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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
26 agosto 2009
Un nuovo reality sul suolo francese, tra TV e Vita Vera
Ieri, in Francia, è iniziato un nuovo reality o, come dicono qui, una nuova télé-realité. Questo genere, da questa parte delle Alpi, la fa da padrone: mentre vi scrivo, alle sette meno un quarto, su TF1 c'è Secret Story, una sorta di remake molto sceneggiato del Grande Fratello, su France 2 c'è Fort Boyard, una sorta di Survivor, una Isola senza famosi. Ma è meglio così, perché tra un po' inizieranno i preserali, trainatori di tg: N'oubliez pas les paroles su France 2, che è il format che in Italia ha presentato Pupo e, quel che è peggio, Le juste prix su TF1. Sì, OK il prezzo è giusto, che qui fa ancora sfaceli e oltre il 30% di share. C'è la Voce che chiama il presentatore, che non è Sabani, che non è Iva, che non è la Foliero ma che è questo tipo vitaminizzato, energico e strillante che si chiama Vincent Lagaf' (sì, con l'apostrofo...). Il pubblico pare lo stesso, invece (hanno appena presentato Rosario, un concorrente che viene da Catania e ovviamente lo prendono per il culo), e inutile dire che la loro Anna Laura Ribas è molto più vestita.

Ad ogni modo, il reality di cui vorrei parlarvi inizia così: c'è un filologo romanzo su un aereo che esattamente come la mamma di Kevin ha un flash improvviso e terrificante: "Cazzo! ma nel calcolare i contanti da portarmi dietro, ho tenuto conto della cauzione dell'appartamento?". La domanda contiene in sé la risposta: Ovviamente no. Il concorrente, quindi si faccia i conti in testa per persuadersi definitivamente di non avere abbastanza soldi in tasca ed è solo a questo punto che arriva la prima prova difficile: infilarsi una mano in tasca e, senza che nessuno lo veda, senza estrarre la mano, contare diverse centinaia di euro per cercare di capire quanto è grave il problema. Il concorrente, vi dico, ha superato brillantemente la prova ed è passato allo stadio successivo: raggiungere dall'aereoporto di Orly la residenza di Belleville senza usare contanti e, anzi, ritirare 100 euro con una carta di cui non ricorda il codice, nascosto all'interno dell'immenso zaino che non è pratico aprire davanti ad un bancomat. La seconda prova lo coglie, a sopresa, già in aeroporto: il guichet automatico non gli riconosce la carta di credito ed è obbligato a spendere 9 euro e 55 centesimi in contanti. Prova sorpresa fallita.

Orlyval, RER, metro, Place Colonel Fabien.

[Per vostra curiosità, Rosario ha vinto il gioco, ora il presentatore lo prende per il culo dicendo che sembra un carabiniere e chiedendogli se ha mai rubato una macchina, quindi gli fa fare il gioco quitte ou double. Certo che Rosario in sei anni di vita in Francia avrebbe potuto affinare la pronuncia, segnatamente quella dei numeri, visto che va a un gioco come questo. Ma torniamo sotto la sede dei comunisti.]

Place Colonel Fabien, dunque. Il concorrente, con diciotto chili di zaino sulle spalle e dieci chili di zaino sulla pancia, deve trovare un bancomat - cosa facile - e deve cercare di ricordare il codice della carta mai usata prima, sperando che funzioni in Francia e che gli consegni  gli ultimi cento euro del suo conto. Carta inserita, il concorrente sceglie l'italiano tra le lingue possibili. La schermata gli chiede il PIN. Digita la prima cifra, la seconda, la terza, la quarta, la quinta. Lo schermo dice Attenda, il concorrente attende. Il bancomat sputa fuori la tessera e poi i soldi, prova superata! Raggiunto l'appartamento - il proprietario non c'è ancora e il concorrente è obbligato ad aspettare un quarto d'ora in corridoio, dove sono parcheggiati i passeggini, esattamente sopra un preservativo  (abiteranno qui Baby Hermann e Stewie?) - consegnati gli sporchi maledetti e subito soldi, il concorrente si delizia del nuovo appartamento (lo Studio) ma non ha tempo di rilassarti: inizia la nuova fase del reality: quanto gli sarà rimasto in tasca? Due banconote da dieci euro, una banconota da cinque euro, una moneta da cinquanta centesimi, tre monete da dieci centesimi, una moneta da due centesimi, una moneta da un centesimo.

La sfida, ora è: riuscirà il Concorrente a sopravvivere a Parigi con 25 euro e 83 centesimi in contanti dal 25 agosto al 2 settembre, quando la Catte gli darà l'assegno che significa Vittoria in ogni gioco che si rispetti?

Attualmente (mercoledì 26 agosto, ore 19.45) il concorrente ha ancora due banconote da dieci euro, una moneta da un euro, una moneta da venti centesimi, tre monete da dieci centesimi, tre monete da cinque centesimi, una moneta da due centesimi e due monete da un centesimo.  Dopo un giorno di gioco il concorrente si trova ancora con 21 euro e 69 centesimi in contanti.

Appassionante, non trovate?

Nel frattempo Rosario ha perso tutto, non ha saputo il prezzo della pasta cinese. Però che bastardi, la pasta cinese...
spettacoli
17 febbraio 2009
Dichiaro ufficialmente aperto il LIX Festivàl

Mina compare come l'abbiamo vista recentemente, occhiali rossi, capelli rossi, vestito nero che sfina, naso più lungo di prima, e canta Puccini, sbaglia le parole e la sigla è evidentemente tratta da Mister Fantasy, 1981. Fortunatamente non sbuca Carlo Massarini, però.


Dichiaro ufficialmente aperto il LIX Festival della Canzone Italiana.


Nel frattempo Dolcenera, più dolce che nera, ha lasciato indifferenti e mia mamma si è commossa perché Fausto Leali parla di figli che non cagano i genitori. Ce l'avrà con me?


Aggiornamento 22:14. Ce la siamo presi con Povia, ma perché nessuno aveva letto il testo di Masini che dice che c'è un muro in Italia che divide


La ricchezza più assurda

dalla solita merda

le coppie gay

dalle coppie normali.


Aggiornamento 23:13. La canzone di Pupo sembra una canzone di chiesa e Youssou N'dur sembra Gen Rosso. L'autore delle parole è Mogol che conferma la mia antica idea: Mogol è un mediocre che ne ha beccata qualcuna ogni tanto. Nel frattempo Roberto Benigni è molto furbo e Paolo Bonolis ancora di più, ma noi apprezziamo molto che sia chiaro. E i Gemelli DiVersi li odio ancora prima di sentirli, come sempre.

20 dicembre 2008
Alta velocità e le dita dei piedi di Messner

Credo che questo sia il post più scomodo che in questi cinque anni vi ho scritto. Non scomodo nel senso che darebbe a questo termine Marzullo parlando del testo di «Babbo Natale non c'è» di Giggi D'Alessio ma nel senso di uno che sta seduto sui gradini di moquettina lisa di un treno Alta Velocità tra Firenze Santa Maria Novella e Roma Termini, con i piedi gelati dagli spifferi, il mac sulle cosce accavallate e una certa disistima per le Ferrovie dello Stato. Oggi pomeriggio ero a Firenze a parlare della mia tesi con la mia splendida professoressa che ha - oltre a un posto da associata - pure l'iPod. Discutiamo della mia tesi, dei prossimi 63 giorni, del futuro della ricerca in Italia, dei francesi (male, dei francesi) e poi mi lascia a leggere un libro sulle enumerazioni in una stanza anni Settanta ineunti dell'Università degli Studi di Firenze in piazza Brunelleschi che non riconoscevo perché io a Brunelleschi se fossi sindaco intitolerei una piazza un po' più dignitosa. Ad ogni modo, finita la lettura, fotocopiate le pagine che mi interessavano, inizio a trotterellare come un turista con un trolley roboante e uno zaino assai pesante verso Firenze Santa Maria Novella (è festa / per lui che va / per lei che resta). Vado alle macchinette faccio il biglietto intercity ché l'Alta Velocità costa troppo e scopro, dopo aver pagato, che posso anche pulirmici il culo, perché alle 16.08 - ora in cui è stato stampato il biglietto - il treno che mi avrebbe dovuto portare a Rifredi era già partito. Odiando le Ferrovie provo a cambiare la prenotazione alle macchinette, ma non si può, vado all'assistenza clienti che mi dice di andare in biglietteria dove c'è una coda sconfinata, arrivo alle 16.42, in tempo - credo io- per farmi fare un biglietto per l'intercity dele 16.49 ma invece è pieno e quindi posso scegliere tra l'Alta Velocità delle 17.33 che arriva alle 19.10 oppure l'intercity delle 17.55 che arriva alle 20.40. Io non ho voglia di arrivare alle nove meno venti e quindi dico Sticazzi e pago i sedici (SEDICI) euro di differenza per un biglietto "Però guardi che sono esauriti i posti a sedere" mi dice il bigliettaro che non ne può niente, mi dà il biglietto e mi fa incazzare. Ecco perché son per terra al freddo e al ge-e-elo. Visto che mi piace darmi un tono, sto lavorando. Cioè, stavo lavorando prima di iniziare a scrivere il post. Visto che son solo, in 'sto pianerottolo moquettato, mi son comportato come a casa mia o sulla mia scrivania e ho cosparso una porzione di pavimento con fotocopie di articoli in francese perché la gente mi consideri strano ma stimabile. Attualmente ho ottenuto due occhiate interrogative da un partenopeofono e una lunga sosta di un signore d'età che mi guardava come si guarda uno scavo per la metropolitana. Nel frattempo non sento le dita dei piedi, mi fa male la schiena e sento un odore di mortadella che non so da dove possa provenire e che forse mi sto sognando.


Tra mezzora, però, arrivo e stasera vado a magnà a li castelli. Ci sentiamo da lì, forse.







Nel frattempo ho mangiato a li castelli e son pieno come un uovo pieno. Domani vado a Napoli. E sarà la mia prima volta.

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