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Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
20 settembre 2009
Il bel pubblico dei santi e la bellezza delle novene
Salto sul 67, al capolinea festivo, mi siedo sullo strapontin e mi rimetto a leggere questo, irritandomi quasi subito perché vicino a me si siede una orribile Beghina che non sopporta l'idea di invecchiare, che è zitella e che ce l'ha con gli emiliani - a quanto diceva dieci anni fa su quello stesso autobus - perché "Quando c'era Mussolini erano tutti fascisti e dopo, quando faceva comodo, tutti comunisti!". Secondo mia madre, la Beghina in questione porta sfiga ed è per questo che fremo di irrazionalità quando mi si siede vicino.

Due fermate dopo sale una Sconosciuta con accento irpino, mentre la beghina è inconfondibilmente calabrofona. La Sconosciuta parla di una nipote che ha deciso di studiare a Benevento e che non è voluta venire a studiare a Genova, dalla nativa Ariano. Poi ci racconta (alla Beghina, a me e a voi) dove è stata nel pomeriggio:

S: Sono stata a messa da Santarrita... Prima sono stata un po' da mia cognata, ma poi son andata a messa...
B: Che brava... ha fatto bene...
S: Io sono tanto devota a Santarrita, ma anche a Padre Pio, sa? io ci son stata...
B: Uh, guardi! La mia vicina, poverina, me lo dice sempre: Se vai da Padre Pio me lo porti uno di quei braccialetti in legno con le immagini del Santo? Ma io le dico: Figuarati se ci vado! Ci son già stata!
S: Eh sì, ma è così bello... Son stata a Pietralcina, dove l'hanno battezzato, dove abitava e dove tornava a rifugiarsi e poi anche a San Giovanni Rotondo... sa, da Ariano non è tanto lontano...
B: Eh, già... è così bello!
S: Sì sì! Siamo andati con le macchine. C'eravamo io, mio marito, i miei suoceri, mia figlia, mia sorella con il marito, mia nipote e gli zii.
B: Eh sì! E' così bello, guardi... Lo sa che ora lo levano da dove è? Lo tengono fuori, lo espongono come il Padre Santo, credo... E' perché il pubblico possa vederlo sempre!
S: Ah, ho capito!
B: Tra l'altro, il 23 settembre è la sua festa... Giovanni Paolo II l'ha beatificato a maggio ma il 23 settembre è nato al cielo! Infatti ora fanno le messe speciali e le novene, è così bello!
S: Eh immagino! Chissà che bello! E' un santo così straordinario!
B: Ma poi l'importante non è tanto andarci... E'...
S: E' non comportarsi male!
B: Eh no! Quello è giustissimo ma non basta mica! Bisogna fare il bene!
moda
18 agosto 2007
La bellezza
Come ben sanno tutti i miei lettori maschi, è perfettamente inutile chiedere a una ragazza "Com'è la tua amica?". Non tanto perché spesso (non sempre, spesso) vogliono fare bella figura all'amica e quindi tendono ad abbellirla, nelle descrizioni, ma anche per il disperante quanto insuperabile motivo che uomini e donne non vedono la bellezza allo stesso modo. Ricorderò sempre un "Come non è bella!? ha dei capelli splendidi!" che a distanza di anni mi riempie di stupore e ammirazione dell'inconoscibile. Ad ogni modo, mentre i gusti delle donne sono, tra di loro, assai variegati (e, assieme a tutti quelli sotto il metro e settanta, le ringrazio per questo) quelli degli uomini sono piuttosto stereotipati. Sia colpa dei modelli che ci impongono i media, sia frutto del fatto che siamo, ahimé, biologicamente più semplici, è molto raro che qualche uomo ti dica che la Canalis è brutta e Kathy Bates è bella. Diciamo pure impossibile.
Ad ogni modo, questa banale introduzione per dire che poco fa ho letto una cosa che vi interesserà. Cosa deve avere una donna, nel secondo Cinquecento, per piacere a un uomo ed essere bella come Elena di Troia? Ve lo dico io, citando Tomaso Tomai di Ravenna:

Tre bianche: carne, denti e faccia.
Tre negre: occhi, ciglia e petignone.
Tre rosse: labbra, guance e unghie.
Tre longhe: persona, capelli e mano.
Tre corte: orecchie, denti e piedi.
Tre larghe: petto, fianco e fronte.
Tre strette: bocca, natura e centura.
Tre grosse: coscie, culo e natura.
Tre sottili: capelli, labbra e deta.
Tre picciole: bocca, naso e mammelle.



No all'abbronzatura, quindi, né ai capelli corti. Niente maggiorate ma neppure sederi troppo secchi. E soprattutto no alla depilazione che, in effetti, all'epoca, quando non si usavano saponi, non ci si lavava i denti e si aveva un unico abito da portar tutta la vita. non doveva essere una priorità.
Che ne dite, mie care, accattivanti e seduttive lettrici? becchereste Tomaso Tomai, se foste nel secondo Cinquecento?

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permalink | inviato da suibhne il 18/8/2007 alle 16:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
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