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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
31 agosto 2009
Carte e carboidrati
Vorrei tranquillizzare tutti voi, lettori e lettrici. Benché ieri abbia visto il pilot di Hung, benché ieri abbia visto il pilot di Weeds, non ho deciso di prostituirmi di spacciare droga, ho ancora una quindicina di euro nel mighty wallet™ (grazie anche alle carte di credito) e sono ancora abbastanza in forma e in salute (grazie soprattutto ai carboidrati).

Ora vado a bere un caffè con un amico (quello che mi dovrebbe lasciare casa, ma questa è una storia che merita un post) e poi vado in biblioteca a fare mente locale, che domani incontro Madame X, che non è Lana Turner ma la professoressa con cui lavorerò a P IV, che mi firmerà un foglio che libererà i fondi che mi consentiranno di comprare la Nutella e tutto il superfluo di cui ho bisogno.

Domani si comincia, signori.
16 febbraio 2009
Orrore. Puro.
Seduto alla scrivania, alla mia sinistra una pila di libri sul teatro, un cumulo di fotocopie, alla mia destra un succo di frutta alla pera, un bicchiere di plastica con un residuo di caffè, una bottiglietta di acqua San Benedetto naturale oligominerale appena iniziata. I piedi freddi. Panzone se n'è appena andato, Stronzetto è lì a capo chino a spargere inquietudine. Ho i piedi freddi, che non c'è S. che tiene il riscaldamento a palla. Nelle orecchie le cuffie che spargono Fragile Forest degli Yuppie Flu, che non so ben chi siano ma che rende la situazione un po' inquietante. Là fuori è grigio, c'è un silenzio finalmente di tomba. E dico tomba mica a caso.

Ad un tratto sento uno strano ansimare. Tipo uno che ha il naso tappato ed è obbligato a respirare con la bocca. Oppure tipo uno che sta per morire soffocato dal proprio vomito o perché un criminale gli sta infilando in gola calzini sporchi. Quest'ultimo dettagli è perché io sarei pulp se solo mi lasciassi un po' più andare e se non lo trovassi ormai privo di gusto e demodé. Ad ogni modo, l'ansimo si fa sempre più insistente e capisco che proviene dalle mie spalle. Non è l'Ovale, che oggi non c'è. E comunque alle mie spalle c'è una libreria e un muro. Mi giro. Dallo sportellino che mette in comunicazione la nostra sala con l'ufficio del principe del male e della plurigravida spunta una faccina. C'è una bambina vestita di rosa, capelli lunghi, biondi che scendono sulla faccia e fuori dallo sportello, appesa dietro di me. E ansima. Mi guarda con gli occhi di una invasata e ansima. Come se fosse una bambina di un film horror. Dopo l'infarto, la rianimazione («Lo stiamo perdendo, lo stiamo perdendo!» «Uno - due - tre - libera!») e lo sgomento, capisco: è la figlia della Plurigravida che non si capisce perché non è a scuola. Ma io dico, si può andare in giro così a spaventare i bravi ragazzi? non ce l'ha una madre che le dice di non sporgersi, che la testa pesa più del sedere, che io ho da fare e che sono facilmente impressionabile? E poi: perché non la portano da un medico? ma si rendono conto di come respira? se fossi il dottore di un film western scuoterei la testa e mi toglierei il cappello, se fossi il protagonista di un film horror inizierei a scappare, se fossi me chiuderei lo sportellino sulla faccia della pupa...

Ma non lo faccio, diamine, non lo faccio. E quella ansima ancora.
29 ottobre 2008
La pioggia, il Nord e il mare

Con questa pioggia che vien giù, con l'autunno che sta qui, il decreto che è passato, il traffico che han bloccato, la tesi che è a pagina ottanta, più o meno, la voglia di calduccio, piedi asciutti e letture, mi vien voglia di Nord Europa e di posti da cioccolata, di Belgio e di Svizzera, di Brel e di Renaud più che di Caraibi e di spiagge bianche, di Cuba o di Hispaniola, di cocco e Guantanamera.


Vorrei una bella poltrona comoda, odore di caffè e un locale accogliente dove sedermi sprofondato, sfregarmi le mani sulle cosce, dire "Diamine, che tempo!", ordinare un caffè da litro e leggere per un paio d'ore.


Ma qui i bar son freddi e il caffè si prende in piedi...


Il mare d'inverno è un lago


Discover Jacques Brel!

CULTURA
4 dicembre 2007
Ovomaltina e l'origine del consumismo

Tormentato dal torcicollo e trafitto da spilli di sonno, sono ritornato alla mia postazione alla Jud. La macchia è sempre là, ma sbiadisce o almeno così a me pare. Hanno cambiato la macchina per il caffè, nella Caffetteria degli studenti, ma poco fa uno diceva che fa ancora più schifo. Io non gli credo perché innanzi tutto prima non faceva tanto schifo, perché chi parlava era italiano e quindi non è attendibile quando parla di caffè e infine perché è una macchinetta Neskafé, che sono notoriamente meglio dell macchinette falso espresso perché almeno non fanno finta di essere caffè vero. Ad ogni modo, il prezzo resta lo stesso (1.10 CHF) ma adesso è possibile anche pagare in euro, benché con cambio strozzino: 1 franco, inserito in quella macchinetta, equivale a settanta centesimi di euro e non a sessanta, come il mercato indica.

La cosa che mi incuriosisce, piuttosto, è la quantità di opzioni in più che la nuova macchinetta offre: non solo Kafee, Espresso, Ristretto, Macchiato, Schokolade, Kafee hell, Cappuccino, Kaffee-Choco, Chokino, Tee Citron c'è addirittura l'Ovomaltina e l'Ovomaltina Creamy. Ma ve lo ricordate l'Ovomaltina? Io non me lo ricordavo fino al secondo in cui ho visto il logo arancione, con la scritta blu e quel sole sullo sfondo e sono finito con i ricordi nella mia cucina, nella casa in cui stavamo fino all'83, in piedi sul rugoso pavimento verde (ma come si fa a comprare le piastrelle verde minestrone i miei non l'hanno ancora saputo spiegare) che guardavo mia nonna e le chiedevo di comprarmi l'Ovomaltina perché la pubblicità di questo tipo che sciava su monti candidi di neve soffice mi faceva impazzire. Credo l'abbia comprato e credo di averlo assaggiato una volta e di aver concluso che faceva schifo, così come ho fatto con l'Orzobimbo e con chissà quante altre cose che la pubblicità mi diceva di comprare.

Credo che sia iniziata lì la mia carriera di feticista che si affeziona agli oggetti e che compra se vede un packaging ben fatto, un logo elegante e pulito. Credo anche che mi berrò un'ovomaltina, prima di tornare a studiare.

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