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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
5 ottobre 2009
Stanze di poveri delitti a cui abbiamo assistito
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Il fatto che successe subito dopo in cucina fu di quelli che s'infilano nei ventricoli della memoria e li ostruiscono, producendo quei piccolo infarti di cui si continua a soffrire segretamente. Il passato è pieno di questi dispiaceri che ci ingannano con la dolcezza, e sono come luci fioche che solo noi vediamo ancora, stanze di poveri delitti a cui abbiamo assistito e ci portiamo dietro negli anni con quello stesso sentirci responsabili e colpevoli, e sono teste basse, gole che ingoiavano, sorrisi contraffatti per coprire il dolore di un rimprovero, avvilimenti incrociati in uno sguardo che chiede aiuto o almeno comprensione, cani che avremmo potuto raccogliere e salvare in una sera d'inverno, bambini trascinati da un padre in collera sul marciapiede che percorrevamo nell'altro senso, e non l'abbiamo più dimenticata quella piccola disperazione avvinghiata al braccio, e noi c'eravamo, passavamo di là, eravamo il bordo a cui le dita non si sono aggrappate, siamo pieni di questi dolori incidentali che hanno un conto in sospeso con noi e che paghiamo con l'unica moneta che ci resta, ricordando.

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More about Da un'altra carne

Diego De Silva

Da un'altra carne

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permalink | inviato da suibhne il 5/10/2009 alle 12:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
5 marzo 2009
Scivolando a New York sul marciapiede
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Ma dove vado adesso, dove andrò,

notte iniziata tardi e già finita?

Provavo il marciapiede con la neve

scivolando a New York sul marciapiede

per la neve  ormai immobile gelata.

Con una mia caldissima pisciata

potrei scioglierla un po', aprire un po'

la strada. Eccomi utile e tardamente

chiara: luna che cresce, vento che scende,

adesso dormo, ma domani torno.


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Immagine di Sempre aperto teatro
Patrizia Cavalli

Sempre aperto teatro

25 febbraio 2009
Le mie azioni anarchiche

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Dire che la lettura è un atto anarchico non è esattamene come dire che la sola lettura libera è fondata sul libero fraintendimento. Se ho intenzione di diventare uno studioso di letteratura, sarò infatti libero di farlo: imparerò le diverse pratiche filologiche fondate sula devozione al testo, sulla fedeltà alla lettera e sull'immaginazione necessaria a capire che cosa l'autore non sapeva di aver detto. Anche scegliere di essere filologo è un atto anarchico. Non tutti gli studenti, però, non tutti i lettori faranno questa scelta. Né saranno obbligati a farla.

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Immagine di Che noia la poesia

Hans Magnus Enzensberger - Alfonso Berardinelli
Che noia la poesia. Pronto soccorso per lettori stressati

16 gennaio 2009
Breve storia di lunghi tradimenti
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Una volta, in un'altra vita, usciva sul terrazzino per fumare. Ora non sa perché l'ha fatto. Non è una gran fuga: il terrazzino è corto e stretto. Fa freddo. I cofani delle auto parcheggiate nel piazzale luccicano di brina. Giulio guarda il suo respiro condensarsi davanti alle labbra, e poi sparire quando trattiene il fiato. Magia.

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Immagine di Breve storia di lunghi tradimenti

Tullio Avoledo

Breve storia di lunghi tradimenti

21 ottobre 2008
L'odore del corallo

Bisogna che non accetti più le offerte dell'Ovale, che non le rubi più il cavo ethernet e che non connetta più il mio mac alla rete. Bisogna che la smetta di ascoltare Vinicius de Moraes mentre cerco di farla finita con le crociate, cosa che farebbero bene a fare anche i cattolici ma quello è un altro discorso. Bisogna che non perda tempo a leggere i blog in giro per il cannocchiale, splinder o altre piattaforme e bisogna che finisca di leggere 'ste dieci paginette che mi devo autocorreggere entro domani.

Però voglio dirvi 'sta cosa perché non ci dormo la notte. Voi avete presente che bellezza aprire un Einaudi nuovo? Uno dei Supercoralli, intendo, quelli rilegati con la copertina rigida grigetta, la sovracopertina bianca, con la foto e le scritte in nero. Si apre e ti invade quel profumo di finestra aperta, la mandorla ti pizzica là dietro agli occhi e non la smetteresti più di tirare su col in naso, appoggiato sul taglio oppure tuffato alla radice della pagina, dove le pagine sono cucite, a stordirsi dell'odore della colla e della carta.


Non mi ricordo il mio primo Supercorallo, ma sono quasi certo che fosse Se una notte d'inverno un viaggiatore ed era il settembre del 1993. Non ricordo neanche se l'ho comprato da Di Stefano, che una volta era una libreria celebre a Genova, con gli scaffali di legno e ben poco pratica e che oggi ha lasciato il posto a un megastore di trucchi, belletti e profumi, o da Feltrinelli, che aveva appena aperto in via XX. Ricordo che quell'odore era buonissimo. Ricordo anche il mio penultimo Supercorallo, Le Benevole, e ricordo di aver scoperto con l'orrore della balia che annusava Jean-Baptiste Grenouille, che non aveva odore. Colpa del fatto che era un libro usato, mi son detto, comprato da un remainder milanese, condotto via aerea a Parigi, consegnatomi su una terrasse del Marais, condotto in un microstudio del Père Lachaise e poi in treno a Londra, in treno a Bruxelles e in aereo prima a Londra e poi a Genova. Chi gira troppo, mi son detto, assume l'odore dei mezzi di trasporto e perde il suo.


Poi ieri apro il mio ultimo Supercorallo e non capisco subito il disagio. Non è l'atmosfera postbellica o preapocalittica, né il bambino che soffre il freddo, il cielo che non si vede, così diverso dal mio ieri, o il carrello trascinato nella cenere. Il mio nuovo Supercorallo ha un cattivo odore, da libro di scuola, da colla scadente, da carta impoverita. Credo che Einaudi abbia deciso di risparmiare e di straziarmi il cuore.





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Lui si accovacciò e raccolse una manciata di sassi, li annusò e li lasciò ricadere tintinnando. Rotondi, levigati e lisci come biglie o pillole di pietra venate e screziate. Dischetti neri e schegge di quarzo lucido, resi luminosi dalla nebbiolina che si alzava dal fiume. Il bambino fece qualche passo avanti, si accovacciò e immerse le mani nell'acqua scura.

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Immagine di La strada

Cormac McCarthy

La strada

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