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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
13 ottobre 2009
Crunch. Crunch. Crunch.

Non c'è niente, davverno niente, di più fastidioso dei rumorini insignificanti in un silenzio completo. La carta di una caramella al cinema, i colpi di tosse a teatro, il tamburellare di un piede a un funerale... oppure il masticare crunchante e vigoroso delle M&M's di questo Tintin cresciuto che mi sta seduto davanti, in BnF. E non ne mangia una, ovviamente! Una caterva, ma una per volta così da dilatare il rumore, spalmarlo per minuti. E non pare accorgersi del fatto che tutti lo stanno fissando. Beh, tutti... io più degli altri, forse...

Alzo il volume di iTunes...

8 ottobre 2009
Shampoo all'uovo e rum. Vita su Marte.
Sono arrivato. A Linate ho incontrato quattro celebrità (Samantha de Grenet - ha una pelle disperante - Dario Cassini - uh come è ingrassato - Enzo Bianchi - !!! magari era con Gabriella Caramore ma non l'ho riconosciuta !!! - e Giorgio Forattini - che ha pure volato con me, aveva i calzini viola e la faccia sempre spaventata) poi siamo decollati con un'ora e venticinque di ritardo.

Quindi Orlyval e RER, che però andava a passo d'uomo perché c'erano state collisioni e diversi incidenti e quindi il traffico era rallentato. Arrivo a (quasi)casa ed è Life on Mars, nel senso della serie UK o US (o prossimamente IT, a quanto dicono): non solo la tappezzeria, la moquette, le appliques e le rifiniture sanno di anni '70 (forse Sessanta), c'è anche l'odore della casa sigillata in cui viveva, immobile da dieci anni, la zia di mia mamma, negli anni '80 (se fosse Flash Forward ora vi espliciterei: 1980 - 10 = 1970!).

Perfino l'asciugacapelli risponde in tutto e per tutto all'idea di modernità e progresso degli anni Sessanta, è di metallo lucido e affusolato come la fantascienza o i caroselli dello shampoo all'uovo e rum.

Ora però, se permettete, dormo.
7 ottobre 2009
Parto, per davvero

I mari del sud

Brignole 08:10
Linate 13:00
Orly 14:40
poi (quasi) casa.

Ci sentiamo da Parigi, domani.


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permalink | inviato da suibhne il 7/10/2009 alle 2:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
9 settembre 2009
Nei bassifondi di Parigi. François Villon.
Mai vista tanta gente in una biblioteca municipale. O meglio: mai visto tanta gente in una biblioteca municipale che gira tra gli scaffali, consulta, ricerca e si informa e senza utilizzarla come aula studio. Ne consegue che c'è abbastanza silenzio, qui alla Bibliothèque Municipale François Villon, à Belleville. Abbastanza, non troppo perché non ho mai visto così tanti bambini piccoli in una biblioteca municipale e, si sa, i bambini piccoli ogni tanto frignano. E poi c'è una bibliotecaria, una sola, che parla a voce alta.

I pochi tavoli sono al piano interrato, mentre la sezione jeunesse è al primo piano. Mi siedo vicino a un ragazzo askhenazita che sta leggendo un manuale di ornitologia e se ne andrà quasi subito, davanti a me un ragazzo coi capelli troppo fini ricopia su un blocco le istruzioni di un manuale per ottenere uno stage.

La biblioteca François Villon è un luogo familiare e strano, che mi ricorda - ben più grande, in verità - le biblioteche di quando ero bambino, con tanti libri un po' vecchiotti negli scaffali bianchi, i tavoli da scuola e le sedie di legno, un sacco di gente e qualche computer, il wifi gratis offerto dal comune di Parigi e dalla regione Île-de-France, in collaborazione con Orange, cioè France Telecom, cioè - se ben ho capito - sempre lo Stato. Davanti a me, una signora verde pisello fruga nella sezione Arte, dalle parti di Max Ernst. Mi guardo in giro, ci sono cinque portatili di cui tre mac (due macbook e un mcbook air, addirittura!) che rendono Cupertino assai vicina a Belleville di quanto fossi solito ritenere. Accanto al ragazzo coi capelli fini si siede una signora, con un impudico manuale di ginecologia. Si alza perplessa e torna con Santé au féminin, immagino abbia qualche problemino là sotto e rileggo la morfologia dell'articolo determinativo in piccardo. Poca gente che studia, confronto alla mia esperienza, qualche ragazza cerca DVD, qualche signore legge il giornale o consulta le enciclopedie, una rotondetta che non ha pudore a presentarsi con un top di pizzo rosa scartabella tra i dizionari.

Mentre sbadiglio e penso che è una fortuna aver scoperto che la BnF era chiusa prima di arrivare là in fondo, e che è vero quel che diceva Madame X (Vada nelle biblioteche municipali! son così sorprendenti!) si avvicina un signore con pochi denti, e quei pochi un po' marci, che mi sorride molto, si scusa millanta volte e mi chiede di aiutarlo a connettersi col wifi. Io lo aiuto, perché mi piace aiutare la gente, cosa che secondo un test su facebook vuol dire che assomiglio a Jack Shepard. Il signore si scusa ancora e mi ringrazia ancora, mentre mi siedo entra il meno probabile utente di una biblioteca, vestito con una giacca di pelle rossa, una bandana, che tintinna mentre cammina e che porta in mano un monopattino, sì, un monopattino.

Non riesco a definire un odore, in questa biblioteca, e la cosa mi sorprende un po'. Vorrei farmi dare le chiavi del bagno, ma il signore di prima dice che non riesce a connettersi, lo aiuto - lui ha un odore, che è l'aglio temo... - ma il suo computer non riesce a connettersi, ne sono desolato, ottengo le chiavi del bagno e - quando esco - vi scrivo un post.
9 settembre 2009
Mike lungo la Senna
7 settembre 2009
Assegni francesi, assegni italiani
Pare che in Francia esistano due formati per gli assegni: un libretto è del tutto simile a quelli italiani, loro lo chiamano classique, un altro sembra un passaporto e si apre sul lato alto, loro lo chiamano italien benché in Italia non se ne siano mai visti fatti in quel modo. Deve essere uno dei grandi misteri delle nazionalità imposte, come l'insalata russa, la zuppa inglese, gli spaghetti alla bolognese, le veneziane, le mantovane o la pizza hawaiana.

Prendetelo come un flash forward, questo post, poi vi racconto tutto per bene...
26 agosto 2009
Un nuovo reality sul suolo francese, tra TV e Vita Vera
Ieri, in Francia, è iniziato un nuovo reality o, come dicono qui, una nuova télé-realité. Questo genere, da questa parte delle Alpi, la fa da padrone: mentre vi scrivo, alle sette meno un quarto, su TF1 c'è Secret Story, una sorta di remake molto sceneggiato del Grande Fratello, su France 2 c'è Fort Boyard, una sorta di Survivor, una Isola senza famosi. Ma è meglio così, perché tra un po' inizieranno i preserali, trainatori di tg: N'oubliez pas les paroles su France 2, che è il format che in Italia ha presentato Pupo e, quel che è peggio, Le juste prix su TF1. Sì, OK il prezzo è giusto, che qui fa ancora sfaceli e oltre il 30% di share. C'è la Voce che chiama il presentatore, che non è Sabani, che non è Iva, che non è la Foliero ma che è questo tipo vitaminizzato, energico e strillante che si chiama Vincent Lagaf' (sì, con l'apostrofo...). Il pubblico pare lo stesso, invece (hanno appena presentato Rosario, un concorrente che viene da Catania e ovviamente lo prendono per il culo), e inutile dire che la loro Anna Laura Ribas è molto più vestita.

Ad ogni modo, il reality di cui vorrei parlarvi inizia così: c'è un filologo romanzo su un aereo che esattamente come la mamma di Kevin ha un flash improvviso e terrificante: "Cazzo! ma nel calcolare i contanti da portarmi dietro, ho tenuto conto della cauzione dell'appartamento?". La domanda contiene in sé la risposta: Ovviamente no. Il concorrente, quindi si faccia i conti in testa per persuadersi definitivamente di non avere abbastanza soldi in tasca ed è solo a questo punto che arriva la prima prova difficile: infilarsi una mano in tasca e, senza che nessuno lo veda, senza estrarre la mano, contare diverse centinaia di euro per cercare di capire quanto è grave il problema. Il concorrente, vi dico, ha superato brillantemente la prova ed è passato allo stadio successivo: raggiungere dall'aereoporto di Orly la residenza di Belleville senza usare contanti e, anzi, ritirare 100 euro con una carta di cui non ricorda il codice, nascosto all'interno dell'immenso zaino che non è pratico aprire davanti ad un bancomat. La seconda prova lo coglie, a sopresa, già in aeroporto: il guichet automatico non gli riconosce la carta di credito ed è obbligato a spendere 9 euro e 55 centesimi in contanti. Prova sorpresa fallita.

Orlyval, RER, metro, Place Colonel Fabien.

[Per vostra curiosità, Rosario ha vinto il gioco, ora il presentatore lo prende per il culo dicendo che sembra un carabiniere e chiedendogli se ha mai rubato una macchina, quindi gli fa fare il gioco quitte ou double. Certo che Rosario in sei anni di vita in Francia avrebbe potuto affinare la pronuncia, segnatamente quella dei numeri, visto che va a un gioco come questo. Ma torniamo sotto la sede dei comunisti.]

Place Colonel Fabien, dunque. Il concorrente, con diciotto chili di zaino sulle spalle e dieci chili di zaino sulla pancia, deve trovare un bancomat - cosa facile - e deve cercare di ricordare il codice della carta mai usata prima, sperando che funzioni in Francia e che gli consegni  gli ultimi cento euro del suo conto. Carta inserita, il concorrente sceglie l'italiano tra le lingue possibili. La schermata gli chiede il PIN. Digita la prima cifra, la seconda, la terza, la quarta, la quinta. Lo schermo dice Attenda, il concorrente attende. Il bancomat sputa fuori la tessera e poi i soldi, prova superata! Raggiunto l'appartamento - il proprietario non c'è ancora e il concorrente è obbligato ad aspettare un quarto d'ora in corridoio, dove sono parcheggiati i passeggini, esattamente sopra un preservativo  (abiteranno qui Baby Hermann e Stewie?) - consegnati gli sporchi maledetti e subito soldi, il concorrente si delizia del nuovo appartamento (lo Studio) ma non ha tempo di rilassarti: inizia la nuova fase del reality: quanto gli sarà rimasto in tasca? Due banconote da dieci euro, una banconota da cinque euro, una moneta da cinquanta centesimi, tre monete da dieci centesimi, una moneta da due centesimi, una moneta da un centesimo.

La sfida, ora è: riuscirà il Concorrente a sopravvivere a Parigi con 25 euro e 83 centesimi in contanti dal 25 agosto al 2 settembre, quando la Catte gli darà l'assegno che significa Vittoria in ogni gioco che si rispetti?

Attualmente (mercoledì 26 agosto, ore 19.45) il concorrente ha ancora due banconote da dieci euro, una moneta da un euro, una moneta da venti centesimi, tre monete da dieci centesimi, tre monete da cinque centesimi, una moneta da due centesimi e due monete da un centesimo.  Dopo un giorno di gioco il concorrente si trova ancora con 21 euro e 69 centesimi in contanti.

Appassionante, non trovate?

Nel frattempo Rosario ha perso tutto, non ha saputo il prezzo della pasta cinese. Però che bastardi, la pasta cinese...
26 agosto 2009
Se il mondo è piccolo (figuratevi Parigi)
Beh, se l'anno scorso notavo quanto il mondo fosse piccolo, oggi registro che Parigi è ancora più piccola e, direte voi, non avrebbe dovuto essere una scoperta inattesa. Stamattina, di ritorno dalla Catte - vi racconterò e ogni previsione si è rivelata sbagliata - ho incontrato la profuga iraniana che mendicava solo in inglese (questa volta con l'aggiunta di bambina 'ncuollo) e una truppa di Lottatori comunisti sia davanti all'RER Cité Universitaire che davanti a St. Michel. Solo che ho notato una differenza sensibile tra i nostri e i loro: il ragazzo mi ha chiesto se volevo andare a una "p'tite conférence sur le marxisme". Una p'tite conférence!? Ve lo immaginate uno che davanti a Balbi 5 dice "Una conferenzuccia sul marxismo?" !?
26 agosto 2009
Escursioni
Ci sono dodici dannatissimi gradi. Mi metto una giacca e vado a incontrare la Catte, la nuova Mlle...
25 agosto 2009
Alle spalle dei comunisti, ovvero: Son arrivato
Vi basti che son arrivato, che son vivo, che sto per entrare in un reality, che lo studio dove starò fino al 12 settembre è molto carino e che vivo praticamente sul retro della sede del Partito Comunista Francese.

Più notizie stasera, tra cui: Kakà, un bergamasco, un passeggino e un preservativo (eh già), un reality (appunto)...
25 agosto 2009
Linate, Orly
In bagno è già tutto più in ordine, non ci son le mie cose in giro perché sono già nello zaino che dovrò imbarcare domani, a Linate (debutto a Linate, tra l'altro). Avevo la percezione di aver dimenticato qualcosa e quel qualcosa erano le lenti a contatto, non il più impercettibile dei dettagli. Ho una patina di inquietudine da partenza, quindi è il caso che appoggi la testa su sto cuscino e cerchi di dormire queste quattro ore e mezza prima di prendere il treno, poi l'aereo, poi l'Orlyval (debutto sull'Orlyval, tra l'altro...), poi la RER e poi la 2.

Ci sentiamo domani, da pochi metri quadrati a Belleville...


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permalink | inviato da suibhne il 25/8/2009 alle 2:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
24 agosto 2009
Il latte e la percezione della partenza

Il latte mi è un po' indigesto, ormai. Io dico che è normale, visto che nessun animale adulto è fatto per bere latte e che è una fissa occidentale, che gli esseri umani non sono fatti per digerirlo, come ricorda lui, ma mi sa che sia uno dei molteplici segni dei trent'anni. Come il rapporto difficile che ormai ho con i peperoni. Ad ogni modo, ogni tanto mi viene voglia di bere un bicchiere di latte freddo, così è capitato quattro giorni fa, così è capitato stamattina. Apro il frigo, verso mezzo bicchiere di latte, lo assaggio e puà! Acido! Già, quattro giorni dopo l'apertura è giusto che sia acido. Mi dico, vabbé: mettiamo una bottiglia di latte in frigo che magari mi viene voglia di berla nei pro...


Ed è qui che ho avuto la vera, assoluta, definitiva percezione che nei prossimi giorni, nei prossimi mesi, per chissà quanto tempo non sarò qui. Che sto partendo e che questa volta non si prefigura un ritorno. Che mi sto per iscrivere all'AIRE e che magari tra qualche anno tornerò come Pallaro. Che mi arrederò una casa che diventerà mia, che conoscerò persone che diventeranno le mie quotidianità. Che comprerò il latte altrove, non da PAM. E speriamo che in Francia ci sia il latte microfiltrato, che dura giorni, più giorni di questo.

20 agosto 2009
Dove il vostro eroe causa un licenziamento
Tra cinque giorni sarò a Parigi, sto ultimando la preparazione psicofisica e superando gli ostacoli posti dai servizi segreti e dalla task force "Blocchiamo i cervelli in fuga", la stessa che ha impedito che Mariagrazia Cucinotta sfondasse in America malgrado le sui indiscutibili capacità. Ci sono ancora le lungaggini burocratiche (che se la sono inventata i francesi mica per niente, la burocrazia!) di cui già vi ho un po' parlato. Qualche giorno fa scrivo a M.lle dicendole che sarei arrivato martedì 25, chiederle se dovevo prendere un appuntamento eccetera. Lei mi dice di non stare tanto a rompere le palle che tra qualche giorno avrebbe scritto a tutti una mail in cui ci avrebbe spiegato "les premiers pas à effectuer". La ringrazio, celando la mia insofferenza.

Bene, oggi è arrivata la mail e la prima frase è stata una stilettata:

Votre arrivée en France approche [che io pensavo fosse riflessivo pure in francese, ma pare di no...] e je vous annonce que je quitte mon poste...

Come!? Se ne va M.lle?! Prima di incontrare me!? Con tutto quel che c'è stato tra di noi!? Secondo me l'ipotesi più probabile è quella originaria: M.lle è un eufemismo per Zitella, anzi: Vecchia Zitella Inacidita ed è arrivata, ormai, all'età della pensione. Voi non sapete quanto ci stia soffrendo, davvero. Ad ogni modo, ci annuncia che al suo posto troveremo una anonima Caterina con doppia a neerlandese nel cognome (la chiameremo per questo Catte, come se fosse di Ravecca), già mi sta antipatica e già me la immagino come Franziska van Almsick o come C.C. Babcock: giovane, arrampicatrice, bella, insoddisfatta e cattiva. Ad ogni modo, devo contattarla in giornata, cercherò di scrivere una mail scostante...

Ma se Mlle fosse stata licenziata perché hanno letto che con me è stata sgarbata? No, perché non potrei perdonarmelo...
18 agosto 2009
Le torri, Pisa, Parigi e Madinat al-Kuwayt

Premessa doverosa: io non ho idea di come siano fatte Kuwait City, Al Jahrah, Qasr o Abdali. E, figuriatevi, non ho un'idea mentale neppure di Doha, Baghdad (che immagino - ahimé - sempre attraverso uno schermo verde come nel '91 oppure mentre entrano gli americani e tirano giù Saddam Hussein), Dubai o il Bahrein. Non so quanto valga un dinaro kuwaitiano e conosco un po', ma solo perché ho buona memoria, le vicende della Guerra del Golfo (che ancor non si chiamava Prima) nel 1990-1991: l'invasione del Kuwait in agosto, il discorso di Bush (che non si chiamava ancora Padre), gli italiani sequestrati, che facciamo? in guerra o no?, l'ultimatum per gennaio, gli assalti ai supermercati, che all'epoca la guerra sembrava una cosa seria e ci si ricordava solo la Seconda Guerra Mondiale.

So di non sapere tutte 'ste cose, ma so anche che se dovessi fare un depliant che pubblicizza i voli di Alitaliahahahah o di Airfrance verso il Kuwait e i paesi del Golfo mi informerei per evitare figure di merda.

Perché, sapete, poco fa un certo qualcuno mi chiama: c'è un volo Roma - Parigi che costa molto meno del previsto! Solo che è un volo Kuwait Airways, che compagnia mai sarà?! Allora cerco ligusticamente di convincerlo a prendere il volo risparmioso prendendo notizie sulla compagnia aerea, lodando l'affidabilità del governo kuwaitiano (confondendolo con il Quatar, mi è venuto in mente dopo...) e il fatto che sono tanti tanti anni che non dirottano più i suoi voli (questa seconda parte l'ho tenuta per il sostegno ad acquisto avvenuto). Ecco, nel guardare il sito della Kuwait Airways ho visto questo splendido depliant:




Ecco, io posso anche accettare che i kuwaitiani confondano Berlino con Francoforte.... ma cazzo! La torre di Pisa a Parigi!? Si chiamerebbe torre di Parigi, non torre di Pisa, se fosse a Parigi e non a Pisa! E poi... quella è Praga o no, secondo voi?

17 agosto 2009
Suibhne zappatore
Qualche mese fa valutavo che fare del mio futuro. Una laurea inservibile, un dottorato prestigioso, vabbè, esperienze all'estero ma senza particolari prospettive. Il Canada non è andato, il Galles neppure... insomma, cercavo - con una sorprendente presenza di spirito - di reinventarmi un futuro: che fare? il detective? il motivatore? il blogger? la dama di compagnia? il ministro della semplificazione? Bene, ero lì che mi arrovellavo sul futuro quando mi scrisse M.lle e mi disse che mi dava un sacco di soldi per stare un sacco di tempo a Parigi. Potevo dire di no? E ho ringraziato, ho detto di sì e tra otto giorni sarò emigrato.

Come potete ben capire, l'esito è stato fortunoso e so che tra un anno sarò al punto di partenza: che fare? il compilatore di tesi altrui? il bibliotecario? il commerciante di oggetti di splendido design come il mio nuovo portafogli mighty? il consulente compassionevole di mutui subprime? il cowboy? E' per questo che ho accolto con curiosità la nuova ricetta di Bossi: diamo le terre ai giovani! Sì, perché io sono ancora giovane, checché se ne dica. Il problema è, piuttosto, un altro: che cazzo ci posso fare io con la terra?

Mica è una domanda di poco conto, considerando che tutto quel che so di agricoltura deriva dalle elementari, dove una incredibile parte del programma è sulla rotazione dei raccolti, sul maggese, sulle mietitrebbie e sul grano (e il loglio). Al massimo posso aggiungere qualche poesia di Pascoli e qualche programma su Discovery, qualche immagine mentale di spaventapasseri (non solo vicino alla strada di mattoni gialli) o di bulbi che mia mamma comprava al mercato di Sassello quando ero bambino. Mia mamma - che è una donna adorabile, sia chiaro - comprava i bulbi alla fine dell'inverno, li piantava in campagna e nel giro di qualche mese nasceva e moriva tutto, perché mia mamma - che è una donna adorabile, sia chiaro - ha qualche problema con le piante: le compra, le pianta e le muoiono. E' il ciclo della natura anche questo, immagino, anche se l'intervento di mia madre non deve essere neutro. Ad essere del tutto sinceri, però, mia madre è riuscita a far crescere due piante: un ibisco, in campagna, di cui giura e spergiura una crescita superba e la piantina di finanziamento dell'Ulivo - Campagna elettorale 2001 - che lei chiama con affetto "La piantina di Rutelli". Ecco, quella non le è morta e otto anni dopo sta ancora là, rigogliosa e sorniona. Certo, si sa che non c'è come l'erba grama che...

Ad ogni modo, faccio passare un anno à Paris e intanto penso al mio futuro contadino, a gettare i semini nei solchi tracciati dall'aratro, a combattere con gli uccellini che vogliono rubarmi i semini che ho gettato nei solchi tracciati dall'aratro e a concimare il terreno che il ministro Bossi mi ha assegnato.

Che poi pure il concimarla... ci son diversi modi, a quanto ne so, alcuni transitori e alcuni ahimé definitivi, come insegnano i cipressi...


Meglio si te 'mparave zappatore,
ca 'o zappatore, nun s''a scorda 'a mamma!
30 luglio 2009
Neuilly-sur-Affancoule
Oggi giornata rivelatrice, sul piano immobiliar-parigino. Mentre attendo una risposta importante e mentre decido che treno prendere, domani, mi arriva un'altra offerta da M.lle (o da chi per lei, visto che dovrebbe essere in vacanza): niente Dakota Building, niente Cité con giovani a sottolineare i trent'anni che ormai altro che minaccia, mi hanno acciuffato e mi tengono con la gentile manina artigliata là sotto. La nuova proposta tiene conto che mi sento agée e che non vorrei e quindi: Résidence Quai de la Loire.

Oh! Lungo un fiume, lo sciac siac sciac dell'acqua! Romantico, a Parigi! Cerco le foto e leggo la mail: il prezzo è abbordabile, la dimensione dello studio allettante, le foto attraenti! uh, guarda! quella era una fabbrica ci scommetto! E l'hanno rifatta postindustriale per me! C'è la lavanderia. Ci sono i laboratori per gli artisti. Per gli artisti!? Eh, pare che sia la maison per gli artisti, e forse M.lle ha scovato il mio blog, e forse ha capito la mia essenza, e forse crede che avrei chances anche con le arti figurative, le arti plastiche, o forse mi crede modello, chi lo sa. Pure questa cosa mi piace, devo dire. Poi cerco di localizzare l'indirizzo sulla mappa di Parigieh!?! eh!? Sarebbe Parigi, là!? Affanculo, Culonia, Haffankuleburg, Neully-sur-Affanacoule...

No, direi che non ho ancora trovato casa, tre settimane prima della partenza, giorno più, giorno meno. OK, domani prendo quel treno là, lunedì ci penso e metto a posto tutto.

Respiro, leggo un post che mi piace, mi sto per fare una doccia mentre sorrido e canto come qualche anno fa.
17 luglio 2009
Dove in un ufficio postale si consuma la vendetta di Suibhne su Pio X

Alla posta, stamattina, ho incontrato la Catechista della mia prima comunione. Come tutte le catechiste 1) sorride, perché è felice di vedere chiunque, 2) ha gli occhi troppo sbarrati per non tradire l'uso di psicofarmaci ed 3) ha una sadica predisposizione alle domande che prevedono risposte imbarazzanti e giustificano repliche a capo inclinato che infondano fiducia nella divina provvidenza. Tanto per intenderci, sono le catechiste che dicono alle spose infeconde "E bambini?", sono loro che chiedono alle racchie orribili "E il fidanzato?", loro che sfiancano le mogli separate "E' tanto che non vedo suo marito...", loro - in definitiva - che chiedono ai filologi romanzi: "E il lavoro?". La vera domanda è come facciano le catechiste a sapere che le spose sono infeconde, le mogli cornute e abbandonate, i filologi romanzi filologi romanzi (non c'è  alcun dubbio su come facciano a sapere che le racchie son racchie, anche se la folta peluria che ricopre la maggior parte dei loro labbri superiori dovrebbe farci propendere per una loro non perfetta sincronia con i concetti di bello e brutto). L'ipotesi più accreditata, comunque, è che il segreto del confessionale ceda davanti all'insistenza delle catechiste. Ma ritorniamo alla mia catechista che, in un ufficio postale pieno zeppo di signore accaldate, diceva al vostro eroe: 


† Uuuuu! Ma sei diventato un uomo ormai! 

Beh, ho trent'anni... saranno vent'anni che non ci vediamo...

† Eh, no... anche di più! hai cominciato il catechismo per la prima comunione a sei anni...

E dunque vede...

† E il lavoro ce l'hai? con capo inclinato, pronta a compatirmi perché il format che lei sa è: ti estorco la disgrazia, ti compiango e ti affido a Nostro Signore

Sì, sto facendo un postdottorato a Parigi... bluffo, ma solo di due mesi

† Oh! Partite proprio tutti... è un attimo sbarellata perché non sa come compatirmi, ma poi capisce subito... E non c'è riesci a tornare in Italia?

Perché?

† Non vuoi tornare a Genova?

Beh, no... sto a Parigi, insomma...

† Ma perché non volete tornare? Sento nell'eco un figlio, un nipote, un parente sfuggito e la sua incapacità di capire

Beh, perché si sta meglio là.


E si zittisce, ci salutiamo e ci diamo la mano.



N.B. Con «catechiste», lo dico per chi è scardinato da questo Paese, intendo coloro che un pomeriggio a settimana ammaestrano i bambini alla dottrina del Cristo con metodi più o meno moderni. Io studiavo sul catechismo di Pio X (Chi è Dio? Dio è l'essere perfettissimo, creatore e signore del cielo e della terra. Dio è onnipotente, cioè può tutto, onnisciente, cioè sa tutto, anche le cose che voi pensate nella vostra testa, anche le cattiverie sulla maestra o sul compagno di banco, e onnipresente, cioè è ovunque anche se non si può toccare. Come facciamo a sapere che Dio esiste? Guardate il sole! Una immensa palla infuocata! Chi potrebbe averlo fatto se non Dio?), lui insegna le parabole con la pasta da pizza e, a quanto ne so, i fanciulli apprendono qualcosa, se non altro una professione. Caratteristiche analoghe a quelle descritte possono essere riscontrate in: perpetue, beghine, gruppi di preghiera, membri (con rispetto parlando) del coro della chiesa, educatori ACR (quella che solo una sana inconsapevole libidine salva il giovane dallo stresse dall'-), , insegnanti di religione, mediolatinisti, sacrestani, scout, deputati UDC e ospiti dell'Arena di Giletti.

13 luglio 2009
Tre 14 luglî

L'anno scorso e anche due anni fa ero a Parigi, il 14 luglio. Due anni fa avevo problemi intestinali e ho visto il concerto in casa, c'era Laura Pausini e cantava Je Chante. Giuro che i problemi intestinali li avevo anche prima. L'anno scorso, invece, ero sugli Champs de Mars, a mangiar camembert e bere cose in lattina con colleghi e altri italiani, capaci di portare anche una frittata di maccheroni all'ombra della Tour Eiffel. C'erano anche due americane, una ventenne con il viso triste, in tailleur rosa e cappellone da prete anni '50 e sua madre, una signora vitaminica che, sedutasi sul prato accanto a noi, è stata in grado di tirare fuori dalla borsetta una bottiglia di champagne mentre la figlia srotolava su piatti di porcellana del salmone affumicato. Peccato per quei due poliziotti che hanno requisito bottiglia e piatti, che non si possono portare roba di vetro là dentro! Poi a piedi con un fisico romano fino ad un tratto, un arrivederci, poi un incontro strano e poi a dormire che il giorno dopo sarei partito per Bruxelles (ma belle).

Quest'anno sono a Genova e, anche se sto per partire, un po' mi spiace non essere lassù, a disprezzare la Francia e i francesi. Allora che ti penso, assieme a lui? di organizzare a casa sua un dîner républicain: io e lui spignatteremo, ho diramato inviti, lei piangerà perché gli inviti sono troppi e le sedie sempre poco e tutto sarà francesissimo. Ci saranno baguettes, crêpes, camembert, vino francese e spocchia. 


Ora preparo un CD di mp3 francesi e scelgo un piatto da cucinare domani.


Ah, Vive la République, ovviamente!

10 luglio 2009
Casa ai bordi di periferia? ovvero: Britannia

Ieri M.lle mi ha fatto sapere che se proprio ho delle domande, dal primo al quindici agosto non riceveranno alcuna risposta e, nel caso, di fargliele prima o dopo. Tutta questa corrispondenza della signorina col sottoscritto mi perplime alquanto, soprattutto perché rimane senza risposta la domanda "Mi dai una casa?".

Fino a questo pomeriggio, miei cari, perché mi ha scritto Ruth, che potete visualizzare così o così, per offrirmi uno studio di 26 m2 omniconfort alla Cité Universitaire, segnatamente nel Collège Franco-Britannique. Il prezzo è in linea coi prezzi di mercato, devo dire, e se accettassi avrei risolto già un problema ma non sono per nulla convinto. Intanto ci passa il tram, che per Parigi è come dire nato ai bordi di periferia. Intendiamoci: non è periferia, è un posto molto bello eccetera... però bah... sta là in fondo, ai limiti della zona 1... 


E se perdo il dernier métro, io che peso un sedicesimo di Depardieu? E poi c'è il fatto che io e Britannia abbiamo sempre avuto un rapporto un po' freddino: diffido della monarchia, dei fagioli a colazione e della moquette per terra. Potrei mai vivere, io, in uno studio con la moquette? io, che forse non ho il pollice opponibile, che ho la presa salda della Venere di Milo? già vedo le chiazze di pummarola che non mi consentiranno mai di riavere indietro la cauzione, già mi rimbalza nel cervello il ricordo di quel bricco di caffè che lordo Elvezia... 


Oltre a ciò, penso a due vere questioni. Intanto l'anagrafe: ho una certa età, checché se ne dica in giro, e l'idea di stare in una residenza para-studentesca, in un posto in cui girano solo erasmus britannici, visiting student di tutto il Commonwealth e ricercatori di un po' ovunque mi respinge un po'. Vorrei evitarmi la vita studentesca e fare la persona normale, che vive in una casa normale, circondato da vicini di casa da poter infamare quanto possibile. E poi c'è la cosa più seria di tutte. Guardate la foto del Collège. A cosa vi fa pensare? Esatto, al Dakota Building, quello davanti al quale hanno ucciso Lennon e dentro al quale si svolge Rosemary's Baby. 


Ecco, secondo voi io posso vivere sul set di un film dell'orrore?

8 luglio 2009
Ti odio e poi ti amo e poi ti odio e poi ti amo e poi: Suibhne e la burocrazia transalpina

Il mio rapporto con lo stato francese, nella figura del municipio di Parigi, sta iniziando sulle note delle reciproca diffidenza. Diciamoci la verità, siamo un po' simili, noi e l'amministrazione di laggiù: crediamo che il mondo sia stato creato per darci fastidio, ci consideriamo la miglior scelta possibile e proviamo un istintivo fastidio quando qualcuno ci rivolge la parola. Inoltre, come scoprirete presto, non amiamo rispondere alle mail. 

Ricorderete i problemi che avevano caratterizzato la domanda che mi porterà a Parigi tra un mese e mezzo, non sapete tutto quello che è successo dopo. Qualche giorno prima della pubblicazione delle graduatorie, mi arriva una mail lapidaria di una incaricata della mairie che si chiama come la strega cattiva dei Masters: manca un documento, monsieur, e se non ce lo invia entro pochissime ore la sua domanda sarà cassata. Brutalmente cassata, dico io. Nel panico chiamo Siena, dove una pigra dipendente fa il suo lavoro con solerzia e nel giro di poco mi arriva il documento che traduco e rinvio alla strega cattiva, la quale non mi risponde.

Niente, pare scomparsa e non risponde alle mail. Cerco in rete il numero di telefono, che non esiste, chiamo il ministero della ricerca che mi insulta e dice che ho sbagliato numero. Niente.


La strega cattiva rispunta fuori a metà giugno, per darmi - senza alcun commento che non fosse felicitations - la notizia che ormai sapete e che pacifica l'inquietudine da Et maintenant que vais-je faire? Aggiunge solo una frase che appare normale a tutti ma che angoscia il sottoscritto: è necessario confermare che accettate la borsa ENTRO pochissimi giorni e dovete farlo sia voi che il vostro département d'accueil. Io rispondo grato, immantinente, scrivo alla professoressa per darle la notizia e invitarla a scrivere e lei mi risponde che è felicissssssima dall'idea di lavorare con me e che aspetta a settembre il mio dossier de recherche. Dalla strega cattiva niente. Neanche un "ah, bravo... grazie per la mail". Niente.


Voi capite, io mi sono agitato. Ho riletto cinque volte la mail e ho scoperto che, come per miracolo, era comparso un numero di telefono, sotto la firma della strega cattiva. Che avreste fatto voi? io ho chiamato, da ansioso. Ecco com'è andata la telefonata:


Suibhne: Sì, buongiorno... vorrei parlare con La Strega Cattiva

Strega Cattiva: Sono proprio io

Suibhne: Buongiorno, sono il dottor Suibhne, la chiamo dall'Italia, bla bla bla, volevo sapere se ha ricevuto la mia conferma visto che...

Strega Cattiva: Ecoutez, monsieur, lo sapete quanto lavoro ho da fare io? nella mail che vi ho spedito c'era scritto che l'avremmo contattata noi e allora perché chiama? mica posso rispondere a settanta persone, sapete? Come vi chiamate?

Suibhne: No, no, ma capisco... Suibhne...

Strega Cattiva: Sì, sì, non vi agitate... ho qui la sua conferma, anche quella della professoressa di cui storpia il nome... va tutto bene

Suibhne: Grazie, mi scusi, arrivederci...

Strega Cattiva: Sì.


Capito, la stronza? Un paio di giorni dopo mi arriva una mail che mi comunica che con la Strega Cattiva non avrò mai più niente a che fare e che sono stato sbolognato al BACE, che è un Ufficio comunale per l'accoglienza dei ricercatori stranieri. Pensate al vostro comune. Pensate a un ufficio per l'accoglienza dei ricercatori stranieri. Sembra strano, eh? Ad ogni modo, mi sbolognano a una persona che mi scrive pochissimo tempo dopo per presentarsi e per chiedermi se ho bisogno di qualcosa. Non me lo chiede, però, come Vito Corleone ma come una persona pagata per darmi una mano e io le (dopo lunghi studi filologici sul suo nome di battesimo, ho scoperto che è femmina solo perché si firma M.lle, cosa che la qualifica, ai miei occhi, come una anziana signora dedita al suo lavoro e che non si è mai sposata, chissà perché) sono grato. Mi serve una casa, una assicurazione, un conto in banca? ci pensa lei, che mi ricorda anche di portare il biglietto dell'aereo perché me lo rimborserà! Le ho risposto che è molto gentile e che la ringrazio e che in effetti vorrei sapere questo questo questo. 


Niente, nessuna risposta. 


Oggi, però, ho ricevuto una mail da M.lle. Dice che va in vacanza dal 25 luglio al 15 agosto e mi saluta. Ora, come faccio a dirle che voglio informazioni, non diventare suo amico e tantomeno tramutarla in Mme?

11 febbraio 2009
Un colpo di tosse

Seduto su una poltroncina Ikea, in un appartamento dell'XI arrondissement di Parigi, con i piedi su una sedia di legno, bevo Coca Zero, sento la pioggia sui vetri, ascolto Tenco, finisco di leggere un libro e inizio a leggere Manon Lescaut.


Poi scrivo tre pagine di Introduzione («Che sarà l'ultima cosa che scriverà», disse Midons in una Firenze piovosa di giugno), do un colpo di tosse e me ne vado a dormire.

6 febbraio 2009
Mendicità e lingue straniere

Cammino a passo spedito tra la uno e la nove a Franlkin Roosevelt [Franclèn Rusvèl, come dicono qui] con le cuffie che emettono la musica dell'iPod ormai verso una sola orecchia. Sarà per questo che sento una voce che chiede «Does anyone speak english, please?». Mi fermo come un cavaliere che deve salvare il mondo e col doppio intento di mostrare ai francesi cosa è l'educazione e mostrare ai francesi come si può parlare bene una lingua straniera senza storpiarla come fanno lo. Scopro che si tratta di una signora con un hijab (ma mi confondo sempre con i nomi dei veli quindi potrei sbagliarmi) e le dico «Sure». Bene, mi dice, grazie... io non parlo affatto francese e ho bisogno di un aiuto, qualcosa per mangiare... Alzo le sopracciglia e mi dico e ora come posso andarmene? Le do un euro e mi dice «Vengo dall'Iran, lo conosce?». Ripeto «Sure» e me ne vado.


Questo evento, come potete immaginare, mi ha insegnato molte cose e, soprattutto, che quando tra qualche mese avrò finito il dottorato e sarò disperato come la signora iraniana, non è il caso di emigrare verso paesi di cui non conosco la lingua.



P.S. Sappiate che qui a Parigi sono già tutti blu elettrici...

2 febbraio 2009
In the springtime. Parigi in aereo, si spera.

Bene, io domani vado a Parigi, ve l'avevo detto? Come sempre, prima della partenza, ho fatto la valigia (volevo portare solo il bagagli a mano ma il pesto non passa nessun controllo e lei vuole il pesto e se lo merita pure e finalmente staremo un po' assieme dopo tanto tempo) e sto pensando a quali contrattempi ci potranno essere. Attualmente, visto che non parto da Genova ma da Malpensa e non con l'odiosamata my.air ma con la sua easyjet, i contrattempi che sto figurandomi sono 1) vado a prendere il pulman che collega Genova con Malpensa e il pullman non esiste, quindi devo prendere il treno è sarà un disastro perché arriverò troppo tardi; 2) il pullman esiste, en effet, ma è pieno e non posso prenderlo quindi prenderò il treno e sarà un disastro perché arriverò troppo tardi; 3) il pullman esiste, ci sono posti ma siccome la neve sta distruggendo il mondo non può partire oppure 3bis) rimane bloccato in Piemonte oppure 3ter) rimane bloccato in Lombardia oppure 3quater) trova traffico e arriva, ma troppo tardi; 4) il pullman arriva a Malpensa in tempo ma la neve impedisce agli aerei di partire; 5) l'aereo parte, ma cade; 6) l'aereo parte ma non può atterrare a Parigi e viene dirottato in qualche posto di parlata normanna o bretone.


Poi magari non succede nulla di tutto questo e domani all'una e mezza atterrerò a Parigi. Io non l'ho mai vista Parigi in inverno, sapete? Un novembre, una volta. E delle primavere che sembravano degli inverni. Ma l'inverno, quello per cui l'amour s'éteint car c'est l'hiver, proprio no...




Non credo mi sentirete molto in 'sti giorni... qualche chiacchiera dalla BnF, forse... (chissà che farà il marronconiglio en hiver...) ah, notizia per lui, soprattutto: martedì 3 ho prenotato il posto 103 nella sala V. Un caffè?

22 novembre 2008
Borgate violente, sequestri di persona e un eroe

Stamattina, che era notte, uscivo con lei da un albergo molto elegante di Parigi. Era troppo tardi per prender altro che un taxi, quindi ci infiliamo nella prima grandissima auto blu davanti al portone, un signore in livrea ci apre la portiera, saliamo e aspettiamo non si sa bene cosa prima di partire. L'autista mette in moto e con accento slavo ma in perfetto italiano ci chiede l'indirizzo. Io non me lo ricordo, lì per lì, ma poi mi sforzo e gli dico rue des Grenuilles 12. Attraversiamo raccordi anulari e boulevard péripheriques in una Parigi che mi sembra Roma. Nel frattempo seduta davanti c'è anche Isab. che chiacchiera con il tassista che si dimostra molto simpatico e che parla anche genovese, sempre con leggera inflessione. Parcheggia al ciglio dell'immensa autostrada e ci accompagna in quella che credo fosse casa mia, dove vivevano anche lei e Isab., scendiamo una stradina fangosa nel buio della notte e vediamo il sentiero illuminato dalle luci del casolare in cui vivo. Davanti alla porta tiro fuori i soldi per pagarlo, gli chiedo quant'è e lui tira fuori dalla tasca una busta di plastica trasparente. "Che buffo, ha il tassametro portatile!" e invece tira fuori una pistola e me la punta in faccia "Dammi tutti i soldi". Io credo a uno scherzo, impugno la canna e cerco di disarmarlo, ridacchiando, ma quando mi rendo conto che uno scherzo non è preferisco non insistere. In realtà non vuole i soldi, ci fa entrare in casa e ci sequestra per non so quanto tempo. Una notte, non so bene come e perché ma prima è giorno e vediamo in lontananza una signora vecchia vestita di nero, come lo stereotipo sardo-calabrese, scendiamo in cantina e c'è l'orrore: corpi appesi con ganci da macellaio a un cancello, insanguinati e Robert De Niro che li mangia, mentre il nostro sequestratore insegue con un gancio un bambino per mangiarselo. Io sono tranquillo, lei è scomparsa mentre Isab è al piano di sopra. Poi mi trovo in una stanza del casolare e, non so come, ho appena disarmato il sequestratore. Con tranquillità mi connetto a internet per chiamare la polizia ma vengo disarmato a mia volta, il sequestratore mi punta la pistola in faccia, poi la gira verso di sé e si spara due colpi alla guancia e allo zigomo. Solo due piccole ferite circolari, lui non è morto allora prendo il cellulare, grido a lei e a Isab. che siamo liberi e prendo il cellulare, esco fuori dal casolare e chiamo il 113. Poi mi viene in mente che siamo a Parigi e chiamo prima il 911 e poi il 112 a cui mi risponde, però, una voce registrata in tedesco. Esce il sequestratore, sanguinante ma in forma, e mi insegue. Io e loro scappiamo su per una strada, arriviamo davanti a un gruppo di ausiliari del traffico c'è una colluttazione tra me e il sequestratore, alla fine lui è disteso per terra e io con un piede sul suo collo, gli punto la pistola in faccia. Si avvicina un ausiliare che parla romano, gli dico di arrestarlo e di fare qualcosa. Lui mi dice "Guardi, signore, io vedo che è lei a puntare una pistola contro al signore che è pure ferito". Penso al fatto che non ho prove ma mi metto a strillare che è mio diritto che la polizia lo fermi e che se non scrive un verbale con quello che dico lo denuncerò. Lui pare convinto.

Siamo con lei da qualche parte, è passato del tempo, arriva una macchina da cui scendono Sara e Facciab. Gli dico "Tu non sai cosa mi è successo!", lui fa una battuta cretina.


A parlarne sembra un incubo eppure mentre mi rigiravo nel letto, sotto coperte rese inutili dal sole caldissimo che mi picchia addosso a mezzogiorno, in 'sta stanza di dormiglione, non avevo minimamente paura. Ero un po' come i personaggi dei telefilm che evadono dai carceri con gravità e concentrazione, come i protagonisti dei film che saltano di tetto in tetto, inseguono macchine e sparano senza dimostrare il benché minimo cedimento emotivo. Sono eroico, mi sa, almeno nei sogni.


Certo che non mi sarei mai aspettato certe cose, da Robert De Niro...

31 agosto 2008
Due ooooh! e il mondo piccolo

Ieri sera ho cambiato lo sfondo del mio nuovo cellulare touch screen con fantasie alla Haring: ho sostituito l'angelo rosso svolazzante su sfondo verde con due figure che si rimpallano un mondo su sfondo rosso. Come a dire: come è piccolo il mondo ed è in mano nostra.


Che sia in mano nostra non so, ma è piccolo e ogni giorno sembra più piccolo. Poco fa il mio nuovo, splendido cellulare touch screen vibra e suona, compare un 328 che non conosco e rispondo con voce compita e seria. Primo ooooh!: è uno che avevo conosciuto otto anni fa in Svezia, lui è romano ma viveva a Parigi dove si era appena diplomato al Liceo scientifico, stava con una spendida ragazza francese figlia di un critico cinematografico che viveva nel 4ème e che ho visto per l'ultima volta nel 2000, ero andato a trovarlo a Parigi in settembre. Ora che ci penso, l'avevo visto anche a Roma nell'aprile dell'anno dopo, per un paio di ore. Si trova in zone liguri, dice, con la stessa ragazza e stanno parlando di me (secondo oooooh!) con il loro ospite che risulta essere una persona che mi conosce... 


"Ah Suibhne? - pare abbia detto l'ospite - Lo conosco benissimo!". Ora, lui è un ordinario, è il capo degli italianisti e non mi conosce benissimo, altrimenti mi amerebbe. Mentre dicevo "oooh" e "ma dai!" al telefono la mia mente si è messa in rapido movimento: esistono contatti che possano portare il Nemico, attraverso questo mio amico di un tempo, al mio blog? Deduco subito di no, ma resto in allerta. Domani, ad ogni modo, ci incontreremo dopo tanti anni. Che peccato che non ci sia la Carrà a piangere.



Ma lo sapete che a dicembre questo blog compie già cinque anni?

9 agosto 2008
Steve Jobs è Dio la Vodafone è stronza

Io odio gli ultimi momenti prima della partenza. L'anno scorso c'era l'angoscia di lasciare Parigi e tutto quanto, quest'anno l'angoscia è il peso delle valigie: ho diciotto chili di peso possibile (ripartiti in uno zaino - questo qui - e un borsone ripieno, a scatola cinese, di uno zaino) e sette di bagaglio a mano, in più porto una borsa per il mac che traboccherà cose ma spero non se ne accorgano. E poi ci sono gli scrupoli sulla casa: sarà abbastanza decente? Poco fa ho pensato che no, la doccia non era abbastanza decente e, in mutande, ho iniziato a cercare di renderla civile. Mentre raschiavo mi è venuto in mente che neppure quando sono arrivato era civile e quindi ho lasciato perdere e ho dato una scrostata di massima. Poi mi è venuto in mente che forse sarebbe stato gentile sbrinare il frigo, ma poi ho pensato agli champignon che c'ho trovato e quindi niente. Alla fine ho deciso di limitarmi a passare l'aspirapolvere e scrollare la tovaglia dalla finestra. Esco sul terrazzino e, come pubblicizzassi Ace (smacchia a fondo senza straaap), inizio a scrollare quando


aareareiauraesraushrnciaerciuahsriuasciruhahaaaaaaaaaa


vedo che dalla tovaglia scrollata si allontana un pezzo di plastica bianca che inizia a cadere, colpisce il davanzale, cade sulla ringhiera del vicino di sotto sento ancora sba-bam e poi braaam e capisco che il telecomando del mio Mac sta volando per sette piani sul selciato. Cristocielo! mi metto la camicia, la allaccio scendendo le scale e facendo voti a ogni divinità, mi dico "Lo troverò? funzionerà?", poi apro il portone e lo vedo là. Risalgo le scale (in realtà ho preso l'ascensore ma...) e lo provo subito, cercando di bloccare Dalida che canta della pioggia su Bruxelles. Diavolo, funziona! Se penso al cellualare Vodafone, morto per tre goccioline d'acqua...


Ci sentiamo da Genova, ultimo post da Parigi, questo, per chissà quanto tempo. 



Non so se cambierò la tool, voi che ne dite?

8 agosto 2008
Monolito

Monolito

Fatto il pacco, posso dormire.

6 agosto 2008
La maglietta con le palme, mentre saluto la BnF

Ho appena deciso che oggi è l'ultimo giorno di BnF, tra poco vado a fare un giro da Giber Joseph, leggo un po' al Luxembourg (voglio finire questo prima di atterrare a Genova, sabato alle 16) e cerco un cartone per la strada. Poi domani faccio il pacco, vado alla posta, passeggio e mi godo il bel tempo, venerdì faccio le valige e poi vedremo. Attualmente il mio unico problema è contattare la padrona di casa, visto che non mi risponde alla mail e ho perso il suo numero di telefono quando mi è morto il cellulare. Perché voi non lo sapete, ma sabato il mio cellulare ha deciso di non funzionare più e soltanto perché l'ho appoggiato su un mobiletto vicino alla doccia e non mi sono accorto che il getto d'acqua lo colpiva in pieno. In pratica pare che un cellulare immerso nell'acqua dopo un po' non funzioni... cose dell'altro mondo... ad ogni modo, credo che non racconterò al tecnico Vodafone che mi sostituirà l'apparecchio in garanzia le particolari condizioni nelle quali ha smesso di funzionare.

Ad ogni modo, ho deciso pochi minuti fa che questo è l'ultimo giorno di BnF e chissà se e quando tornerò: ho deciso che iniziano le vacanze. Anche se a ben pensarci, forse, l'ho deciso inconsciamente stamattina, quando mi sono messo infradito e una maglietta con le palme.

1 agosto 2008
Lo scrivano fiorentino

Quando ero bambino e passavo l'estate in campagna, il primo agosto era un giorno tremendo: con gli altri bambini cominciavamo a dirci, con una certa gravità, che le vacanze stavano per finire, confrontavamo quante pagine del libro delle vacanze avevamo ancora da fare (io non ne ho mai finito uno) e ci preparavamo mentalmente al funereo Ferragosto, giorno di grigliata, bruschette e giochi vari che sanciva il vero e proprio inizio della fine. Ricordo anche che c'era chi iniziava a pensare a cosa avrebbe voluto per Natale.

Oggi è il primo agosto 2008, il cielo è grigiastro e io ho un sonno tremendo, qui in BnF. Dopo l'ennesima strofa in cui Huon de Saint Quentin si lamentava di come fosse scellerato il papa a lasciare che il Saladino si prendesse Damietta, ho deciso che potevo levare gli occhiali, appoggiare la testa sul tavolo e riposarmi qualche istante.

Mi sono addormentato, come il piccolo scrivano fiorentino, e ho iniziato un sogno strano, in cui cadevo e fluttuavo ma sapevo di non doverlo fare. Poi ad un tratto Brian Molko ha iniziato a gridare nelle mie cuffie che era un Pure Morning e mi sono svegliato.

Ma ve lo immaginate la faccia di Johnny Dorelli se il padre dello scrivano fiorentino fosse stato interpretato da Brian Molko? Per non parlare del capo struttura di Rai Uno...


Lo scrivano fiorentino
nel profondo della notte
scrive sotto il lumicino
cento e mille e piu' fascette

30 luglio 2008
Ennesima internazionale

Mentre stamattina mi chiedevo come mai fosse il 30 luglio, si morisse di caldo e io stessi andando in biblioteca, mi interrogavo su un sondaggio di cui ha informato oggi la radio: il 60 per cento dei francesi è favorevole all'annessione del Belgio vallone (ma gli fate pure la domanda!?), mi domandavo perché non mi sembrasse ancora estate e pensavo a cosa fare a Ferragosto, ho visto in lontananza, nello spiazzo della BnF, un gruppo di tre ragazzi che mi hanno per un attimo fatto credere di essere in via Balbi e non davanti alla Bibliothèque nationale de France.

Avevano i pantaloni lunghi, blu, ostentatamente non jeans, cintura nera e camicia azzurrina scialba, ma poteva essere biancastra. In mano, ed è stato il campanello d'allarme, dei giornali, una cartellina rigida blu scuro in finta pelle e dei volantini con stampigliato in rosso.
Lotta Comunista? mi dico Pure qui? Mi avvicino e "Ciao, ti interessa un corso sul marxismo?" Diamine! Deve esistere da qualche parte una Ennesima Internazionale in cui formano dei giovani missionari di Lotta Comunista! Come capita a quei mormoni con cartellino attaccato al petto che ti dice il nome e di dove sono, di solito si tratta di uno stato americano sfigato dove vince sembre Bush. O come capita ai preti o a Scientology. Per tutte e quattro queste buffe categorie non riesco a capire cosa spinga dei giovani ad aderire, ma si sa che non capisco mai 'ste cose...

Però io me la immagino la sede dell'Ennesima Internazionale: file interminabili di pantaloni blu ostentatamente non jeans, cinture nere, camice azzurrine scialbe, ma pure biancastre... Soprattutto piloni di cartelline rigide blu scuro in finta pelle, con tanto di molletta di metallo in alto. E immagino quelle sconfinate aule dove ripetono a memoria Ciao compagno! Ti interessa un corso sul marxismo? e poi Ci vediamo davanti allo Spizzico di Brignole e poi andiamo tutti nella sede di via Archimede, Ma lasciami il tuo numero così mi confermi se vieni! Cinque euro per il giornale? Sottoscrizione per il Primo Maggio Proletario! E' l'Ennesima Internazionale che decide dove mandarli, perché non so se avete notato, i ragazzi di Lotta comunista non sono mai della città in cui sono in missione. Un po' come i carabinieri ma con meno barzellette a riguardo.

E poi i immagino quando vengono diplomati, tra tamburi marziali (non certo bonghi da molle riflusso di una sinistra che ha tradito il proletariato) e mazzi di kimilsunghia, in una sezione che assomiglia da morire a una ex sezione dei DS.

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