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Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
8 ottobre 2009
Shampoo all'uovo e rum. Vita su Marte.
Sono arrivato. A Linate ho incontrato quattro celebrità (Samantha de Grenet - ha una pelle disperante - Dario Cassini - uh come è ingrassato - Enzo Bianchi - !!! magari era con Gabriella Caramore ma non l'ho riconosciuta !!! - e Giorgio Forattini - che ha pure volato con me, aveva i calzini viola e la faccia sempre spaventata) poi siamo decollati con un'ora e venticinque di ritardo.

Quindi Orlyval e RER, che però andava a passo d'uomo perché c'erano state collisioni e diversi incidenti e quindi il traffico era rallentato. Arrivo a (quasi)casa ed è Life on Mars, nel senso della serie UK o US (o prossimamente IT, a quanto dicono): non solo la tappezzeria, la moquette, le appliques e le rifiniture sanno di anni '70 (forse Sessanta), c'è anche l'odore della casa sigillata in cui viveva, immobile da dieci anni, la zia di mia mamma, negli anni '80 (se fosse Flash Forward ora vi espliciterei: 1980 - 10 = 1970!).

Perfino l'asciugacapelli risponde in tutto e per tutto all'idea di modernità e progresso degli anni Sessanta, è di metallo lucido e affusolato come la fantascienza o i caroselli dello shampoo all'uovo e rum.

Ora però, se permettete, dormo.
4 agosto 2009
La ggeografia

L'intercity 516 dovrebbe arrivare da Salerno e ripartire da Roma Termini alle 9.46, ma lo farà soltanto alle 10.46. Salgo già estenuato nella carrozza 6 e noto con dolore i miei compagni di scompartimento: un giovane genovese con pancia e tette, poverino, nonché coda di cavallo, Settimana Enigmistica compilata a fatica, iPod nelle orecchie e saliva gocciolante dal labbro inferiore quando dorme. Una signora siciliana, spaventata all'idea di perdere la fermata di Pisa, che da Civitavecchia in avanti telefonerà ossessivamente a chissà chi per farsi dire esattamente quante fermate mancano a Pisa. Una nonna salernitana, con vene varicose e una pancia inimmaginabile, con due nipotini, la femmina decenne con camicia blu (e i bottoni soffrivano a contenere la ciccia) e Antò, che di anni ne avrà otto ma che fa tanto casino da sembrare un supplizio. Mentre mi siedo e cerco di essere invisibile, con l'iPod e le cuffie nuove che trasmette i Bright Eyes, con questo libro sulle ginocchia che non riesce a convincermi, i due bambini si scambiano vorticosamente posto, cantano in vernacolo, si fanno foto col cellulare e rispondono al posto della nonna al cellulare.

Con lentezza estrema il treno raggiunge la stazione di Massa Centro e io sento già che casa si avvicina.


Antò: Nonna, in che regione si trova Massa?

Nonna: Eh... si trova nel Centro... vedi che c'è scritto? Comunque chiedilo a tua sorella!

Sorella: Non lo so, io ho studiato l'Europa!

Antò: Ma l'Italia non è in Europa?

Nonna: Eh... che ne so...

Sorella: Eh ma io ho studiato l'Europa!

Antò: Ma sì che è in Europa! L'Italia è in Europa, l'Europa è nel Mondo, il Mondo è 'n miezzo ai preti


Io non ho idea di cosa volesse dire, il pupo, so che ho alzato il volume dell'iPod.



trenitalia

17 luglio 2008
Luoghi comuni

Piglio al volo il mio autobus e mi siedo. Alla fermata successiva sale un tipo, i quelli che sono a metà della loro trentina, sono molto mal vestiti e molto poco curati, di quelli che hanno sempre troppi pacchi e che si vede che vogliono attaccar bottone. Io faccio il disinteressato e, fortunatamente, si mette a tormentare un altro:


Ma non è possibile, guardi... Questi stanno a parlare di cose che non interessano a nessuno, di riforme... Invece di parlare dei problemi della gente! Del lavoro che non c'è, degli affitti che aumentano, del potere d'acquisto, tutto costa sempre di più... e quelli che fanno? discutono, litigano, negoziano... e quelli del Nord che si lamentano di tutto e che non gli va mai bene niente... ma che si separino allora! che si separino, per vivere così! I politici... Quanto prendono, ventimila euro al mese? e per fare cosa? Ma lo sa che il nostro è il paese con il maggior numero di ministri in Europa? ci ridono tutti dietro, guardi, ci ridono dietro... Lei di dove è? Del Sud anche lei? Beh, non c'è lavoro, vero? Ah, è della Mons! è bello là...


Mons? In quel momento mi rendo conto di non essere su un autobus in una qualsiasi città italiana ma su un tram a Bruxelles e mi dico che i luoghi comuni sono così comuni, a volte, da far spavento.

18 maggio 2008
Un certain regard. Piccolo esercizio di traduzione senza dizionario, ovvero: l'Italia vista dalla Francia

Dopo questo splendore, sto leggendo questo libro, adesso. L’ho trovato su una bancarella, parla di un trentenne e – sapete – devo prepararmi. Il protagonista è in Italia, a pranzo con i genitori in un ristorante. Ha lasciato la Francia per qualche giorno perché la moglie, dopo che lui le ha confessato un tradimento con una sciacquetta cantante, l’ha pestato, preso a schiaffi, graffiato, frustato con un cavo elettrico, poi curato e quindi abbandonato. E quella sera a cena il cameriere gli porta un bigliettino Ero dietro di te (tu sais ce que ça veut dire en français? J’étais derrière toi). C’è anche una firma, Alice (en italien ça ce prononce Alitché), e un numero di telefono (en Italie ça commence avec 33 ou 34, non l’avevo mai notato). Da lì non so ancora cosa partirà, visto che stiamo rievocando la sua storia con Alexandrine, la (ex)moglie. Però so che il protagonista appena atterrato in Italia, guardando gli occhiali aereodinamici (ci prendono molto in giro per gli occhiali da sole italiani, i francesi) dell’autista della navetta che lo porta al ritiro bagagli, inizia a pensare all’Italia e alla Francia:

...e a partire dagli occhiali dell’autista, dai movimenti spontaneamente ampî ed esperti, dall’entusiasmo calmo e musicale di questo autista perfettamente banale in Italia, e a partire dalla sua presenza naturale, cominci a trarre le tue prime lezioni, noti le vere differenze culturali che nessun altro ha pensato di cercare là, ma piuttosto in un museo o che ne so, in un famoso rito di non so che villaggio siciliano. A quel punto inizi a dire: gli italiani sono meno nervosi di noi, son più diretti, più tranquilli, più solidi di noi, accettano meglio la loro latinità, diciamo che sono sbruffoni ma fanno solo quello che gli piace, senza preoccuparsi come facciamo noi di quello che gli altri penseranno dei loro cosiddetti eccessi, non sono sempre sulle spine, loro. Allora cominci a pensare – beh, almeno a me è successo così – malgrado tutte le caricature che si fanno da noi: le sceneggiate, le chiacchiere, la mafia, Berlusconi, i servizi pubblici inefficienti, i varietà con le paillettes, Eros Ramazzotti, il razzismo nascosto sotto il calcio, beh, al di là di tutto questo trovo che abbiano più carattere di noi, più personalità, che si sentano meglio di noi nella loro pelle. Basta comparare l’influenza della cultura italiana e francese sul resto del mondo. Beh, con cultura non intendo mica il Quattrocento, Dante o l’opera. In quel campo per definizione siamo sconfitti, hanno esteticamente centocinquant’anni di vantaggio su di noi da tutti i punti di vista. Perché francamente, a parte l’impressionismo e i nostri filosofi, dal punto di vista artistico siamo sempre stati degli imitatori austeri e megalomani dello stile italiano, no? E non intendo neppure i romani, loro non contano ... No, parlo della vera cultura popolare, della cultura effettiva: parlo della pasta, della vespa, della pizza e dell’espresso: c’è un solo posto al mondo in cui non si trovino? Pensa all’influenza dell’emigrazione italiana sugli Stati Uniti, i film, gli attori e tutto. Anche lì, la personalità degli italiani si misura anche nella posizione che si sono fatti nella storia e nella cultura americana. Perché negli Stati Uniti, siamo d’accordo, non se ne fanno niente delle culture molli, integrano solo le cose più efficaci e universali. E noi, a parte Lafayette... Vuitton, Dior, Saint Laurent, Bocuse e le bottiglie di château-margaux, OK... Ma, mi spiace questa non è vera cultura popolare, non c’entra. Abbiamo avuto colonie dappertutto, OK, ma sul piano dell’immaginario collettivo, voglio dire, cosa abbiamo lasciato, concretamente? ... Penso che dovremmo smetterla di raccontarci tutte quelle storie sul peso della nostra influenza nel mondo ... E anche sulla qualità della nostra cucina. Insomma, va a finire che diventerò grasso ma, hai notato che i cattivi ristoranti in Italia sono rarissimi?

Sono banalità che consolano, ogni tanto. Consolano e divertono. Soprattutto consoleranno quando qui, tra un mesetto, in occasione di Italia - Francia, si riaccenderanno le rivalità più aspre. E io mi vergognerò della Francia, mi vergognerò degli italiani e mi fingerò, eroicamente, lussemburghese.

Immagine di J'étais derrière toi
Nicolas Fargues
J'étais derrière toi



Vous êtes tellement tellement
beaucoup trop lourds
que quand les soirs d'orage
des chinois cultivés
me demandent d'où je suis,
je réponds fatigué
et les larmes aux dents:
"Ik ben van Luxembourg"

politica interna
30 novembre 2007
Il capo dei capi, la signora Riina e Totò
Io non ho visto Il capo dei capi per più di un motivo (non ero in Italia e poi odio la fiction, come ben sapete) quindi non ho idea di come trattasse la figura di Totò Riina però posso immaginare. Ora scopro che la signora Riina, povera donna, ha citato per danni gli sceneggiatori dello sceneggiato che, secondo lei, avrebbero leso l'immagine del marito.

Leso l'immagine del marito? E' come se gli eredi di Vlad Tepes avessero fatto causa a Coppola, come se una nipote di Hitler (che non esiste ma che se anche esistesse sono certo non farebbe la deputata europea) facesse causa a Spielberg perché in Schindler's List i nazisti hanno una pessima immagine.
Io non so dove viva la signora Riina ma vorrei farle arrivare la notizia che, ahilei, il marito ha già una pessima immagine. Magari è stato un nonno amorevole, ma fortunatamente non siamo ancora agli speciali di Vespa "Totò Riina mio nonno" e fortunatamente è opinione condivisa che la mafia è male



O no?
calcio
9 luglio 2007
L'azzurro che c'è lassù, in una mattina di Parigi

Un anno fa, questa sera, ero con lui, che si era messo una maglietta della DDR perché avevamo sì vinto con la Germania, ma la Germania restava un grande paese, poi ero con lui, che ora in Germania ci abita e all'epoca non sapeva neppure se ci sarebbe andato, mentre faceva uno splendido assolo vocale di chitarra di Azzurro, davanti al Bigo,. C'era lei, che non ha un blog ma che ci ha offerto la casa, alle quattro di mattina, dove abbiamo mangiato gli spaghetti sotto un tricolore che neppure in una pubblicità della Barilla, c'era lei, con una regolamentare maglietta dell'Italia che avrebbe avuto una stella in meno, a una certa ora, c'era lui, che non aggiorna il blog da decenni ma che è quello con la maglietta arancione in questa foto senza voce, c'era anche lei, che un blog non lo ha ma che all'epoca parlava solo di Toni anche stando con lui, e c'era lei, che ha portato una scatola di Chipster che è stata la nostra cena, quella sera, e i cui residui erano ancora nella mia piccola, scalcinata Opel Corsa Rossa, quando l'ho rottamata a gennaio.

Lui invece non c'era, perché non sia sceso a Genova non me lo ricordo, lei compiva gli anni (tanti auguri, tra l'altro, non ho soldi per mandarti un sms!) e festeggiava in casa con lui e un po' si è offesa perché noi non c'eravamo, lui non c'era, fortunatamente, perché quando guardiamo le partite insieme finisce sempre con un pareggio: (Italia - USA a casa di lei, che neppure lei c'era per motivi scaramantici, e Italia - Australia da Sieben, è bastato che se ne andasse per prendere il treno perché ci fosse il rigore di Totti), lei, c'era, ma l'ho incontrata per caso, c'era lui con un suo amico, prima di partire per l'Islanda, ma li abbiamo persi nella folla.

E' stata una notte strana, da spot della Cinquecento, della Peroni o della Barilla. Però sono cose che servono e che è molto bello ricordare. Almeno facilitano l'idea che tra paurosamente pochi giorni tornerò in Italia.

Un anno fa Zidane segnava su rigore non è gol! si, è gol, poi Materazzi e siamo ancora vivi, traverse e cuori in gola, Zidane tira la testata e se ne va giustamente sotto la doccia, sotto la doccia, sotto la doccia, poi i rigori e diosanto noi ai rigori facciamo pena, però se uno poi pensa alla statistica e che cazzo pensi alla statistica, non è che se Brasile - Botswana giocano dieci volte, il Botswana ne vince cinque... Pirlo, OK, Wiltord, lo stronzo... Materazzi, cazzomaterazzi... sì! Trezeguet.... chissà quanti gliene ha presi Buffon in allenamento... lo conosci... lo conosci... non è gol non è gol non è gol... non è gol, e mica è sempre Natale, De Rossi, manco sapevo che esistessi, prima, ma grazie De Rossi, perfetto... Abidal, gol... Del Piero, cazzodelpiero... no, delpiero... oddio delpiero... sìììììì, cazzo dai che... cazzo... facci cantare Buffon, facci cantare... Sagnol, humm... Fabio Grosso, ma perché tira grosso? ma se segnamo questo abbiamo vinto, no? taci, che non si dice prima... Fabio Grosso...

Che caldo che faceva, quella sera, e c'era una umidità da tropici. Oggi, qui a Parigi, non fa caldo, e chissà com'è il tempo nei vari luoghi in cui ci siamo sparsi, un anno dopo. Però qui il cielo è di un azzurro intenso.

Campioni del mondo, che voglia dire qualcosa o no.

musica
25 giugno 2004
Mameli, Gabry Ponte e Annibale: stato di famiglia dell’Italia

Non so se lo sapete, ma l’Italia è stata eliminata dagli Europei. Lo dico per chi, ad esempio, avesse il televisore e la radio rotta (o non li avesse affatto), non leggesse giornali, non incontrasse nessuno da tre giorni, sia sordo e non abbia sentito le grida delle città giovedì scorso, oppure per chi vive da solo su una montagna in cui non arriva altro mezzo di informazione che il cannocchiale. No so se esiste una montagna del genere, ma dovrebbe.

Leggevo giorni fa un articolo sul presunto a-nazionalismo degli italiani, che si riverserebbe nella scarsa attenzione che viene data nel nostro paese alla nazionale. Beh, facendo una rapida panoramica in TV è molto facile rispondere che il giornalista (un olandese) in realtà era un cazzone che non sapeva di cosa parlava. Però pensateci un po’... Avete presente gli ultras tanto per dirne due della Lazio o dell’Atalanta, no? E non avreste poi troppi problemi a immaginarvi un gruppo di picchiatori del Palmanova piuttosto che del Turris, vero? Cercate un po’ di immaginarvi degli hooligans dell’Italia. Praticamente impossible da visualizzare. In Germania e Inghilterra è esattamente l’opposto. Scontri tra tifosi tra Herta Berlin e Hansa Rostock sono impensabili, mentre quando c’è Germania – Inghilterra la Polizei non sta molto tranquilla...

Su cosa si basa il nostro senso di appartenenza all’Italia? A un incontro della IUSY a Malmö nel 2001 sul problema dell’estremismo di destra e del nazionalismo in Europa ero intervenuto dicendo che da noi il problema era molto limitato, visto che gli italiani diventavano nazionalisti solo parlando di cibo e calcio. Era una semplificazione per arrivare a parlare di altro (in quel caso della Lega) che mi serviva per garantirmi la benevolenza e l’attenzione degli altri partecipanti al workshop, però non è lontanissimo dal vero. Ad ogni modo a questa domanda hanno risposto in tanti, cercando di ricostruire lo stato di famiglia del nostro essere italiani. Non vi voglio parlare della collana del Mulino "L’identità italiana", sarebbe diventare troppo seri e non mi riconoscereste più. Parlo di stato di famiglia in senso tecnico, di fratelli e figli.

Per Mameli è presto detto, l’Italia era Dio (cattolico romano), Roma (da Scipione alle coorti), Legnano (nel senso della vittoria della Lega lombarda sul Barbarossa, della Lega dei comuni non quella di Bossi, e di Federico Barbarossa, non Luca... lo dico sempre per quelli che non sapevano dell’eliminazione dell’Italia), Ferrucci, Balilla, i vespri siciliani, il disprezzo dell’Austria conquistatrice. In pratica il Risorgimento, la lotta contro lo straniero occupante per la riaffermazione di una unità che era di là da venire. Ciampi se ne compiacerebbe, e infatti se ne compiace.

Gabry Ponte (useremo anche noi l’ipocoristico che lui stesso usa per firmarsi) imposta il problema in un modo un tantinello differente, squisitamente postmoderno. L’approccio del Poeta nel cercare di capire l’identità italiana è eziologico: "Ma di chi siamo figli noi?". La risposta che viene data è molto corposa, e varrebbe un’analisi ben più approfondita di quella che qui cercheremo di fare. Risalta subito l’orgogliosa rivendicazione di una discendenza dalla Magna Grecia, ancor più che dalla latinità. Nell’anafora ossessiva di quel Siamo figli di Pitagora, è però possibile leggere un richiamo a qualcos’altro, che introduce il nucleo centrale del testo: la religione. È probabile che il Ponte alluda ai riti misterici, tra cui anche il pitagorismo, che rappresentavano il tentativo di risposta religiosa nuova alle domande a cui gli dei tradizionali non sapevano più rispondere. Una amara riflessione sullo stato della spiritualità nel nostro paese?

Siamo figli di Pitagora e di Casadei
di Machiavelli e di Totò
cresciuti con una morale cattolica
e con il rock'n'roll

Essere italiani vuol dire avere nelle vene la melodia del liscio, l’astuzia machiavellica che ci fa ordire complotti (da Lucrezia Borgia alla Federcalcio), la comicità popolare (ma anche aristocratica) della commedia napoletana. Poi, ed è probabile l’eco di un motivo zuccheriano, Gabry Ponte pone l’accento su quello che la costituzione europea non ha voluto riconoscere, con gran scorno del papa e di harry, cioè le radici cattoliche del nostro paese. Il v. 4 però, con un rapido capovolgimento di fronte, apre uno squarcio di novità: l’Italia di oggi non è solo il liscio di Casadei ma anche il rock’n’roll.

Santità
santoni e varietà
l'Italia è in vendita
patria di boss ed atelier

Vedete il rapporto irrisolto del Ponte con la religione? Impensabile un’Italia senza il papa, ma mettendolo in rima con varietà il poeta evidenzia la contraddizione drammatica della chiesa moderna con il mondo in cui ci troviamo. Gabry Ponte non sembra però prendere posizione e si limita con amarezza a constatare la situazione, a dipingere il paese di cui è testimone, dove la mafia comanda e Dolce e Gabbana sembrano disegnare gli abiti per i capicosca. È probabile che la quartina riprenda il famoso adagio che i direttori di giornale americani ripetevano ai loro inviati dall’Italia: "Parlate solo delle tre P: Papa, Padrino, Pizza".

eroi che fanno goal
pensioni saltano
veline ballano
e Gabry Ponte il dj

È qui che la critica sociale e morale del Ponte raggiunge i suoi toni più accesi. Il verso sulle pensioni ha fatto molto discutere, tanto che a quanto risulta da un’intervista rilasciata a Libero, Sandro Bondi ha dichiarato che "Gabry Ponte ha gettato la maschera da bravo ragazzo che inneggiava al blu (Da-ba-dee da-ba-da) per rivelarsi come un rosso crudele e contiguo al terrorismo brigatista. Una frase come "pensioni saltano" inneggia allo scontro sociale e si pone a sinistra dei Cobas e soprattutto della Cgil. Prodi dovrebbe prendere le distanze!". Indifferente a queste pesanti accuse (e alla frase di Brecht), Gabry Ponte si affanna a cercare gli eroi dell’Italia di oggi: non sono più quelli che individuavamo nel testo del Mameli ma piuttosto i calciatori, moderni Francesco Ferrucci, e la casta fanciulla siciliana importunata dai francesi quella sera del vespro non è niente, se comparata alle veline. Il poeta con coraggio dichiara le proprie responsabilità e ammette di essere anche lui parte del Sistema che con le sue parole vorrebbe scardinare, la musica che serve alle scosciate veline per scosciarsi ancor di più è infatti suonata da lui. Alcuni hanno notato in questo caso un’ironica inversione del tema classico della modestia, che prevederebbe ben altro atteggiamento nei propri confronti. La canzone patriottica procede serrata e ripetitiva verso l’explicit che interrompe l’andamento circolare del testo:

Siamo figli di Pitagora e di Casadei
di Machiavelli e di Totò
cresciuti con una morale cattolica
...e con i Depeche Mode

L’irruzione degli anni Ottanta e dei Depeche Mode chiude così il prezioso sforzo eziologico di Gabry Ponte. Di un certo interesse la versione inglese del medesimo pezzo in cui la presenza dei Depeche Mode è molto più insistente, visto che il Leitmotiv è direttamente:
Siamo figli di Pitagora e di Casadei, di Macchiavelli e di Totò
Cresciuti con una morale cattolica e con i Depeche Mode
Di sicuro la diversa importanza data ai Depeche Mode nel testo per il pubblico internazionale è una rivendicazione dei modelli culturali del Poeta, così come rivendicato dalla quartina introduttiva che ribadisce l’importanza dei nostri antenati (Everywhere, we have been everywhere we've broken barricades / thanks to the fathers we've had / Who knows how many men will go along our way / We're living every day never forgetting where we're from).

Lo sguardo di Gabry Ponte è amaro, lo abbiamo ripetuto più volte, rassegnato ma allo stesso tempo orgoglioso: Motherland, / as well as fatherland / Some say godfatherland / but that's the land that we have.

Abbiamo visto cos’è l’Italia per Gabry Ponte: liscio e rock’n’roll, Machiavelli e Totò, una religiosità complessa e una moralità vacillante. Tutto sommato un paese contraddittorio, orgoglioso ma ripiegato su se stesso, aperto al massimo a degli apporti (ma solo musicali) dall’estero.

Raìs e gli Almamegretta hanno un’altra idea della nostra origine:
Annibale sconfisse i romani resto in italia da padrone per quindici o vent'anni
Ecco perche molti italiani hanno la pelle scura
Ecco perche molti italiani hanno i capelli scuri
Un po' del sangue di Annibale e rimasto a tutti quanti nelle vene
Nessuno puo dirmi stai dicendo una menzogna
Se conosci la tua storia sai da dove viene il colore del sangue
che ti scorre nelle vene

Durante la guerra pochi afroamericani riempirono l'europa di bambini neri
Cosa credete potessero mai fare in venti anni di dominio militare?
Un'armata dl africani in italia meridionale

Ecco perche
Noi siamo figli di Annibale
Ed è con questo che concludiamo questo troppo lungo tentativo di stato di famiglia dell’Italia, appena eliminata dagli Europei.




E hanno mi eliminato anche la Germania, cazzo.

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