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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
9 settembre 2009
Nei bassifondi di Parigi. François Villon.
Mai vista tanta gente in una biblioteca municipale. O meglio: mai visto tanta gente in una biblioteca municipale che gira tra gli scaffali, consulta, ricerca e si informa e senza utilizzarla come aula studio. Ne consegue che c'è abbastanza silenzio, qui alla Bibliothèque Municipale François Villon, à Belleville. Abbastanza, non troppo perché non ho mai visto così tanti bambini piccoli in una biblioteca municipale e, si sa, i bambini piccoli ogni tanto frignano. E poi c'è una bibliotecaria, una sola, che parla a voce alta.

I pochi tavoli sono al piano interrato, mentre la sezione jeunesse è al primo piano. Mi siedo vicino a un ragazzo askhenazita che sta leggendo un manuale di ornitologia e se ne andrà quasi subito, davanti a me un ragazzo coi capelli troppo fini ricopia su un blocco le istruzioni di un manuale per ottenere uno stage.

La biblioteca François Villon è un luogo familiare e strano, che mi ricorda - ben più grande, in verità - le biblioteche di quando ero bambino, con tanti libri un po' vecchiotti negli scaffali bianchi, i tavoli da scuola e le sedie di legno, un sacco di gente e qualche computer, il wifi gratis offerto dal comune di Parigi e dalla regione Île-de-France, in collaborazione con Orange, cioè France Telecom, cioè - se ben ho capito - sempre lo Stato. Davanti a me, una signora verde pisello fruga nella sezione Arte, dalle parti di Max Ernst. Mi guardo in giro, ci sono cinque portatili di cui tre mac (due macbook e un mcbook air, addirittura!) che rendono Cupertino assai vicina a Belleville di quanto fossi solito ritenere. Accanto al ragazzo coi capelli fini si siede una signora, con un impudico manuale di ginecologia. Si alza perplessa e torna con Santé au féminin, immagino abbia qualche problemino là sotto e rileggo la morfologia dell'articolo determinativo in piccardo. Poca gente che studia, confronto alla mia esperienza, qualche ragazza cerca DVD, qualche signore legge il giornale o consulta le enciclopedie, una rotondetta che non ha pudore a presentarsi con un top di pizzo rosa scartabella tra i dizionari.

Mentre sbadiglio e penso che è una fortuna aver scoperto che la BnF era chiusa prima di arrivare là in fondo, e che è vero quel che diceva Madame X (Vada nelle biblioteche municipali! son così sorprendenti!) si avvicina un signore con pochi denti, e quei pochi un po' marci, che mi sorride molto, si scusa millanta volte e mi chiede di aiutarlo a connettersi col wifi. Io lo aiuto, perché mi piace aiutare la gente, cosa che secondo un test su facebook vuol dire che assomiglio a Jack Shepard. Il signore si scusa ancora e mi ringrazia ancora, mentre mi siedo entra il meno probabile utente di una biblioteca, vestito con una giacca di pelle rossa, una bandana, che tintinna mentre cammina e che porta in mano un monopattino, sì, un monopattino.

Non riesco a definire un odore, in questa biblioteca, e la cosa mi sorprende un po'. Vorrei farmi dare le chiavi del bagno, ma il signore di prima dice che non riesce a connettersi, lo aiuto - lui ha un odore, che è l'aglio temo... - ma il suo computer non riesce a connettersi, ne sono desolato, ottengo le chiavi del bagno e - quando esco - vi scrivo un post.
1 settembre 2009
La rentrée, tre mac e l'improvvisazione di un cappuccino
La biblioteca di quartiere, che con immenso entusiasmo avevo scoperto chiamarsi François Villon, è chiusa la mattina, come se fossimo in Italia. Anzi, come se fossimo in un pessimo sistema bibliotecario italiano. Domani è la rentrée, in Francia: i ragazzini ricominciano la scuola e c'è tutta una frenesia da fine delle vacanze, in giro. Sarà per questo che, esattamente in linea con quanto annunciato ieri dal mio mac e dalla météo di TF1, oggi piove parecchio. Non violentemente, ma in modo deciso e autunnale, di modo da preparare - appunto - la rentrée. Che si fa, dunque, quando la biblioteca Villon è chiusa e tu vuoi chiarirti le idee prima di incontrare Madame X? Il parco, va da sé, non è una buona idea: è umido quando il clima è secco, non posso immaginare sous la pluie. Dunque un caffè, scelgo questo in Bd de la Vilette, piuttosto carino con delle biciclette appese al soffitto, il menu scritto col gesso su lavagnette verdi, una giovane col mac che mi dà le spalle e che parla con qualche parente su skype (che qui c'è il wifi, mi raccomando: uì-fì), un signore corpulento con un mac e la kippah, due ragazze, sedute fuori perché son tabagiste, e un fascinoso blogger con un mac. Ordino un café-au-lait (2 euro e 50) e il cameriere calvo mi porta un caffè lungo in tazza grande con un bricco di metallo pieno di latte insolitamente schiumoso. Mi invento un cappuccino, mi stringo un po' nel maglioncino di lana (e acrilico) che potrebbe essere il miglior alleato prima dell'arrivo del cambio invernale, e inizio a chiarirmi le idee.

Dunque, dove eravamo rimasti cinque mesi fa?
9 agosto 2008
Steve Jobs è Dio la Vodafone è stronza

Io odio gli ultimi momenti prima della partenza. L'anno scorso c'era l'angoscia di lasciare Parigi e tutto quanto, quest'anno l'angoscia è il peso delle valigie: ho diciotto chili di peso possibile (ripartiti in uno zaino - questo qui - e un borsone ripieno, a scatola cinese, di uno zaino) e sette di bagaglio a mano, in più porto una borsa per il mac che traboccherà cose ma spero non se ne accorgano. E poi ci sono gli scrupoli sulla casa: sarà abbastanza decente? Poco fa ho pensato che no, la doccia non era abbastanza decente e, in mutande, ho iniziato a cercare di renderla civile. Mentre raschiavo mi è venuto in mente che neppure quando sono arrivato era civile e quindi ho lasciato perdere e ho dato una scrostata di massima. Poi mi è venuto in mente che forse sarebbe stato gentile sbrinare il frigo, ma poi ho pensato agli champignon che c'ho trovato e quindi niente. Alla fine ho deciso di limitarmi a passare l'aspirapolvere e scrollare la tovaglia dalla finestra. Esco sul terrazzino e, come pubblicizzassi Ace (smacchia a fondo senza straaap), inizio a scrollare quando


aareareiauraesraushrnciaerciuahsriuasciruhahaaaaaaaaaa


vedo che dalla tovaglia scrollata si allontana un pezzo di plastica bianca che inizia a cadere, colpisce il davanzale, cade sulla ringhiera del vicino di sotto sento ancora sba-bam e poi braaam e capisco che il telecomando del mio Mac sta volando per sette piani sul selciato. Cristocielo! mi metto la camicia, la allaccio scendendo le scale e facendo voti a ogni divinità, mi dico "Lo troverò? funzionerà?", poi apro il portone e lo vedo là. Risalgo le scale (in realtà ho preso l'ascensore ma...) e lo provo subito, cercando di bloccare Dalida che canta della pioggia su Bruxelles. Diavolo, funziona! Se penso al cellualare Vodafone, morto per tre goccioline d'acqua...


Ci sentiamo da Genova, ultimo post da Parigi, questo, per chissà quanto tempo. 



Non so se cambierò la tool, voi che ne dite?

28 aprile 2008
I cavi. Ma mi dimenticherò qualcosa
Il momento più pesante è questo. Le valigie sono sostanzialmente pronte, ma devo ancora decidere quali libri portare (a parte questo), mettere a posto il corredo tecnologico e informatico (OK, il Mac, OK, l'iPod, OK, tutti i cavi, e la macchina fotografica, e i DVD ma quali DVD? e avrò preso tutto? non è che arrivo a Parigi e scopro di non aver portato abbastanza cavi? io odio i cavi. Ah, l'altro cellulare, che scemo, per la scheda italiana quando comprerò quella francese... e anche il suo caricabatterie. Odio i cavi e i caricabatterie...), preparare il beauty. E poi le medicine, è il caso che porti qualcosa se no poi mi toccherà fare ardue disquisizioni con farmacisti francesi. E non troppi libri, questa volta, che pesano e che poi non servono a nulla. Tanto trovo tutto, là!
Bene, da mangiare non porto nulla, comprerò là. Mi porto giusto il Nesquik avanzato da Zurigo. E qualcuna delle foto dell'anno scorso, quelle appese al muro, ricordate? Fatemi riflettere... che altro mi manca? forbici? sì, forbici... les ciseaux. E Dexter, tutta la prima serie. Anche se beh, Parigi non è Zurigo e quindi non credo che mi consolerò con Dexter come mi sono consolato con Lost. Fatemi pensare... che altro? C'è di brutto che non riesco a immaginare come sarà casa mia, da domani. So che esiste, ed è un passo avanti rispetto all'anno scorso. So dove si trova, e l'anno scorso era in un posto migliore. Però scopriremo Ménilmontant (se ho ben capito) e la cosa mi incuriosisce. So anche che devo fare sette piani di scale, senza ascensore, e che ho uno zaino pesantissimo e una borsa immensa, oltre allo zaino.

Bon, mi metto a selezionare i libri. Poi alle 20.10 il treno a Genova, alle 21.50 arrivo a Milano Centrale dove prendo il notturno Stendhal (mi pare) che parte alle 23.35. L'invito è sempre quello, se volete sapete dove venirmi a salutare. E visto che aspetto ore, sareste gentili se lo faceste, è chiaro.

Forse vi saluto dopo, se non vi saluto dopo ci sentiamo domani. Da Ménilmontant.
30 gennaio 2008
La soluzione per il torcicollo
Ieri pomeriggio, verso le cinque, ho deciso che avevo lavorato troppo. Allora ho infilato il mio mac nella borsa e me ne sono andato a fare un giro. Dovevo comprare il pane, il formaggio e della verdura ma ho deciso di regalarmi un paio d'ore. Sono andato da Manor a vedere se trovavo delle cuffie per l'iPod (non le ho trovate) poi nel reparto uomo ho cercato maglioni rossi, ma niente. Poi son stato da Jelmoli (niete da dichiarare), WE (dove stavo per provare un paio di pantaloni che costavano 20 franchi ma poi mi è stata antipatica la commessa e me ne sono andato, anche se forse domani ci torno), poi sono andato da una specie di discount del DVD, del CD e del libro di poco conto e, ricordandomi una chat con lui e il consiglio di un suo amico, ho comprato il primo cofanetto di Six Feet Under. Poi sono entrato in un altro negozio dove una ex sudamericana ormai inschwizzerita ha provato a vendermi un maglione rosso di lana per trecento franchi, 'sta stronza. Ho trovato una scusa, poi sono andato nella solita libreria e mi sono trattenuto dal comprare il libro su Bogart (ma lo compro domani, o forse dopo...) quindi alla Coop per comprare zucchini, pane, latte, sapone per le mani, yogurth in offerta (ho sbagliato il tipo, però, e invece di prendere quello alla fragola ho preso quello alle arance rosse e zenzero... buono, vi dirò...) poi da Orell Fussli e quindi sull'11 verso casa, dove mi sono fatto la pasta con le zucchine e ho guardato cinque episodi di Six Feet Under.
Quindi ho sentito che mi veniva un po' di male al collo e ho capito. La colpa è della maledetta borsa pesantissima che mi carica di tensione le braccia, le spalle e - quindi - il collo! Ecco perché! Urge riformulare l'annuncio di tempo fa: chi vuole proporsi per il ruolo di correttore di bozze, portaborse, schiavo di compagnia deve mandare foto, curriculum e lettera devozionale di motivazione a questo indirizzo mail. Ambosessi, alfabetizzati, tra i venti e i trentadue anni, automuniti, astenersi perditempo e agenzie.
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