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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
3 ottobre 2009
Santa Margherita di... ovverosia: Accenti
Ultimo sabato a Genova, finalmente. Il ritorno è stato più lungo (molto più lungo) del previsto ma finalmente mercoledì parto, sempre da Linate, sempre per Orly. Ultimo sabato mattina a Genova, dicevo, e mi alzo rilassato e sorridente. Mentre facciamo colazione faccio zapping (in francese usano zapper e credo potrei cercare di dare al verbo zappare questo nuovo significato...) e capito sul vetusto Mezzogiorno in famiglia.

Partecipano due squadre di paese, come fosse Campanile sera (1959-1962) solo che al posto di Bongiorno c'è Amadeus, al posto della Sampò c'è una tal Barriales e al posto di Tortora c'è un tal Friscia (che mi dicono fu idolo dell'adolescenza palermitana 90's). Inutile pensare che sic transit.  Ad ogni modo, oggi gareggiano Ariccia (porchetta, festival degli sconosciuti e Rita Pavone?) contro Santa Margherita di.... Ecco, tutto 'sto sproloquiante post per dirvi: di Belìce? Sono quarant'anni (quarantuno, in realtà) che si parla di Terremoto del Bélice e io devo scoprire che (lo dice pure wiki) il Bélice si chiama Belìce? E devo scoprirlo proprio da Guardì e Amadeus?

Una volta imparavo la geografia sul sussidiario delle elementari: gli affluenti di destra e di sinistra del Po, le Alpi (Ma con gran pena le reca giù, ovviamente), i mari d'Italia e le province delle Puglie (avevo libri anni '70).

Sic transit, questa volta, no?
28 settembre 2009
Itinerari imprevedibili
Il viaggio in treno di oggi è durato tre puntate di Transeuropéenne su France Inter, la prima puntata stagionale di Uomini e Profeti, qualche pagina di Saga, due puntate di Fringe e qualche minuto di sonno, interrotto dalle risa sguaiate di uno di Latina sceso a Pisa e che era in crisi con la famiglia della sua fidanzata ("Loro stanno cercando di dividerci" diceva al cellulare, con un certo senso della soap) e dai risolini di una madre anziana e figlio bambino svizzerotedeschi che sono scesi a Grosseto.

La gente percorre itinerari davvero imprevedibili.
16 settembre 2009
Stefano Accorsi, il cinema italiano e il cesso
Inaugurazione in pompa magna, ieri, della nuova Feltrinelli di Genova. Immensa, sette piani di libri, dischi eccetera, unisce la Feltrinelli e Ricordi, iper moderna eccetera. Ma non è di questo che vi voglio parlare. Vi chiedo, invece, una cosa: secondo voi chi decide chi debba essere ritratto sulla porta del cesso della libreria?








E poi, che proverà Stefano Accorsi a vedersi là sopra, in posizione vagamente cacatoria?
11 settembre 2009
Volerò, volerò
Come ricorderete, domani lascio lo studio di Belleville e, in attesa di accedere alla casa nuova, torno in Italia. Stavolta, grazie al fatto che oggi era l'11 settembre - credo - e che l'estate sta finendo (taradaradaddatata) non sono stato obbligato a una low cost e, per soli settanta euro, volerò Lufthansa.

Prevedibilmente, adoro la Lufthansa: posso parlare tedesco con le hostess, posso ordinare Apfelschorle e posso bearmi della superiorità germanica, soprattutto potendola confrontare con le mollezze latine di Parigi, in partenza, e di Milano addirittura Malpensa, in arrivo.
In più, Lufthansa sta cercando di coccolarmi: mi hanno mandato una mail in cui si dichiarano lieti di accogliermi a bordo e di aver «strutturato questa e-mail come una guida personale per lei. Abbiamo davvero pensato a tutto; dai dati del suo volo alle previsioni del tempo a destinazione fino ad alcuni link molto utili». Ad esempio, Lufthansa mi dice che «L'ideale è preparare in un momento di calma una checklist che poi userà ogni volta che deve fare i bagagli per un viaggio. Sarebbe opportuno stilare una lista per ognuna delle situazioni più frequenti: viaggi di lavoro, intercontinentali, brevi spostamenti ecc.» Mia mamma sarebbe d'accordo. Poi mi dice che «Tutte le cose di valore come portatile, cellulare, PDA, documenti, gioielli ecc. vanno trasportate nel bagaglio a mano.» Mio padre sarebbe d'accordo. E poi mi racconta un sacco di altre cose assai interessanti che ora non sto qui a dirvi perché già le sapete o ve le potrebbero dire tranquillamente i vostri genitori.

Allora, domani alle 10.45 lascio lo studio à Belleville, con qualche micro-rimpianto, alle 14.50 decollo da Charles de Gaulle e, dopo un brunch e un Apfelschorle, atterro a Milano Malpensa alle 16.20, quindi Centrale e poi Genova, in tempo - credo - per la Notte Bianca e per rivedere un po' di gente.

Credo di restare a Genova pochi giorni, fino a mercoledì o giovedì al massimo, e di risalire - questa volta - in treno, con tutto il peso dei maglioni di lana e dei cappotti invernali (il trench c'è già, così come il maglioncino blu elettrico, non temete...). Sempre che qualcuno di voi non abbia voglia di portarmi su in macchina, eh?
25 agosto 2009
Linate, Orly
In bagno è già tutto più in ordine, non ci son le mie cose in giro perché sono già nello zaino che dovrò imbarcare domani, a Linate (debutto a Linate, tra l'altro). Avevo la percezione di aver dimenticato qualcosa e quel qualcosa erano le lenti a contatto, non il più impercettibile dei dettagli. Ho una patina di inquietudine da partenza, quindi è il caso che appoggi la testa su sto cuscino e cerchi di dormire queste quattro ore e mezza prima di prendere il treno, poi l'aereo, poi l'Orlyval (debutto sull'Orlyval, tra l'altro...), poi la RER e poi la 2.

Ci sentiamo domani, da pochi metri quadrati a Belleville...


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13 luglio 2009
Tre 14 luglî

L'anno scorso e anche due anni fa ero a Parigi, il 14 luglio. Due anni fa avevo problemi intestinali e ho visto il concerto in casa, c'era Laura Pausini e cantava Je Chante. Giuro che i problemi intestinali li avevo anche prima. L'anno scorso, invece, ero sugli Champs de Mars, a mangiar camembert e bere cose in lattina con colleghi e altri italiani, capaci di portare anche una frittata di maccheroni all'ombra della Tour Eiffel. C'erano anche due americane, una ventenne con il viso triste, in tailleur rosa e cappellone da prete anni '50 e sua madre, una signora vitaminica che, sedutasi sul prato accanto a noi, è stata in grado di tirare fuori dalla borsetta una bottiglia di champagne mentre la figlia srotolava su piatti di porcellana del salmone affumicato. Peccato per quei due poliziotti che hanno requisito bottiglia e piatti, che non si possono portare roba di vetro là dentro! Poi a piedi con un fisico romano fino ad un tratto, un arrivederci, poi un incontro strano e poi a dormire che il giorno dopo sarei partito per Bruxelles (ma belle).

Quest'anno sono a Genova e, anche se sto per partire, un po' mi spiace non essere lassù, a disprezzare la Francia e i francesi. Allora che ti penso, assieme a lui? di organizzare a casa sua un dîner républicain: io e lui spignatteremo, ho diramato inviti, lei piangerà perché gli inviti sono troppi e le sedie sempre poco e tutto sarà francesissimo. Ci saranno baguettes, crêpes, camembert, vino francese e spocchia. 


Ora preparo un CD di mp3 francesi e scelgo un piatto da cucinare domani.


Ah, Vive la République, ovviamente!

21 giugno 2009
Trovare un'auto il sabato sera, anche un taxi. E una notizia, sul finale

Trovare un'auto alle otto di sera di un sabato di inizio estate in una città che fu capitale europea della cultura ma che non è capitale di nulla è una delle esperienze più snervanti che si possano vivere. Ieri, in uno degli atti mancati più classici dell'esistenza umana, ho dimenticato il matrimonio di uno dei miei migliori amici. In realtà non è stata una dimenticanza, ero soltanto convinto che fosse oggi il matrimonio, e non ieri. Per questo motivo quando mi ha chiamato alle sette di sera per chiedermi dove cazzo fossi, io sono caduto dalle nuvole, mi sono angosciato, mi son sentito una persona orribile e ho iniziato a cercare un autonoleggio per raggiungerli almeno alla cena. Niente, l'unico che ho trovato aperto era all'aeroporto e stavo già per disperare quando un aiutante magico mi ha prestato la sua Cinquecento nera: prendo il taxi (8 euro e 65) raggiungo il garage dove stava la macchina, salgo a casa mia, mi cambio, che non si può mica andare a un matrimonio in pantaloncini!, riprendo la macchina, prendo l'autostrada, esco a Serravalle Scrivia, prendo la statale qualcosa, giro a destra e - dopo un comodo sterrato in mezzo al bosco - arrivo al casale dove c'è il ricevimento. Sano, salvo e prima che qualcuno scarichi la pioggia di un secolo su questa porzione di mondo, tra Liguria e Piemonte. 


Saluto gli sposi, trattengo la commozione alla vista delle fedi al dito dei due, che porcogiuda eravamo ragazzini pieni di speranze insieme e ora siamo qui, vestiti da pinguini, dieci anni dopo, con un piatto di ravioli in mano e un computer che non fa musica perché va in riavvio ogni due minuti.


Verso mezzanotte e mezza ritorno verso la città che capitale non è, e classicamente, mentre canta la Vanoni che l'aiutante magico mi ha fatto trovare nel lettore CD, penso a ciò che è stato e a ciò che è, a questa sera e a una notizia che vi darò più tardi. 


Passo al Village, per aver conferma della tromba d'aria che ha spazzato via tutto, parcheggio l'auto del mio amico nel suo garage e sotto la pioggerellina inizio a camminare verso casa mia, che non è lontana, ma che lo diventa quando piove, sei vestito da pinguino e hai le scarpe di legno che fanno toc toc sull'asfalto e plof ciac nelle pozzanghere. Prenderei un taxi, ma il cellulare ha la batteria scarica. Mi guardo in giro, via Torti, via Donghi, sperando di poter alzare la mano, bloccare un taxi e farmi portare a casa e che crepi l'avarizia ma le uniche auto sono fiat che tornano da qualche serata, che son ormai le tre di notte, ragazzi. Entro in ogni cabina telefonica, ma non ho spiccioli. Provo con le carte di credito, non le accettano mai. Arrivo quasi sotto casa ed è in quel preciso istante che mi infilo una mano in tasca e mi ricordo di aver appoggiato le chiavi di casa sul sedile di una macchina parcheggiata mezzo post fa. Faccio un rapido screening di persone a cui posso chiedere ospitalità, prima di ricordarmi che ho il cellulare scarico e di non poterlo fare. Riprovo con le cabine telefoniche e finalmente ne trovo una che accetta la carta di credito e ottengo un taxi dove serve a me, venti centesimi dopo. Salgo, elegante come un pinguino in un pezzo di città dove di pinguini se ne vedono pochi, mi faccio portare al garage del mio amico e gli dico "Mi aspetti in macchina", sentendomi Tom Cruise che fa il sicario e chiedendomi se il tassista si sarebbe fidato. Trovo le chiavi, torno all'auto e il tassista non c'è perché piscia in un angolo con la portiera aperta e il motore ancora in funzione, dimostrandomi che si fidava pure troppo.


Mi faccio portare a casa diciassette euro e settantacinque centesimi dopo, prendo l'ascensore, mi spoglio, mi lavo il viso, i denti, mi butto sul letto mentre inizia a sorgere il sole e penso che tra due mesi sarò altrove e che voi non lo sapete ancora e che forse dovrei scrivere un post per rifarmi vivo, per dirvi che da settembre mi trasferisco, che il contratto è per un anno ma che questa volta parto per non tornare.


Ascolto una canzone del random iTunes - First Day of My Life, tra l'altro, guarda i casi... - e mi addormento.

8 marzo 2009
Abusi di inizio marzo

Oggi c'erano diciotto gradi, a Genova. C'era un sole splendido, aria di primavera, si sentiva odore di fiori sul punto di sbocciare. Oggi a casa c'era tutta la famiglia, mio padre dice «Ma perché non andiamo a mangiare fuori?», mia madre dice «Ma ho fatto le polpette!», mia sorella dice «Sì, sì! andiamo», io dico gni che mi dovevo svagare.


Mi hanno caricato su una macchina, fatto ascoltare tutto il CD di Arisa (con mio padre che glossava, mia sorella che faceva la scoliaste e mia madre che sorrideva) e portato in campagna (in questo posto qui) a mangiare. C'erano cinque gradi, cumuli di neve ai lati delle strade e nel mio piatto si accumulava sempre più cibo, sempre più cibo, sempre più cibo che scendeva nella mia pancia e la gonfiava, gonfiava, gonfiaaaaaava. Poi mi hanno ricaricato in macchina, fatto sentire un gracchiante Tutto il calcio minuto per minuto, mi hanno fatto giubilare per la sconfitta della Fiorentina, che ha limitato i danni della sconfitta del Genoa, e di quell'altra squadra, e riscaricato in camera mia.


Mi sento abusato, sapete?

3 febbraio 2009
Margarita frozen

Sono sicuro che gli esquimesi conoscono un termine per definire quella immonda poltiglia composta da un fiume d'acqua misto nevischio, neve e ghiaccio in cui mi son trovato a camminare stamattina. Sono certo che esiste un termine inuit per dirlo ma io non lo conosco ed è per questo che mi pareva di camminare in un margarita frozen. Fatto sta che ho scoperto che le mie scarpe (non quelle nuove, state tranquilli) non reggono se immerse fino alle caviglie nel margarita frozen (quando sarei stato sul pullman verso Malpensa, bloccato a Voltri dalla stradale, me le sarei tolte, avrei strizzato i calzini pensando a Forrest Gump e a quanto sia importante avere i piedi asciutti). Ho scoperto anche che trascinare un trolley giù per una discesa di margarita frozen può far scivolare e far volare un cellulare in mezzo alla strada. E che non partire in treno per Milano perché arrivare in tempo alla Malpensa sembra un miraggio è una buona idea, se poi scopri che il volo è stato cancellato.


Come avete saputo, non sono partito. Parto domani sera. Da Pisa. Alle 19.30. Stavolta parto.

2 febbraio 2009
In the springtime. Parigi in aereo, si spera.

Bene, io domani vado a Parigi, ve l'avevo detto? Come sempre, prima della partenza, ho fatto la valigia (volevo portare solo il bagagli a mano ma il pesto non passa nessun controllo e lei vuole il pesto e se lo merita pure e finalmente staremo un po' assieme dopo tanto tempo) e sto pensando a quali contrattempi ci potranno essere. Attualmente, visto che non parto da Genova ma da Malpensa e non con l'odiosamata my.air ma con la sua easyjet, i contrattempi che sto figurandomi sono 1) vado a prendere il pulman che collega Genova con Malpensa e il pullman non esiste, quindi devo prendere il treno è sarà un disastro perché arriverò troppo tardi; 2) il pullman esiste, en effet, ma è pieno e non posso prenderlo quindi prenderò il treno e sarà un disastro perché arriverò troppo tardi; 3) il pullman esiste, ci sono posti ma siccome la neve sta distruggendo il mondo non può partire oppure 3bis) rimane bloccato in Piemonte oppure 3ter) rimane bloccato in Lombardia oppure 3quater) trova traffico e arriva, ma troppo tardi; 4) il pullman arriva a Malpensa in tempo ma la neve impedisce agli aerei di partire; 5) l'aereo parte, ma cade; 6) l'aereo parte ma non può atterrare a Parigi e viene dirottato in qualche posto di parlata normanna o bretone.


Poi magari non succede nulla di tutto questo e domani all'una e mezza atterrerò a Parigi. Io non l'ho mai vista Parigi in inverno, sapete? Un novembre, una volta. E delle primavere che sembravano degli inverni. Ma l'inverno, quello per cui l'amour s'éteint car c'est l'hiver, proprio no...




Non credo mi sentirete molto in 'sti giorni... qualche chiacchiera dalla BnF, forse... (chissà che farà il marronconiglio en hiver...) ah, notizia per lui, soprattutto: martedì 3 ho prenotato il posto 103 nella sala V. Un caffè?

7 gennaio 2009
Il deficiente nella neve. Post drammatico con finale oscuro.

Non so quale atavismo scatti in casa mia, ma quando nevischia qui si accende il panico. Forse la diffidenza di due persone cresciute in una città di mare per 'sta roba fredda e bianca che copre le strade e non capisci chi gliel'abbia chiesto. La neve, in casa mia, son autobus che non vanno, impicci, ghiaccio e salacate per terra. Per questo stasera mio padre, sotto forma di mia madre apprensiva, ha cercato di farmi desistere dall'uscire e - soprattutto - dal prendere la macchina. "Guarda che si blocca tutto, eh?" "Guarda che poi non riesci a tornare a casa! ma cosa esci a fare?" "Hanno dato l'allerta 1!" (che nessuno ha mai capito se l'allerta 1 è il più grave o il meno grave). Io non è che ne avessi una voglia estrema, devo dire. Però ho deciso di uscire come fossi un exemplum io stesso: si può uscire di casa anche quando nevica, come credi che facciano in Alaska? "Le tue battute cretine te le puoi tenere per te" dice mia madre ed io esco.


Beviamo qualcosa in un posto dove il cellulare non prende. Esco e la città è innevatella, sul cellulare ho tre messaggi: due avvisi della segreteria e mia madre che dice "Chiamami subito. Qui c'è una burrasca di neve non venire su perché non ci riesci". C'è bisogno di un poco di esegesi: io abito un po' in altura ed è vero che nel caso di ingenti nevicate diventa inaccessibile alla auto. Io però mi guardo intorno e vedo fioccherelli che cadono gentili, la chiamo e faccio un po' lo stupido, poi sento che si innervosisce, povera donna, e faccio ancora un po' lo stupido e poi torno normale per dirle di non preoccuparsi, che avrei messo l'auto nel box un po' più a valle "E come credi di fare a fare la rampetta?" "Ma guarda che la rampetta è coperta" bluffo io, tranquillizzandola. Io sono un po' smagato, lo sapete, e ignoro a quale rampetta si possa riferire. Lo scopriremo tra poche righe, vedrete.


Accompagno Jack, poi la collega paraparigina e la macchina inizia a slittare un po' per i fatti suoi cosa non carina affatto ma visto che lei mi dice "Vai piano vai piano vai piano vai piano vai piano ecco, vedi? devi andare piano come quelli lì vai piano vai piano" non ci son grandi problemi. Mi rifiuto di salire per la sua strada (che avrebbe previsto di salire su un rampone, altro che rampetta) e la saluto "Mandami un messaggio" Ridacchio "Se non mi ricordo è perché mi son addormentato prima". Lo manderò, quel messaggio.


Faccio via Isonzo, corso Gastaldi. Non giro dall'Ospedale perché, mi dico, la strada che dovrei fare vicino all'obitorio è troppo ripida e ha troppi tornanti, metti che la macchina slitti? allora faccio il ponte di Terralba, via Torti, via Donghi e son quasi arrivato e mi sento molto furbo e molto intelligente. Trovo il telecomando e facilmente riesco ad aprire il cancello "Non devo neanche scendere dall'auto" mi viene quasi voglia di provare a salire verso la mia strada ma desisto. E' la prima cosa intelligente che faccio dall'inizio di questo post, sappiatelo.

supero il cancello, faccio centocinquanta metri e noto che nessuno ci è passato da chissà quanto. Il mantello di neve è intatto come uno se lo immagina in un campo, perché i semi riposino e si ricrei il miracolo della vita. Però questo è asfalto e mi ricordo cosa è la rampetta e non è coperta.


La rampetta è una salita di forse quindici metri ma sembra un chilometro, molto ripida e coperta di neve. Io inizio a salire in prima molto, molto lentamente. Faccio qualche metro e la macchina inizia a fare fatica, do di acceleratore e slitta, mi fermo. Provo ad insistere, ma sento solo un immenso rombo e la macchina sta ferma. Ok, mi dico come se il mondo fosse facile, scendo e vedo cosa posso fare. In retro fino al piano, davanti a una Punto bianca sotto un bianco mantello. Guardo la rampa e penso "Potrei provare a togliere un po' di neve coi piedi". L'ho pensato davvero. E ho anche iniziato a farlo, in corrispondenza di quello che avrebbero dovuto essere le ruote: spazzo un pochino ma alla fine mi rendo conto che non è che questo possa servire a granché. Riprovo a salire wrrrrrrrrrooooooooooooooom faccio qualche metro in più, sarò a sei, cinque metri dalla salvezza e non vado più avanti. Non ci riesco. Per ora non recrimino sul tempo, sulla mia cocciutaggine, sulla rampetta e penso solo a risolvere il problema e di questo, a posteriori, andrei fiero se non fosse che non ho idee intelligenti per risolvere il problema. Tiro il freno a mano perché, mi dico, sono arrivato fino a 'sto punto mica posso tornare indietro! Il freno a mano tirato pare non servire granché, la macchina si muove impercettibilmente verso il basso. Tiro meglio, a due mani, e la macchina si ferma. Scendo e guardo cosa posso fare: magari davanti alle ruote c'è qualche ostacolo che... La macchina comincia a scendere e a prendere velocità.


Questo è un secondo, signori, ma è lungo come tutta la serata: la macchina scende verso la panda bianca, vedo l'impatto e so che sarà una di quelle cose di me che si racconteranno in eterno, so che mi verrà recriminata per sempre, anche se dovessi salvare il mondo ci sarà qualcuno che mi dirà "Potevi stare a casa quella sera" e la cosa peggiore è che avrà ragione. Mi lancio dietro la macchina e provo a fermarla per la portiera, per il portapacchi. Ovviamente va più forte di me, io cado, il braccio davanti alla ruota, lo levo in tempo, afferro quel che riesco ad afferrare, la macchina scende so che sta per scontrarsi con la panda, mi vedo anche morto investito, nel tentativo disperato di evitare lo scontro, la macchina slitta e si ferma. A venti centimetri dall'impatto. Perché i metri erano troppo pochi perché avesse un accelerazione sufficiente all'impatto, perché sarà qualche legge fisica, per l'attrito delle mie mani su ovunque, perché non era destino, perché sono il protagonista di questa sitcom fatto sta che si ferma. E mi salva.


Non posso mettermi a riflettere e a godermi la grazia di dio, a pensare a un ex voto. Ho una macchina davanti a una rampetta coperta di neve (eccettuate le impronte che un deficiente nella neve ha pensato potessero essere utili) e devo potare la macchina in cima alla rampetta. Se non facesse freddo e se non fossi qui bloccato come un idiota perché sono idiota sembrerebbe uno di quegli indovinelli che si fanno e la cui soluzione è sempre talmente ovvia da sembrare assurda quando la scopri. Le catene. Nel bagagliaio ci sono le catene, mettiamole. Chiamo a casa per dire che son vivo, metto le catene, faccio la rampetta e tornerò vincitore. Ma come cazzo si mettono le catene?


Leggo le istruzioni, mi inginocchio nella neve, sotto la neve e cerco di «agganciare i due capi» dietro la ruota. Le mani son sempre più un ricordo, completamente anestetizzate altro che piedi di Messner su un eurostar. Deve esserci, sotto in non sentire nulla, anche l'attrito dei due palmi sulla macchina e ora che hanno riassunto una temperatura ambiente (vi anticipo la conclusione: ho ancora le mani) vi confermo che sì, fanno molto molto male, putellate di spilli. La neve cade, io mi industrio per un po', sento che mi fa male pure un ginocchio ma non ricordo perché. Niente, non riesco a legarle cristosanto. Tengo un po' le mani tra le cosce, poi rientro in macchina e rileggo le istruzioni, suona il cellulare mio padre dice "Ma neanche in prima ci riesci?" e allora ci riprovo. 


Lento lento. Slitta e si blocca. Scende un po' indietro, con un discreto sangue freddo gioco in un modo inspiegabile sui pedali e oh, alla fine arrivo in cima. Sono ancora vivo, sono un idiota, la macchina ormai è salva, potrei finire il post. 


Vado nel box, parcheggio e decido di tornare sulla rampetta a controllare se ho lasciato indietro che ne so, il cappello, una mano, un pezzo di paraurti o l'anima ma no. Sto per incamminarmi sorridente verso il letto perché tutto è bene quel che finisce bene se non fosse che c'è qualcosa di strano nella retina, mi rigiro a controllare e negli ultimi due metri c'è il segno di tre pneumatici. 


Tre


Prima era bianco, son passato io, i segni di pneumatici sono tre. Lo sapevo, c'è una Forza Oscura, una Presenza Soprannaturale, un Marronconiglio (a proposito, leggete qui...) che mi aiuta nei momenti del bisogno come capita sempre, in realtà, ai supereroi, ai burattini di legno e forse anche ai deficienti nella neve.

29 ottobre 2008
La pioggia, il Nord e il mare

Con questa pioggia che vien giù, con l'autunno che sta qui, il decreto che è passato, il traffico che han bloccato, la tesi che è a pagina ottanta, più o meno, la voglia di calduccio, piedi asciutti e letture, mi vien voglia di Nord Europa e di posti da cioccolata, di Belgio e di Svizzera, di Brel e di Renaud più che di Caraibi e di spiagge bianche, di Cuba o di Hispaniola, di cocco e Guantanamera.


Vorrei una bella poltrona comoda, odore di caffè e un locale accogliente dove sedermi sprofondato, sfregarmi le mani sulle cosce, dire "Diamine, che tempo!", ordinare un caffè da litro e leggere per un paio d'ore.


Ma qui i bar son freddi e il caffè si prende in piedi...


Il mare d'inverno è un lago


Discover Jacques Brel!

30 settembre 2008
Derthona ovvero: Autolinee urbane in interregionale

Ci sono quattro ragazze che salgono a Pavia e scenderanno a Voghera. Si siedono davanti a me: una pesante, una invidiosa, una idiota, una normale.


Invidiosa: Ma cosa hai fatto? ti sei messa il rimmel?

Normale: Oddio perché? mi è colato?

Invidiosa: No, ma hai le ciglia così strane...


L'idiota arriva dal bagno e non trova le amiche, poi le trova e ride. Ridono tutte.


Idiota: Oh, che paura, cavolo! sono andata in bagno, no? Mi sono chiusa perché ho fatto la pipì, poi mi sono asciugata e faccio per uscire e non si apre! Dio guarda una paura! avevo già in mano il telefono per chiamare...

Pesante: Sì ma chi chiamavi, scusa?

Idiota: beh, voi... una di voi così cercavate un controllore un qualcosa... poi ho girato la rotella e sono uscita....


E ridono, nel frattempo l'invidiosa mi dà degli impercettibili e molto fastidiosi calcetti al piede.


Normale: fammi vedere le unghie?


Esibisce dieci unghie lunghe, squadrate con ghirigori neri su sfondo bianco vagamente henée.


Invidiosa: Nooo... guarda ora le rifaccio... ho visto delle unghie in vetrina troppo belle... c'erano dei fiori bianchi sopra e poi tutto un filino verde fino alla base dell'unghia...

Normale: Dai... ma sono tutte tue le unghie?

Invidiosa: Sì, tranne questa qui che non reggeva...


Penso a torturatori nazisti che strappano le unghie ai partigiani, penso a quanto è stronzo Spike Lee e immagino che non c'entri nulla con le lunghie dell'Inivdiosa. Poi la pesante le mostra un foglio in cui ha stampato tutti gli orari dei regionali Pavia - Voghera, riempiendola di ammirazione.


A Voghera scende chiunque, resto io, una che cambierà treno a Novi Ligure per andare chissà dove e che il 9 inizia ad andare in un laboratorio per la tesi di laurea "Di ambito clinico, preferisco" dice alla mamma al telefono. Starà una ventina di giorni "dietro a una dottoressa" e poi sceglieranno l'argomento. Sta leggendo con attenzione Il dottor Jeckyll e mr Hyde in edizione San Paolo - Famiglia Cristiana.


Tortona, stazione di Tortona. Mio cugino ci si è trasferito, sassi dal cavalcavia, un gruppo di ragazzi hippoppeggia su una panchina di pietra, tra cui un adolescente nero con cappellino di traverso che salta e dice cose molto black e penso che se Tortona fosse tra - che ne so - Chicago e Milwaukee sarebbe tutto meno straniante, forse, o forse è solo una nostra idea. E mi dico che magari negli stati uniti c'è pure una città che si chiama Derthona, non sarebbe mica strano. Derthona, West Virginia, mi piacerebbe, o Dethona, Alabama. Mi riprometto di guardare su wikipedia appena tornato a casa. E' salita una ragazza profumata di Hip Hop, nel senso degli orologi che andavano di moda quando ero bambino io e che io volevo ma che avevo solo taroccato e non profumava ma puzzava di gomma, mentre la mia amica Laura, in campagna, ne aveva uno verde acqua che profumava di questa ragazza che è salita qui a Tortona e penso che Gianluca Nicoletti dice che questo mondo ha ucciso e mortificato l'olfatto ma che se uno lo sa usare e non si scandalizza può ancora capire tante cose, col naso.

31 agosto 2008
Due ooooh! e il mondo piccolo

Ieri sera ho cambiato lo sfondo del mio nuovo cellulare touch screen con fantasie alla Haring: ho sostituito l'angelo rosso svolazzante su sfondo verde con due figure che si rimpallano un mondo su sfondo rosso. Come a dire: come è piccolo il mondo ed è in mano nostra.


Che sia in mano nostra non so, ma è piccolo e ogni giorno sembra più piccolo. Poco fa il mio nuovo, splendido cellulare touch screen vibra e suona, compare un 328 che non conosco e rispondo con voce compita e seria. Primo ooooh!: è uno che avevo conosciuto otto anni fa in Svezia, lui è romano ma viveva a Parigi dove si era appena diplomato al Liceo scientifico, stava con una spendida ragazza francese figlia di un critico cinematografico che viveva nel 4ème e che ho visto per l'ultima volta nel 2000, ero andato a trovarlo a Parigi in settembre. Ora che ci penso, l'avevo visto anche a Roma nell'aprile dell'anno dopo, per un paio di ore. Si trova in zone liguri, dice, con la stessa ragazza e stanno parlando di me (secondo oooooh!) con il loro ospite che risulta essere una persona che mi conosce... 


"Ah Suibhne? - pare abbia detto l'ospite - Lo conosco benissimo!". Ora, lui è un ordinario, è il capo degli italianisti e non mi conosce benissimo, altrimenti mi amerebbe. Mentre dicevo "oooh" e "ma dai!" al telefono la mia mente si è messa in rapido movimento: esistono contatti che possano portare il Nemico, attraverso questo mio amico di un tempo, al mio blog? Deduco subito di no, ma resto in allerta. Domani, ad ogni modo, ci incontreremo dopo tanti anni. Che peccato che non ci sia la Carrà a piangere.



Ma lo sapete che a dicembre questo blog compie già cinque anni?

27 agosto 2008
Uno di tutto

Una maglietta, una camicia, una costume, una mutanda, un caricabatterie, un beauty case, un paio di infradito. Un jeans? sì, anche. 


Quanto detesto preparare le valige, quanto diosanto. Domattina alle 5.57 ho un treno a Brignole, quindi giù fino a Grosseto e poi un trenino locale verso Orbetello. Due giorni, uno e mezzo in realtà, a Porto Ercole dove rivedo lui e faccio un incontro importante e son un po' emozionato.


Bisogna che mi compri un borsone da un-giorno-fuori-casa. Potrei provare con la borsa della palestra... oppure a spingere tutto nello zaino... un pantalone lungo, uno corto, un costume, una mutanda, uno di tutto e speriamo non servano cambi... e libri? che libro mi porto? Devo lasciare Oz, troppo grosso? Provo con Murakami, come dice lei? mi limito a Vanity e Internazionale? e unMicroflaubertascabile? troppo spaccone? e l'iPod, ricordiamocelo. E il caricabatterie. E devo ricordarmi di portargli questo e quella cosa che ho preso oggi.


Dio quanto detesto le valige. Faccio la doccia, dopo torno e ditemi se, ancora una volta, dimentico qualcosa. La barba la faccio oggi o domani? un po' di barba mi sta bene, mi dicono...

24 agosto 2008
I risultati del Genoa e il papa

Oggi il Genoa gioca in Coppa Italia. A me, notoriamente, frega poco ma come raccontavo qui ho un certo acritico e pavloviano interesse per i risultati della partita, non fosse altro perché se finisce male mio padre si incazza e in casa non si vive più. Come il solito do un'occhiata su Primocanale o Telecittà per vedere come sta andando, non spesso visto che mio padre crede che porti sfiga e quindi evito quando meno di farglielo sapere. La partita è iniziata da venti minuti e, posato Amos Oz che non riesce ad appassionarmi, accendo su Primocanale. C'è piazza Matteotti piena di gente, piove e fa freddo, la folla grida Bee-ne-detto! e, giustocielo!, c'è BXVI a Genova, quattro mesi fa.  Decido di guardare un po': sul palco ci sono lui, Bertone e Bagnasco, una cosa che fa paura. In piazza ho individuato due persone che conosco e che già precedentemente non stimavo più uno che forse era un mio suddito kakasso ma in tempo di Pd non mi sorprendo più di nulla. Un coro inquietante dice che "Riceveremo forza dall'alto, / lo spirito verrà sopra di noi / saremo testimoni dell'amore / incendieremo il mondo" e mi viene da chiamare il 1515. Non capisco perché non ci sia Giovanni Porcella che commenta il Genoa e forse ora il papa sta baciando una mia ex compagna del liceo ma forse non è lei e sono io che sto diventando più paranoico di Stalin. Che odore avrà il papa, mi chiedo mentre vedo undici missionari che lo abbracciano? Puzzerà di vecchio o profumerà di amido per camice? Perché tutti quelli che abbracciano il papa hanno l'apparecchio ai denti? In piazza c'è uno striscione che dice "Conta su di noi", ricordando forse il programma di Jocelyn, e Benvenuto Benedetto! dalle finestre sopra la libreria delle Paoline, mentre all'ultimo piano di quello stesso palazzo, dove campeggiava il PRODI PENSACI TU durante il G8 le finestre sono chiuse sbarrate. Già Prodi, cent'anni fa... In piazza sventolano solo bandiere di Genova, perché anche ai cattolici nostri piace la Repubblica si vede. A me fan paura gli occhi di quelli in prima fila, una selva di mani lo riprende con il cellulare, come passasse una Velina. BXVI non ne ha voglia e si vede, ha lo sguardo di chi pensa "Per colpa di quel polacco invece di pregare mi tocca fare 'ste stupidaggini" e un po' lo capisco, perché lui è un uomo di un altro tempo e in quel tempo vorrebbe stare. Ad un tratto sparano coriandoli in aria e Davide Lentini dice che "Il papa che guarda con occhi di speranza perfino questi francobolli di carta". In quel perfino c'è tutto un mondo e Davide Lentini lo sa. Ma come farà BXVI a pronunciare konsveto?


Zero a zero, dice Telenord.




- Ciao Michele, sono Simone, sono cattolico, siamo tutti cattolici e ti vogliamo conoscere tutti. Tu la pensi come noi, siamo molto simili! Tu come ti definiresti?
- Mi ricordo... ateo e materialista
- Michele, io sono contento che tu esisti. Tu sei contento che io esista?
- NO! NOOOOO!

18 agosto 2008
La nostra prigione
"La nostra prigione è di sbarre, droga e sesso e le donne non le puoi convertire. Anche una scorreggia chiede amore."

gridava un pazzo, qualche ore fa in piazza Matteotti, tra lo sgomento dei pochissimi passanti. Un pazzo misogino, forse, o un pazzo d'amore, chi lo sa. Però l'immagina di una scorreggia che chiede soltanto amore beh, mi ha intenerito. Sarà che sono più sensibile di quanto si dice, sarà che ho un mal di testa da stamattina che mi rende fragile, sarà che sono quasi trentenne, sarà...
14 agosto 2008
Dopo l'esplosione. Horror Vacui e un cellulare pericoloso
Tornavo a casa a piedi, stanotte, in questa città tropicale appena distrutta da una bomba atomica. Mi crucciavo per non aver pensato a portarmi dietro l'iPod che è sempre comodo, quando si torna a casa a piedi... Ti senti un po' Gabriella Caramore (in 'sti giorni parlano della religione dei Lobi del Burkina Faso), moduli il passo su Capossela, ti innervosisci per un nuovo libro presentato a Fahreneit... Invece stanotte no, cammino completamente solo perché davvero non si sentono rumori - una macchina ogni tanto, una tv dall'ultimo piano - e non si vede uomo che dici umano. Io quando sono da solo e non sento nessun rumore sento l'irrefrenabile desiderio di colmare il silenzio. Allora mi metto a strascicare i piedi, a schioccare le dita, a picchettare con le nocche un cartellone di metallo che pubblicizza la Nannini che farà un concerto. Non so per quale motivo, horror vacui probabilmente, ma mi capita solo in strada. Non ho problemi con il silenzio di casa mia, delle biblioteche o di un prato in campagna, tutt'altro. Ma mi sembra che la strada non possa essere silenziosa, non è fatta per quello.

Ad ogni modo, stasera camminavo e sudavo e ho deciso di ingannare il tempo, tra un cartellone della Nannini, uno schiocco di dita e una cantatina, di guardare il mio nuovo supermoderno cellulare touch screen e di vedere che cosa riesce a fare. Quando mi sono reso conto che non mi accontentavo di guardare se c'era qualcuno su skype, di controllare la posta o di leggere le novità sull'Ossezia ma ho cercato di accedere a facebook ho capito che questo nuovo cellulare supermoderno può essere immensamente pericoloso...

Fatta la doccia, mi sto infilando a letto e sto per finire Le benevole. Domani vado in campagna, a passare Ferragosto con i miei e a fare la grigliata come quando ero bambino. Non ricordo da quanti anni non mi succedeva... 

Non credo avrete mie notizie fino al 16... sempre che non riesca a far qualcosa col cellulare, ma spero di no.
6 agosto 2008
La maglietta con le palme, mentre saluto la BnF

Ho appena deciso che oggi è l'ultimo giorno di BnF, tra poco vado a fare un giro da Giber Joseph, leggo un po' al Luxembourg (voglio finire questo prima di atterrare a Genova, sabato alle 16) e cerco un cartone per la strada. Poi domani faccio il pacco, vado alla posta, passeggio e mi godo il bel tempo, venerdì faccio le valige e poi vedremo. Attualmente il mio unico problema è contattare la padrona di casa, visto che non mi risponde alla mail e ho perso il suo numero di telefono quando mi è morto il cellulare. Perché voi non lo sapete, ma sabato il mio cellulare ha deciso di non funzionare più e soltanto perché l'ho appoggiato su un mobiletto vicino alla doccia e non mi sono accorto che il getto d'acqua lo colpiva in pieno. In pratica pare che un cellulare immerso nell'acqua dopo un po' non funzioni... cose dell'altro mondo... ad ogni modo, credo che non racconterò al tecnico Vodafone che mi sostituirà l'apparecchio in garanzia le particolari condizioni nelle quali ha smesso di funzionare.

Ad ogni modo, ho deciso pochi minuti fa che questo è l'ultimo giorno di BnF e chissà se e quando tornerò: ho deciso che iniziano le vacanze. Anche se a ben pensarci, forse, l'ho deciso inconsciamente stamattina, quando mi sono messo infradito e una maglietta con le palme.

18 giugno 2008
Senza fine

Quando i periodi volgono male, volgono male. Non se ne esce e capitano episodi, anche piccoli, che confermano che i periodi di merda lo sono a livello cosmico. Non so se esistono davvero ragioni, se sfiga chiama sfiga, se sia l'atteggiamento che uno ha, se sia il fukù, la fine del mondo, Marte in trigono con le zanzare e Rutelli, non lo so. Però capita e quando capita non si può che aspettare che passi. E sperare che passi, ovviamente.

Arrivo in stazione alle 15.08 e il primo treno parte alle 15.10, dannazione. Devo aspettare quello delle 16, mi sa. Faccio il biglietto alla macchinetta e vedo che il treno è ancora fermo al binario, mi avvicino al capotreno che mi dice, in calabrese, mi pare, "Se vuole salire, deve pagare otto euro". Io faccio un gesto della mano, lo stesso che fa AdH nella miniatura del mio manoscritto G, dico "E allora buon viaggio" e aspetto quello dopo, con lui e un suo amico alto e col 47 di scarpe.

Arrivo alle 15.45 e cerco la mia carrozza 5. Che non c'è perché le carrozze sono tutte trecentoqualcosa. Uh, un Cisalpino, mi dico (quel Cisalpino, tra l'altro). Uh, averlo saputo mettevo su i punti sulla Cisalpinocard (anche se alla fine è una fregatura, sapete? si vincono solo orsacchiotti e tavolette di cioccolato...). Mi dico, ci sarà un errore. Poi il suo amico alto e col 47 di scarpe mi dice "Ma guarda che questo è un biglietto per il treno delle 15.10". A quel punto, mentre lui ride perché è stronzo, io cerco il capotreno. Intercetto in prima classe un tipo vestito da capotreno, con la valigia da capotreno e la targhetta da capotreno che mi dice, in calabrese, mi pare, di rivolgermi al capotreno. Dove posso trovarlo? Da qualche parte, mi dice. Lo trovo a terra, dopo aver evitato un paio di impiegate del Cisalpino Catering Service, e lui mi risponde, in bergamasco, mi pare, che devo pagare otto euro e che gli dispiace. Io oppongo un minimo di resistenza, dicendogli che me l'hanno fatto a ridosso della partenza e che io volevo il primo treno utile, mica il primo treno e basta! Ma lui dice "Mi spiace, otto euro". Uff. Poi lui nota che il biglietto è stato stampato alle 15.11, cioè un minuto dopo la partenza del treno. Posto davanti a questo fatto, il capotreno dice, in bergamasco, mi pare, "Vabbè... non dovevano farglielo questo biglietto... non è mica normale...". E poi aggiunge "Vabbé, si metta là infondo... tanto ci sono io". Risalgo sul treno, saluto lui e il suo amico alto che ha il 47 con la manina (in senso inverso a quella della miniatura del ms G) e parto. Ora sono sul treno, sono le 16.49 e aspetto il capotreno bergamasco. Tutti parlano dell'Italia e ci sono pure dei reduci della partita di ieri, visto che 'sto treno arriva da Zurich. Dite che c'è il lieto fine o passerà un controllore cattivo?



aggiornamento delle 18:43, da casa: Il controllore bergamasco, passando, mi ha detto "Tu eri quello che me l'ha fatto vedere giù?". Volevo rispondere "E lo sono ancora!", ma poi ho solo detto "Sì", sospirando. Quindi mi ha bucato il biglietto fintamente distratto. E ha fatto pagare 12 euro di supplemento a quella seduta davanti a me. Schadenfreude.

10 maggio 2008
A ciascuno il suo governo

Oggi ho fatto una scoperta assai interessante. Non importa, infatti, se hai vinto o no le elezioni: ciascuno può farsi il proprio governo. Mica male, eh? Ci pensavo prima, mentre lavavo l'insalata, e ho deciso che pure io voglio il mio governo. Vi do lettura della lista dei ministri del:


I Governo Suibhne


Interni, Hillary Clinton, visto che ho l'impressione che a novembre non farà il lavoro che si merita ho pensato di darle una via d'uscita. E poi... fate conto che sono le tre di notte e i vostri bambini stanno dormendo tranquilli nei loro letti... ma nel mondo succede qualcosa... chi volete che risponda al telefono del Viminale? Franco Frattini? Roberto Maroni? suvvia...


Esteri, Massimo D'Alema, non è ministro da un giorno è ri-scoppia il Libano...


Difesa, Lady Oscar, perché è una donna che sa il fatto suo e conosce l'esercito... certo, deve fare un po' di aggiornamento sulle nuove guerre asimmetriche, ma è una donna che impara... 


Giustizia, Emma Bonino, questo è un regalo a Di Pietro, soprattutto


Economia, Lui, che se no si offende


Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, che almeno è bravo


Agricoltura, Il Gigante della Valfrutta, ero tentato di metterlo all'Innovazione, per vedere i faccia a faccia con Brunetta, però poi ho scelto la competenza


Infrastrutture, Cristoforo Colombo, perché sono decenni che si parla di autostrade del mare e invece si fanno e disfano progetti di ponti sullo stretto, perché sono di Genova e da che mondo è mondo il presidente del consiglio privilegia la propria città


Ambiente, Carlo Petrini, è un rischio, devo dire, perché non vorrei che si trovasse a litigare con Cristoforo Colombo... però confido di trovare una posizione condivisa, dai... 


Lavoro, Lui, se no si offende pure lui,


Cultura, Jack Lang, perché le cose grandiose e un po' fanfarone mi piacciono, lo sapete, e chi più di lui?


Scuola e Università, Andrea Ranieri, perché gli hanno già troppe volte preferito degli incompetenti... io scelgo gente brava, capito?


Riforme e federalismo, Thomas Jefferson, perché ha una certa esperienza nel settore, lui, e voglio vederlo a Porta a Porta che discute di federalismo con Bossi e Chiamparino...


Politiche comunitarie, Catherine Spaak, perché è belga, ha un accento delizioso e perché da che mondo e mondo nessun governo è bello senza un parente di un ex governante


Rapporti col parlamento, Mariella Venditti, sono vent'anni che tiene egregiamente i rapporti tra gli spettatori di Telekabul e il Parlamento Italiano, ora finalmente potrà riposarsi e farsi intervistare da Roberto Toppetta


Semplificazione, Giuseppe Garibaldi, perché ci vuole uno con piglio garibaldino e perché voglio molto male a Roberto Calderoli


Innovazione, Steve Jobs, perché da quando è successo questo la mia vita è migliore e voglio che lo sia anche la vostra


Affari regionali, Nichi Vendola, perché è un posto da ex governatori di regione non confermati ma abbastanza bravi... non vorrei portargli sfiga, dico solo che è il caso che si porti avanti


Politiche giovanili, Elisa, che è una giovane vera e perché parla inglese, come (quasi) tutti i giovani veri


Pari opportunità, Carmen Montón Giménez, uno dei perché lo leggete abbondantemente qui


Attuazione del programma, Arturo Brachetti, perché non si capisce che debba fare il ministro dell'attuazione del programma, non si capisce che debba fare il ministro ombra dell'attuazione del programma, tanto vale che nel mio governo almeno faccia cose buffe e si cambi spesso di abito, no?


Su 21 ministri 7 donne e quattro morti. Ho fatto meglio di Berlusconi e di Veltroni ma, mi sento di dire, di ogni governo repubblicano. E voi siete soddisfatti? avete ancora tempo per proporvi come viceministri, quelli li sceglierò nei prossimi giorni...

cinema
8 marzo 2008
L'invenzione del cinema
Tempaccio malefico, oggi a Genova. Ieri sera, appena tornato in patria e un attimo dopo essermi fatto venire in nervoso leggendo Repubblica, ho deciso di rilassarmi guardando The Bourne Identity su Studio Universal.
Sarà il Riflusso che mi ha colto da ormai un anno, ma mentre Matt Damon alla guida di una Mini scendeva le scale di pietra in un vicolo di Parigi, mentre seminava decine di poliziotti facendo gymcane tra le renault del lungosenna, mi sono convinto che i Lumière abbiano inventato il cinema soprattutto per regalarci le scene di inseguimento in auto. E li ringrazio.


La polizia incrimina, la legge assolve, Enzo G. Castellari, con Franco Nero (1973)

30 novembre 2007
Novant'anni dopo. La musica e un finestrino.

A me non piace guidare, si sa. Però la notte, quando ci sono poche macchine in giro, i semafori pampeggiano arancioni e in fin dei conti puoi anche prendere le curve un po’ larghe, la cosa diventa tollerabile e talvolta arriva anche a farmi stare bene. Stasera si parlava di quando arriverà il revival degli anni ’90, quando risentiremo – dicendo addirittura “Oh, ti ricordi?” – Corona, Rhythm is a dancer, Scatman, Mare mare mare, i Datura, What is Love, Ké e Strange World, Boombastic, Quelli che benpensano, Mao, gli 883 (Mauro Repetto compreso) e gli Aqua ma pure Smells like teens Spirit e l'unplugged di MTv con il maglione di lana grezza e il grunge e boh, magari Ligabue e che ne so, Un dos tres Maria  e le Spices e i Neri per Caso e tutte le boy band che lui conosce meglio di me e di certo tutto Lorenzo 1992 (e 1994, con Serenata Rap, Piove e Penso Positivo), What’s the Story Morning Glory e OK Computer.

Si rimembrava davanti a una poverina che deve averci preso, me e lui, per due residuati dei non so quanto memorabili anni ’90 (vale a dire i primi anni incerti, che un giorno qualcuno dovrà descrivere, visto che io ho già una tesi di dottorato da finire) e sono venuti fuori i programmi notturni delle radio, con cui mi addormentavo (molto prima di ora) e che mi piacevano un sacco, anche se non so ricordarmi perché.

C’era Mila by Night, su Radio Deejay, che sussurrava nelle mie orecchie quattordicenni con una voce erotica come mai nessuna più avrebbe avuto, che immaginavo splendida e tenebrosa e che ora, ahimé, parlotta la mattina su Radio Italia. Poi c’era Baldini Ama Laurentis, nel senso di Marco Baldini, Amadeus e Luca Laurenti, che all’epoca non erano celeberrimi né particolarmente ricchi, soprattutto Amadeus che aveva sempre il nasone (che però per radio non si vedeva) ed era sempre cretino, ma meno. E poi c’erano i vari LuneDiretta e “Che fine avrà fatto Paoletta?”

Ad ogni modo, di notte non ascolto più la radio e se lo faccio, lo faccio via internet o con il podcast su iTunes e non più sintonizzando con perizia certosina dell’unghia del pollice destro, la rotella della radio, tenendo nell orecchie le cuffiette che chissà perché perdevano sempre i cuscinetti e che facevano molto male, quando ti giravi su un fianco e ti si conficcavano nel padiglione auricolare. La ascolto solo in queste sere, quando non ho fretta e rallento se scatta un giallo. Non mi piace più molto, la radio di notte, non quella che trovo nei pochi minuti prima di raggiungere casa, per lo meno. Parlano, come piace a me, ma sono seri, e la cosa non mi piace.

Stanotte, mentre mi fermavo sbadigliando al rosso su ponte Castelfidardo, incrocio lo sguardo dell’autista della golf che si affianca alla mia sinistra ed è un mio ex compagno di liceo, che fu anche compagno di banco in terza (a.s. 1995/1996) e per un periodo amico-amico, più per necessità che per volontà. All'epoca faceva quello molto hip-hop ed è il primo che ho visto tenere le mutande fuori dai pantaloni, nel '98 quando MondoMarcio iniziava a lallare. Purtroppo è sempre stato molto presuntuoso senza averne alcun motivo e tendeva a non capire il merito delle questioni ed è per questo che le rare volte che ci si vede con gli amici del liceo mi pregano di non convocarlo, richiesta che non ho alcuna esitazione a rispettare e che suona pure superflua.

Ad ogni modo, tiro giù il finestrino, che malgrado quello che dicono qui a Genova, fa caldo, dieci gradi:

Lui: Suibh’!
Io: Ciao! Come va?
Lui: Eh, sommerso dal lavoro, non me ne parlare!
Io: Eh, ti capisco… Sono in Svizzera, ora
Lui: Dove?
Io: A Zurigo, torno su domenica.
Lui: Eh!
Io: Per il resto tutto bene?
Lui: Sì, sì…

Poi scatta il verde, tiriamo su il finestrino e

Ciao

Ciao
DIARI
27 settembre 2007
La Cina è arrivata
Qualche giorno fa mia madre mi ha detto, senza nascondere lo stupore, che la nipotina della signora del primo piano (quella con la treccia, che sta sempre in terrazzo a controllare e che non esce mai) ha appena compiuto tre anni e va già a lezione di cinese. Io ho abbozzato e ho lodato la lungimiranza dei genitori. Però l'ho fatto per fare il figo, non perché sapessi davvero cosa stava per accaderci...

Stamattina, con buona pace dei dazi e di Calderoli, l'esercito cinese è arrivato e abbevera i cavalli nella fontana di piazza De Ferrari.

esercito di terracotta

E si sappia che io ho sempre preferito il cinese al sushi. E Zhang Yimou a Takeshi Kitano. E il ping pong a... a cosa giocano i giapponesi?

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DIARI
18 luglio 2007
La fine di tutto è qui

Detesto gli ultimi giorni. Tra otto giorni, a quest'ora, starò facendo lo stato dei luoghi con la cugina del padrone di casa, verificherà che non ci sono danni e mi ridarà l'assegno di cauzione. Poi alle 20.40 prenderò il treno e la mattina dopo, alle 5 e qualcosa, sarò a Milano e poi a Genova.

Gli ultimi giorni sono insopportabil, sono come una canzone degli 883 in radio, quando hai 15 anni e il lunedì mattina ti interrogano di fisica e non sai niente.

E' che io detesto le attese.


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musica
13 luglio 2007
Un treno per Genova. Delle parentele tra il croato, il romano e il sardo.

Parte un sax e una ragazza che assomiglia un po’ a Paola Turci pre-incidente inizia a cantare, con voce potente e dolente, Du’ botte Nissan di jettà ma non è romana… continua con his adactebit ma non canta in latina e non è neppure sarda anche se dice Puddu ié. Pare una lingua slava, forse… Navissanlà e poi… Genova? Che c’entra Genova?

Bene, pare che una tale Tina Vukov abbia presentato alle selezioni per l’Eurovisione una canzone che si intitola Il treno per Genova. Tranne due frasi dolenti e vibranti: sto bevendo il terzo caffè, sul treno per Genova e Che dice il tuo cuore? Ah no, dice anche che cosa è l’amore rizzemì.
Che cosa splendida! Quando in Germania mi ostinavo a cantare Alexanderplatz, tendando anche avventurose traduzioni simultanee, i tedeschi – che non la conoscevano minimamente – ridacchiavano e io, dopo essermi offeso, pensavo “Chissà se esiste qualche cantante straniero che canta canzoni dedicate a posti strani in Italia”. In realtà immaginavo un cantautore di Lubecca che cantava “Piazza di Spagna / arrivederci / c’è tanto sole / facciamo un giro in carrozzella come ti trovi a Ro-oma” (a parte Ro-oma ci starebbe pure, sull’aria di Alexanderplatz!). E invece no, una ragazzotta croata parla di un treno per Genova e, per quanto capisco io il croato, senza neppure uno stereotipo sull’Italia! In effetti, perché scegliere Genova, per poi tritare qualche stereotipo di pizza&mandolino? Ad ogni modo, a questo punto ho bisogno di voi visto che il mio clustermap mi segnala che qualcuno dalla Croazia ogni tanto mi legge. Di che parla, la bella e brava Tina Vukov? e perché mai avrà scelto Genova?



Alt, rettifico… ascoltate bene la canzone… al minuto 2:07 dice “Questo treno è in ritardo, spero che tu mi aspetterai”. Vabbé, è solo uno stereotipo piccolo piccolo…

DIARI
13 luglio 2007
Il muro e le sue due ultime settimane

Tra esattamente due settimane, a quest'ora, starò provando ad addormentarmi nella cuccetta numero 8 di un treno partito quattro ore prima da Parigi Bercy. Avrò l'iPod nelle orecchie, immagino, farcito di chiacchiere in podcast e di canzoni adatte alla malinconia dell'avvenimento. Eppure io continuo ad aggiungere immagini al muro di quella che è ancora la mia casa a Parigi.

saudade


Vi piace? credo che saranno le foto che mi porterò dietro anche a Zurigo e poi chissà dove...

7 febbraio 2006
Paesi miei - Mes gares de Perpignan

Da più parti raccolgo l'invito. Ecco i miei centri del mondo, le mie stazioni di Perpignan:

La stazione ha un odore strano, quello del salotto polveroso di una mia zia immobilizzata a letto da anni. Raggiungere la parte opposta di Budapest, non è difficile: basta un autobus e pochi fiorini per arrivare in quello che la guida Let’s Go considera un ottimo ostello con un vantaggiosissimo rapporto qualità prezzo. In effetti l’atmosfera è molto giovane, nel senso che MTV darebbe a questo termine. Andrea si lamenta del fatto che non sia pulitissimo, io faccio il giovane che si disinteressa a manifestazioni borghesi come la pulizia ma intimamente rimpiango gli ostelli dell’anno prima, in Germania. In cucina c’è una meravigliosa canadese québequoise che decanta le meraviglie di un festival musicale che si svolge la notte sull’isola Hajógyári ma non capiamo bene con che modalità. Però siamo stanchi, abbiamo un interminabile viaggio in treno da Zagabria sulle spalle e stare in piedi fino alle sei di mattina non ci convince. Rimaniamo in camera, ognuno in cima al suo letto a castello e pare che nella nostra stanza non resti nessuno: l’ultimo inglese è appena uscito e ha fatto cadere per terra una pasticca di cui preferiamo non accertare la natura. E poi nell’agosto ungherese, tra le pareti viola e il materasso rinsecchito, tra il cuscino floscio e una musica dal piano terra, chiacchieriamo di noi, del nostro futuro, dell’erasmus che vorremmo fare, di un viaggio in America che sarebbe fico, prima o poi… E per la prima volta mi sembra che qualcuno sappia chi sono.


Chissà se a Berlino festeggiano Halloween. Prendiamo di nascosto un 110, non ci va di andare a dormire anche se l’altra dice che bisogna studiare. Mostriamo il Semesterticket, vera certificazione di civiltà, e saliamo al piano di sopra. Il percorso di quell’autobus è interminabile, procede placido – dio quanto sono lenti gli autobus, a Berlino! – per mezza città. Hertastraße, Adenauerplatz e quanto è brutta quella statua al centro della piazza. Pare che non si festeggi molto, gente mascherata non se ne vede e le strade sono mezze vuote. Fa freddo, è vero, ma neppure tanto. Si arriva allo Zoologischer Garten e lassù il simbolo della Mercedes gira come per Christiane. Percorriamo tutta Ku’damm, alla disperata ricerca di un tedesco mascherato, guardando le vetrine e valutando che pure là di notte è tutto chiuso. Ku’damm è lunga, lunghissima ma sta per diventare una tradizione percorrerla tutta, una notte al mese. Passa un tipo vestito da spaventapasseri, testa china, pare vergognarsi parecchio: l’unico ad aver preso alla lettera i film americani nell’ex settore americano di Berlinononpiùovest. Arrivati in fondo in fondo c’è un chiosco che vende patate fritte – mit Mayo, bitte -. Le mangiamo prima di prendere il bus del ritorno. Solo quelle di Alexanderplatz, alla mattina del giovedì quando non si ha lezione, sono più buone.


Arriva un momento, quando sei fermo ad aspettare un autobus che non arriva, in cui ti convinci di aver fatto la scelta sbagliata e sai che qualsiasi ulteriore scelta, sarà sbagliata. Sarebbe stato meglio prendere un taxi, tutto sommato. E invece vuoi risparmiare questo pugno di dollari e aspetti un autobus, uno qualsiasi, che vada verso l’aeroporto. Poi arriva quel momento e non sai se sia meglio perseverare nell’attesa – dovrà ben passare, prima o poi! – oppure deciderti a salire sul taxi. Quanto può costare un taxi dalla stazione degli autobus di Buffalo all’aeroporto? Diviso due, oltre tutto. Ma continuiamo ad aspettare, la tensione tra di noi si è ormai allentata e ci sembra di aver superato la giornata precedente, in cui davanti a una montagna d’acqua canadese ogni scelta sembrava sbagliata. Esattamente come quella che ci arrovella ora: aspettiamo o prendiamo il taxi? Se le stazioni sono impersonali, e le stazioni di autobus lo sono ancora di più, le stazioni di autobus di Buffalo rasentano il grado ultimo di impersonalità. Una coppia di neri ride, una vecchia un po’ strana sta seduta alla fermata, un bimbo frigna, gli autobus per le destinazioni più improbabili passano ma nessuno va all’aeroporto. Per uno scambio non esattamente equo lei ha il mio zaino e io i suoi trolley. Ma come si può portare in un viaggio attraverso l’America un trolley così grosso? In questa attesa scopro che è stonata, disperatamente stonata. Ma scopro anche che cantare con lei i duetti più cretini della musica italiana è una cosa che mi diverte smodatamente. Una foglia morta fuori stagione svolazza al centro della strada deserta di un mezzogiorno nello stato di New York. Ha una sua poeticità, penso. A uno che passi in macchina sembreremmo una coppia, penso. Decidiamo di prendere il taxi.


Il vento è dolce come negli stornelli, come si canta in Rugantino, nel sabato notte di Trastevere. È umido, certo, perché sono due giorni che il cielo riversa delle brevi scariche di pioggia lenta lenta. La cosa potrebbe sembrare antipatica, ma non lo è, a ben vedere. Un po’ di acqua sulla testa, a novembre, rientra nel campo del prevedibile e se cade con le modalità di questi giorni non complica neppure la visita di villa Borghese. Finisce addirittura per acquistare maggior fascino, villa Borghese, perché la pioggia di sabato mattina era la stessa pioggia di agosto scorso in Central Park, quando tutto doveva ancora cominciare. Cena su di un minuscolo tavolo in un minuscolo ristorante in un minuscolo vicolo. Poi fuori, tra la gente che intasa le stradine, lungotevere, verso l’isola Tiberina senza raggiungerla, fingendo che faccia freddo per potersi stringere di più. Pensando a quando saremo a casa, a ridere senza audio per non farsi sentire dai genitori nella stanza vicina, come a quindici anni.


Genova è una città tutta mia. Anche se sono con altre persone, quello che vedo non è di nessun altro. Se passando per San Lorenzo mi fanno notare quella bifora storta per dovere di prospettiva, io so che l’hanno storta per me. Da Castelletto – porta del Paradiso – domino i tetti grigi mentre succhio una granita alla fragola con la tranquilla fierezza di chi contempla la propria collezione di monete o il soufflé perfetto che a volte riesci a tirare intatto fuori dal forno. È mio il centro, è mia quella chiesa dove – pensate un po’ – un tempo pregavo Rubens con Tabucchi nel sacchetto di Feltrinelli. E sono mie le vie un po’ anonime del mio quartiere, anche se non ci passo più se non in macchina. Sono le vie che ho conquistato con i miei amici che sono finiti con le Medie, qualche metro di permesso in più ogni giorno. Brignole per me era Gibilterra, la gelateria in fondo a via Torti la scusa per uscire nei pomeriggi d’estate con quella ragazza bionda che tanto non ti filava di striscio. Però aveva un profumo buonissimo.

Regolamento: tu racconta i posti più importanti nella tua vita e invita cinque vittime a fare altrettanto.

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