficio postale...”

Il che è vero e lo è ancora di più alla luce di questi ultimi dieci drammatici giorni in cui ogni giorno capitava qualcosa, in quel maledetto stivale appeso qua sotto. Però io mi ci incazzo e non perché non so per quanto ancora starò all'estero, in biblioteche efficienti e riscaldate, aspettando il tram al massimo cinque minuti, vedendo attorno a me cosa vuol dire sicurezza sociale. Io mi incazzo perché non ce la faccio a pensare che ci meritavamo tutto questo, anche se forse è così.

Io non la vedo mica una via d'uscita.
VIAGGI
21 gennaio 2008
Preparare un nuovo viaggio. In diligenza con Carlomagno.
Ieri sera, mentre mi rigiravo nel letto pensando a quanto è monotona la mia vita zurighese ho pensato a come ravvivarla e ho deciso di fare un viaggio in un luogo lontano, selvaggio e impervio, in cui si parla una lingua ignota, in cui si incontra gente strana e si vedono cose che non si vedono da secoli.
Avete indovinato, lo so. Vado a Müstair, nei Grigioni, a vedere il chiostro della Baselgia San Jon, dove sono conservati gli ultimi affreschi carolingi rimasti al mondo. La cosa è elettrizzante: immaginatevi Suibhne che parte una mattina fredda di Zurigo, con un tascapane e un taccuino, alla volta dei Grigioni. Bello eh? non vedete l'ora di leggere il post, vero? Anche io ed è per questo che mi sono informato. Raggiungere Müstair è tutt'altro che semplice: Zurigo - Landquart in interregionale, Landquart - Sagliains in regionale, poi di nuovo in regionale fino a Zernez dove prendo una specie di diligenza che qui chiamano postale, come fossimo nel West, che si inerpicherà per le montagne fino a giungere a Müstair. Il tutto dovrebbe durare tre ore e mezza ed essendo in Schwizzera mi sento di assicurarvi che quello è il tempo che ci vorrà. Di certo non è un viaggio che posso fare in giornata, quindi devo scegliere dove fermarmi per la notte e non è una scelta facile. Dapprima pensavo a Coira, capitale dei Grigioni, ma per raggiungerla da Mustair ci vogliono altre tre ore e fischia. Non mi pare il caso. Due ore e rotte per St. Moritz (a parte il prezzo dell'alloggio, ovviamente) e all'incirca la stessa cosa per Davos. Quasi quasi mi fermo a Zernez o da qualche parte in quella zona che - orrore - deve essere assai poco cementificata e urbanizzata più o meno quanto Tora Bora, vale a dire troppo poco per i miei gusti. Ma non fa niente e sono già in fremito pro Grigioni, unico cantone trilingue, con lo stambecco nello stemma e a quanto pare unica zona selvaggia della Confederazione. Ho iniziato sfogliando la Lonely Planet - scarna, uh quanto è scarna - e poi con il Tagliavini per ripassare le particolarità del romancio e i dialetti engadinesi. Stasera, invece, ho chiesto allaS se aveva qualcosa sui Grigioni e quando è tornata indietro sorridente ho capito che la domanda era sbagliata. Mi ha gettato in braccio sette volumi rilegati in blu con uno stemma dorato in copertina e la triplice scritta Grigione - Grischun - Graubunden della serie Die Kunstdenkmaler der Schweiz, i monumenti artistici della Svizzera. Sette volumi sui Grigioni. Sette. Capito? Sette. E' descritta ogni chiesetta, ogni stradicciola, ogni portoncino, tutto. Sette volumi sui Grigioni. Voi vi immaginate se la Toscana fosse un cantone svizzero quanti dannati volumi ne saprebbero tirare fuori? Non so, duemila?
Ad ogni modo, entro metà febbraio si va nei Grigioni: Giacometti, Segantini, prati, stambecchi, romancio, la nuova consigliera federale che ha spodestato Blocher e il chiostro di san Jon.

Se qualcuno vuol venire me lo dica, ci si trova davanti al portale, io sarò quello col trench nero senza bottoni, con un taccuino in mano e lo sguardo intenso che sta cercando di farsi una foto da solo.
DIARI
20 gennaio 2008
Trench, peli e una fetta di torta
A scapito di tutte le previsioni jettatorie, il mio trench nero è utilissimo anche a Zurigo. Sarà che questo gennaio è il più caldo del secolo, come ogni gennaio da qualche tempo a questa parte, e che non è ancora arrivato il febbraio più freddo del millennio, però lo si può indossare senza soffrire il freddo. Ci barcameniamo tra i cinque e gli otto gradi e il mio 100% polyestere (sì, avevo giurato di non cedere più a 'ste fibre irreali ma lo sapete che non so prendere decisioni irrevocabili) svolge egregiamente la sua funzione. Me ne passeggiavo per la città, oggi pomeriggio, godendomi la serietà che il trench mi conferisce  sentendomi davvero un gran figo quando, sbirciandomi in una vetrina come faceva Jovanotti sulla sua moto,  mi sono reso conto che era pieno di peli bianchi. I gatti psicopatici, dannazione. E poi ogni pelucco, fiocco di schifo e pulviscolo nel raggio di un chilometro. Ho inserito l'espressione "Ecco una cosa che può rovinarmi la giornata!" e ho deciso di andare nella Coop più vicina per comprare una spazzola appicciapeli. Appena entrato, però, ho capito che non avevo idea alcuna di dove si trovassero le spazzole appiccicapeli all'interno dei grandi magazzini. Ho provato nella zona bigodini, forcine & retine ma niente. Ho guardato tra i casalinghi ma ovviamente no. Senza grande convinzione ho guardato tra le prese elettriche, le lampadine, le tinte per capelli, i prodotti per il corpo ma no. Ho pensato di chiedere a una commessa ma, a parte il terrore che rispondesse in schwizzero alla mia domanda in tedesco, come diavolo si dice in tedesco "Spazzola togli peli da trench nero"? Ho desistito, miei cari, e ho pensato di farmi un regalo, come diceva ieri il tenente Dale Cooper allo sceriffo in Twin Peaks. Perché ho finito Lost, purtroppo, e ho iniziato Twin Peaks, come ricorderete. Certo, c'è molta meno dedizione e certo, sono ancora molto incazzato con gli sceneggiatori di Lost che hanno fatto morire un altro mio personaggio preferito. Ad ogni modo, sono entrato da Cakefriends e mi sono bevuto il mio latte macchiato e mangiato la mia fetta di torta. Poi ho fatto un giro da Orell Fussli e stavo per comprarmi un libro sui trench, molto molto bello, con molte, molte foto. Se non fosse che costava cinquanta franchi e neppure il mio fanatismo arriva a uno sperperò così ingente. Sono salito, quindi, sull'11 e mi sono seduto, fascinoso come in un noir. Poi ho sentito plot plot e ho visto due bottoni per terra. Perché il mio trench mi sta benissimo ma è costato troppo poco perché i bottoni non mi cadano un giorno si e un giorno no. Ieri pensavo di usare lenza da pescatore al posto del filo, ma forse stona e quindi sto meditando di cambiare i bottoni. Non so, ho davvero troppi problemi...
VIAGGI
16 gennaio 2008
Un nuovo modo per calcolare il tempo

Ho scoperto che un viaggio in Cisalpino, da Genova a Zurigo, dura esattamente una Repubblica, un Panorama, un Vanity Fair, un episodio di Lost e due podcast di Fahreneit.

Sono arrivato in Schwizzera, miei cari.


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permalink | inviato da suibhne il 16/1/2008 alle 1:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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