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suibhne
Voglio sui miei taccuini scrivere le bazzecole che mi frullan per il capo, dar di morso a chi mi attacca, liberar la mia bile...
30 ottobre 2009
Basta, emigro

Come vi sarete accorti, il cannocchiale è moribondo. Per questo mi tocca trasferirmi, emigrare altrove.

Dopo quasi sei anni (sei!), suinhne lascia il cannocchio e continua a raccontarvi le sue cretinate qui. Beh, ora se volete seguirmi sapete dove sono. 

A dopo.

20 ottobre 2009
La finestra sul cortile

Casa Nuova è quasi ultimata: sono bastati due taxi e trevolte sette piani di scale (e non son stati un taxi e sei volte sette pianigrazie a lui), 80 euro da Auchan (e una volta sette piani di scale), poi altri80 da Leader Price (e due volte sette piani di scale), 40, ieri, da Leroy Merlin(e una volta sette piani di scale) e ormai è sostanzialmente pronta. Arredata(manca soltanto un mobiletto e un po’ di decorche devo ancora individuare), ha provviste alimentari a sufficienza, ha unanuova poubelle di metallo da 17 euro,che qui si fa il triage, ladifferenziata, e la micro pubella di plastica in dotazione non bastava.

Adesso, se passate da queste parti, potete salire a trovarmi. Digitate il digicode,superate la seconda porta con il pass, attraversate l’atrio. Sulla destra c’èun ascensore con una scala imponente. Purtroppo non ci interessa, aprite laporta davanti a voi, entrate nel giardino (là, oltre gli alberelli ci sono itre bidoni della spazzatura, vedete?) e girate subito a destra. Sì, bisogna prenderela scala della servitù, 114 gradini (c’è chi dice 117, ma non ci credo) dilegno, stretti stretti e all’aria aperta. Potete tenervi al corrimano di legnoper farvi un po’ di forza, è una salita lunga. State tranquilli, ad ogni modo,che se anche la scala è stretta non incontrerete nessuno. Ve l’ho detto, è lascala della servitù, e costeggerete soltanto le porte sul retro dei signori chehanno l’ascensore.

Può capitarvi, in verità, di incontrare una signora che avràuna settantina d’anni. Energica, con un cagnolino in braccio (che se settepiani son tanti per voi, figuratevi per un cane alto meno del vostropolpaccio!) che fa una pausa al terzo e al quinto piano e che vi saluteràcordiale. Lei è la voisine, fumamoltissimo (davanti a casa sua c’è una puzza indegna) e nell’idea mentale chemi son fatto di lei, è un po’ tocca e abita lì da sempre, da quando era laserva di qualcuno. Può capitarvi anche, ma lo ritengo assai improbabile, cheincrociate il ragazzo che affitta il loculo vicino a Casa. L’ho incontrato ieriper la prima volta, mentre mi dava il benvenuto e mi chiedeva una sigaretta hobuttato un occhio alle sue spalle per analizzargli la casa: non ci abita, lausa per fare le prove, visto che fa il musicista, e ha un materasso arrotolatosul pavimento. Mi sta antipatico, per il momento.

Bene, arrivati in cima? Orapotete fare tutto il corridoio, fino in fondo. Se vi chiedete “Che ci saràdietro a tutte queste porte?” beh, non so darvi una risposta. La maggior parte,secondo me, è disabitata, funge da magazzino (certo, non molto comodo...) o da salaprove di ragazzi antipatici. Soltanto una volta, ieri, ho trovato una portaaperta e ho buttato un occhio all’interno. Un cesso alla turca, partagé con tutto il piano, con tanto discopettino da cesso IKEA e pareti blu ad ammonirmi: non chiederti cosa c’èdietro alle porte. Continuate dritti, la porta in fondo è la mia.

Ora bussate,non c’è bisogno di fare troppo forte che vi sento di certo in questi 25 metriquadri. Se volete vi posso preparare un the (di sottomarca, fino al meseprossimo), un caffè americano o un infuso ai disgustosi frutti rossi. Ho ancheil Grande Pacco Povertà di biscotti da colazione, se volete.

Ora che vi siete un poco rinfrancati, solo ora, vi accompagno a guardare dalla finestra.


A Rear Window

Sul cortile, sui tetti di Parigi, sulla vita nuova che comincia qui dentro.

20 ottobre 2009
Piccolo elenco dei matti di Parigi, 20.10.09
Un uomo spettinato, con una sciarpa a bande orizzontali viola e prugna, cammina per rue du Puits de l'Ermite, leggendo ad alta voce Paul Éluard e sgranando gli occhi.
18 ottobre 2009
Coazioni

Disponendo la spesa del mese negli scaffali di Casa Nuova - impresa eroica, per chi sta a un settimo piano - mi sono accorto con sgomento che stavo seguendo lo stesso criterio che uso per i libri. No, Dewey non c'entra.

Sono ancora senza connessione, a Casa Nuova. Ringraziate l'ingordigia che mi ha fatto prendere l'iPhone se mi sentirete nel mese prossimo... Ah e la BnF ovviamente...


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13 ottobre 2009
Crunch. Crunch. Crunch.

Non c'è niente, davverno niente, di più fastidioso dei rumorini insignificanti in un silenzio completo. La carta di una caramella al cinema, i colpi di tosse a teatro, il tamburellare di un piede a un funerale... oppure il masticare crunchante e vigoroso delle M&M's di questo Tintin cresciuto che mi sta seduto davanti, in BnF. E non ne mangia una, ovviamente! Una caterva, ma una per volta così da dilatare il rumore, spalmarlo per minuti. E non pare accorgersi del fatto che tutti lo stanno fissando. Beh, tutti... io più degli altri, forse...

Alzo il volume di iTunes...

8 ottobre 2009
Shampoo all'uovo e rum. Vita su Marte.
Sono arrivato. A Linate ho incontrato quattro celebrità (Samantha de Grenet - ha una pelle disperante - Dario Cassini - uh come è ingrassato - Enzo Bianchi - !!! magari era con Gabriella Caramore ma non l'ho riconosciuta !!! - e Giorgio Forattini - che ha pure volato con me, aveva i calzini viola e la faccia sempre spaventata) poi siamo decollati con un'ora e venticinque di ritardo.

Quindi Orlyval e RER, che però andava a passo d'uomo perché c'erano state collisioni e diversi incidenti e quindi il traffico era rallentato. Arrivo a (quasi)casa ed è Life on Mars, nel senso della serie UK o US (o prossimamente IT, a quanto dicono): non solo la tappezzeria, la moquette, le appliques e le rifiniture sanno di anni '70 (forse Sessanta), c'è anche l'odore della casa sigillata in cui viveva, immobile da dieci anni, la zia di mia mamma, negli anni '80 (se fosse Flash Forward ora vi espliciterei: 1980 - 10 = 1970!).

Perfino l'asciugacapelli risponde in tutto e per tutto all'idea di modernità e progresso degli anni Sessanta, è di metallo lucido e affusolato come la fantascienza o i caroselli dello shampoo all'uovo e rum.

Ora però, se permettete, dormo.
7 ottobre 2009
Parto, per davvero

I mari del sud

Brignole 08:10
Linate 13:00
Orly 14:40
poi (quasi) casa.

Ci sentiamo da Parigi, domani.


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5 ottobre 2009
Stanze di poveri delitti a cui abbiamo assistito
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Il fatto che successe subito dopo in cucina fu di quelli che s'infilano nei ventricoli della memoria e li ostruiscono, producendo quei piccolo infarti di cui si continua a soffrire segretamente. Il passato è pieno di questi dispiaceri che ci ingannano con la dolcezza, e sono come luci fioche che solo noi vediamo ancora, stanze di poveri delitti a cui abbiamo assistito e ci portiamo dietro negli anni con quello stesso sentirci responsabili e colpevoli, e sono teste basse, gole che ingoiavano, sorrisi contraffatti per coprire il dolore di un rimprovero, avvilimenti incrociati in uno sguardo che chiede aiuto o almeno comprensione, cani che avremmo potuto raccogliere e salvare in una sera d'inverno, bambini trascinati da un padre in collera sul marciapiede che percorrevamo nell'altro senso, e non l'abbiamo più dimenticata quella piccola disperazione avvinghiata al braccio, e noi c'eravamo, passavamo di là, eravamo il bordo a cui le dita non si sono aggrappate, siamo pieni di questi dolori incidentali che hanno un conto in sospeso con noi e che paghiamo con l'unica moneta che ci resta, ricordando.

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Diego De Silva

Da un'altra carne

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4 ottobre 2009
Un dio indiscusso e indiscutibile, ovvero: bestemmiare un arbitro - Tombolini e don Paganini
Su Current stanno dando un collage di documentari sul Vaticano. Hanno appena raccontato qualcosa sullo IOR, Vito Ciancimino, Bernardo Provenzano e GP II (mentre pare che BXVI stia cercando di ripulire un po', dice Gianluigi Nuzzi) e sono passati a parlare della Clericus Cup, il «mondiale vaticano» in cui squadre di seminaristi si confrontano. Da quando c'è stata la crisi delle vocazioni e quindi i seminari si sono svuotati di brufolosi sfigati italiani e riempiti di congolesi e nigeriani in piissima fuga dalla povertà, il tasso tecnico della Clericus Cup si è sensibilmente innalzato.  A farla da padrone, a quanto pare, è comunque la Mater Ecclesiae, la squadra del seminario latinoamericano di Roma, sponsorizzata tra l'altro da INA Assitalia.

Particolarmente interessanti, però, le parole di don Claudio Paganini, che di mestiere fa il Consulente Ecclesiastico Nazionale del Centro Sportivo Italiano e che tempo fa aveva fatto il consulente spirituale del Brescia Calcio (eh?!). Ecco, don Paganini dice che il calcio è metafora della religione:

«Ad esempio, i tifosi sugli spalti cantano, come si canta in chiesa. E come non vedere nell'arbitro un Dio indiscusso e indiscutibile? E nel regolamento del giuoco del calcio, come non vedere i Dieci Comandamenti?».

L'arbitro come dio indiscusso e indiscutibile? E Biscardi, la moviola di Tombolini, l'esistenza stessa della moviola? E poi mi offro volontario per portare don Paganini in curva, una domenica di queste, a sentire cosa si dice dell'arbitro, della sua signora e di tutti i suoi parenti. Oltre a quello che si dice del suo dio indiscusso e indiscutibile, tra l'altro...

Secondo me, se Current lo re-intervista tra un mesetto si risparmia l'analogia...

3 ottobre 2009
Santa Margherita di... ovverosia: Accenti
Ultimo sabato a Genova, finalmente. Il ritorno è stato più lungo (molto più lungo) del previsto ma finalmente mercoledì parto, sempre da Linate, sempre per Orly. Ultimo sabato mattina a Genova, dicevo, e mi alzo rilassato e sorridente. Mentre facciamo colazione faccio zapping (in francese usano zapper e credo potrei cercare di dare al verbo zappare questo nuovo significato...) e capito sul vetusto Mezzogiorno in famiglia.

Partecipano due squadre di paese, come fosse Campanile sera (1959-1962) solo che al posto di Bongiorno c'è Amadeus, al posto della Sampò c'è una tal Barriales e al posto di Tortora c'è un tal Friscia (che mi dicono fu idolo dell'adolescenza palermitana 90's). Inutile pensare che sic transit.  Ad ogni modo, oggi gareggiano Ariccia (porchetta, festival degli sconosciuti e Rita Pavone?) contro Santa Margherita di.... Ecco, tutto 'sto sproloquiante post per dirvi: di Belìce? Sono quarant'anni (quarantuno, in realtà) che si parla di Terremoto del Bélice e io devo scoprire che (lo dice pure wiki) il Bélice si chiama Belìce? E devo scoprirlo proprio da Guardì e Amadeus?

Una volta imparavo la geografia sul sussidiario delle elementari: gli affluenti di destra e di sinistra del Po, le Alpi (Ma con gran pena le reca giù, ovviamente), i mari d'Italia e le province delle Puglie (avevo libri anni '70).

Sic transit, questa volta, no?
28 settembre 2009
Itinerari imprevedibili
Il viaggio in treno di oggi è durato tre puntate di Transeuropéenne su France Inter, la prima puntata stagionale di Uomini e Profeti, qualche pagina di Saga, due puntate di Fringe e qualche minuto di sonno, interrotto dalle risa sguaiate di uno di Latina sceso a Pisa e che era in crisi con la famiglia della sua fidanzata ("Loro stanno cercando di dividerci" diceva al cellulare, con un certo senso della soap) e dai risolini di una madre anziana e figlio bambino svizzerotedeschi che sono scesi a Grosseto.

La gente percorre itinerari davvero imprevedibili.
22 settembre 2009
Tutto quel che so di Wess. (In assenza di Paolo Limiti)
Sono giorni come questi, quando Wess infrange la promessa e ci lascia, che si sente la mancanza di Paolo Limiti. Io lo vedo lì, Paolo Limiti, che si para davanti a tutti noi, alle due di pomeriggio ma con lo smoking, con la faccia triste e i capelli rossi, con il viso serio ma la convinzione che "non se n'è andato veramente, vivrà nelle sue canzoni" come lo si è detto, ma a ragione, per Michael Jackson.

Chi ruiscirebbe a dare spazio ad un cantante mediocre, che ha avuto una breve e poco interessante stagione di successi, celebre perché era nero ma non era tremendo come Rocky Roberts né bestiale come Mandingo . Anzi, Wess era famoso perché cantava, rassicurante anche nel modo di vestirsi,  con una bionda, esile cantante italiana, ben prima dell'immigrazione, ben prima dei Jeffersons, dei Robinsons e degli Obama. Intendiamoci, se non era esotico come le négresses d'inizio secolo scorso non c'entrava nulla col Black Power, con We Shall Overcome e neppure con Angeli negri , ed era normale in una Italia in cui scoppiavano le bombe ma si trasmetteva Milleluci (anni luce?).

Quindici anni fa Berlusconi scendeva in campo e a Sanremo si polemizzava sulla presenza di una Squadra Italia che, dicevano, richiamava troppo nel nome il partito che sarebbe stato di maggioranza relativa di lì a qualche giorno. In quel composito gruppo di residuati che neppure Limiti, appunto, avrebbe osato, c'era anche Wess che diceva soltanto "Terra di mille stranieri  / che trovano amore e non partono più". E' la prima volta in cui ho avuto notizia dell'esistenza di un tale Wess o meglio di un "Wess, quello di Dori Ghezzi". E' la prima volta in cui ho avuto notizia dell'esistenza anche di Cionfoli, che era frate nello stesso modo in cui Wess era nero ed era quello-di-Dori-Ghezzi . Andavo male di inglese e latino, mia nonna era in ospedale dall'inizio di febbraio e sarebbe morta la sera prima della finale. All'epoca notai che era nero, oggi noto che era l'unico a cantare da solo al microfono e ad avere un farfallino verde assai prima che la Lega scegliesse i suoi colori. Poi più nulla, fino alla pubblicità di Sky in cui uno si lava i denti con Totti sulle spalle o bacia la ragazza con Gattuso appollaiato dietro.

Sono questi momenti in cui manca Paolo Limiti, mitopoieta con lo smoking fuori luogo, in grado di rendere poetica e patetica anche la vicenda artistica di Wess. Ce n'è bisogno, mi chiederete? Probabilmente no, avete ragione. Però...



Ma poi Wess e Dori Ghezzi erano coppia anche nella vita? non l'ho mai capito...

20 settembre 2009
Il bel pubblico dei santi e la bellezza delle novene
Salto sul 67, al capolinea festivo, mi siedo sullo strapontin e mi rimetto a leggere questo, irritandomi quasi subito perché vicino a me si siede una orribile Beghina che non sopporta l'idea di invecchiare, che è zitella e che ce l'ha con gli emiliani - a quanto diceva dieci anni fa su quello stesso autobus - perché "Quando c'era Mussolini erano tutti fascisti e dopo, quando faceva comodo, tutti comunisti!". Secondo mia madre, la Beghina in questione porta sfiga ed è per questo che fremo di irrazionalità quando mi si siede vicino.

Due fermate dopo sale una Sconosciuta con accento irpino, mentre la beghina è inconfondibilmente calabrofona. La Sconosciuta parla di una nipote che ha deciso di studiare a Benevento e che non è voluta venire a studiare a Genova, dalla nativa Ariano. Poi ci racconta (alla Beghina, a me e a voi) dove è stata nel pomeriggio:

S: Sono stata a messa da Santarrita... Prima sono stata un po' da mia cognata, ma poi son andata a messa...
B: Che brava... ha fatto bene...
S: Io sono tanto devota a Santarrita, ma anche a Padre Pio, sa? io ci son stata...
B: Uh, guardi! La mia vicina, poverina, me lo dice sempre: Se vai da Padre Pio me lo porti uno di quei braccialetti in legno con le immagini del Santo? Ma io le dico: Figuarati se ci vado! Ci son già stata!
S: Eh sì, ma è così bello... Son stata a Pietralcina, dove l'hanno battezzato, dove abitava e dove tornava a rifugiarsi e poi anche a San Giovanni Rotondo... sa, da Ariano non è tanto lontano...
B: Eh, già... è così bello!
S: Sì sì! Siamo andati con le macchine. C'eravamo io, mio marito, i miei suoceri, mia figlia, mia sorella con il marito, mia nipote e gli zii.
B: Eh sì! E' così bello, guardi... Lo sa che ora lo levano da dove è? Lo tengono fuori, lo espongono come il Padre Santo, credo... E' perché il pubblico possa vederlo sempre!
S: Ah, ho capito!
B: Tra l'altro, il 23 settembre è la sua festa... Giovanni Paolo II l'ha beatificato a maggio ma il 23 settembre è nato al cielo! Infatti ora fanno le messe speciali e le novene, è così bello!
S: Eh immagino! Chissà che bello! E' un santo così straordinario!
B: Ma poi l'importante non è tanto andarci... E'...
S: E' non comportarsi male!
B: Eh no! Quello è giustissimo ma non basta mica! Bisogna fare il bene!
20 settembre 2009
Una domenica piovosa su Rai Tre
«Ricordo ogni dettaglio. I tedeschi in grigo, voi in blu...»

16 settembre 2009
Stefano Accorsi, il cinema italiano e il cesso
Inaugurazione in pompa magna, ieri, della nuova Feltrinelli di Genova. Immensa, sette piani di libri, dischi eccetera, unisce la Feltrinelli e Ricordi, iper moderna eccetera. Ma non è di questo che vi voglio parlare. Vi chiedo, invece, una cosa: secondo voi chi decide chi debba essere ritratto sulla porta del cesso della libreria?








E poi, che proverà Stefano Accorsi a vedersi là sopra, in posizione vagamente cacatoria?
16 settembre 2009
I vizi di J. J.
Ho iniziato a guardare Fringe, per ora sono al terzo episodio della prima stagione e un tipo in trance ha iniziato a dire che "Quando fiet una hora, locum statuisti..." mentre una poliziotta specializzata in linguistica fa la Olga Fernando e traduce.

Io darei di tutto per sapere cosa è successo a J. J. Abrams durante il corso di latino al liceo...
11 settembre 2009
Volerò, volerò
Come ricorderete, domani lascio lo studio di Belleville e, in attesa di accedere alla casa nuova, torno in Italia. Stavolta, grazie al fatto che oggi era l'11 settembre - credo - e che l'estate sta finendo (taradaradaddatata) non sono stato obbligato a una low cost e, per soli settanta euro, volerò Lufthansa.

Prevedibilmente, adoro la Lufthansa: posso parlare tedesco con le hostess, posso ordinare Apfelschorle e posso bearmi della superiorità germanica, soprattutto potendola confrontare con le mollezze latine di Parigi, in partenza, e di Milano addirittura Malpensa, in arrivo.
In più, Lufthansa sta cercando di coccolarmi: mi hanno mandato una mail in cui si dichiarano lieti di accogliermi a bordo e di aver «strutturato questa e-mail come una guida personale per lei. Abbiamo davvero pensato a tutto; dai dati del suo volo alle previsioni del tempo a destinazione fino ad alcuni link molto utili». Ad esempio, Lufthansa mi dice che «L'ideale è preparare in un momento di calma una checklist che poi userà ogni volta che deve fare i bagagli per un viaggio. Sarebbe opportuno stilare una lista per ognuna delle situazioni più frequenti: viaggi di lavoro, intercontinentali, brevi spostamenti ecc.» Mia mamma sarebbe d'accordo. Poi mi dice che «Tutte le cose di valore come portatile, cellulare, PDA, documenti, gioielli ecc. vanno trasportate nel bagaglio a mano.» Mio padre sarebbe d'accordo. E poi mi racconta un sacco di altre cose assai interessanti che ora non sto qui a dirvi perché già le sapete o ve le potrebbero dire tranquillamente i vostri genitori.

Allora, domani alle 10.45 lascio lo studio à Belleville, con qualche micro-rimpianto, alle 14.50 decollo da Charles de Gaulle e, dopo un brunch e un Apfelschorle, atterro a Milano Malpensa alle 16.20, quindi Centrale e poi Genova, in tempo - credo - per la Notte Bianca e per rivedere un po' di gente.

Credo di restare a Genova pochi giorni, fino a mercoledì o giovedì al massimo, e di risalire - questa volta - in treno, con tutto il peso dei maglioni di lana e dei cappotti invernali (il trench c'è già, così come il maglioncino blu elettrico, non temete...). Sempre che qualcuno di voi non abbia voglia di portarmi su in macchina, eh?
9 settembre 2009
Nei bassifondi di Parigi. François Villon.
Mai vista tanta gente in una biblioteca municipale. O meglio: mai visto tanta gente in una biblioteca municipale che gira tra gli scaffali, consulta, ricerca e si informa e senza utilizzarla come aula studio. Ne consegue che c'è abbastanza silenzio, qui alla Bibliothèque Municipale François Villon, à Belleville. Abbastanza, non troppo perché non ho mai visto così tanti bambini piccoli in una biblioteca municipale e, si sa, i bambini piccoli ogni tanto frignano. E poi c'è una bibliotecaria, una sola, che parla a voce alta.

I pochi tavoli sono al piano interrato, mentre la sezione jeunesse è al primo piano. Mi siedo vicino a un ragazzo askhenazita che sta leggendo un manuale di ornitologia e se ne andrà quasi subito, davanti a me un ragazzo coi capelli troppo fini ricopia su un blocco le istruzioni di un manuale per ottenere uno stage.

La biblioteca François Villon è un luogo familiare e strano, che mi ricorda - ben più grande, in verità - le biblioteche di quando ero bambino, con tanti libri un po' vecchiotti negli scaffali bianchi, i tavoli da scuola e le sedie di legno, un sacco di gente e qualche computer, il wifi gratis offerto dal comune di Parigi e dalla regione Île-de-France, in collaborazione con Orange, cioè France Telecom, cioè - se ben ho capito - sempre lo Stato. Davanti a me, una signora verde pisello fruga nella sezione Arte, dalle parti di Max Ernst. Mi guardo in giro, ci sono cinque portatili di cui tre mac (due macbook e un mcbook air, addirittura!) che rendono Cupertino assai vicina a Belleville di quanto fossi solito ritenere. Accanto al ragazzo coi capelli fini si siede una signora, con un impudico manuale di ginecologia. Si alza perplessa e torna con Santé au féminin, immagino abbia qualche problemino là sotto e rileggo la morfologia dell'articolo determinativo in piccardo. Poca gente che studia, confronto alla mia esperienza, qualche ragazza cerca DVD, qualche signore legge il giornale o consulta le enciclopedie, una rotondetta che non ha pudore a presentarsi con un top di pizzo rosa scartabella tra i dizionari.

Mentre sbadiglio e penso che è una fortuna aver scoperto che la BnF era chiusa prima di arrivare là in fondo, e che è vero quel che diceva Madame X (Vada nelle biblioteche municipali! son così sorprendenti!) si avvicina un signore con pochi denti, e quei pochi un po' marci, che mi sorride molto, si scusa millanta volte e mi chiede di aiutarlo a connettersi col wifi. Io lo aiuto, perché mi piace aiutare la gente, cosa che secondo un test su facebook vuol dire che assomiglio a Jack Shepard. Il signore si scusa ancora e mi ringrazia ancora, mentre mi siedo entra il meno probabile utente di una biblioteca, vestito con una giacca di pelle rossa, una bandana, che tintinna mentre cammina e che porta in mano un monopattino, sì, un monopattino.

Non riesco a definire un odore, in questa biblioteca, e la cosa mi sorprende un po'. Vorrei farmi dare le chiavi del bagno, ma il signore di prima dice che non riesce a connettersi, lo aiuto - lui ha un odore, che è l'aglio temo... - ma il suo computer non riesce a connettersi, ne sono desolato, ottengo le chiavi del bagno e - quando esco - vi scrivo un post.
9 settembre 2009
Mike lungo la Senna
8 settembre 2009
Dov'eri, quando è morto Mike Bongiorno?
Come dice lui, un giorno mi chiederanno "Dov’eri quando è morto Mike Bongiorno?"

Sulla metro 2, all’altezza di Jaurès, mi picchiavo con una signora spagnola che continuava a sbattermi lo zaino sulla mano e con un ragazzo con una camicia grunge che spingeva, nelle orecchie l’iPod che ritrasmetteva la prima puntata di Melog. Arriva un messaggio – è mia mamma, avrete indovinato – “È morto Mike Bongiorno”.

Io ripenso a Bis, a Susanna Messaggio, a tutti i pranzi di quando ero bambino, alle zuppe in lattina Knorr, al gioco da casa, a Signormikevorreidarelasoluzione, a quando la A era ancora la A di Ancona e la H era la H di Hotel, a Damiano, alla scatola regalo di Bis che ottenni una Epifania di millenni fa, la stessa che regalava come premio partita ai concorrenti sconfitti, quella in cui il primo premio era un viaggio alle Bahamas da un milione! Incuranti di tutto questo,  la signora continua a sbattermi sulla mano e il ragazzo continua a spingermi.

Nessuno ricorda un’Italia senza di lui, prima di lui. Ora è rimasto solo Giulio Andreotti.
7 settembre 2009
Assegni francesi, assegni italiani
Pare che in Francia esistano due formati per gli assegni: un libretto è del tutto simile a quelli italiani, loro lo chiamano classique, un altro sembra un passaporto e si apre sul lato alto, loro lo chiamano italien benché in Italia non se ne siano mai visti fatti in quel modo. Deve essere uno dei grandi misteri delle nazionalità imposte, come l'insalata russa, la zuppa inglese, gli spaghetti alla bolognese, le veneziane, le mantovane o la pizza hawaiana.

Prendetelo come un flash forward, questo post, poi vi racconto tutto per bene...
1 settembre 2009
La rentrée, tre mac e l'improvvisazione di un cappuccino
La biblioteca di quartiere, che con immenso entusiasmo avevo scoperto chiamarsi François Villon, è chiusa la mattina, come se fossimo in Italia. Anzi, come se fossimo in un pessimo sistema bibliotecario italiano. Domani è la rentrée, in Francia: i ragazzini ricominciano la scuola e c'è tutta una frenesia da fine delle vacanze, in giro. Sarà per questo che, esattamente in linea con quanto annunciato ieri dal mio mac e dalla météo di TF1, oggi piove parecchio. Non violentemente, ma in modo deciso e autunnale, di modo da preparare - appunto - la rentrée. Che si fa, dunque, quando la biblioteca Villon è chiusa e tu vuoi chiarirti le idee prima di incontrare Madame X? Il parco, va da sé, non è una buona idea: è umido quando il clima è secco, non posso immaginare sous la pluie. Dunque un caffè, scelgo questo in Bd de la Vilette, piuttosto carino con delle biciclette appese al soffitto, il menu scritto col gesso su lavagnette verdi, una giovane col mac che mi dà le spalle e che parla con qualche parente su skype (che qui c'è il wifi, mi raccomando: uì-fì), un signore corpulento con un mac e la kippah, due ragazze, sedute fuori perché son tabagiste, e un fascinoso blogger con un mac. Ordino un café-au-lait (2 euro e 50) e il cameriere calvo mi porta un caffè lungo in tazza grande con un bricco di metallo pieno di latte insolitamente schiumoso. Mi invento un cappuccino, mi stringo un po' nel maglioncino di lana (e acrilico) che potrebbe essere il miglior alleato prima dell'arrivo del cambio invernale, e inizio a chiarirmi le idee.

Dunque, dove eravamo rimasti cinque mesi fa?
31 agosto 2009
Carte e carboidrati
Vorrei tranquillizzare tutti voi, lettori e lettrici. Benché ieri abbia visto il pilot di Hung, benché ieri abbia visto il pilot di Weeds, non ho deciso di prostituirmi di spacciare droga, ho ancora una quindicina di euro nel mighty wallet™ (grazie anche alle carte di credito) e sono ancora abbastanza in forma e in salute (grazie soprattutto ai carboidrati).

Ora vado a bere un caffè con un amico (quello che mi dovrebbe lasciare casa, ma questa è una storia che merita un post) e poi vado in biblioteca a fare mente locale, che domani incontro Madame X, che non è Lana Turner ma la professoressa con cui lavorerò a P IV, che mi firmerà un foglio che libererà i fondi che mi consentiranno di comprare la Nutella e tutto il superfluo di cui ho bisogno.

Domani si comincia, signori.
26 agosto 2009
Un nuovo reality sul suolo francese, tra TV e Vita Vera
Ieri, in Francia, è iniziato un nuovo reality o, come dicono qui, una nuova télé-realité. Questo genere, da questa parte delle Alpi, la fa da padrone: mentre vi scrivo, alle sette meno un quarto, su TF1 c'è Secret Story, una sorta di remake molto sceneggiato del Grande Fratello, su France 2 c'è Fort Boyard, una sorta di Survivor, una Isola senza famosi. Ma è meglio così, perché tra un po' inizieranno i preserali, trainatori di tg: N'oubliez pas les paroles su France 2, che è il format che in Italia ha presentato Pupo e, quel che è peggio, Le juste prix su TF1. Sì, OK il prezzo è giusto, che qui fa ancora sfaceli e oltre il 30% di share. C'è la Voce che chiama il presentatore, che non è Sabani, che non è Iva, che non è la Foliero ma che è questo tipo vitaminizzato, energico e strillante che si chiama Vincent Lagaf' (sì, con l'apostrofo...). Il pubblico pare lo stesso, invece (hanno appena presentato Rosario, un concorrente che viene da Catania e ovviamente lo prendono per il culo), e inutile dire che la loro Anna Laura Ribas è molto più vestita.

Ad ogni modo, il reality di cui vorrei parlarvi inizia così: c'è un filologo romanzo su un aereo che esattamente come la mamma di Kevin ha un flash improvviso e terrificante: "Cazzo! ma nel calcolare i contanti da portarmi dietro, ho tenuto conto della cauzione dell'appartamento?". La domanda contiene in sé la risposta: Ovviamente no. Il concorrente, quindi si faccia i conti in testa per persuadersi definitivamente di non avere abbastanza soldi in tasca ed è solo a questo punto che arriva la prima prova difficile: infilarsi una mano in tasca e, senza che nessuno lo veda, senza estrarre la mano, contare diverse centinaia di euro per cercare di capire quanto è grave il problema. Il concorrente, vi dico, ha superato brillantemente la prova ed è passato allo stadio successivo: raggiungere dall'aereoporto di Orly la residenza di Belleville senza usare contanti e, anzi, ritirare 100 euro con una carta di cui non ricorda il codice, nascosto all'interno dell'immenso zaino che non è pratico aprire davanti ad un bancomat. La seconda prova lo coglie, a sopresa, già in aeroporto: il guichet automatico non gli riconosce la carta di credito ed è obbligato a spendere 9 euro e 55 centesimi in contanti. Prova sorpresa fallita.

Orlyval, RER, metro, Place Colonel Fabien.

[Per vostra curiosità, Rosario ha vinto il gioco, ora il presentatore lo prende per il culo dicendo che sembra un carabiniere e chiedendogli se ha mai rubato una macchina, quindi gli fa fare il gioco quitte ou double. Certo che Rosario in sei anni di vita in Francia avrebbe potuto affinare la pronuncia, segnatamente quella dei numeri, visto che va a un gioco come questo. Ma torniamo sotto la sede dei comunisti.]

Place Colonel Fabien, dunque. Il concorrente, con diciotto chili di zaino sulle spalle e dieci chili di zaino sulla pancia, deve trovare un bancomat - cosa facile - e deve cercare di ricordare il codice della carta mai usata prima, sperando che funzioni in Francia e che gli consegni  gli ultimi cento euro del suo conto. Carta inserita, il concorrente sceglie l'italiano tra le lingue possibili. La schermata gli chiede il PIN. Digita la prima cifra, la seconda, la terza, la quarta, la quinta. Lo schermo dice Attenda, il concorrente attende. Il bancomat sputa fuori la tessera e poi i soldi, prova superata! Raggiunto l'appartamento - il proprietario non c'è ancora e il concorrente è obbligato ad aspettare un quarto d'ora in corridoio, dove sono parcheggiati i passeggini, esattamente sopra un preservativo  (abiteranno qui Baby Hermann e Stewie?) - consegnati gli sporchi maledetti e subito soldi, il concorrente si delizia del nuovo appartamento (lo Studio) ma non ha tempo di rilassarti: inizia la nuova fase del reality: quanto gli sarà rimasto in tasca? Due banconote da dieci euro, una banconota da cinque euro, una moneta da cinquanta centesimi, tre monete da dieci centesimi, una moneta da due centesimi, una moneta da un centesimo.

La sfida, ora è: riuscirà il Concorrente a sopravvivere a Parigi con 25 euro e 83 centesimi in contanti dal 25 agosto al 2 settembre, quando la Catte gli darà l'assegno che significa Vittoria in ogni gioco che si rispetti?

Attualmente (mercoledì 26 agosto, ore 19.45) il concorrente ha ancora due banconote da dieci euro, una moneta da un euro, una moneta da venti centesimi, tre monete da dieci centesimi, tre monete da cinque centesimi, una moneta da due centesimi e due monete da un centesimo.  Dopo un giorno di gioco il concorrente si trova ancora con 21 euro e 69 centesimi in contanti.

Appassionante, non trovate?

Nel frattempo Rosario ha perso tutto, non ha saputo il prezzo della pasta cinese. Però che bastardi, la pasta cinese...
26 agosto 2009
Se il mondo è piccolo (figuratevi Parigi)
Beh, se l'anno scorso notavo quanto il mondo fosse piccolo, oggi registro che Parigi è ancora più piccola e, direte voi, non avrebbe dovuto essere una scoperta inattesa. Stamattina, di ritorno dalla Catte - vi racconterò e ogni previsione si è rivelata sbagliata - ho incontrato la profuga iraniana che mendicava solo in inglese (questa volta con l'aggiunta di bambina 'ncuollo) e una truppa di Lottatori comunisti sia davanti all'RER Cité Universitaire che davanti a St. Michel. Solo che ho notato una differenza sensibile tra i nostri e i loro: il ragazzo mi ha chiesto se volevo andare a una "p'tite conférence sur le marxisme". Una p'tite conférence!? Ve lo immaginate uno che davanti a Balbi 5 dice "Una conferenzuccia sul marxismo?" !?
26 agosto 2009
Escursioni
Ci sono dodici dannatissimi gradi. Mi metto una giacca e vado a incontrare la Catte, la nuova Mlle...
25 agosto 2009
Alle spalle dei comunisti, ovvero: Son arrivato
Vi basti che son arrivato, che son vivo, che sto per entrare in un reality, che lo studio dove starò fino al 12 settembre è molto carino e che vivo praticamente sul retro della sede del Partito Comunista Francese.

Più notizie stasera, tra cui: Kakà, un bergamasco, un passeggino e un preservativo (eh già), un reality (appunto)...
25 agosto 2009
Linate, Orly
In bagno è già tutto più in ordine, non ci son le mie cose in giro perché sono già nello zaino che dovrò imbarcare domani, a Linate (debutto a Linate, tra l'altro). Avevo la percezione di aver dimenticato qualcosa e quel qualcosa erano le lenti a contatto, non il più impercettibile dei dettagli. Ho una patina di inquietudine da partenza, quindi è il caso che appoggi la testa su sto cuscino e cerchi di dormire queste quattro ore e mezza prima di prendere il treno, poi l'aereo, poi l'Orlyval (debutto sull'Orlyval, tra l'altro...), poi la RER e poi la 2.

Ci sentiamo domani, da pochi metri quadrati a Belleville...


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permalink | inviato da suibhne il 25/8/2009 alle 2:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
24 agosto 2009
Il latte e la percezione della partenza

Il latte mi è un po' indigesto, ormai. Io dico che è normale, visto che nessun animale adulto è fatto per bere latte e che è una fissa occidentale, che gli esseri umani non sono fatti per digerirlo, come ricorda lui, ma mi sa che sia uno dei molteplici segni dei trent'anni. Come il rapporto difficile che ormai ho con i peperoni. Ad ogni modo, ogni tanto mi viene voglia di bere un bicchiere di latte freddo, così è capitato quattro giorni fa, così è capitato stamattina. Apro il frigo, verso mezzo bicchiere di latte, lo assaggio e puà! Acido! Già, quattro giorni dopo l'apertura è giusto che sia acido. Mi dico, vabbé: mettiamo una bottiglia di latte in frigo che magari mi viene voglia di berla nei pro...


Ed è qui che ho avuto la vera, assoluta, definitiva percezione che nei prossimi giorni, nei prossimi mesi, per chissà quanto tempo non sarò qui. Che sto partendo e che questa volta non si prefigura un ritorno. Che mi sto per iscrivere all'AIRE e che magari tra qualche anno tornerò come Pallaro. Che mi arrederò una casa che diventerà mia, che conoscerò persone che diventeranno le mie quotidianità. Che comprerò il latte altrove, non da PAM. E speriamo che in Francia ci sia il latte microfiltrato, che dura giorni, più giorni di questo.

21 agosto 2009
Il mio passato (e un prodigio) in una scatola di Rocher
Il mio passaporto sta dove stanno tutti i passaporti di casa, cioè dove sono stati riposti i primi passaporti che un membro della mia famiglia (per quanto grande sia) abbia fatto, vale a dire in una scatola di Ferrero Rocher nel comò in camera dei miei. All'interno della scatola ho sempre notato una quantità di fogli, foglietti e altre cose strane, stasera che il passaporto mi serviva perché devo riferire il numero al nuovo padrone di casa pro tempore ho deciso di esplorare. Tra i frammenti che, chissà con che criterio, mia madre ha selezionato per la  scatola di Rocher (perché un biglietto di Natale assai anonimo del 2003? perché quello e nessun altro? perché una scheda telefonica del 1995, commemorante il centenario della radio?) ho trovato due lettere che mio padre le aveva scritto nel luglio del 1968.

Se là in fondo non ci fosse la firma, la stessa quarantun anni dopo, non riuscirei a credere che quello che esordiva "Amore mio" e procedeva raccontando quanto lei gli mancasse e che ogni giorno, tornando a casa dal lavoro, aveva l'istinto di cercarla davanti "al portone della sua amica" dove, evidentemente, lo aspettava, beh non crederei che quel compìto e tenero venticinquenne fosse lo stesso essere umano che stasera si è angosciato in campagna nell'attesa del risultato definitivo da Marassi, odiando il televideo che non dava i gol in diretta. Eppure mio padre, nel 1968, scriveva a mia madre, che era in vacanza con mia nonna e le amiche di mia nonna, parlava del tempo ("Oggi è il primo giorno di ferie ed è terribilmente brutto, speriamo sia un temporale passeggero ma dubito"), del nipote che mangia che "è un piacere starlo a guardare", del lavoro in porto ("Stare dalla mattina alla sera sotto i raggi del solo è snervante anche al mare, figurati a lavorare") e concludeva con "Ti lascio, vado a finire di leggere "Le anime morte", un ottimo libro di Gogol". Tra l'altro, sono quasi sicuro che quest'ultima fosse una spacconata, domani lo chiamo e lo interrogo.

Ad ogni modo, tra il codice di un bancomat di un mondo in cui c'era ancora il Credito Italiano, la ricevuta del pranzo di comunione (1.003.000 lire, scontato a 970.000 lire... chissà se era tanto, per un pranzo di comunione, nel 1989...) ho trovato un reperto in grado di rendere Suibhne ancora più prodigioso. Pare che a quattro anni io abbia scritto una poesia. Devo dire che non era una poesia molto molto bella, però sempre di poesia si tratta. L'avrò probabilmente dettata, visto che non sapevo tenere un uniposca in mano, ma c'è un indiscutibile foglio scritto a macchina in cui si legge:

La sera,
stupenda sera
scendi come un velo
sulla città deserta.
Si accendono, pian piano,
le luci ammalianti:
M'incanto a guardarle
e penso alla vita
stupenda vita che passa.

F.to Suibhne anni 4 (quasi)

Va bene, va bene, non è granché. Però 1) ti pare che a quattro anni pensi alla vita che passa!? 2) dove cacchio li avevo recuperati i luoghi comuni!? 3) le luci AMMALIANTI!? e chi mi ha insegnato 'sti paroloni!? Mia madre, che doveva essere orgogliosa della genialità del figlio, ha aggiunto - vi giuro - le Note autobiografiche, scritte sotto:

NOTE AUTOBIOGRAFICHE:
Suibhe, nato a Genova il 24/4/1979 da Padre e dalla meravigliosa e stupenda MADRE [questo aiuta a individuare l'identità dello scriba]. Dopo 19 mesi è nata la sua stupenda e adorata SORELLINA [interpolazione per evitare la gelosia della figlia meno dotata?] che Lui [in maiuscolo, giuro] adora più che tutti al mondo.
All'età di 4 anni compone la sua I° poesia:
LA PRIMAVERA

Segue una firma chiaramente non mia, fatta a matita. Mi sfugge il motivo per cui una poesia sulla sera che scende e fa pensare alla morte si intitoli "La primavera" ma non si può chiedere troppo a un bambino di quattro anni (quasi), no? e poi non è l'unica cosa dei miei scritti infantili che non si capiva, se ben ricordate.

Ora, c'è una cosa che non vi ho detto e che rende la scoperta inquietante: nella scatola non ho trovato il foglio, bensì 8 frammenti del foglio originale che era stato strappato! Io li ho recuperati come rotoli di Qumran e li ho ricomposti per darvi lettura del contenuto. Ma, come direbbe la Leosini, da chi è stato strappato e perché? Da una sorella invidiosa? Da un Suibhne colto da adolescenziale vergogna? Oppure dalle solite forze del male - sotto forma di italianisti, bibliotecari o Dio - che cercano di impedirmi di diventare il Campione del Bene?

Inutile dire che un sospetto ce l'ho...
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