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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
26 agosto 2009
Escursioni
Ci sono dodici dannatissimi gradi. Mi metto una giacca e vado a incontrare la Catte, la nuova Mlle...
3 febbraio 2009
Margarita frozen

Sono sicuro che gli esquimesi conoscono un termine per definire quella immonda poltiglia composta da un fiume d'acqua misto nevischio, neve e ghiaccio in cui mi son trovato a camminare stamattina. Sono certo che esiste un termine inuit per dirlo ma io non lo conosco ed è per questo che mi pareva di camminare in un margarita frozen. Fatto sta che ho scoperto che le mie scarpe (non quelle nuove, state tranquilli) non reggono se immerse fino alle caviglie nel margarita frozen (quando sarei stato sul pullman verso Malpensa, bloccato a Voltri dalla stradale, me le sarei tolte, avrei strizzato i calzini pensando a Forrest Gump e a quanto sia importante avere i piedi asciutti). Ho scoperto anche che trascinare un trolley giù per una discesa di margarita frozen può far scivolare e far volare un cellulare in mezzo alla strada. E che non partire in treno per Milano perché arrivare in tempo alla Malpensa sembra un miraggio è una buona idea, se poi scopri che il volo è stato cancellato.


Come avete saputo, non sono partito. Parto domani sera. Da Pisa. Alle 19.30. Stavolta parto.

20 dicembre 2008
Alta velocità e le dita dei piedi di Messner

Credo che questo sia il post più scomodo che in questi cinque anni vi ho scritto. Non scomodo nel senso che darebbe a questo termine Marzullo parlando del testo di «Babbo Natale non c'è» di Giggi D'Alessio ma nel senso di uno che sta seduto sui gradini di moquettina lisa di un treno Alta Velocità tra Firenze Santa Maria Novella e Roma Termini, con i piedi gelati dagli spifferi, il mac sulle cosce accavallate e una certa disistima per le Ferrovie dello Stato. Oggi pomeriggio ero a Firenze a parlare della mia tesi con la mia splendida professoressa che ha - oltre a un posto da associata - pure l'iPod. Discutiamo della mia tesi, dei prossimi 63 giorni, del futuro della ricerca in Italia, dei francesi (male, dei francesi) e poi mi lascia a leggere un libro sulle enumerazioni in una stanza anni Settanta ineunti dell'Università degli Studi di Firenze in piazza Brunelleschi che non riconoscevo perché io a Brunelleschi se fossi sindaco intitolerei una piazza un po' più dignitosa. Ad ogni modo, finita la lettura, fotocopiate le pagine che mi interessavano, inizio a trotterellare come un turista con un trolley roboante e uno zaino assai pesante verso Firenze Santa Maria Novella (è festa / per lui che va / per lei che resta). Vado alle macchinette faccio il biglietto intercity ché l'Alta Velocità costa troppo e scopro, dopo aver pagato, che posso anche pulirmici il culo, perché alle 16.08 - ora in cui è stato stampato il biglietto - il treno che mi avrebbe dovuto portare a Rifredi era già partito. Odiando le Ferrovie provo a cambiare la prenotazione alle macchinette, ma non si può, vado all'assistenza clienti che mi dice di andare in biglietteria dove c'è una coda sconfinata, arrivo alle 16.42, in tempo - credo io- per farmi fare un biglietto per l'intercity dele 16.49 ma invece è pieno e quindi posso scegliere tra l'Alta Velocità delle 17.33 che arriva alle 19.10 oppure l'intercity delle 17.55 che arriva alle 20.40. Io non ho voglia di arrivare alle nove meno venti e quindi dico Sticazzi e pago i sedici (SEDICI) euro di differenza per un biglietto "Però guardi che sono esauriti i posti a sedere" mi dice il bigliettaro che non ne può niente, mi dà il biglietto e mi fa incazzare. Ecco perché son per terra al freddo e al ge-e-elo. Visto che mi piace darmi un tono, sto lavorando. Cioè, stavo lavorando prima di iniziare a scrivere il post. Visto che son solo, in 'sto pianerottolo moquettato, mi son comportato come a casa mia o sulla mia scrivania e ho cosparso una porzione di pavimento con fotocopie di articoli in francese perché la gente mi consideri strano ma stimabile. Attualmente ho ottenuto due occhiate interrogative da un partenopeofono e una lunga sosta di un signore d'età che mi guardava come si guarda uno scavo per la metropolitana. Nel frattempo non sento le dita dei piedi, mi fa male la schiena e sento un odore di mortadella che non so da dove possa provenire e che forse mi sto sognando.


Tra mezzora, però, arrivo e stasera vado a magnà a li castelli. Ci sentiamo da lì, forse.







Nel frattempo ho mangiato a li castelli e son pieno come un uovo pieno. Domani vado a Napoli. E sarà la mia prima volta.

29 ottobre 2008
La pioggia, il Nord e il mare

Con questa pioggia che vien giù, con l'autunno che sta qui, il decreto che è passato, il traffico che han bloccato, la tesi che è a pagina ottanta, più o meno, la voglia di calduccio, piedi asciutti e letture, mi vien voglia di Nord Europa e di posti da cioccolata, di Belgio e di Svizzera, di Brel e di Renaud più che di Caraibi e di spiagge bianche, di Cuba o di Hispaniola, di cocco e Guantanamera.


Vorrei una bella poltrona comoda, odore di caffè e un locale accogliente dove sedermi sprofondato, sfregarmi le mani sulle cosce, dire "Diamine, che tempo!", ordinare un caffè da litro e leggere per un paio d'ore.


Ma qui i bar son freddi e il caffè si prende in piedi...


Il mare d'inverno è un lago


Discover Jacques Brel!

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